IL MIO VIAGGIO TOSSICO: una storia vera

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 Amici

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Mi permetto di rubarvi qualche minuto del vostro tempo per raccontarvi una storia, una storia vera,  una brutta storia successa ad un amico ma che potrebbe essere la vostra storia: domani, all’improvviso, senza alcun segnale premonitore potreste essere voi gli attori di questa incredibile vicenda.

Questa è la storia di Carlo,  38 anni, sposato , padre di due bellissimi figli, una bimba e un giovane adulto, che ha scoperto grazie al suo intuito di avere il corpo avvelenato da metalli pesanti: una sindrome che gli impedisce di svolgere una vita normale.

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“ Tutto il mio malessere iniziò nel mese di maggio 2013. Sì, iniziarono proprio in quel dannato periodo i primi sintomi che tutti (o quasi) viviamo …”

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“ Negli ultimi anni accusavo molto spesso dolori di testa con conseguente assunzione di antinfiammatori; è un fastidio che colpisce tutti però io in quel periodo lo sentivo con particolare frequenza, anche se non diedi ulteriormente peso al caso. Ero sempre stanco senza rendermene conto e il dolore di testa era più incisivo verso la parte destra del cranio …. ma cominciarono anche dolori alla schiena nella parte posteriore vicino al rene DX, e visto che non facevo sforzi eccessivi mi recai dal medico, che mi prescrisse una lastra”

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“Ricapitoliamo quindi perché chi leggerà poi forse dimenticherà tutto: dolori alla schiena nella parte lombare destra, dolore di testa frequente, tremolio alla mandibola con rumori nell’apertura e scrocchio, strano click e vampate di calore associato a sudore freddo nelle prime ore di sonno, caldo nel lato destro. Andai dal dentista a fare una panoramica e parlai con lui di questa situazione (amalgame), delle otturazioni. “

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Beh !!  una volta tolta l’otturazione questo sintomo peggiorò molto, io sentivo solo rumori in testa, nel senso che sentivo il mio cervello pieno di qualcosa: pensate che quando chiudevano le porte a casa o della macchina a me rimbombava tutto nel cervello, tipo un tuono. In seguito cominciai a sentire dentro la testa la rilevazione di frequenze radio, tipo assenza di segnale radio, per intenderci “

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“Oggi ho tolto nove denti senza carie, sono rimasto senza il mio lavoro messo su tanti anni fa da mio padre e continuato insieme a mio fratello, ho trascorso un anno e mezza passato all’inferno lontano da tutti, ho speso una cifra enorme per scoprire i miei mali e altrettanto per curarmi anche se nemmeno i farmaci mi hanno passato per curarmi”

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La storia di un uomo che ha combattuto anche contro le strutture sanitarie che avrebbero dovuto aiutarlo e invece, gli hanno addirittura diagnosticato “stato di ansia”, costringendolo a rivolgersi all’estero per confermare la sua diagnosi, addirittura in Svizzera e in America e dissipare così in pochi mesi i risparmi di anni di lavoro. Un calvario che tocca il cuore …

Dopo un lungo peregrinare tra medici incompetenti interessati solo ai suoi soldi, le sue certezze sono state confermate da un medico tedesco trasferito negli USA, che gli ha fatto GRATIS la diagnosi esatta, curabile anche con flebo ma, per fare questo Carlo è stato costretto  raccontare “frottole” ai medici italiani al fine di poterle fare tramite il sistema sanitario.

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“Andai dal mio medico curante e chiesi se potevo fare le flebo in un’unità sanitaria del mio paese con la sua prescrizione ma non spiegai tutti questi sintomi perché rischiavo di passare da scemo e allora, come al solito, tenni tutto per me e speravo perché io con quelle poche flebo fatte avevo capito che quello era il percorso giusto. Il medico accettò e mi disse che potevo effettuare le flebo in questa unità sanitaria del mio paese.” Pag 33

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Carlo si sta curando, deve assumere farmaci costosissimi: ma Carlo è anche una brava persona, è rimasto sconvolto da quello che gli è successo ma, per amore della famiglia stringe i denti e tiene duro, anche se è molto difficile,  senza lavorare.

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“Purtroppo per rispetto di chi mi stava vicino in quei giorni, ho dovuto ascoltare le loro richieste, cioè di non continuare da solo con le cure ed affidarmi a qualcuno che fosse in grado di confermare la mia diagnosi. In quei giorni ebbi modo di capire che questa terapia non viene praticata da molti in Italia, nemmeno gli ospedali la praticano perché la terapia è lunga e per lo stato costerebbe troppo farlo in ospedale, ovviamente chi ci rimette sono sempre i pazienti” . Pag 35

