LATTE e FARMACI: ancora un motivo per disintossicare quotidianamente il corpo

Latte e farmaciUna ricerca dell’Università di Jaen (Spagna), diretta da Evaristo Ballesteros, pubblicata sul “Journal of Food Chemistry”, rivela la schifezza che si assume quotidianamente coi latticini.

La squadra di ricerca ha raccolto 20 campioni di latte, provenienti da mucche allevate in Spagna e Marocco. I test di laboratorio hanno poi riscontrato nella bevanda tracce di analgesici (acido niflumico, mefenamico e chetoprofene) antinfiammatori e ormoni sessuali ed estrogeni.

Ballesteros spiega che tali sostanze sono conseguenze del processo a cui i bovini sono sottoposti: ad esempio gli ormoni sessuali sono impiegati per stimolare la produzione di latte mentre i farmaci servono a contrastare tutte le malattie che gli animali contraggono vivendo in condizioni pessime. Inoltre molti vaccini sono obbligatori per legge.

L’esperto ed i suoi colleghi ritengono che le quantità di prodotti chimici siano troppo piccole per danneggiare la salute, anche se il loro stato indica una presenza continua nella catena alimentare. Un’assunzione continua di queste sostanze tossiche può provocare seri danni alla salute. Il nostro corpo è molto efficiente nel rimuovere le tossine, ma nel breve tempo: un’intossicazione continua danneggia il sistema in modo irreparabile.

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Ancora una ragione per disintossicare quotidianamente il nostro corpo

DIETA sgonfia pancia: alimenti da limitare

Dieta SGONFIA PANCIA

Pancia piatta e addio gonfiore addominale.

Promette di realizzare il sogno di molti, che trattengono il fiato per superare la prova costume, una dieta sottoposta per la prima volta a uno studio scientifico, come quelli per valutare le medicine. La ricerca, tutta italiana, indica i cibi da preferire e quelli da limitare, perché fermentano troppo nell’organismo. Estate a parte, la pancia gonfia è un problema quotidiano che colpisce almeno il 20% degli italiani: circa 12 milioni di persone.

“Per oltre due anni abbiamo sottoposto a una dieta personalizzata quasi un centinaio di persone, che hanno evitato di mangiare determinati alimenti ad alta capacità fermentativa (Fodmap), come legumi e lattosio”, spiega all’Adnkronos Salute Enrico Stefano Corazziari, dell’unità di Gastroenterologia A dell’Università Sapienza di Roma, che presenterà nuovi dati di questo studio al congresso dell’Associazione per la neurogastroenterologia e la motilità gastrointestinale, in programma dal 24 al settembre a Roma. I primi risultati sono stati presentati di recente all’Expo di Milano.

Lo studio, precisa l’esperto, “è stato condotto su persone con intestino irritabile ma la dieta è consigliabile a tutti coloro che hanno problemi di pancia gonfia”. Dai dati emerge un 40% in meno di giorni di pancia gonfia dopo un mese di dieta, valore che cresce nel follow up, soprattutto nella percezione del paziente. Si registra una diminuzione del gonfiore del 50% che, dopo 16 mesi, raggiunge il 66%. Inoltre, il dolore addominale si riduce del 40% già dopo un mese e la sua percezione è più che dimezzata anche dopo 16 mesi (-56,6%, contro il -10% della dieta dei controlli).

Una dieta personalizzata – dimostra lo studio – oltre a sgonfiare, migliora la salute generale se si evitano gli alimenti ad alta capacità fermentativa. Contengono oligosaccaridi, come i legumi, alcune verdure (carciofi, broccoli, aglio), frutti (cachi e anguria) e cereali (frumento e segale), e poi fruttosio (come mela, pere, pesche, mango), lattosio (latte e formaggi morbidi e freschi), e infine polioli, che si trovano in frutta (come ciliegie, susine), verdura (cavolfiori, funghi) e dolcificanti (mannitolo, sorbitolo e xilitolo).

