BATTERI E VIRUS IN CASA: individuati 9.000 “alieni”

9000 Alien in casa9.000 “Alieni” in casa: nella polvere germi e batteri. Studio sui 1.200 case americane. ‘Coinquilini’ diversi se ci abitano donne o uomini, con o senza pet.

Ogni casalinga lo sospetta da sempre e ora la scienza lo conferma: la polvere di casa non è materia inerte, ma brulica di vita. Animata in media da 9 mila ‘coinquilini’ invisibili tra funghi (almeno 2 mila tipi) e batteri (7 mila). Li hanno stanati, catalogati e mappati i ricercatori dell’università del Colorado di Boulder, in uno studio su 1.200 abitazioni americane, pubblicato su ‘Proceedings of the Royal Society B’. I risultati che rimbalzano sui media internazionali fotografano un ‘universo indoor’ colonizzato dai germi più svariati. Diversi a seconda del luogo in cui sorge l’edificio, ma anche da chi ci vive: donne o uomini, con o senza animali. Gli effetti di questa miriade di microbi sulla salute è ancora da capire: “Alcuni rischiano di veicolare malattie o scatenare allergie, la maggior parte sono probabilmente innocui e altri ancora potrebbero addirittura essere benefici”, spiegano gli esperti. Il lavoro, parte del progetto ‘The Wild Life of Our Homes’, è stato coordinato da Noah Fierer, professore associato di ecologia e biologia dell’evoluzione. I proprietari delle case passate ‘ai raggi X’, volontari, hanno fornito al suo teamcampioni di polvere prelevati in vari punti della loro abitazione, compresi anfratti in genere trascurati durante le pulizie. Per esempio i bordi delle porte. Gli scienziati li hanno quindi sottoposti ad analisi genetica, scoprendo una miriade di creature microscopiche alle quali hanno dato un nome: Aspergillus, Penicillium, Alternaria e Fusariumsono funghi e muffe più comuni, mentre nell’esercito dei batteri dominano stafilococchi e streptococchi normalmente presenti sulla pelle umana, ma anche germi contenuti negli escrementi (Bacterioides e Faecalibacterium).

“La maggior parte dei funghi trovati sembra provenire dall’esterno delle case”, sottolinea Fierer. “Entrano trasportati dagli abiti, oppure passano da porte, finestre e fessure. Quindi l’elemento chiave che condiziona la composizione fungina della polvere domestica è il luogo in cui sorge l’abitazione”.

Per i batteri, invece, più della location conta l’inquilino. “Abbiamo trovato microrganismi diversi nelle case abitate solo da donne o solo da uomini. Alcuni batteri sono infatti più comuni sul corpo femminile e altri sul corpo maschile”, ricorda lo studioso. Ma il fattore che più di tutti orienta la popolazione batterica casalinga è la presenza di un cane, un gatto o un altro pet: “L’influenza che può avere ci ha sorpresi – dice Fierer – perché è maggiore di qualunque altro elemento, come le caratteristiche dell’abitazione o del posto in cui si trova”.

Il ricercatore tranquillizza: “Non dobbiamo preoccuparci dei germi che popolano le nostre case, sono un dato di fatto. Stanno intorno a noi, sulla nostra pelle e nell’ambiente che ci circonda, e per la maggior parte sono innocui”. E poco importa che lo studio abbia riguardato gli Stati Uniti: “In qualunque altra parte del mondo non cambierebbe gran che”, assicura Fierer. Casa che vai, germi che trovi. L’indirizzo non conta.

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FARMACI E LORO PERICOLOSITA’

Farmaci dannosiEcco perché molti farmaci sono inutili e dannosi, e nessuno te lo dice.

La campagna Alltrials si batte per la pubblicazione di tutti i risultati della sperimentazione clinica di un farmaco, anche e soprattutto di quelli negativi che evidenziano scarsa efficacia o pericoli per la salute. Potremmo accettare una ricerca medica che, pur di dimostrare l’efficacia di un farmaco, renda pubbliche solo le sperimentazioni (trial) che mostrano dati a favore, nascondendo quelle che evidenziano scarsa efficacia e gravi conseguenze per la salute delle persone?  Un’eventualità del genere non sarebbe tollerata da nessuno. Anzi sarebbe duramente condannata, viste le conseguenze negative che potrebbe avere sulla salute di ognuno di noi. Purtroppo non si tratta di una malaugurata ipotesi ma di un’inquietante realtà di cui si parla raramente sui mezzi di informazione. A diventarne consapevoli, sono stati proprio gli esperti indipendenti della ricerca medica che hanno definito la parziale pubblicazione delle sperimentazioni cliniche con il termine di under-reporting; un fenomeno che rappresenta una grave negligenza nella conduzione della ricerca, e che porta a sovrastimare l’efficacia e a sottostimare gli effetti avversi dei trattamenti. Tutto ciò espone i pazienti a rischi inutili, determina uno spreco di risorse destinate all’assistenza sanitaria e danneggia la fiducia riposta nella medicina. Finora i provvedimenti presi per cercare di arginare l’under-reporting hanno avuto solo un effetto parziale e non hanno risolto il problema alla radice. Ricerche indipendenti hanno evidenziato che ancora oggi il 50% delle sperimentazioni cliniche non è stato pubblicato.

In Francia due rinomati medici, Philippe Even e Bernard Debré, in un libro accusa che ha fatto tanto scalpore, sono riusciti a dare un’idea delle gravi conseguenze che l’occultamento delle sperimentazioni cliniche produce. La loro ricerca ha evidenziato che la metà dei prodotti sul mercato è inutile, il 20 per cento è scarsamente tollerato dai malati e il 5 per cento è addirittura potenzialmente pericoloso per la salute.

È un problema di una gravità inaudita. Non è ammissibile che le aziende farmaceutiche (che conducono la stragrande maggioranza delle sperimentazioni sui farmaci), le università e i centri di ricerca tendano ad occultare sistematicamente gli studi che potrebbero pregiudicare l’autorizzazione di un farmaco o le posizioni di prestigio acquisite nell’ambito della ricerca medica. Purtroppo, tra tutti questi soggetti si crea una perversa convergenza di conflitti d’interessi, sia economici che personali, che produce le pesanti distorsioni citate in precedenza. A pregiudicare ulteriormente l’accesso a tutte le evidenze scientifiche in ambito medico, c’è un altro fenomeno, definito con il termine di publication bias, che riguarda la pubblicazione degli studi sulle riviste medico scientifiche che tendono a dare spazio soprattutto alle ricerche che presentano prevalentemente dati positivi. In un quadro del genere diventa sempre più difficile prendere decisioni mediche informate, efficaci e il più possibile sicure. Il prezzo più alto viene pagato soprattutto da chi è meno consapevole dell’esistenza di questo fenomeno, le persone comuni sottoposte ai trattamenti medici.