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“Ho messo le firme per estrarre i miei denti, passando per matto. Ben 9 molari dove erano le vecchie amalgame,e volete sapere perché? Perché non ha senso sostituire un amalgama e mettere nuove otturazioni, i denti ormai si erano avvelenati nel corso degli anni con MERCURIO, ARGENTO, STAGNO E RAME,e come detto le flebo non riuscivano a disintossicarle. Quando feci l’estrazione le radici dei molari erano nere, dimostrando la loro tossicità di assorbimento”.  Pag 39

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“ Le amalgame dentali attivarono un effetto catalizzante della malattia, non sono quindi né una condizione necessaria né una condizione sufficiente, bensì rendono il processo più veloce e contribuiscono all’intossicazione cronica mantenendola nel tempo. Molti medici giustificavano la mia malattia incolpando il mio lavoro professionale: non è vero, perché se io non avessi avuto le amalgame il mio corpo non avrebbe avuto problemi a smaltire tossine esterne come tutti gli altri, visto che lavoravo con le protezioni”

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Carlo ha deciso di  far conoscere “il suo viaggio tossico”: sebbene non sia uno specialista nello scrivere si è impegnato moltissimo ed ha raccolto in un libro le sue esperienze quotidiane dove racconta la scoperta della malattia, il suo vagare tra medici, specialisti, strutture sanitarie.

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Ho letto il libro ed io, che già da tempo seguo i problemi del nostro vivere “avvelenato”, ne sono rimasto sbalordito: tanto di cappello a Carlo che, da neofita, ha scritto un libro molto “professionale”, completo, documentato con test e analisi, facile da leggere nonostante l’argomento sia abbastanza complesso. Un libro che, ancora una volta, cerca di aprire uno raggio di luce in questo mondo dove mancano informazioni vere, reali, concrete: un libro anche per specialisti del settore. Un libro che, per la sua “veridicità e drammaticità” ti toglie il fiato e che leggi le pagine di corsa ….

Carlo è una brava persona: la sua intenzione principale è quella informare quante più persone possibili, colleghi, amici soprattutto lavoratori che svolgono mansioni a rischio e che vivono, ogni giorno, con la morte al loro fianco.

Ne ha tratto un libro che adesso è pubblicato, disponibile per chi vuole conoscere i rischi che corriamo ogni giorno.

Una storia, la sua, veramente brutta: un danno, oltre che fisico, anche finanziario che gli ha prosciugato i suoi risparmi , frutto di anni di duro lavoro. Un uomo abbandonato dallo Stato perché, gli hanno risposto,  “gli organi vitali non sono stati intaccati” (oltre al danno anche la beffa !!!)

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L’INAIL si pronunciò dopo ben un anno di terapia e oltre 70 -80 flebo dicendo che non potevo essere risarcito perché questa tossina non aveva interferito con gli organi vitali. Questo è lo stato italiano, una schifezza pura. Mi congratulai con la dottoressa dicendogli che ero contento di non essere finito sopra una sedia a rotelle e gli ho augurato tanta salute e buona fortuna in parole non descrivibili……  L’INAIL non ha preso per niente in considerazione questo problema perché sono andato alla visita ancora in piedi”. Pag 39

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Oggi, una persona non è in grado di capire il proprio livello tossico, perchè  l’organismo tende ad abituarsi negli anni allo stato tossico, fino ad arrivare all’estremo e ad avere sintomi indescrivibili.

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 “Oggi una persona non è in grado di capire il proprio livello tossico, perché l’organismo tende ad abituarsi negli anni allo stato tossico, fino ad arrivare all’estremo e ad avere sintomi indescrivibili “. Pag 41

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Carlo, da questo libro trae solo pochi spiccioli, il resto va al sito di pubblicazioni per coprire le spese di stampa e pubblicazione, ma lui spera di poter recuperare la sua salute che da anni lo sta costringendo a svolgere un percorso fatto solo di terapia.

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 “La mia è stata una salita lunga e faticosa, adesso mi godo la discesa prendendomi il tempo necessario per riabituarmi alle tradizioni moderne. Ho scoperto tutto il male che c’è in questo pianeta, parlo di inquinamento ambientale, di apparecchi Wi-Fi, telefonini, smog, e molto altro..

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Provate a ricordare diversi anni fa quando noi eravamo piccoli, la domenica o il sabato i nostri si riunivano nelle famiglie per giocare a carte, e magari farsi un bicchiere di vino in compagnia. Questi non sono i nostri tempi, i nostri tempi sono dare gli auguri con i Social Network e passare le ore sopra un cellulare rimanendo come le mummie, parlandoci ore e ore, i nostri figli cosa dovranno aspettarsi da questo mondo??” Pag 41

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Amici, io che ho letto il libro,  confermo  il suo contenuto dove oltre a esserci le analisi da poter effettuare, Carlo ha inserito molte guide di prevenzione in base alla sua esperienza: direi di apprezzare questo suo buon senso di condividere con tutti un problema che riguarda ognuno di noi.

