Una perfetta spugna e scambiatore di ioni, eliminazione dei radicali liberi.

La particolare struttura della zeolite è all’origine della superficie interna specifica straordinariamente grande che arriva a ben mille metri quadrati (!) per grammo di minerale. Nei suoi minuscoli tunnel e canaletti, la zeolite assorbe e trattiene i metalli pesanti come piombo, mercurio, cadmio, cesio, residui di farmaci, batteri e virus patogeni proprio come una spugna prima che questi possano contaminare la circolazione sanguigna. Questo cocktail di veleni poco invitante viene abitualmente smaltito con l’evacuazione nel giro di 24 ore. Per converso, la pietra lavica cede al corpo ioni benefici come magnesio, calcio, potassio e sodio. Lo scambio ionico funziona così bene in quanto le sostanze nocive presentano una grande affinità col reticolo cristallino della zeolite clinoptilolite e i cationi presenti nel reticolo cristallino sono fortemente attratti dalle sostanze organiche dell’organismo. Fatto interessante, il corpo prende dal minerale soltanto gli ioni e la quantità di ioni di cui ha effettivamente bisogno. La zeolite in eccesso viene eliminata. Pertanto un sovradosaggio del minerale vulcanico è impossibile. L’assunzione di zeolite può prevenire precocemente l’insorgere di malattie croniche, in quanto stimola il sistema di autoguarigione dell’uomo. Inoltre, legando l’ammonio, può avere una forte azione depurativa del fegato. La neutralizzazione dei cosiddetti metalli di transizione consente poi di ridurre fino al 50% la neoformazione di radicali liberi (ossidanti) nel tratto gastrointestinale.
Attraverso l’adsorbimento sulla sua superficie, la zeolite è inoltre in grado di legare e convogliare all’esterno diversi prodotti acidi indesiderati del metabolismo, veleni batterici e sostanze che provocano infiammazioni. La depurazione del corpo indotta dalla pietra lavica macinata permette all’organismo di utilizzare più energie per fornire prestazioni e svolgere altri processi di costruzione e rigenerazione. Così, il minerale supporta in modo naturale le forze di autoregolazione dell’organismo e le difese del corpo.

I principi del meccanismo di filtrazione, in breve.

• Passaggio inverso delle sostanze tossiche dallo spazio extracellulare all’intestino.
• Assorbimento delle tossine, per esempio dei perossidi lipidici, da parte della zeolite già nel tratto intestinale prima che esse possano raggiungere la linfa, lo spazio extracellulare e quindi le cellule.
• Depurazione dei succhi gastrici
“Il sovraccarico quotidiano di proteine e carboidrati, unito alla carenza di attività fisica e di sonno, costituisce un terreno fertile per gravi malattie quali tumori, infarto, diabete, ipertensione e obesità.”

cfr: La Pietra della Vita – Dott. Med. Ilse Triebnig

Cosmetici e sostanze tossiche: le top 20.

Gillian Deacon, nota presentatrice e autrice canadese, nota per il suo impegno ambientale, nel suo libro bestseller dal titolo There’s Lead in Your Lipstick: Toxins in Our Everyday Body Care and How to Avoid Them ci elenca le venti sostanze velenose , spesso utilizzate in cosmesi, ma da evitare. E’ sempre bene leggere le etichette prima di fare gli acquisti per evitare danni al nostro organismo.