Fortunatamente, esistono centri di ricerca indipendenti (come la Cochrane Collaboration*, ilCentre for Evidence Based Medicine*) e importanti riviste scientifiche, che già da tempo hanno preso una posizione netta e si sono impegnate per portare all’attenzione dell’opinione pubblica questo grave problema. Ad esempio, il British Medical Journal non accetta di pubblicare ricerche per cui non ci sia una completa diffusione dei dati per consentire un riesame indipendente e ha lanciato la campagna OPEN DATA, per la completa trasparenza dei dati delle sperimentazioni cliniche. Uno degli ultimi atti in tale direzione, ha visto ancora il British Medical Journal, insieme a tanti altri organismi indipendenti, lanciare la petizione internazionale ALLTRIALS, per richiedere che qualsiasi sperimentazione clinica sia registrata presso un ente pubblico indipendente e che ci sia l’obbligo di pubblicazione di tutti i risultati, il tutto nella completa trasparenza. L’iniziativa sta creando un grosso clamore, soprattutto in Gran Bretagna, dove si è guadagnata la presenza sulle pagine dei maggiori quotidiani britannici (The Guardian, The Indipendent, The Times, Reuters) dopo che il gigante farmaceutico GlaxoSmithKline ha dichiarato pubblicamente il suo supporto alla campagna ALLTRIALS, impegnandosi alla pubblicazione di tutti gli studi clinici relativi ai suoi farmaci.

La richiesta della campagna Alltrials va dritta al cuore del problema che ha minato la base della credibilità della medicina ufficiale. Non è possibile parlare di responsabilità sociale dei giganti dell’industria farmaceutica o dell’etica della ricerca medica se non si pone alla base la completa trasparenza dei dati e dei metodi usati per condurre le sperimentazioni farmaceutiche. Solo in questo modo chi deve decidere se un farmaco deve essere autorizzato o meno, ha a disposizione tutte le informazioni per valutare efficacia e sicurezza dello stesso. Se una cosa simile accadesse ne beneficeremmo tutti: cittadini, medici, ricercatori onesti, enti regolatori pubblici e anche quelle aziende farmaceutiche animate da un minimo di etica.

In un contesto del genere, diventa un dovere civico di ogni cittadino impegnarsi in prima persona per la salvaguardia della propria salute, informandosi e sostenendo iniziative come la campagna Alltrials. …….

Si tratta di importanti realtà della ricerca medica indipendente, attivamente impegnate nella revisione critica delle sperimentazioni cliniche disponibili per fornire la migliore evidenza scientifica a chi deve prendere decisioni mediche.
di Giulio Cesare Senatore

 

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SISTEMA IMMUNITARIO (cosa lo distrugge) e ZEOLITE

SISTEMA IMMUNITARIO

L’habitat, gli alimenti, i farmaci assunti e lo stile di vita, possono incidere negativamente sul nostro sistema immunitario. Avere un’idea delle modalità con cui ciò accade può fare una notevole differenza nella prevenzione di molte patologie.

  1. 1. ZUCCHERI. Il saccarosio deprime il sistema immunitario e drena minerali preziosi dall’organismo. Anche in piccole dosi lo zucchero è dannoso per la salute. Assumere 100 grammi (8 cucchiai) di zucchero, equivalenti a circa due lattine di una bibita, può ridurre del 40% l’attività germicida dei nostri globuli bianchi. L’effetto di depressione immunitaria provocato dallo zucchero ha inizio circa 30 minuti dopo l’assunzione e dura fino a cinque ore. Al contrario l’ingestione di carboidrati complessi o amidi non produce alcun effetto sul sistema immunitario. Se si assume zucchero di mattina, pomeriggio e sera, l’organismo resta cronicamente in uno stato di caos che alla lunga diventa nocivo. Inoltre, lo zucchero è un killer di nutrienti, cioè provoca la non assunzione di sostanze nutritive! Alcuni nutrienti sono neutralizzati dallo zucchero nel processo metabolico.
  2. CARENZA DI SONNO.Avrete notato che la scarsa quantità di sonno comporti un incremento delle probabilità di contrarre raffreddori o altre infezioni. La carenza di sonno può causare un incremento di produzione dell’ormone dello stress, e maggiore predisposizione alle infiammazioni. Anche se i ricercatori non sono esattamente certi di come il sonno riesca a rinsaldare il sistema immunitario, è appurato che fare almeno sette ore di sonno ogni 24 sia un grande aiuto per la conservazione di una buona salute. La carenza di sonno inoltre influisce negativamente sulla secrezione di melatonina. La melatonina è una potente barriera contro i radicali idrossili e due volte più efficace della vitamina E contro i radicali perossidici.
  3. VACCINI.Contrariamente al parere di molti medici, i vaccini indeboliscono il sistema immunitario, piuttosto che fortificarlo (v. correlati). Non di rado contengono sostanze chimiche e metalli pesanti come mercurio e alluminio, cioè agenti immuno-depressivi. Il mercurio provoca cambiamenti nell’attività dei linfociti, diminuendone la vitalità. I vaccini inoltre alterano alcuni equilibri a livello di anticorpi, proprio come accade nelle patologie comprese sotto il nome di AIDS. Il nostro sistema immunitario si sovraccarica per fare fronte a sostanze estranee come i metalli pesanti, mentre i virus sono liberi di riunirsi in una comunità, crescere e moltiplicarsi. E’ un po’ come cercare di nuotare dopo essere stati incatenati e ammanettati.
  4. FARMACI. Man mano che la ricerca progredisce, viene fuori che centinaia di farmaci accrescono la suscettibilità alle infezioni e deprimono le funzioni immunitarie. I ricercatori hanno osservato una riduzione delle citocine (ormoni messaggeri del sistema immunitario) in un numero significativo di consumatori di antibiotici. Molti farmaci ostacolano gli effetti suscitati dalla sinergia tra le cellule immunitarie ed i tessuti e gli organi deputati alla difesa dell’organismo da malattie, infezioni e virus. La maggior parte dei farmaci contengono anche un elevato livello di specifiche tossine che decimano i batteri benevoli intestinali, i quali sono una fonte primaria di protezione dell’organismo umano. Di conseguenza, l’uso a lungo termine di farmaci è associato ad una maggiore frequenza e durata delle infezioni.
  5. ALCOOL. E’ ormai cosa assodata che il consumo abituale a lungo termine di alcol produca gravi conseguenze nella salute fisica e mentale delle persone. Bere un paio di bicchieri di vino al giorno è generalmente considerato un buon modo per aiutare la salute cardiovascolare e del cervello. Ma un studio della Rutgers University ha indicato che il consumo costante possa ridurre del 40% la produzione di cellule cerebrali in un adulto. L’alcol inoltre nuoce alla capacità del sistema immunitario di combattere infezioni e malattie. Il consumo eccessivo di alcol alla lunga conduce alla deficienza immunitaria in due modi: carenza nutrizionale e riduzione dei globuli bianchi. L’alcol altera la metabolizzazione dei nutrienti a causa dei danni che causa alle cellule nel tratto digestivo, e interferisce con la secrezione di alcuni enzimi necessari alla digestione. L’alcol può anche impedire l’assorbimento di importanti vitamine al livello epatico.
  6. CEREALI RAFFINATI. I cereali raffinati come la farina bianca, il riso istantaneo, la pasta arricchita e molti tipi di fast food contengono poche sostanze nutritive e poche fibre rispetto alle controparti integrali. Un consumo prolungato eccessivo di cereali raffinati e cibi altamente trasformati contenenti pesticidi, additivi chimici e conservanti può indebolire il sistema immunitario e predisporre ad alcune malattie croniche. Uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition ha appurato che nelle 5 ore successive l’ingestione di 100 grammi di alimenti trasformati la capacità battericida dei globuli bianchi si riduca notevolmente. La nostra dieta moderna fatta di prodotti alimentari trasformati, take away e pasti da microonde potrebbe essere concausa del forte incremento delle malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, ma anche dell’alopecia, dell’asma e degli eczemi.
  7.  STRESS CRONICO. Un lieve livello di stress può giovare all’organismo. Il modo di gestire, reagire e affrontare lo stress è un fattore importante per la salute. Molte persone ignorano che il livello di stress abbia una grande influenza sull’efficienza del nostro sistema immunitario. Lo stress cronico incrementa i livelli di cortisolo, e ciò riduce la produzione di prostaglandine ‘buona.’ Lo stress cronico può rendere più soggetti a raffreddori e influenze stagionali, e può concorrere a problemi di salute più gravi, come patologie cardiache, diabete e altre malattie. Praticando attività di riduzione dello stress come lo yoga, la meditazione e le risate, è possibile evitare che l’organismo entri in uno stato di stress cronico.
  8. CARENZA DI VITAMINA D. Quando la vitamina D si lega ad alcuni specifici recettori, si innesca una catena di eventi in cui molti agenti patogeni, ad esempio le cellule tumorali, sono neutralizzati. La carenza di vitamina D può quindi indebolire questo sistema, con susseguente incremento delle probabilità che la malattia si sviluppi. È uno dei motivi per cui le persone che vivono nei pressi dell’equatore hanno un’incidenza molto inferiore (o assente) di molte malattie. Benché la vitamina D possa essere assunta mediante alcune limitate fonti alimentari, il miglior modo di sintetizzarla è l’esposizione diretta al sole durante i mesi primaverili ed estivi. 30 minuti di esposizione a torso nudo nei mesi più caldi equivalgono a circa 10.000 unità (UI) di vitamina
  9. DISIDRATAZIONE. La disidratazione cronica può influire in molti modi sullo sviluppo di malattie croniche. Alcune evidenze indicano che la disidratazione possa essere correlata alla suscettibilità ad alcune specifiche forme tumorali. E’ di vitale importanza mantenere un buon livello di idratazione per supportare la eliminazione dei sottoprodotti di qualsiasi malattia e aiutare il sistema immunitario a combattere le infezioni. La disidratazione può influenzare la vostra energia, il vostro sonno e la vostra capacità di espulsione delle tossine dal’organismo.
  10. ANSIA E PAURA. Le emozioni negative possono pregiudicare le funzioni dell’organismo. Come nel caso dello stress, se cronicizzate le emozioni negative comportano un drammatico incremento del livello di cortisolo. I rischi della vita moderna agiscono come una morsa sull’immaginazione della gente. I sociologi la chiamano Fenomenologia della Società del Rischio, descrivendola come una cultura sempre più preoccupata da minacce di ogni tipo, sia reali che percepite, ma di certo interiorizzate. La paura crea un senso di urgenza nel corpo e stimola la reazione del sistema simpatico. L’ansia e la paura influenzano l’intero stato di salute del corpo, i livelli ormonali e il modo in cui le nostre cellule immunitarie sono in grado di difenderci.
  11. ADDITIVI ALIMENTARI INDUSTRIALI E TOSSINE. Additivi, coloranti e OGM usati dall’industria alimentare sono tra le principali cause di ADHD, asma, cancro e molte altre malattie, in quanto responsabili della creazione un ambiente tossico per la nostra salute. Ogni anno i produttori di alimenti integrano 15.000.000 di dollari di coloranti alimentari artificiali nei cibi americani – e tale stima ha preso in considerazione appena otto diverse varietà di cibo, secondo quanto affermato dal Centro per la Scienza nell’Interesse Pubblico (CSPI). Oltre a tumori, malformazioni congenite e reazioni allergiche, le miscele di tossine alimentari industriali possono causare malattie autoimmuni. Gli OGM che possono essere inseriti nei cibi senza essere dichiarati se inferiori al 1% vengono messi dappertutto come Lecitina di Soia, Amido di Mais, ecc e sono stati dimostrati causare sterilità e cancro. Inoltre le galline e gli altri animali alimentati con OGM (tutti quelli che non dichiarano altrimenti nella confezione usano OGM) che producono uova e carni che troviamo al supermercato, non debbono avere l’etichetta OGM.