“La fermentazione dei cibi, in certe persone predisposte – avverte Corazziari – può determinare un accumulo di gas che, insieme a un concomitante maggior afflusso di acqua, causano una distensione del lume intestinale. Questo, complice l’ipersensibilità che caratterizza tali soggetti, causa distensione e dolore addominale. Le nuove conoscenze scientifiche ci permettono di lasciarci alle spalle il detto ‘noi siamo quello che mangiamo’, oramai superato, per fare posto a un nuovo concetto: noi siamo il cibo che assorbiamo e soffriamo per quello che non assorbiamo e che la flora fermenta”.

Questi i consigli per l’estate, con la precisazione che “la creazione di una dieta tanto complessa richiede l’esperienza di un medico competente in materia, ma si possono dare suggerimenti alla portata di tutti”.

1) Scegliere tra i cereali, il farro e i prodotti senza glutine

2) Preferire i formaggi duri e stagionati, e il latte delattosato, di soia o di riso

3) Mettere nel piatto sempre la frutta e in particolare la banana, il mirtillo, il pompelmo, il kiwi, il mandarino, il limone, l’arancia, l’uva, il lampone, la fragola

4) Spazio alla verdura in particolare il sedano, i peperoni, le melanzane, la lattuga, i fagiolini e la zucca

5) Mangiare il pomodoro ricco di licopene

6) Come dolcificanti preferire saccarosio, glucosio, sciroppo d’acero e dolcificanti che non terminano in ‘olo’.

Da evitare o limitare, invece, perché ad alto potere fermentante:

1) Frumento e segale (pane, pasta, couscous, crackers, biscotti)

2) Mele, pere, albicocche, ciliegie, pesche, mango, anguria, cachi, susine, prugna

3) Miele, fruttosio e sciroppo di mais, sorbitolo, mannitolo, xilitolo

4) Latte e formaggi morbidi e freschi (come la ricotta)

5) Carciofi, asparagi, barbabietole, cavoletti di Bruxelles, broccoli, cavolo, cavolfiore, finocchio, aglio, scalogno, funghi, piselli

6) Ceci, lenticchie, fagioli, fave.

 

Fonte: www.adnkronos.com

DIETE: vietati per decreto diversi principi attivi ritenuti non sicuri.

Diete Alimentari1Al bando sette sostanze dimagranti. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha firmato il decreto che vieta le preparazioni magistrali per dimagrire, contenenti i principi attivi triac, clorazepato, fluoxetina, furosemide, metformina, bupropione e topiramato.

Di queste sostanze, autorizzate singolarmente per diverse indicazioni terapeutiche come trattamento per ansia, depressione, diabete, ipertensione e epilessia – spiega il ministero in una nota – viene spesso fatto un abuso, utilizzando varie associazioni, per finalità meramente estetiche.

Il decreto è stato adottato su impulso dell’Agenzia italiana del farmaco, che ha trasmesso al ministero segnalazioni di sospetta reazione avversa della Rete nazionale di farmacovigilanza. Dalla segnalazione dell’Aifa è emerso che “le preparazioni magistrali contenenti i citati principi attivi singolarmente, ma più spesso in associazione combinata tra di loro quando utilizzati a scopo dimagrante, hanno un rapporto beneficio-rischio estremamente sfavorevole e possono essere pericolose per i soggetti che ne fanno uso”.

Il rischio che insorgano reazioni avverse, si sottolinea, “aumenta, poi, in relazione al numero di principi attivi associati nella preparazione, che possono causare anche disturbi psichiatrici e reazioni a carico del sistema cardiovascolare”. Con l’aggravante che “tali combinazioni non sono mai state studiate secondo sperimentazioni cliniche regolari, risultano sprovviste di foglietto illustrativo e scheda tecnica a cui il paziente possa fare riferimento per informarsi sulle caratteristiche del prodotto e la documentazione disponibile sui singoli principi attivi non ne garantisce la sicurezza, quando sono somministrati in associazione tra loro. E’ noto inoltre che le reazione avverse da preparazioni magistrali sono meno segnalate di quelle dei farmaci”.