  1. Catrame di carbone: una nota sostanza cancerogena vietata nell’UE, ma ancora utilizzato nel Nord America. Utilizzato in trattamenti per la pelle secca, anti-pidocchi e shampoo anti-forfora.
  2. DEA / TEA / MEA: sospetti cancerogeni utilizzati come emulsionanti e agenti schiumogeni per shampoo, bagnoschiuma, saponi.
  3. Tensioattivi etossilati e 1,4-diossano: quest’ultimo spesso non viene elencato perché è un sottoprodotto ricavato dall’aggiunta dell’ossido di etilene, ingrediente cancerogeno utilizzato per rendere altre sostanze chimiche meno dure. L’Environmental Working Group (EWG) ha trovato 1,4-diossano nel 57 % dei prodotti per l’igiene presenti negli Stati Uniti. Si consiglia di evitare qualsiasi prodotto contenga la dicitura “ETH”.
  4. Formaldeide: questa è una sostanza che conosciamo abbastanza bene. Ricordiamo, infatti, un maxi sequestro avvenuto in Italia nell’aprile 2013 di shampoo contenente formaldeide. La formaldeide è infatti una sostanza considerata cancerogena e irritante. È vietata nell’UE, ma meglio sempre prestare attenzione e verificare la sua presenza in prodotti per unghie, tinture per capelli, ciglia finte, shampoo.
  5. Profumo / Parfum: dietro questa dicitura si possono nascondere innumerevoli sostanze chimiche, come gli ftalati, che possono provocare mal di testa, vertigini, asma e allergie.
  6. Idrochinone: usato per schiarire la pelle, è noto anche come chinolo. È vietato nel Regno Unito ed è considerato tossico e potenzialmente cancerogeno.
  7. Piombo: nota sostanza cancerogena trovata spesso in rossetti e tinture per capelli, ma purtroppo non viene elencata perché è un contaminante, non un ingrediente.
  8. Mercurio: noto allergene che ostacola lo sviluppo del cervello. È stato ritrovato in mascara e in alcuni colliri.
  9. Olio minerale: è un sottoprodotto del petrolio che viene utilizzato in genere nell’olio per bambini, creme idratanti, gel styling. Questa sostanza crea una barriera sulla pelle che ne blocca la capacità di espellere le tossine.
  10. Oxybenzone: principio attivo presente nei filtri solari, si accumula nei tessuti grassi e può causare allergie, disturbi ormonali e danni cellulari.
  11. Parabeni: usati come conservanti, sono in realtà presenti in molti prodotti. Sono stati collegati al cancro e ad alterazioni del sistema endocrino.
  12. Parafenilnediammina (PPD):Utilizzato in prodotti per capelli e coloranti, ma tossiche per la pelle e il sistema immunitario.
  13. Ftalati: plastificanti vietati nell’Unione europea e in California nei giocattoli per bambini, sono però presenti in diverse fragranze, profumi, deodoranti e lozioni. Sono collegati a delle alterazioni del sistema endocrino, danni al fegato, ai reni e anche al cancro. Come abbiamo visto, possono essere presenti anche in alcuni capi di abbigliamento, nel cibo e in molti oggetti di uso comune.
  14. Estratto di placenta: utilizzato in alcuni prodotti per la cura della pelle e dei capelli, può avere effetti nocivi sul sistema endocrino.
  15. Polietilene glicole (PEG):sostanza utilizzata per favorire l’assorbimento dei prodotti, è spesso associata all’1,4-diossano e all’ossido di etilene, entrambi noti agenti cancerogeni.
  16. Emollienti derivati dal silicone: usati per rendere i prodotti morbidi al tatto, non sono biodegradabili e impediscono alla pelle di respirare. Sono potenzialmente cancerogeni e causano irritazioni.
  17. Laurilsolfato di sodio (SLS, SLES): è un ex sgrassatore industriale ora utilizzato per rendere il sapone più schiumoso. Se assorbito dalla pelle, la irrita.
  18. Talco: simile all’amianto nella sua composizione, si trova spesso in polvere nei prodotti per bambini, negli ombretti, nei blush e nei deodoranti. Recentemente è stato collegato al cancro ovarico e a problemi respiratori.
  19. Toluene: noto per distruggere il sistema immunitario ed endocrino e lo sviluppo fetale, è utilizzato nei prodotti per unghie e capelli. Spesso nascosto sotto la dicitura “fragranza”.
  20. Triclosano: presente nei prodotti antibatterici, nei disinfettanti per le mani, e nei deodoranti, sembra sia legato al cancro e a problemi al sistema endocrino.