(dionidream)

….La zeolite, come già accennato, agisce come una spugna, che assorbe e smaltisce tutte le sostanze nocive del corpo a partire dalla mucosa orale fino all’ano. Ripulisce efficacemente il nostro intestino senza penetrare nelle cellule e al tempo stesso cede in cambio importanti minerali.Quest’ultima azione migliora indirettamente anche il sistema immunitario e aiuta il fegato e i reni a eliminare i veleni. La zeolite ripulisce l’intestino e prepara così il terreno per i probiotici che ricostituiranno la normale flora intestinale.

Cfr: LA PIETRA DELLA VITA – Dott. Med. Ilse Triebnig – I. Schweltz

HAMBURGER e AMMONIACA

Hamburger e ammoniacaL’idrossido d’ammonio è tutt’ora presente in moltissimi prodotti alimentari sul mercato, la sigla è E527 ed è un additivo che deriva dal gas dell’ammoniaca bandito in Australia, lo troviamo invece spesso oltre che nella carne anche nel cioccolato, latte aromatizzato al cioccolato, gelatine, caramello e prodotti a base di uova. Lo chef inglese Jamie Oliver, famoso per le sue campagne a favore di un cibo sano, ha vinto una importante battaglia contro quello che potremo definire il re del junk food a livello mondiale, vale a dire McDonald’s sull’uso della carne negli hamburger. Secondo lo chef inglese, infatti, le parti grasse di carne bovina utilizzate per gli hamburger di McDonald’s vengono “lavate” con idrossido di ammonio (in pratica: ammoniaca disciolta in acqua) e poi utilizzate per preparare i panini. Ha commentato Jamie Oliver:

Fondamentalmente, stiamo prendendo un prodotto che sarebbe stato venduto nel modo più economico per i cani e dopo questo processo, viene dato agli esseri umani. Oltre alla bassa qualità della carne, l’idrossido di ammonio è nocivo per la salute. Perché qualsiasi essere umano ragionevole dovrebbe voler mettere carne trattata con ammoniaca nelle bocche dei loro figli?

McDonald’s ha annunciato che ha tolto l’ammoniaca dalla ricetta ma rimane in molti prodotti sul mercato. Essa rendeva commestibile scarti di animali che a fatica sarebbero stati destinati all’alimentazione dei cani e che dopo il trattamento diventavano l’ingrediente principale di alcuni prodotti della grande multinazionale.

L’uso dell’ammoniaca era già stato abbandonato sia dalla concorrenza, come Burger King e Taco Bell, che da tempo sottolineano l’innovazione a discapito del principale concorrente. L’ammoniaca serve ad uccidere i microbi e a rendere commestibile la carne altrimenti pericolosa per l’alimentazione umana, anche se a sua volta è tossica e non certo indicata per il consumo umano, anche se negli Stati Uniti, essendo considerata “parte del processo” di lavorazione, non deve neppure essere indicata tra gli ingredienti.

(Dionidream.it)

ZEOLITE per abbattere la presenza di ammoniaca.