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Il pensiero di Carlo

“Ho voluto realizzare questo libro come avevo anticipato in merito alla mia disgustosa avventura, perché certe cose non si dimenticano,lasciano il segno.Oggi ho capito che non sarò l’unico ad avere questo tipo di problema perché viviamo in un modo sbagliato. Se stai male il problema è capire il male che hai addosso.Io ho capito il mio male. 

Tutti siamo pieni di tossine perché ci viviamo,siamo circondati, parlo dei prodotti chimici (cosmetici,profumi,deodoranti,elettrosmog, aria inquinata,aria condizionata,fumo,farmaci,per non citarne altri che sarebbero un infinita’ compreso il cibo). 

E considerare che una persona che crede di essere sana mediamente ha bisogno di 25-30 infusioni per abbassare il livello tossico dell’organismo causato dall’ambiente, meglio prevenire questo problema perché le malattie purtroppo arrivano per questo motivo.

Il 70 % delle malattie vengono causate dall’inquinamento ambientale e dalle fabbriche industrializzate.Molte persone vengono curate per malattie incurabili,altre invece vengono abbandonate con ansiolitici e psicofarmaci quando invece sarebbe più opportuno fare una diagnosi ben precisa. Ho scoperto tantissime altre cose mentre continuo a curarmi mentre finivo questo capitolo,e se avrò voglia di condividerlo lo farò ben volentieri,perché non si sa mai a volte un libro può aiutare molte persone malate.”

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Acquistiamo il libro che è reperibile in  formato digitale e carta,  qui :

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Il prezzo del libro non è eccessivo, forse non tutti possono permetterselo ma , per chi lo potesse, grazie a nome di Carlo, farete un buon acquisto e sarete informati sulla vostra salute.

Per chi non può permetterselo, grazie lo stesso.

In evidenza

Urine al Glifosato: + 100% di residui da diserbante

 

Urine al glifosato: così è aumentata l’esposizione
Negli ultimi 20 anni i livelli del diserbante nel corpo umano sono sensibilmente cresciuti: uno studio indaga quanto di questo erbicida assumiamo attraverso l’alimentazione.
Le tracce invisibili degli erbicidi arrivano fino all’organismo umano.
I livelli di glifosato, il componente chiave dei diserbanti più usati in agricoltura, da tempo sotto accusa per i possibili danni alla salute, sono cresciuti in modo importante nell’organismo umano negli ultimi due decenni.
A dimostrarlo è uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA), uscito proprio nei giorni in cui l’accordo dei Paesi dell’Unione Europea sul rinnovo della licenza d’uso dell’erbicida (che scade il 31 dicembre 2017) è di fatto slittato.
Gli Stati membri non hanno raggiunto un punto di incontro sulla proposta di estendere le autorizzazioni per 5 oppure 7 anni; martedì 24 ottobre, il Parlamento Europeo aveva invece approvato una risoluzione non vincolante per eliminare gradualmente l’utilizzo della sostanza entro il 2022.
Che cos’è il glifosato: tutto quello che c’è da sapere
LO STUDIO. I ricercatori dell’Università della California presso la San Diego School of Medicine hanno confrontato i livelli di glifosato nell’urina di 100 persone in un arco di tempo di 23 anni. Hanno cominciato dal 1993, l’anno prima dell’introduzione, da parte della Monsanto, di coltivazioni geneticamente modificate resistenti al Roundup, nome commerciale dell’erbicida.
Da quando queste colture si sono diffuse, l’uso del diserbante nel mondo è aumentato di circa 15 volte.
Nelle urine dei partecipanti le quantità di glifosato sono passate da una media di 0,20 microgrammi per litro del periodo 1993-1996 a una media di 0,44 microgrammi per litro del 2014-2016.
Le dosi sono ben al di sotto degli 1,75 milligrammi per chilo di peso corporeo fissati come soglia limite di esposizione dall’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti, e dei 0,3 milligrammi per chilo stabiliti dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare .
È comunque un aumento importante, che passa in gran parte inosservato, che dipende dall’ampia diffusione, negli USA, di coltivazioni Ogm resistenti al diserbante (prima soia e mais, ora anche grano e avena).
Nel 2015 la IARC, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che fa parte dall’Oms, ha inserito il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”.
Le valutazioni dell’EFSA, più prudenti, sembrano però rispecchiare fedelmente gli studi forniti dalla Monsanto.

 

Focus

 

CIBO: ne sprechiamo ancora troppo e mangiamo alimenti scaduti

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In Italia gli alimenti buttati nella spazzatura valgono più di 15 miliardi di euro all’anno. Quattro su dieci non si preoccupano del limite di tempo indicato sulle confezioni

Quanto costa agli italiani lo spreco alimentare? In occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione della Fao (organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), domenica 16 ottobre, arrivano i dati aggiornati dell’Osservatorio Waste Watcher di Last minute market (società spin-off dell’Università di Bologna) e Swg che hanno analizzato i dati sulle perdite di cibo nella filiera, sommandoli allo spreco alimentare domestico, una vera “voragine” che in Italia vale 8 miliardi di euro all’anno, ovvero circa 30 euro mensili a famiglia per 600 grammi circa di cibo sprecato. Complessivamente però lo spreco di cibo costa di più agli italiani: innanzitutto perché quello domestico dichiarato nei sondaggi è percepito, mentre quello reale – secondo i primi test dei “Diari di famiglia” Waste Watcher – vale almeno 12 miliardi di euro. A questa cifra vanno poi sommate le perdite nella produzione e nella distribuzione: si arriva così a 15 miliardi e 615 milioni di euro di spreco alimentare annuo in Italia.