 

Fonte

 

Cosmetici e tumori : continuamente avvelenati

Parrucchiere da risarcire: «Ha un tumore causato dalla tintura per capelli»

BARI – «Sostanze cancerogene» nella tintura per capelli Wella Kolleston, tali da aver causato una patologia tumorale a un parrucchiere barese di 63 anni. Così ha stabilito il Tribunale civile di Bari, condannando il colosso di prodotti cosmetici Wella-Lobocos a un risarcimento danni da 46mila euro.

Una decisione, quella del giudice monocratico Mirella Delia, che potrebbe aprire le porte ad altre richieste analoghe. «Siamo convinti che la sentenza sia sbagliata nelle fondamenta e sarà appellata quanto prima – ha spiegato il legale dell’azienda, Gianluca Moretta -: si può e si deve rassicurare che i prodotti non contengono sostanze cancerogene o comunque vietate: i cosmetici sono sottoposti a tutti i controlli delle autorità competenti». Tuttavia, il Tribunale ha ritenuto valide le argomentazioni dell’avvocato Ivan Lombardi, difensore della parte lesa, nonché dei riscontri compiuti sui campioni dei prodotti che il parrucchiere ha utilizzato per motivi professionali.
Stando a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, «le analisi tossicologiche sulle tinture Wella Kolleston», eseguite dall’istituto di medicina legale dell’Università di Bari, hanno fatto luce sulla «presenza di sostanze cancerogene e tossiche nei prodotti cosmetici Kolleston 1+1 e Creation color gel (entrambe tinture per capelli, ndr)». In particolare, sono state individuate «benzene e toluene». L’Agenzia per le sostanze tossiche e registro delle malattie, come riportato in consulenza dai periti del giudice, ritiene che il«benzene è irritante per la pelle, gli occhi ed il tratto respiratorio; causa la depressione del sistema nervoso centrale ed aritmia nelle persone esposte per lungo termine. Esposizioni più lunghe possono causare anemia, alterazione del sistema immunitario e leucemia. Tale molecola non deve essere presente nei cosmetici». Il toluene, invece, risulta essere «nocivo per inalazione e per contatto con la pelle». Le sostanze, inoltre, «risultano da tempo limitate nei Paesi della Comunità europea da specifiche normative di legge», in forza «delle accertate proprietà cancerogene nei confronti dell’uomo».
La sentenza, poi, entra nel dettaglio. Nel documento, infatti, si legge che i «livelli di tossicità delle sostanze contenute nelle tinture esaminate, aumentano esponenzialmente col passare del tempo e se vengono in contatto con l’acqua o l’ossigeno». Inoltre, è annotato nell’atto, è «altrettanto difficile opinare come nella metodologia di lavoro comune ai parrucchieri vi sia proprio l’impiego di una crema per colorare i capelli, ottenuta mescolando la sostanza all’interno del tubetto analizzato e l’acqua ossigenata». Per il Tribunale, dunque, non si può escludere la colpa di Wella, in quanto «il diffuso uso di prodotti potenzialmente pericolosi non è stato accompagnato da informazioni sull’esatto impiego dei medesimi e sugli effetti collaterali, come invece s’impone alla stregua della normativa comunitaria».
«L’unica precauzione di impiego – si legge – consigliata per i prodotti in esame è la prova preliminare di sensibilità per la cute in quanto “potrebbe dare reazione allergica”. Nessuna avvertenza è espressa, quale l’utilizzo di mascherine, protezioni e precauzioni atte a evitare l’esposizione inalatoria nella fase della preparazione e miscelazione dei vari composti chimici, poi da professionisti applicati sui capelli». Wella, a quanto pare, non ha collaborato nella effettuazione delle analisi tossicologiche. «Gli unici campioni di prodotto integri offerti all’esame dei ctu – conclude infatti il magistrato – sono stati quelli di tinture messi a disposizione dalla parte attrice, ovvero l’esercente un’attività commerciale, mentre la convenuta (è bene evidenziarlo) non è riuscita a reperire in nessun altro modo e nonostante l’ampiezza della propria organizzazione aziendale altri e diversi campioni di prodotto».

 

Fonte: Lagazzettadelmezzogiorno.it – Aprile 2015

UN ALTRO MOTIVO PER DISINTOSSICARSI: pesticidi nelle nostre acque al 57%!!!