L’ammoniaca è evidente come sia fortemente dannosa per il corpo: neutralizza gli acidi gastrici che, per esempio, contrastano la sopravvivenza dell’ helicobacter. Questo batterio vive soltanto in ambiente acido protetto da uno strato di muco; per questo motivo si trova solo nello stomaco. Una volta insediatosi nello stomaco, non fa altro che sottoporre la mucosa ai metaboliti tossici da esso prodotti. Il batterio può produrre sostanze che causano danni alle cellule e con il tempo possono sopraggiungere gastrite e ulcera. La maggior parte delle persone ne è portatrice, ma un buon equilibrio fra potere patogeno del microrganismo e difese immunitarie del soggetto normalmente garantisce un’adeguata protezione; per questo motivo i soggetti con una marcata immunodeficienza sono particolarmente esposti a tale agente.

Assorbendo l’ammoniaca, la zeolite ripristina le condizioni normali e permette ai succhi gastrici di distruggere l’helicobacter. Se si pensa che questo batterio nocivo per l’uomo può provocare gastrite cronica, ulcera gastrica e duodenale e persino tumore dello stomaco, ben si comprende l’importanza di assumere zeolite

 

 

 

ITALIA A RISCHIO VIRUS NEGLI ALIMENTI: disintossicazione !!!

Italia a rischio virus
Nel nostro Paese le intossicazioni alimentari sono in aumento, come confermato anche l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare e i dati diffusi dal “Rasff” ossia il Sistema Europeo di allerta per alimenti e mangimi. I motivi dell’elevato rischio alimentare si devono rintracciare sia nella tendenza ad acquistare prodotti di scarsa qualità che nell’operato delle aziende che, in taluni casi, non mettono in pratica tutte le norme igieniche; Non va inoltre dimenticato che molte contaminazioni avvengono a casa perchè non vengono rispettati i criteri base di pulizia.

Le intossicazioni alimentari di lieve entità si manifestano con dolori addominali, nausea e febbre che, in due o tre giorni, spariscono in modo naturale. Non di rado, dietro queste manifestazioni vi sono alimenti mal conservati o non cotti in maniera adeguata; le altre cause riguardano l’abitudine di non disinfettare gli utensili impiegati per lavorare la carne cruda, in particolare il pollo. Questo vale anche per le uova che sul guscio conservano germi e batteri potenzialmente pericolosi.

Per evitare che gli alimenti diventino un ricettacolo di virus e germi bisogna mantenere pulito il piano di lavoro, non far entrare in contatto la carne cruda con gli altri alimenti ed evitare di tenere in frigorifero verdura sporca vicino a formaggi o ad altri prodotti da consumare crudi.

La carne, in particolare quella di maiale e di pollo, deve essere ben cotta e non rosata ed i cibi scongelati non vanno mai ricongelati; inoltre, quando bisogna scongelare del cibo questo va posto all’interno del frigorifero e non lasciato all’aria.

Una regola troppo spesso disattesa riguarda il lavare le mani con sapone ed acqua calda prima di iniziare a cucinare e dopo aver toccato la carne cruda. Gli strofinacci ed i grembiuli devono essere disinfettati e cambiati giornalmente.

Al supermercato bisogna scegliere prodotti che siano ben conservati, controllando la data di scadenza e la loro integrità. Un alimento con un costo eccessivamente basso potrebbe nascondere delle insidie, come per esempio una scarsa attenzione per le regole di produzione e la conservazione degli ingredienti di base.

 www.tuttasalute.net

 

DISEASE MONGERING: la mercificazione della malattia

Disease mongeringIl settore farmaceutico, ormai nelle mani dei colossi del settore, è decisamente molto ricco. Ma si sa, per far soldi servono soldi. Non è un caso, infatti, se in questo campo oggi si spende più denaro per il marketing che per la ricerca. Per essere più precisi, il Big Pharma (l’appellativo dato all’industria farmaceutica) impiega un terzo dei ricavi e un terzo del personale per collocare nuovi medicinali sul mercato. Pionieri di questo nuovo approccio con la salute sono gli Stati Uniti, dove tra il 1996 e il 2001 il numero dei venditori di farmaci è cresciuto del 110%, passando da 42.000 a 88.000 agenti. Non solo, per promuovere i suoi nuovi prodotti questo settore spende ogni anno da 8.000 a 13.000 euro per ogni singolo medico.

Nota come Disease mongering, o mercificazione della malattia, questa pratica estrema del marketing funziona in modo abbastanza semplice: basta abbassare i valori di una grandezza misurabile (diabete, pressione arteriosa, colesterolo ecc.), o diagnosticare come disturbo una presunta anomalia del comportamento (tristezza, ansia, timidezza) e il numero di malati cresce automaticamente. In effetti, la logica è la stessa di quella che domina in generale nella società dei consumi: come si è passati dalla produzione di merci per il loro consumo al consumo fine a se stesso per continuare a produrre merci, così si è passati dall’invenzione di nuove medicine per la cura delle malattie all’invenzione di nuove malattie per produrre nuovi farmaci.

Il caso più eclatante si è probabilmente verificato nel 2004, quando una commissione di “esperti” negli Stati Uniti ha riformulato la definizione diipercolesterolemia (l’eccesso di colesterolo nel sangue). In pratica, riducendo i livelli ritenuti necessari per autorizzare una cura medica, hanno letteralmente triplicato da un giorno all’altro il numero di persone che potevano avere bisogno di cure farmacologiche. Un dettaglio importante: otto dei nove membri di quella commissione lavoravano a quel tempo anche come relatori, consulenti o ricercatori proprio per le case farmaceutiche coinvolte nella produzione di farmaci ipocolesterolemizzanti . E questa è solo la punta dell’iceberg. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA), già nel 2002 l’87% degli autori delle linee guida cliniche aveva conflitti d’interesse a causa di legami con l’industria farmaceutica. Di questi, il 59% aveva rapporti diretti con i produttori dei farmaci relativi alle patologie per cui era chiamato a stilare le linee guida .

Attraverso il Disease mongering le persone vengono persuase del fatto che problemi prima accettati come un semplice inconveniente, o come “parte della vita”, debbano ora destare preoccupazione e abbiano bisogno di cure mediche. Il fenomeno è tanto diffuso che il prestigioso British Medical Journal ha pubblicato, già nel 2002, una “Classificazione internazionale delle non-malattie”: oltre 200 condizioni ritenute a torto come patologiche [4]. Vediamo le prime dieci, anche se ci si potrebbe davvero divertire, elencandole tutte: invecchiamento, lavoro, noia, sacchi lacrimali, ignoranza, calvizie, efelidi (una sorta di lentiggini), orecchie a sventola, capelli grigi/bianchi, bruttezza.

Purtroppo, però, non c’è molto da scherzare. Non solo per le dimensioni che hanno raggiunto queste pratiche, ma anche perché ci vorranno decenni, prima che le si possano sradicare dal sistema socio-sanitario. Oltre alle ingenti cifre di denaro investite, infatti, c’è da considerare che i regali (inviti a pranzo o in vacanza, accesso a congressi in località esotiche e numerosi altri sottili meccanismi di persuasione) non sono riservati solamente ai medici praticanti. La corruzione inizia infatti già con regali da parte delle industrie farmaceutiche agli studenti di medicina prossimi alla laurea: futuri professionisti pronti a collaborare nel lancio di nuove “campagne di sensibilizzazione” con pubblicitari alla Vince Parry. Questo professionista del marketing, in un articolo intitolato “L’arte di inventare malattie”, rivelò pubblicamente di collaborare con le case farmaceutiche per “creare nuove idee su disturbi e malattie e un nuovo modo di pensare alle cose per massimizzare le vendite dei farmaci”. Del resto, scrive Parry, “le case farmaceutiche oggi promuovono non solo i propri farmaci, ma anche i disturbi necessari a creare il mercato per i propri prodotti”. Questo modo di vedere il settore farmaceutico arriva però da più lontano. Trent’anni fa Henry Gadsen, direttore della casa farmaceutica Merck, dichiarò alla rivista Fortune: “Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque”.