Mense scolastiche

L’Osservatorio Waste Watcher e l’Università di Bologna sono anche responsabili del progetto “Reduce”, promosso dal Ministero dell’Ambiente: da novembre centinaia di famiglie di tutta Italia annoteranno per una settimana quantità e tipologia del cibo buttato, sottoponendo poi la loro spazzatura a un controllo incrociato per “certificare” lo spreco prodotto. È già in corso poi una ricerca sulla ristorazione nelle mense scolastiche, dove si stima che vada sprecato fra il 20 e il 50% del cibo preparato, a seconda dei menù. Riso alla zucca, bietole e radicchio sono gli alimenti in assoluto meno graditi (qui gli sprechi superano il 60%). «Questo perché i bambini a casa non sono abituati a mangiare verdura o alimenti come la zucca e le bietole, quindi a scuola accolgono con disorientamento questi cibi – spiega il professor Luca Falasconi, responsabile scientifico di Reduce -. A dimostrazione dell’importanza di avviare nel Paese una capillare campagna di educazione alimentare». La buona notizia è che sale la percentuale dei genitori che insegna a non sprecare ai figli: è unla priorità per il 78% degli intervistati Waste Watcher (più 16% rispetto al 2015).

Tredici miliardi di tonnellate

Lo conferma Coldiretti (con Osservatorio Ixè), che ha indagato le abitudini degli italiani in merito al cibo buttato nella spazzatura. Nel 2016 il 33% ha diminuito gli sprechi alimentari, il 31% li ha mantenuti costanti, il 25% li ha annullati e solo il 7% dichiara di averli aumentati. È quanto emerge dal report «Cambiamenti delle abitudini alimentari degli italiani». Tra chi ha tagliato gli sprechi, il 60 per cento fa la spesa in modo più oculato, il 60 per cento utilizza gli avanzi nel pasto successivo, il 40 riduce le quantità acquistate, il 48 per cento guarda con più attenzione la data di scadenza e il 15 per cento dona in beneficenza. Nel 2015 – sottolinea Coldiretti – ogni italiano ha buttato nel bidone della spazzatura ben 76 chili di prodotti alimentari. Il contenimento degli sprechi è tra gli obiettivi della Giornata dell’alimentazione: secondo la Fao nel mondo oltre un terzo del cibo viene perso o sprecato, per un totale di circa 1,3 miliardi di tonnellate l’anno.

Alimenti oltre il termine di scadenza

All’estremo opposto, tante persone mettono nel piatto prodotti scaduti. Sempre secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, lo fanno quattro italiani su dieci (44%): il 32% mangia cibo scaduto da una settimana, l’8% da non più di un mese e il 4% anche da più tempo. La dicitura “da consumarsi entro” è la data entro cui il prodotto deve essere consumato e anche il termine oltre il quale un alimento non può più essere posto in commercio. Vale indicativamente per tutti i prodotti con una durabilità non superiore a 30 giorni. Tale data di consumo – precisa la Coldiretti – non deve essere superata, altrimenti ci si può esporre a rischi importanti per la salute. Discorso diverso per la dicitura «da consumarsi preferibilmente entro», che indica la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le proprietà organolettiche o nutrizionali in adeguate condizioni di conservazione, senza con questo comportare rischi per la salute in caso di superamento (seppur limitato) della stessa.

I virtuosi della dieta «verde»

Infine, sempre in occasione della Giornata dell’alimentazione, anche l’Eurostat ha diffuso un dato relativo alle abitudini a tavola degli italiani. Ebbene, il nostro Paese, all’interno dell’Unione Europea, è uno di quelli in cui si mangia più frutta e verdura. Più di un terzo degli europei sopra i 15 anni (34,4%), infatti, non mangia nemmeno un vegetale al giorno. In Italia a evitare gli alimenti verdi è il 23% della popolazione; ci precedono Belgio (16,1%), Portogallo (20,7%) e Regno Unito (21,3%). All’opposto si trovano Romania (65,1%) e Bulgaria (58,6%), dove più della metà della popolazione non consuma frutta e verdura. Se invece si considerano i Paesi in cui si consumano almeno 5 porzioni al giorno di vegetali, l’Italia è solo tredicesima (11,9%), contro una media Ue del 14,1%. I primi della classe sono Regno Unito (33,1%) e Danimarca (25,9%). In alcuni Paesi, come la Gran Bretagna, a determinare un consumo maggiore di tali alimenti è il livello di istruzione, con differenze significative sino a 16 punti percentuali tra i laureati e chi non ha titoli di studio. In Italia non c’è invece una differenza molto marcata (4,2%).