Nel biennio 2011-2012 sono stati analizzati 27.995 campioni per un totale di 1.208.671 determinazioni
analitiche. Le informazioni provengono da 19 regioni e province autonome, con una copertura del territorio nazionale incompleta, soprattutto per quanto riguarda le regioni centro-meridionali, e in maniera più accentuata per le acque sotterranee. Nel 2012, in particolare, le indagini hanno riguardato 3.500 punti di campionamento e 14.250 campioni e sono state cercate complessivamente 335 sostanze. Nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 56,9% dei 1.355 punti controllati. Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati il 31,0% dei 2.145 punti. Le concentrazioni misurate sono spesso basse, ma il risultato complessivo indica un’ampia diffusione della contaminazione. I livelli sono generalmente più bassi nelle acque sotterranee, ma residui di pesticidi sono presenti anche nelle falde profonde naturalmente protette da strati geologici poco permeabili.
Sono state trovate 175 sostanze diverse, un numero più elevato degli anni precedenti. Gli erbicidi, come sempre, sono le sostanze più rinvenute, soprattutto a causa dell’utilizzo diretto sul suolo e del periodo dei trattamenti, spesso concomitante con le precipitazioni meteoriche più intense di inizio primavera, che ne determinano un trasporto più rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei.
Rispetto al passato è aumentata, però, signicativamente la presenza di fungicidi e insetticidi, soprattutto nelle acque sotterranee.
La contaminazione è più diffusa nelle aree della pianura padano-veneta. Come già segnalato in passato, questo dipende dalle caratteristiche idrologiche del territorio e dall’intenso utilizzo agricolo, ma anche dal fatto che le indagini sono generalmente più complete e rappresentative nelle regioni del nord. Nel resto del paese la situazione è ancora abbastanza disomogenea, non sono pervenute informazioni dal Molise e dalla Calabria e in altre Regioni la copertura territoriale è limitata, così come il numero delle sostanze cercate. D’altra parte, laddove l’efficacia del monitoraggio è migliorata, sono state evidenziate aree di contaminazione significativa anche nel centro-sud.
Come già detto nell’introduzione, i livelli di contaminazione sono confrontati solo con gli Standard di qualità ambientale della DQA e della direttiva acque sotterranee, non c’è più il confronto con i limiti del1’acqua potabile. Il quadro che ne risulta, d’altra parte, è ancora largamente incompleto per le acque superficiali, dove solo poche sostanze hanno uno specifico SQA, in tutti gli altri casi il limite è generico; il confronto, inoltre, è spesso vanificato dalle prestazioni dei laboratori, non adeguate rispetto ai limiti di qualità di alcune sostanze.
Nelle acque superficiali, 253 punti di monitoraggio (l7,2% del totale) hanno concentrazioni superiori al limite. Le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono: glifosate e il suo metabolita AMPA, metolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina e il suo principale metabolita.
Nelle acque sotterranee, 152 punti (6,3% del totale) hanno concentrazioni superiori al limite. Le sostanze più frequentemente rinvenute sopra il limite sono: bentazone, metalaxil, terbutilazina e desetil-terbutilazina, atrazina e atrazina-desetil, oxadixil, imidacloprid, oxadiazon, bromacile, 2,6-diclorobenzarnmide, metolaclor.
Rispetto ai precedenti rapporti, è stata ampliata l’analisi della tendenza della contaminazione, per tenere conto degli indicatori previsti dal Piano di Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei pesticidi. In particolare è stata fatta una prima applicazione degli indicatori relativi alla tutela dell’ambiente acquatico: il numero 6 “Frequenza e concentrazione di sostanze attive nelle acque a livello nazionale” e il numero 7 “Frequenza e concentrazione di specifiche sostanze attive nelle acque”.
Il dato complessivo delle sostanze monitorate (indicatore 6) mostra fino al 2009 un aumento della frequenza di pesticidi nei campioni, sia nelle acque superficiali sia in quelle sotterranee. La crescita è concomitante all’aumento delle dimensioni e dell’efficacia del monitoraggio. In questa prima fase, pertanto, il trend è in primo luogo l’indicazione di una contaminazione all’inizio non completamente evidenziata dalle dimensioni più ridotte e dall’inadeguata impostazione del monitoraggio. Dal 2010 la frequenza si assesta su livelli più bassi in entrambi i comparti.
Fonte ISPRA-Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale: relazione anno 2014