Bene, sembrerebbe proprio che siamo arrivati a questo punto. Per questo servono urgentemente dei provvedimenti, sia a livello legislativo che mediatico. Basti pensare che, secondo una ricerca francese, la metà dei prodotti oggi sul mercato è inutile, il 20 per cento è scarsamente tollerato dai malati e il 5 per cento è addirittura potenzialmente pericoloso per la salute . Ne va quindi delle nostre tasche, ma anche e soprattutto delle nostre vite. Questa estrema medicalizzazione della società, in effetti, porta da una parte a terapie inopportune, dall’altra ad enormi sprechi di denaro (spesso pubblico) che compromettono la già traballante sostenibilità economica di interi sistemi sanitari. Il tutto sottraendo risorse utili alla cura e alla prevenzione di patologie reali. E perché no? Alla tanto magnificata ricerca.

Testo estratto dal libro Medicina Ribelle. Prima la salute, poi il profitto”. Edizioni L’Età dell’Acquario

(lafucina.it)

METALLI PESANTI e stoviglie da cucina

Stoviglie e composizione

Spesso è una cosa alla quale non si pensa, ma importanti rischi in cucina per la nostra salute derivano non direttamente dai cibi che mangiamo, ma dagli strumenti che utilizziamo per conservarli o per cuocerli.

 

Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti (MOCA) comprendono utensili da cucina e da tavola quali pentole, posate, mestoli, piatti e bicchieri, recipienti e contenitori, pellicole e tutti i materiali destinati a contenere acqua ad uso alimentare e bevande. La legge prevede che tutti questi materiali devono essere prodotti conformemente alle buone pratiche di fabbricazione, “Good Manufacturing Practices” (GMP) e questo significa che in condizioni d’impiego normale o prevedibile, non devono trasferire agli alimenti componenti in quantità tale da costituire un pericolo per la salute umana; comportare una modifica inaccettabile della composizione dei prodotti alimentari; comportare un deterioramento delle caratteristiche organolettiche. A valutare la sicurezza di ogni materiale che viene a contatto con gli alimenti è l’EFSA (European Food Safety Authority), organismo indipendente che lavora in stretta collaborazione con vari Enti di Ricerca e Istituti Scientifici degli Stati Membri dell’Unione Europea. Vediamo quali sono i materiali che più usiamo in cucina e quali possono essere i rischi che comportano.

Teflon – Uno dei materiali sicuramente più discussi negli ultimi anni è il Teflon, brevetto dell’azienda statunitense DuPont. Si tratta in realtà di politetrafluoroetilene (PTFE) ed è la sostanza con la quale sono rivestite la maggior parte delle pentole antiaderenti presenti nelle nostre cucine. Nonostante molti studi affermino la non pericolosità del materiale, anche quando viene graffiato e usurato, l’EPA (US Environmental Protection Agency) ha vietato l’uso di Teflon nelle cucine USA dal 2015 in poi. L’elemento incriminato che viene usato nelle fasi di produzione del PTFE è il PFOA (acido perfluorottanico) che avrebbe effetti epatotossici e di alterazione dello sviluppo e della riproduzione. Il PFOA fa parte delle sostanze perluoroalchiliche (PFAS), caratterizzate da una catena alchilica idrofobica fluorurata lunga e utilizzate per ottenere rivestimenti idrorepellenti e oleorepellenti, in campo alimentare, ma non solo. In seguito alla discussione sulla tossicità di questi componenti, molte aziende hanno sostituito nel corso degli anni questi composti con altri a catena più corta, che non si accumulano nell’organismo di animali e uomo: tuttavia in quello delle piante sì, quindi anche nella frutta e negli ortaggi di cui ci nutriamo. Teglie e padelle non sarebbero però le uniche a comportare un rischio in cucina: anche i sacchetti per le patatine e per le merendine sarebbero prodotti utilizzando PFAS così come la carta da forno, alla quale i cibi in cottura non devono attaccarsi. I più pericolosi però sarebbero i sacchetti per pop corn da microonde, che sono in carta all’esterno, ma rivestiti all’interno di olio. Durante la cottura il PFOA migra dalla carta all’olio e si trasmette così al cibo.

Alluminio – Nelle cucine professionali le padelle sono spesso in semplice alluminio. Anche nelle nostre case però caffettiere, vaschette e fogli in alluminio non mancano mai. Si tratta di un materiale che a temperatura ambiente, se a contatto col cibo per brevi periodi, non crea problemi se non con i cibi acidi come limone, aceto, pomodoro o salati. In questi casi è facile che ci sia un passaggio di alluminio nel cibo. Ricordiamo che l’alluminio risulta tossico per il sistema nervoso centrale, si accumula nel cervello e nelle ossa, alcune ricerche cliniche sembrano dimostrare una correlazione statistica tra assunzione cronica di alluminio e sviluppo di gravi malattie neurodegenerative. Più sicure sono le pentole in alluminio anodizzato, prodotte mediante una speciale ossidazione anodica dura, che grazie anche alla presenza di ioni di argento conferisce al materiale doti antigraffio, anticessione e antibatteriche. Risultano però costose e difficili da trovare.

Acciaio inossidabile – L’acciaio potrebbe sembrare il più inerte dei materiali, ma non è esattamente così. Si tratta di una lega di cromo e nichel ai quali vengono aggiunti altri metalli che aumentano la resistenza alla corrosione. Esistono il 18/10 che ha un 18% di cromo e un 10% di nichel, il 18/8 con la stessa percentuale di cromo e l’8% di nichel e il 18/c senza nichel. Anche per l’acciaio il contatto di cibi acidi e salati può determinare la cessione agli alimenti in cottura di cromo esavalente e nichel, entrambi cancerogeni. Bisogna porre attenzione anche ai tempi di contatto con il cibo, che non devono essere prolungati.

Rivestimento in pietra – Oggi va molto di moda per padelle, pentole e bistecchiere, il rivestimento in pietra. Si tratta dell’applicazione di polvere e frammenti di pietra legati con una resina. Al momento non ci sono molti studi che ne vaglino la sicurezza, ma non conoscendo la natura delle resine utilizzate il dubbio sembra sano e legittimo.

Rame – Il rame in sé non è adatto al contatto con gli alimenti, una sua assunzione oltre i livelli normali stabiliti dal nostro organismo è tossica per il fegato e può creare gravi disturbi, per cui viene rivestito all’interno di stagnoalluminio o acciaio inox. È bene utilizzarlo al di sotto dei 250 °C perché oltre tale temperatura il rame si ammorbidisce e risulta più facile che il rivestimento si danneggi facendo si che il cibo entri in contatto con esso.

Terracotta – La terracotta è argilla che viene cotta alla temperatura di 900-1000 °C e che viene però poi smaltata con rivestimenti vetrosi. Di solito vengono usati smalti e colori tossici che possono contenere per esempio piombo, cadmio, selenio, antimonio, arsenico e uranio. Questo può andar bene per pentole decorative, ma per cucinare è meglio optare per pentole in cui vengono utilizzate solo sostanze alcaline naturali.