Fonte: CorriereSalute 16/10/2016

 

REPORT O.M.S. INQUINAMENTO: E’ UNA STRAGE

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Che l’aria della Terra fosse inquinata era un dato ormai assodato, ma stupisce sapere che nel mondo meno di una persona su dieci ha la fortuna di respirare aria buona: il 92% della popolazione mondiale vive in aree in cui l’inquinamento atmosferico supera il limite massimo stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Un’aria sporca che miete milioni di vittime ogni anno, soprattutto nei paesi poveri e più esposti ai fumi di combustibili, mezzi di trasporto inefficienti, centrali a carbone e rifiuti inceneriti. Sono tre milioni le morti associabili ogni anno all’inquinamento atmosferico all’aperto, ma anche l’aria che si respira al chiuso, in casa e nel luogo di lavoro, può essere ugualmente letale. Nel 2012 l’Oms stima che siano 6,5 milioni i decessi legati all’inquinamento indoor e outdoor: ogni nove persone che muoiono nel mondo, una cade anche per via di quello che ha inalato.

Ecco la triste classifica:

CINA, 1 milione di morti all’anno

INDIA, 621 mila morti all’anno

RUSSIA, 140 mila morti all’anno

ITALIA, 21 mila morti all’anno

FRANCIA, 11 mila morti all’anno

SPAGNA, 6 mila morti all’anno

Circa il 90% delle morti riguardano Paesi a reddito medio-basso, e i due terzi si registrano nel Sudest asiatico e nel Pacifico occidentale. Il 94% dei decessi, prosegue l’Oms, è dovuto a malattie non trasmissibili: malattie cardiovascolari, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva e cancro ai polmoni.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/27/inquinamento

Smog: studio schock ! Entra nel cervello, rischio Alzheimer

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Smog: studio shock su campioni da 37 persone fra Manchester e Città del Messico, si teme effetto su rischio Alzheimer

Milano, 6 set. (AdnKronos Salute) – Lo smog entra nel cervello. Lo ha dimostrato un team di ricercatori che ha rilevato milioni di minuscole particelle di inquinanti all’interno di campioni di tessuto cerebrale. Gli autori dello studio la definiscono una scoperta “estremamente scioccante”, che solleva una serie di nuove domande circa i rischi dell’inquinamento atmosferico per la salute. Finora, infatti, le indagini degli scienziati si erano concentrate sull’impatto che l”aria avvelenata’ può avere sui polmoni e sul cuore. Ma la nuova ricerca sembra suggerire come anche il cervello sia a rischio ‘intossicazione’ e fornisce la prima prova del fatto che microparticelle di magnetite, che possono derivare dall’inquinamento, riescono a farsi strada al suo interno.

Sospettate di tossicità, le particelle di ossido di ferro si ritiene possano contribuire a malattie come il morbo di Alzheimer, ma le evidenze a supporto di questa ipotesi sono ancora scarse. Di certo c’è l’allarme lanciato dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità sul legame fra inquinamento atmosferico e 3 milioni di morti premature l’anno. La ricerca su smog e cervello è stata condotta da scienziati della Lancaster University (Regno Unito) ed è pubblicata sulla rivista ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’ (Pnas).

Il team ha analizzato campioni di tessuto cerebrale di 37 persone. Fra queste, 29 di età compresa fra 3 e 85 anni hanno vissuto e sono morte a Città del Messico, notoriamente ‘zona calda’ per quanto riguarda i tassi di inquinamento. Le altre 8, con età da 62 a 92 anni, provenivano invece da Manchester e alcune erano morte con malattie neurodegenerative a diversi livelli di gravità.

Tutto nasce da un sospetto: l’autrice principale della ricerca, Barbara Maher, ha individuato particelle di magnetite in campioni di aria raccolti nei dintorni di una strada trafficata di Lancaster e fuori da una centrale elettrica e si è chiesta se particelle simili potessero trovarsi anche nel cervello. Così è successo. I campioni esaminati dal team contenevano tutti milioni di particelle di magnetite per grammo di tessuto cerebrale. “E scioccante studiare un tessuto e vedere che ci sono milioni di particelle, milioni in un solo grammo, cosa che equivale a un milione di opportunità di fare danno”, spiega Maher, citata dalla Bbc online.

Ma la sorpresa è arrivata quando gli scienziati hanno guardato da vicino con microscopi elettronici le particelle nella parte anteriore del cervello di 6 persone. Le più numerose non erano in cristalli (forma che caratterizza le particelle originate da fonti naturali) ma rotonde, come quelle che normalmente provengono dalla fusione del ferro ad alta temperatura, cosa che avviene quando il carburante viene bruciato. Il rapporto era di 1 a 100. Per Maher la forma di queste particelle è una chiara prova del fatto che arrivano dell’inquinamento atmosferico.