Mangiamo ma siamo sempre affamati

Un importante studio con dei consigli interessanti per imparare a “nutrirsi” oltre che “alimentarsi” 

“LA DIETA MEDITERRANEA IERI ED OGGI” – Indagine Eta Meta per Federsalus

SALUTE: I CIBI NON SONO PIÙ QUELLI DI UNA VOLTA. ALIMENTI OGGI MENO NUTRIENTI DEL 50%.

Esperti di nutrizione e di tecnologie agroalimentari denunciano: la perdita della stagionalità, inquinamento e politiche agrarie di alcuni Paesi hanno ridotto di più del 50% le proprietà nutritive dei cibi “amici della salute”. Corretta alimentazione, apporto vitaminico bilanciato, principi nutritivi equilibrati con la giusta quantità di fibre e di grassi. In una parola i principi alla base della dieta mediterranea, indicata in tutto il mondo come il modello più sano di alimentazione.

Almeno fino a ieri. Oggi rischia di non essere più così. L’allarme arriva da nutrizionisti ed esperti del settore agroalimentare: “Rispetto a 15 – 20 anni fa la maggior parte degli alimenti ha perso oltre il 50% dei propri valori nutritivi”.

Ad essere sotto accusa soprattutto frutta e verdura, ma anche gli altri “ingredienti” della dieta mediterranea non sono più quelli di un tempo. I motivi? I procedimenti di produzione e di conservazione dei prodotti che arrivano da tutte le parti del mondo, la richiesta di prodotti fuori dalla loro naturale stagione e, non da ultimo, l’inquinamento. Ecco allora che a parità di calorie rispetto ad un tempo, sulle tavole arrivano molte meno vitamine, sali e fibre. E’ quanto emerge da uno studio che Eta Meta Research ha condotto per Federsalus intervistando esperti di nutrizione (dietologi, dietisti, nutrizionisti) ed esperti di tecnologie e biotecnologie alimentari. Eccesso di prodotti chimici, inquinamento, tempi e modalità di conservazione: sulle nostre tavole oltre 50% in meno di vitamine e sali minerali.

Cereali, legumi, carne, pesce, latte, uova, olio, frutta e verdure: tutti gli alimenti base della dieta mediterranea sono ben diversi da quelli che consumavano i nostri nonni. Quasi otto esperti su dieci (76%) non hanno dubbi: oggi gli alimenti presenti sulle tavole degli italiani contengono molte meno sostanze nutritive.

Il risultato? A parità di consumo calorico, rimasto invariato negli anni, in media, sostiene il 37% degli esperti, la perdita di vitamine e sali minerali rispetto agli stessi alimenti di 15-20 anni fa ammonterebbe ad oltre il 50%. Di conseguenza, come indicano gli intervistati, spesso attraverso i normali pasti si assimilano meno principi nutritivi di quanto si pensi e soprattutto di quanto sia necessario alla salute. Una carenza che si fa sentire secondo il 31% sul fronte delle vitamine, ma anche dei sali minerali (23%) degli aminoacidi e delle proteine (rispettivamente ha risposto così il 19% e il 15%) .

“I moderni sistemi di produzione da un lato e i mutamenti ambientali dall’altro hanno portato a notevoli modificazioni nei confronti di quello che ogni giorno mettiamo sulle nostre tavole. Sicuramente i prodotti hanno un aspetto migliore rispetto a quanto accadeva solo 20 anni faconferma Andrea Strata, Professore di nutrizione clinica all’Università di Parma – ma al loro interno hanno perso più del 50% in termini di principi nutrizionali”.