Imballaggi metallici – Si tratta di latta (banda stagnata), utilizzata per esempio nelle lattine e nei barattoli come quelli dei pelati, banda cromata di cui sono fatti i tappi delle bottiglie di vetro, le capsule dei barattoli e alcuni barattoli verniciati e l’alluminioin fogli che usiamo per conservare gli alimenti e a volte anche per cuocerli. La maggior parte delle lattine per la conservazione degli alimenti è rivestita all’interno da resine fenoliche, sostanze che si ottengono facendo reagire fenolo eformaldeide, che possono rilasciare negli alimenti della formaldeide, sostanza ritenuta cancerogena, mentre per i fogli di alluminio valgono le stesse regole da seguire per le pentole fatte con tale materiale.

Carta e cartone – Potrebbe sembrare un materiale sicuro, ma spesso, oltre alla fibra di cellulosa si aggiungono agenti sbiancanti, colle, cere usate per il rivestimento che a contatto con i cibi possono contaminarli. Per questo spesso negli imballaggi in carta e cartone viene aggiunto un film di plastica che va a contatto con l’alimento. Particolare attenzione va posta per i cibi umidi e grassi che sono in grado di far migrare sostanze dalla carta. Ecco perché per esempio i cartoni della pizza non possono essere costituiti di carta riciclata, ma vergine. Quella riciclata potrebbe essere inquinata da inchiostri di stampa e altre sostanze che provengono dalla sua vita precedente.

Plastica – Ogni materiale plastico viene identificato da un codice che individua la tipologia di materiale: 1, polietilene tereftalato o PET; 2, polietilene ad alta densità o HDPE o PE; 3, cloruro di polivinile o PVC; 4, polietilene a bassa densità o LDPE; 5, polipropilene o PP; 6, polistirene o polistirolo, PS ; 7, altri (policarbonato, resine epossidiche, melamina).

  1. PET– È il materiale con cui sono fatte le bottiglie in plastica. Dovrebbero essere monouso ed essere utilizzate con liquidi freddi perché il calore favorisce la degradazione del materiale con rilascio di acetaldeide e antimonio.
  2. PVC – Molto pericoloso perché rilascia ftalati che hanno effetti negativi sullo sviluppo sessuale maschile, sulla maturazione dei testicoli, sono perturbatori ormonali e possono causare infertilità. Sono sostanze cancerogene che accumulandosi nell’organismo possono provocare gravi danni a fegato e reni. Di PVC sono costituite ancora buona parte delle pellicole che usiamo in cucina per conservare i cibi, ma a contatto con i grassi degli alimenti gli ftalati, che hanno natura lipofila, possono contaminarli. Se bruciato questo materiale rilascia diossina, ecco perché si sta cercando di eliminarlo in commercio e sostituirlo con altre sostanze.
  3. LDPE – Sono in polietilene a bassa densità per esempio i sacchetti da freezer e i guanti monouso. Vanno bene se utilizzati a temperatura ambiente e non devono essere riutilizzati.
  4. PS – Il polistirolo è molto utilizzato per le sue proprietà di isolamento termico. Contiene al suo interno lo stirene, un idrocarburo aromatico che ha una struttura simile a quella degli estrogeni e oltre a creare interferenze ormonali può creare tutta una serie di effetti dovuti ad intossicazione. Non è sicura la sua migrazione negli alimenti con i quali viene a contatto, ma il PS non può essere considerato sicuro al 100%.
  5. ALTRI – Si tratta di contenitori in policarbonatoresine epossidiche, e resine melaminiche, che rilasciano bisfenolo Aformaldeide e melamina. In resina melaminica sono prodotti ad esempio i piatti per i bimbi, colorati e infrangibili e che sono sicuri solo al di sotto dei 70 °C. Al di sopra di questa soglia possono provocare problemi ai reni. Scatolette, lattine e barattoli spesso sono rivestiti di resine epossidiche che seppure legali contengono sostanze come il bisfenolo A, la formaldeide e la melamina. Il bisfenolo A interferisce con lo sviluppo sessuale del feto maschile, provoca aritmie cardiache, favorisce il cancro alla mammella e alla prostata, agisce sul sistema nervoso. L’Unione Europea ne ha proibito ad esempio l’utilizzo per la produzione dei biberon.

Particolare attenzione va posta poi a tutti quei materiali dalla natura incerta, che possono derivare dal mercato nero e che potrebbero rilasciare pericolose quantità di metalli pesanti.

(greenstyle.it)

La nostra salute è sempre sotto attacco: diventa sempre più difficile difendersi !!

ZEOLITE: metalli pesanti e radicali liberi

Zeolite,metalli pesanti e radicali liberi2Sono stati eseguiti studi approfonditi per la interazione della zeolite clinoptilolite naturale con i singoli metalli: gli studi evidenziano che la zeolite forma un legame particolarmente stabile con i metalli pesanti nocivi. Vi è per così dire una lista di priorità, in base alla quale il minerale naturale istituisce un legame con metalli specifici.Nei suoi minuscoli tunnel e canaletti, la zeolite assorbe e trattiene i metalli pesanti come piombo, mercurio, cadmio e cesio, i residui di farmaci, batteri e virus patogeni proprio come una spugna prima che questi possano contaminare la circolazione sanguigna.

La presenza di metalli pesanti e le sostanze nocive depositate nei canali delle pareti cellulari, impediscono il normale assorbimento. Per dirlo più chiaramente: possiamo dare al nostro corpo quanto calcio, potassio, magnesio e altro vogliamo, ma se i recettori cellulari sono occupati dalle sostanze tossiche e ne bloccano l’assorbimento, il mix di minerali assunto con le migliori intenzioni viene espulso senza produrre il benché minimo effetto positivo.

La zeolite attivata si rivela dunque sempre più una benedizione per l’umanità. Grazie alla sua capacità di favorire lo scambio ionico, consente di espellere le sostanze tossiche ed elimina il blocco: allo stesso tempo apporta alla cellula i suoi preziosi minerali: il risultato è che ci sentiamo di nuovo attivi e vitali.

Il cibo prodotto industrialmente ci fa morire di fame nonostante i piatti strapieni, mentre al contempo ci riempie di zuccheri e di grassi e ci inonda quotidianamente di prodotti chimici dannosi, come pesticidi, fungicidi, erbicidi, coloranti, conservanti e metalli pesanti velenosi quali arsenico, piombo e mercurio.

Questo cocktail di veleni poco invitante, con l’assunzione regolare di zeolite, viene abitualmente smaltito con l’evacuazione nel giro di 24 ore. Per converso, la pietra lavica cede al corpo ioni benefici come magnesio, calcio, potassio e sodio.

Lo scambio ionico funziona così bene in quanto le sostanze nocive presentano una grande affinità col reticolo cristallino della zeolite clinoptilolite e i cationi presenti nel reticolo cristallino sono fortemente attratti dalle sostanze organiche dell’organismo.

Fatto interessante, il corpo prende dal minerale soltanto gli ioni e la quantità di ioni di cui ha effettivamente bisogno. La zeolite in eccesso viene eliminata, pertanto un sovradosaggio del minerale vulcanico è impossibile.