Lo smog entra nel cervello e questa scoperta è “la pistola fumante”, secondo l’esperta. Che sottolinea: “C’è ferro nel carburante, come impurità, c’è ferro nel blocco motore dell’auto. E dunque lo si può respirare camminando per strada. Come potrebbe non entrare nell’organismo?”.

Il problema adesso, però, è capire quali sono le conseguenze. Le microparticelle osservate dagli esperti sono di diametro inferiore a 200 nanometri e possono spostarsi dall’aria alle terminazioni nervose nel naso e da qui al cervello, spiega il team che ha anche scoperto nei campioni di tessuto cerebrale nanoparticelle di metalli presenti nei motori, ma raramente nell’organismo, come il platino.

I timori legati alla scoperta riguardano il rischio di Alzheimer: da un lato lavori precedenti condotti su cellule cresciute in laboratorio hanno suggerito che l’ossido di ferro è presente nelle placche proteiche che si ritiene giochino un ruolo nella malattia ‘ruba-ricordi’, oltre a generare composti reattivi chiamati radicali liberi, in grado di uccidere le cellule nervose. Dall’altro, studi sulla popolazione hanno messo in evidenza che le persone che vivono vicino a strade trafficate hanno un rischio maggiore di declino cognitivo in età avanzata.

Ma le prove sono ancora carenti e gli esperti sono cauti su un eventuale correlazione. Lo studio in questione non entra nel merito. Ora però, osserva Maher, “abbiamo un nuovo campo di indagine su cui concentrare l’attenzione, per capire se queste particelle di magnetite stanno causando o accelerando malattie neurodegenerative”. Il coautore dello studio David Allsop, esperto di morbo di Alzheimer e altre malattie neurodegenerative, spiega che le particelle di inquinamento “potrebbero essere un fattore di rischio”, ma “non c’è alcun legame provato al momento, solo un sacco di osservazioni suggestive”. Altri esperti fanno notare che le cause della demenza sono complesse e non ci sono abbastanza dati per dire che il rischio sale per chi vive in aree inquinate.

 

06 SETTEMBRE 2016 | ADNKRONOS

Inquinamento ed effetti sul cuore

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Le particelle delle polveri sottili penetrano nel sangue, causano l’ispessimento della carotide e aumenta il rischio di aterosclerosi soprattutto in chi ha già il colesterolo alto

Polveri sottili e colesterolo elevato: una combinazione nemica dell’organismo e altamente pericolosa per cuore e cervello. Perché? Pochi sanno che l’inalazione del particolato fine, cioè l’inquinante atmosferico presente in tutte le aree urbane, provoca un processo di infiammazione nei polmoni e nel sangue che comporta una rapida occlusione dell’arteria principale, la carotide: questa alterazione induce e accelera l’insorgere di aterosclerosi, soprattutto nelle persone che hanno livelli di colesterolo troppo elevati.

Stando a quanto riportato dalla Sisa, la Società Europea per lo Studio dell’Aterosclerosi, sulla base dei dati raccolti da Ispra Ambiente, a Milano e a Torino le polveri sottili quadruplicano la velocità di invecchiamento di cuore e cervello rispetto a Roma, che ha un relativo minor tasso di inquinamento medio.

Alberico Catapano, Professore ordinario di Farmacologia all’Università di Milano e Presidente della Sisa, spiega quali sono le conseguenze a livello fisico di questa dannosa associazione.

 

Che relazione intercorre tra l’inquinamento da polveri sottili e colesterolo?

L’inquinamento da polveri sottili è un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Queste particelle presenti nell’aria sono in grado di penetrare nei polmoni ed entrare nel circolo sanguigno, infiammando i vasi. Questo processo può provocare e accelerare l’aterosclerosi, specialmente in quelle persone che presentano valori elevati di colesterolo Ldl che causa già di per sé un danno vascolare. La presenza di queste due condizioni concomitanti, quindi, aumenta sensibilmente il rischio di ammalarsi.

 

Ma quali sono le conseguenze a livello fisico?

Le carotidi, cioè le arterie che portano il sangue ossigenato al cervello, ci aiutano a scoprire cosa sta succedendo in altre parti del corpo, in quanto sono facilmente visibili con un banale esame ecodoppler. Le carotidi sono una “spia” di quello che sta avvenendo a livello delle coronarie: più le carotidi si ispessiscono e diventano “dure”, più le nostre coronarie stanno funzionando male e stanno subendo un danno. In presenza di inquinamento da polveri sottili e colesterolo alto, c’è quindi più probabilità che si verifichi un danno vascolare che a lungo andare può causare infarto e ictus. Non solo: il sangue che coagula più velocemente favorisce anche la trombosi.