Quali sono, a parere degli esperti, gli alimenti che hanno subito una maggior degradazione in termini nutritivi rispetto ad un tempo? Al primo posto, naturalmente, sostiene il 71%, la frutta e la verdura, alimenti amici del benessere e a cui ci si dovrebbe affidare per il necessario apporto di fibre, di vitamine e di sali minerali. Non sono solo loro però a rappresentare l’unico punto dolente della dieta mediterranea e del giusto apporto di elementi nutritivi. Una diminuzione si riscontra anche in altri prodotti, come le farine e i cereali (49%) , ma anche nei “prodotti lavorati” (35%) .

Le cause di questa perdita di elementi nutritivi? Numerose e tutte dovute all’uomo. Ad influire, infatti, è stata la richiesta di prodotti fuori dalla loro naturale stagione (31%) , cosa che ha portato a doverli importare da altri paesi dove la loro coltivazione-produzione non è controllata come nel nostro paese. A questo si aggiungono gli effetti portati dall’inquinamento (26%) . Non solo, ben il 38% degli intervistati parla di “inadeguate condizioni di trasporto e conservazione”, sempre in riferimento a prodotti che il continuo mutare di richieste da parte dei consumatori costringe ad importare. I prodotti che provengono dall’altra parte del globo vengono colti quando ancora non sono maturi, vengono trattati per resistere a lunghi viaggi e non sempre vengono conservati alle temperature ottimali. Ad influire, poi, soprattutto per quanto riguarda i prodotti “lavorati”, sono proprio la loro preparazione e gli ingredienti usati (33%) .

Tutto questo, naturalmente non vuol dire che i prodotti che oggi entrano nelle case degli italiani siano dannosi per la salute, precisa il 79%, anzi, sotto certi aspetti, proprio grazie alle moderne tecnologie alimentari sono molto più controllati.

La dieta mediterranea? Ancora la più corretta. Bisogna però rivedere le quantità e i rapporti tra calorie, vitamine, fibre e sali minerali. Uno scenario non certo incoraggiante, anche se la dieta mediterranea resta comunque il modello di alimentazione più corretto e completo, almeno per il 67% degli esperti intervistati. Diventano però sempre più necessari alcuni accorgimenti, volti a rivedere e aggiornare questo modello.
“I parametri e le tabelle di riferimento si basano sulle necessità caloriche di un contadino degli anni ’50, più elevate e di proporzioni diverse rispetto a quelle che servono oggi – continua il professor Strata –  oggi il modello sociale industriale ci impone una variazione delle proporzioni, altrimenti si rischia che un modello positivo come la dieta mediterranea si trasformi in un vero boomerang”.

Secondo il 38% degli esperti, infatti, il tipo di alimentazione proposto dalla dieta mediterranea andrebbe rivisto nelle “dosi” di cibo assunte, anche considerando la vita sedentaria che caratterizza la maggior parte degli italiani, intervenendo quindi sull’apporto di carboidrati e di lipidi.

Sicuramente, aggiunge il 31%, durante quei periodi dell’anno in cui l’organismo è sottoposto a maggiori stress diviene necessario integrare le vitamine, i sali e gli altri elementi assunti attraverso i cibi. E se è sicuramente poco percorribile la strada dell’orticello privato e auto gestito, che rappresenterebbe l’unica soluzione, anche se parziale, è molto importante la scelta di cosa acquistare, preferendo i prodotti nazionali nella loro naturale stagione (16%) e la conservazione dei cibi (11%) .

Ecco allora che da Federsalus arrivano 5 semplici regole per rivedere e attualizzare, adattandola alle nuove esigenze ed ai moderni stili di vita, la dieta mediterranea:

  1. regolare l’assunzione di carboidrati sulla base della propria reale attività fisica e dello stile di vita. Le tabelle di riferimento della dieta mediterranea risalgono ad un periodo dove la vita era molto meno sedentaria: oggi può essere necessario rivedere il numero di volte alla settimana in cui ci si concede un piatto di pasta.
  2. incrementare il consumo di frutta e verdura, consumo non solo in diminuzione, ma anche caratterizzato da una minor quantità di principi nutritivi necessari all’organismo. Fondamentale quindi consumare in quantità maggiori questi cibi e non solo, come accade sempre più spesso, nel contesto del pasto serale.
  3. aiutare il proprio organismo tramite l’integrazione di principi nutritivi. Soprattutto in determinati periodi dell’anno, come quello che segna l’arrivo del freddo e dell’influenza, può essere di valido aiuto al proprio sistema immunitario assumere integratori di vitamine, così come di sali minerali durante i periodi più caldi.
  4. scegliere, per quanto possibile, cibi dove l’utilizzo di pesticidi sia stata minima e maturati sulla pianta. In questo modo non solo si riduce la quantità di elementi potenzialmente nocivi che si ingeriscono, ma si fronteggia anche la perdita in termini di sostanze “buone” e utili all’organismo, ecco perché vanno sempre preferiti prodotti provenienti dall’Italia, dove i controlli e l’attenzione nella coltivazione e produzione sono sempre ai massimi livelli.
  5. per quanto riguarda i prodotti lavorati, informarsi bene sugli ingredienti che li compongono e sulla loro preparazione. Dalla qualità delle farine ai metodi di preparazione: tutti elementi da verificare per essere sicuri che ciò che pensiamo di mangiare corrisponda alla realtà.

Tratto da: Alimenti oggi meno nutrienti del 50% | AutodifesAlimentare.it

Zeolite – Una spugna perfetta

Nei suoi minuscoli tunnel e canaletti, la zeolite assorbe e trattiene i metalli pesanti come piombo, mercurio, cadmio e cesio, i residui di farmaci, batteri e virus patogeni proprio come una spugna prima che questi possano contaminare la circolazione sanguigna. Questo cocktail di veleni poco invitante viene abitualmente smaltito con l’evacuazione nel giro di 24 ore. Per converso, la pietra lavica cede al corpo ioni benefici come magnesio, calcio, potassio e sodio. Lo scambio ionico funziona così bene in quanto le sostanze nocive presentano una grande affinità col reticolo cristallino della zeolite clinoptilolite e i cationi presenti nel reticolo cristallino sono fortemente attratti dalle sostanze organiche dell’organismo. Fatto interessante, il corpo prende dal minerale soltanto gli ioni e la quantità di ioni di cui ha effettivamente bisogno. La zeolite in eccesso viene eliminata. Pertanto un sovradosaggio del minerale vulcanico è impossibile. L’assunzione di zeolite può prevenire precocemente l’insorgere di malattie croniche, in quanto stimola il sistema di autoguarigione dell’uomo. Inoltre, legando l’ammonio, può avere una forte azione depurativa del fegato. La neutralizzazione dei cosiddetti metalli di transizione consente poi di ridurre fino al 50% la neoformazione di radicali liberi (ossidanti) nel tratto gastrointestinale. Attraverso l’assorbimento sulla sua superficie, la zeolite è inoltre in grado di legare e convogliare all’esterno diversi prodotti acidi indesiderati del metabolismo, veleni batterici e sostanze che provocano infiammazioni. La depurazione del corpo indotta dalla pietra lavica macinata permette all’organismo di utilizzare più energie per fornire prestazioni e svolgere altri processi di costruzione e rigenerazione. Così, il minerale supporta in modo naturale le forze di autoregolazione dell’organismo e le difese del corpo.

I principi del meccanismo di filtrazione a colpo d’occhio

 Passaggio inverso delle sostanze tossiche dallo spazio extracellulare all’intestino.

  • Assorbimento delle tossine, per esempio dei perossidi lipidici, da parte della zeolite già nel tratto intestinale prima che esse possano raggiungere la linfa, lo spazio extracellulare e quindi le cellule.
  • Depurazione dei succhi gastrici

“Il sovraccarico quotidiano di proteine e carboidrati, unito alla carenza di attività fisica e di sonno, costituisce un terreno fertile per gravi malattie quali tumori, infarto, diabete, ipertensione e obesità.”

fonte: Der Stein Des Lebens – Dr.Med. Ilse Triebnig