Il metabolismo umano rappresenta il modo più efficiente per mettere a disposizione energie alle cellule del nostro corpo. D’altro canto la disponibilità di ossigeno è anche responsabile della formazione dei cosiddetti radicali liberi ossidanti. Una certa quantità di radicali è necessaria per proteggerci dai microorganismi che penetrano nel nostro corpo.

Tuttavia, un eccesso di specie reattive dell’ossigeno (ROS) danneggia la membrana cellulare e mette in moto processi patogeni (stress ossidativo). Le conseguenze possono assumere dimensioni anche drammatiche:

  • Arteriosclerosi, infarto cardiaco, ictus
  • Diabete mellito
  • Malattie infiammatorie, poliartrite
  • Cataratta
  • Malattie neurovegetative come morbo di Parkinson, Alzheimer, polineuropatie
  • Cancro

L’ossigeno impazzito può inoltre provocare invecchiamento precoce, malattie delle vie respiratorie, inibizione della formazione di sperma, malattie infiammatorie cutanee, melanomi e un’accresciuta predisposizione per le infezioni virali.

Un eccesso di ROS è riconducibile alla contaminazione ambientale da inquinanti atmosferici, metalli pesanti, pesticidi, fungicidi, raggi UV, ma anche da un’alimentazione scorretta, da alcool, nicotina ed esercizio fisico estremo. Anche la metabolizzazione di antibiotici, farmaci chemioterapici, paracetamolo e altre medicine può provocare danni alle cellule corporee. Il nostro corpo dispone di per sé di enzimi atti a depurare i radicali, ma spesso la loro azione non è sufficiente.

La buona notizia è che esiste un rimedio per rimettere in riga le specie di ossigeno “impazzite”,  la zeolite: la pietra lavica combatte lo stress ossidativo nel tratto gastrointestinale e agisce come una sorta di “antiruggine biologico” assolutamente affidabile ed efficace.

La particolarità della struttura della zeolite consiste nei numerosissimi piccoli canali presenti al suo interno. Questi canali contengono la carica negativa e gli elettroni che sono in grado di legare ed espellere i “radicali liberi” caricati positivamente e i metalli pesanti presenti nell’organismo. In cambio, per così dire, la zeolite rilascia gli ioni magnesio, potassio, calcio e sodio, necessari per la nostra salute. Per quanto riguarda le tossine che inquinano il nostro corpo, la pietra agisce qui come un setaccio molecolare, che filtra dal corpo i composti polari, che di fatto sono tossine.

In estrema sintesi, l’assunzione costante di zeolite ci permette di prevenire malattie e, con uno di stile di vita corretto, ci consente di mantenerci più sani e più a lungo nel tempo.

 

cfr: “Der Stein Des Lebens” – Dott.Med I.Triebnig – I. Schwelz

SCIE CHIMICHE: danni causati dall’alluminio.

Scie chimicheInternet è piena di storie riguardanti le “scie chimiche” e la geoingegneria per combattere il “riscaldamento globale” e fino a poco tempo fa, prendevo queste storie con le pinze. Una delle principali ragioni del mio scetticismo era che raramente avevo visto quello che stavano descrivendo nei cieli. Ma nel corso degli ultimi anni ho notato un gran numero di queste scie e devo ammettere che non sono come le scie di condensazione. Sono ampie e stabilizzate in uno schema ben definito che lentamente si trasformano in nuvole artificiali. La mia preoccupazione principale è che stanno spruzzando tonnellate di composti di alluminio di dimensioni nanometriche.

È stato dimostrato nella letteratura scientifica e medica che le particelle nanometriche sono infinitamente più reattive e producono un intensa infiammazione in un certo numero di tessuti. Di particolare interesse è l’effetto che queste nanoparticelle hanno sul cervello e sul midollo spinale e l’elenco crescente di malattie neurodegenerative tra cui la demenza di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la sclerosi laterale amiotrofica (ALS), le quali sono fortemente correlate all’esposizione con l’alluminio ambientale.

Le nanoparticelle di alluminio non sono solo infinitamente più infiammatorie, ma penetrano facilmente nel cervello attraverso una serie di percorsi come il sangue e i nervi olfattivi (i nervi dell’odore nel naso). Recenti studi hanno dimostrato che queste particelle passano lungo le vie neurali olfattive che si ricollegano direttamente alla zona del cervello che è, non solo la zona più colpita dall’Alzheimer, ma anche il primo organo ad ammalarsi.

Il percorso di esposizione intra-nasale rende la polverizzazione di enormi quantità di nanoaluminio nei cieli particolarmente pericolosi, in quanto sarà inalato da persone di tutte le età, compresi i neonati e i bambini piccoli, per molte ore se non continuamente. Sappiamo che le persone anziane hanno la maggiore reazione a questa esposizione all’alluminio. A causa della micro-dimensioni delle particelle di alluminio, anche i sistemi di filtraggio delle case dove abitiamo non ce la fanno a rimuovere l’alluminio, prolungando così l’esposizione anche in ambienti chiusi.

Oltre che ad inalarle, queste nanoparticelle di alluminio saturano il terreno, l’acqua e la vegetazione con livelli altissimi, anche 100 volte sopra il limite consentito dalla legge. Normalmente l’alluminio viene scarsamente assorbito dal tratto gastrointestinale ma il nano-alluminio viene assorbito in quantità elevate. L’alluminio assorbito si distribuisce ad un gran numero di organi e tessuti, compreso il cervello e il midollo spinale e provoca delle tremendi reazioni infiammatorie nei polmoni. Prego che i piloti che stanno spruzzando questa sostanza pericolosa comprendano appieno che stanno distruggendo la vita e la salute delle loro famiglie. Inclusi i nostri ‘bravi’ funzionari politici. Una volta che il terreno, le piante, e le fonti idriche saranno fortemente contaminate non ci sarà alcun modo per invertire il danno fatto.

Le contromisure devono essere prese ora per evitare la nascita di un disastro sanitario di enormi proporzioni. Se il progetto di aereosol non viene fermato immediatamente vedremo un aumento esplosivo delle malattie neurodegenerative che attualmente si verificano negli adulti e negli anziani in tassi senza precedenti, così come i disturbi nello sviluppo neurologico dei nostri bambini.

Dr. Russell L. Blaylock

Fonte http://www.geoengineeringwatch.org – Traduzione http://luniversovibra.altervista.org

SINDROME DELLA STANCHEZZA CRONICA: cause e rimedi

Stanchezza cronicaLa sindrome della stanchezza cronica è una malattia complessa, caratterizzata da una estrema e inspiegabile sensazione di fatica, che può peggiorare con l’attività fisica e mentale ma che non migliora con il riposo. Le cause non sono note, ma esistono svariate teorie che vanno dalle infezioni virali allo stress psicologico.Alcuni esperti credono che questo disturbo può scaturire da una combinazione di fattori.

Sintomi

La sindrome della stanchezza cronica ha ufficialmente otto sintomi (oltre ovviamente alla sensazione di stanchezza) e sono:

– scarsa memoria e concentrazione;

– gola infiammata;

– ingrossamento dei linfonodi nel collo o sotto le ascelle;

– dolore muscolare inspiegabile;

– dolore alle articolazioni;

– mal di testa;

– stanchezza estrema che dura più di 24 ore dopo l’esercizio fisico o mentale.