 

Dai dati raccolti emerge che a Milano e Torino la velocità di usura del cuore è quattro volte superiore a quella di Roma: come mai? Dipende dai livelli di inquinamento?

I dati relativi alla presenza di polveri sottili nell’aria vengono per legge raccolti per ogni città. Analizzandoli emerge che l’area più a rischio in Italia è quella della Pianura Padana: a causa della barriera naturale delle Alpi e degli Appennini, c’è poco flusso d’aria e l’inquinamento ristagna. Se non si verifica un “rimescolamento” dell’atmosfera, o se non avviene in maniera adeguata, i livelli di particolato non possono abbassarsi. E quindi chi vive a Milano e Torino corre più rischi.

Fonte: http://www.ok-salute.it/

 

Cibo spazzatura, obesità e danni al fegato ai bambini

cibo spazzatura

Cibo spazzatura e zuccheri, danni al fegato per bambini

 

L’obesità nei bambini mette a rischio il fegato: con una dieta a base di “junk food” – il cibo spazzatura – e di zuccheri è infatti in agguato l’insorgenza della sindrome metabolica, con le relative implicazioni a carico di quest’organo, che non è più in grado di smaltire l’eccesso di grasso. E’ il risultato di una ricerca condotta dalla Fondazione italiana fegato (Fif) nei laboratori dell’Area Science Park di Trieste, pubblicata sulla rivista “Plos One”, che analizza la cattiva alimentazione e le conseguenze patologiche dell’obesità infantile. Lo studio prende le mosse da ricerche su roditori condotte dalla Fondazione: è stato in particolare sviluppato un modello che riproduce l’insorgenza della sindrome metabolica in età infantile con le sue implicazioni a carico del fegato, le cui cellule a un certo punto non sono più in grado di smaltire l’eccesso di grasso. Il risultato è il manifestarsi della steatosi epatica non alcolica (Nafld) e della steatoepatite non alcolica (Nash).

I ricercatori della Fif hanno riscontrato che nell’età pediatrica la progressione della malattia è più veloce, con prognosi generalmente più grave rispetto agli adulti. È inoltre emersa una differenza di genere nella velocità di sviluppo della malattia, che vede nei maschi di topo una progressione più rapida nella fase iniziale, anche se il danno finale risulta equivalente tra maschi e femmine.

Più in dettaglio, lo studio è consistito nell’alimentare sei topi con una dieta ad alta percentuale di grassi e aggiunta di fruttosio nell’acqua, cominciata subito dopo lo svezzamento (tre anni umani) e proseguita per 16 settimane, fino all’età adulta (30 anni umani). Il 100% dei soggetti di entrambi i sessi ha sviluppato la steatosi epatica in quattro settimane e un certo grado di fibrosi (“cicatrici”) in otto settimane, con l’86% dei maschi e il 15% delle femmine con fibrosi di stadio 2 (il “punto di non ritorno”) in sedici settimane. “Considerando che l’obesità infantile è in esplosione anche da noi – commenta il professor Claudio Tiribelli, direttore della Fondazione Italiana Fegato e tra gli autori del paper – e che il danno al fegato da sindrome metabolica diventerà nei prossimi anni la principale causa di trapianto, il modello sarà un’ottima piattaforma per studiare i meccanismi che portano al danno, capire le differenze maschio/femmina e testare farmaci e nuovi approcci diagnostici”.

Fonte: ANSA

Cenare dopo le 19….fa male al cuore ?

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Cenare dopo le 19 mette a rischio la salute del nostro cuore. E questo perché consumare il pasto entro due ore dal momento di coricarsi lascia il corpo in uno stato di allerta, non consentendo alla pressione arteriosa di abbassarsi correttamente durante la notte, e aumentando in questo modo il rischio cardiovascolare. A rilevarlo, e a promuovere dunque l’abitudine anglosassone di mettersi a tavola prima del tramonto, un team di scienziati guidati da Ebru Ozpelit, professore associato di Cardiologia della Dokuz Eylul University di Imir (Turchia), che ne ha parlato al congresso della Società europea di cardiologia di Roma.

Gli esperti hanno studiato più di 700 uomini e donne affetti da ipertensione per analizzare come la differenza negli orari dei pasti e la composizione della loro dieta influisse sulla loro salute. Sulla base dei risultati hanno raccomandato di cenare sempre prima delle 19, per permettere al corpo di avere il tempo per rilassarsi e riposare. Altrimenti i danni possono essere anche superiori rispetto a quelli creati da una dieta troppo ricca di sale, avvertono: la pressione sanguigna deve diminuire del 10% durante la notte, ma quasi il 25% di coloro che hanno cenato entro due ore dal momento di andare a letto non ha giovato di questo calo, contro il 14,2% di chi ha mangiato prima delle 19. “Dobbiamo definire la frequenza ideale e la tempistica dei pasti perché come mangiamo può essere altrettanto significativo rispetto a quello che mangiamo”, conclude Ozpelit.