Cause

Gli scienziati non sono ancora riusciti a capire quale possa essere l’esatta causa di questo disturbo, ma è molto accreditata l’ipotesi che possa essere innescata da una serie di fattori, soprattutto in persone che nascono con una certa predisposizione a questo disturbo.

Alcuni fattori sono:

– infezioni virali: alcune persone sviluppano la sindrome della stanchezza cronica proprio dopo aver avuto un’infezione di questo tipo. Per questo motivo, i ricercatori si chiedono se e quali virus possono dare il via alla sindrome;

– problemi al sistema immunitario: le persone con sindrome della stanchezza cronica hanno delle difese immunitarie più deboli, ma non è chiaro se questo tipo di problemi può far sviluppare la malattia;

– squilibri ormonali: le persone con sindrome della stanchezza cronica hanno a volte valori anormali degli ormoni prodotti dall’ipotalamo o dalle ghiandole surrenali. Il motivo di queste anomalie è ancora sconosciuto.

Fattori di rischio

I fattori che possono aumentare il rischio di sindrome della stanchezza cronica sono:

  • età: la malattia può verificarsi a qualsiasi età, ma colpisce maggiormente le persone tra i 40 – 50 anni;
  • sesso: la malattia viene diagnosticata con maggiore frequenza alle donne. Secondo i ricercatori, il motivo può essere semplicemente perché le donne tendono a consultare un medico con più facilità rispetto agli uomini;
  • stress: le difficoltà di gestione dello stress possono contribuire allo sviluppo di tale sindrome.

Complicanze

Le possibili complicanze della sindrome della stanchezza cronica sono:

– depressione;

– isolamento sociale;

– restrizioni nello stile di vita;

– aumento delle assenze al posto di lavoro.

Quando è necessario consultare un medico?

La sensazione di fatica fa parte dei sintomi di molte malattie, come infezioni o disturbi psicologici. In genere, è necessario consultare il medico se il malessere persiste e diventa eccessivo e insopportabile. Se noti sintomi della sindrome della stanchezza cronica, è meglio consultare un medico quanto prima possibile. Prima dell’appuntamento puoi fare una lista che comprenda:

  • segni e sintomi. Sii accurata nella descrizione; annota se hai avuto problemi di memoria o mal di testa. Questi dettagli possono essere interessanti per il tuo medico;
  • informazioni personali importanti: annota se hai affrontato qualche cambiamento recentemente o se sei stato sottoposto a stress che può aver influito sul tuo benesserefisico;
  • informazioni sanitarie: annota le patologie che soffri o hai sofferto e il nome di tutti i farmaci e integratori che assumi regolarmente.

In più puoi aggiungere alla lista una serie di domande da porre al medico. Per esempio:

– Quali possono essere le cause della sindrome?

– Quali sono gli esami consigliati in questo caso?

– Come si possono trattare i sintomi?

– Bisogna effettuare cambiamenti nello stile di vita?

– Sarebbe opportuno consultare un medico di salute mentale?

Anche il medico ti farà una serie di domande, come:

– Quali sono i sintomi e da quanto tempo hai cominciato a notarli?

– Cosa migliora/peggiora i sintomi?

– Hai problemi di memoria o concentrazione?

– Hai difficoltà a prendere sonno?

– Con che frequenza ti senti depresso o ansioso?

– I sintomi limitano le tue capacità? Per esempio, sei mai mancato al lavoro o a scuola a causa dei tuoi sintomi?

– Hai cercato di trattare la patologia in qualche modo? Ha funzionato?

Con che tipo di tests è possibile diagnosticare la sindrome della stanchezza cronica?

Non esiste un unico test per poter diagnosticare tale sindrome. Siccome i sintomi possono far pensare a diversi tipi di problemi di salute, bisogna avere molta pazienza prima di poter ricevere una diagnosi definitiva. Infatti il medico deve escludere diversi tipi di malattie, come:

  • disturbi del sonno: la stanchezza cronica può essere causata da disturbi del sonno. Uno studio sul sonno può determinare se il riposo è stato disturbato da disordini, come l’apnea notturna ostruttiva, la sindrome delle gambe senza riposo o l’insonnia;
  • problemi di salute mentale: la fatica è anche un sintomo di vari problemi di salute mentale, come la depressione, l’ansia, il disturbo bipolare e la schizofrenia;
  • altri problemi di salute: la stanchezza può essere causata da varie patologie, come l’anemia, il diabetee l’ipotiroidismo. Un esame del sangue può essere utile al medico per determinare la diagnosi.

Trattamento e farmaci

Il trattamento per la sindrome della stanchezza cronica mira ad alleviare i sintomi.

Farmaci

La sindrome della stanchezza cronica può colpire le persone in tanti modi diversi, quindi il trattamento deve essere specifico per trattare determinati sintomi. I farmaci possono essere:

– antidepressivi: molte persone che soffrono di questa sindrome sono anche depresse. Trattare la depressione può facilitare il trattamento dei problemi associati alla sindrome. Basse dosi di antidepressivi possono anche migliorare il sonno e alleviare il dolore;

– sonniferi: se rimedi casalinghi (come evitare la caffeina) non ti aiutano a conciliare il sonno per la notte, il medico può prescriverti un sonnifero.

Terapia

Il trattamento più efficace per la sindrome della stanchezza cronica sembra essere una combinazione tra ginnastica graduata e consulenza psicologica.

– Ginnastica graduata: un fisioterapista può determinare quali sono gli esercizi più adatti alle tue esigenze. Le persone poco attive iniziano a fare esercizi di stretching solo per qualche minuto al giorno. Gli esercizi si fanno più intensivi e dureranno di più nel corso del tempo;

– consulenza psicologica: parlare con uno psicologo può essere utile per capire quali sono i limiti che ti pone la sindrome della stanchezza cronica. In questo modo riuscirai a prendere il controllo della tua vita e a migliorare il tuo stato d’animo.

Rimedi casalinghi e cambiamenti dello stile di vita

In certa misura, la sindrome della stanchezza cronica può essere trattata con semplici cambiamenti dello stile di vita e rimedi casalinghi. In questo senso, è importante:

  • ridurre lo stress: elaborare un piano per evitare o limitare sovraffaticamento e stress emozionale. Ogni giorno concediti qualche minuto di relax. È fondamentale per imparare a dire “no” senza sentirsi in colpa;
  • migliorare le abitudini di sonno: andare a dormire e alzarsi alla stessa ora ogni giorno, evitare il pisolino, evitare caffeina, alcool e nicotina.

Medicina alternativa

Per il trattamento della sindrome della stanchezza cronica vengono proposte molte terapie alternative. È difficile stabilire se funzionano davvero, perché i sintomi della sindrome sono spesso legati all’umore e possono cambiare ogni giorno. Il dolore associato alla sindrome può essere alleviato con agopuntura, massaggi, yoga e tai chi.

Consiglio

La sindrome della stanchezza cronica può colpire le persone in modo diverso e i sintomi possono essere particolarmente fastidiosi all’inizio della malattia e poi diminuire gradualmente. L’aiuto di uno psicologo può aiutare te e le persone che ti circondano a capire quali sono i limiti che ti pone la sindrome. Potrebbe essere interessante far parte di un gruppo di persone affette dalla stessa sindrome. In questo caso però devi essere in grado di smettere se noti che il tuo stress aumenta, invece di essere alleviato. Il tuo giudizio è fondamentale per determinare cosa è meglio per te.

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