 

Fonte: ADNKRONOS: 01/09/2016

Cellulari e danni alla postura

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A risentire di chiamate chilometriche al cellulare non sono solo l’udito e il credito. I ricercatori dell’Istituto di Neurologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma hanno infatti dimostrato che parlare al cellulare – specie nel caso di lunghe telefonate – può mettere a dura prova il nervo ulnare con fastidi, formicolii e difficoltà di movimento che possono estendersi anche alle dita della mano.

Il lavoro, condotto dal gruppo di Luca Padua, docente di Medicina fisica e Riabilitazione della Cattolica e neurologo presso l’Uoc di Neurologia del Gemelli, è stato pubblicato sulla rivista Clinical Neurophysiology e mostra che stare al telefono a lungo può alterare la trasmissione dei segnali nervosi del nervo del braccio.

L’uso del cellulare negli ultimi decenni è aumentato esponenzialmente. Gli effetti positivi sono inequivocabili nella vita quotidiana, ma ci sono anche effetti collaterali indesiderati. Il gruppo di ricerca coordinato da Padua ha studiato gli effetti meccanici determinati dalla postura normalmente assunta durante le conversazioni, considerato che la durata di una chiamata può variare da alcuni minuti a qualche ora – nei casi più estremi. Il gomito piegato per tempi lunghi causa stress meccanico sul nervo ulnare, che normalmente si trova proprio dietro al gomito. Questo nervo si allaccia alle ultime due dita della mano e quando soffre, per esempio per una compressione all’altezza del gomito, causa come minimo formicolii.

Partendo da questo presupposto, il gruppo del professor Padua ha reclutato 58 persone con sintomi di sofferenza del nervo ulnare e 56 soggetti senza sintomi per uno studio neurofisiologico con tecniche neurografiche per rilevare la velocità di conduzione sul nervo ulnare nel tratto del gomito, durante una simulazione di chiamata con cellulare di durata fino a 18 minuti.

È emerso che, nei pazienti con sofferenza del nervo ulnare, questo riduce la sua velocità di conduzione del segnale nervoso. Un dato che suggerisce che il nervo comincia a soffrire già dopo pochi minuti di chiamata. I risultati indicano che la postura prolungata a gomito flesso durante l’uso di cellulare andrebbe quindi evitata.

«Se abbiamo necessità di usare il cellulare per parecchi minuti di seguito», commenta Padua, «dobbiamo porre attenzione alla postura del gomito, per esempio usando un auricolare o alternando le due mani per reggere il cellulare durante la chiamata.» Dai risultati ottenuti si può supporre che anche l’uso del cellulare per inviare messaggi, leggere/scrivere mail, chattare e così via possa causare un danno al nervo ulnare, seppure di entità inferiore rispetto a quello causato dalle chiamate, poiché la flessione del gomito è meno pronunciata.

LUGLIO 2016 | ADNKRONOS

 

GLISOFATO: il veleno del secolo è stato legalizzato ancora per due anni, VERGOGNA !

GLIFOSATO !!!!

Il commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitas ha confermato che “verrà estesa” l’autorizzazione Ue al glifosato, il discusso erbicida più utilizzato al mondo. “Noi seguiamo gli obblighi giuridici – ha spiegato in conferenza finale del Consiglio dei ministri dell’agricoltura Ue a Lussemburgo – e dobbiamo rispettare la scadenza del 30 giugno, quando si adotterà l’estensione all’autorizzazione del glifosato”. Andriukaitas non ha nascosto “di essere sorpreso della reazione degli Stati membri, soprattutto – ha sottolineato – del loro silenzio”.  I partner Ue infatti, nonostante due successive riunioni, non sono riusciti a pronunciarsi – in favore o contro – sul dossier del glifosato. Fonti della Commissione europea intanto, confermano che all’interno dell’Esecutivo “una procedura scritta è stata lanciata sulla decisione di estendere l’attuale autorizzazione del glifosato al 31 dicembre 2017, in attesa del parere dell’Agenzia europea per la chimica, l’Echa”.

Secondo la prassi, se nessun commissario reagisce negativamente al testo, l’Esecutivo può varare la decisione entro domani, il 30 giugno, quanto scade l’autorizzazione Ue per il rinnovo. La questione posta sul piatto è di tipo scientifico:

  • il glifosato infatti è stato classificato come  probabilmente cancerogeno dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc),
  • stato definito probabilmente non cangerogeno dall’Efsa.
  • per il Comitato di esperti sui residui di pesticidi nei cibi e nell’ambiente di Fao e Oms invece, è “improbabile che l’assunzione di glifosato attraverso la dieta sia cancerogena per l’uomo”.

A CHI DOBBIAMO CREDERE ?

Fonte: REPUBBLICA.IT (01/07/2016)

 VERGOGNA: giocano con la nostra salute.