Due i divieti introdotti dal decreto:

– Medici e farmacisti non potranno rispettivamente prescrivere e allestire preparazioni magistrali a scopo dimagrante contenenti i principi attivi vietati, usati singolarmente o in combinazione associata tra loro

– Non potranno, inoltre, essere prescritte o allestite preparazioni magistrali che, a prescindere dall’obiettivo terapeutico perseguito, contengano i predetti principi attivi in combinazione associata.

Per evitare comportamenti elusivi finalizzati all’assunzione contestuale di più principi attivi”, viene inoltre proibito a medici e farmacisti di “prescrivere o allestire per lo stesso paziente più preparazioni magistrali singole, contenenti ciascuna uno dei principi attivi segnalati”. Il provvedimento segue altri due decreti adottati dalla Lorenzin, dopo segnalazione dell’Aifa, con cui sono state bandite altre due sostanze utilizzate nelle preparazioni magistrali a scopo dimagrante: la fenilpropanolamina/norefedrina e la pseudoefedrina.

 

METALLI PESANTI E SLA: epidemia in Sardegna

SLAUn servizio dell’emittente Sardegna Uno, nel mese della prevenzione SLA, conferma quantità abnormi di metalli pesanti.

In Sardegna e più precisamente nella provincia del Medio Campidano, si registra un’altissima incidenza, tra l’altro in crescita, di casi di sclerosi laterale amiotrofica. Lo riferisce il telegiornale dell’emittente Sardegna Uno, che conferma come le analisi effettuate sui pazienti malati di sla abbiano rivelato abnormi quantità di metallipesanti nelle urine. Maggio è il mese della prevenzione della SLA, ipotesi inquinamento ambientale sempre più discussa

Nel mese della prevenzione della sclerosi laterale amiotrofica, l’AISLA, associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, spiega cause e sintomi della malattia degenerativa. La malattia, conosciuta anche come “Morbo di Lou Gehrig”, è una malattianeurodegenerativa progressiva, cioè colpisce il sistema nervoso ed in particolare le aree del movimento e può solo peggiorare. Per quanto riguarda le cause la stessa AISLA afferma che non vi è una certezza assoluta ad oggi e che comunque si tratta sempre di fattori concatenati. Unica certezza è la presenza di metalli pesanti nel sangue. Tra le varie possibili cause dell’insorgenza della malattia, si citano l’eccesso di glutammato, la predisposizione genetica e i fattori ambientali tossici. E’ proprio di questo che parla il servizio di Sardegna Uno. Da fonte AISLA si legge testualmente “esistono diversi elementi, alluminio, mercurio o piombo o alcuni veleni e certi pesticidi agricoli che possono danneggiare le cellule nervose e i motoneuroni“. Ma com’è possibile che in Sardegna vi sia una così alta incidenza di questi veleni? Non c’è una specifica incidenza geografica, eppure in Sardegna ci si ammala di più. Sebbene l’AISLA specifichi che ad oggi non è stata accertata l’incidenza di SLA in una determinata regione, cioè che la media sarebbe uguale in tutta Italia, in realtà nel territorio del Medio Campidano sardo la media sembra molto più alta che nel resto d’Italia, ed i valori riscontrati nelle urine dei malati non lasciano dubbi: sono troppo elevati. Il gruppo Facebook “comitato sardo scie chimiche” riporta in un suo post del luglio scorso che “Mark Purdey, il medico britannico impegnato per molti anni negli studi sulla BSE (Encefalite spongiforme bovina), in un documento del 2003, conferma la stretta correlazione tra il bario, rilasciato da velivoli non identificati, e la sclerosi multipla”, allegando anche un documento che affermano essere uno studio originale di Purdey. Lo riporta anche il ricercatore indipendente Rosario Marcianò sul suo blog”tanker enemy”,  scrivendo che pare vi siano in Sardegna diverse installazioni militari e un’attività di sperimentazione ambientale. Test per diffondere bario e stronzio nell’atmosfera per agevolare le trasmissioni radio, nello specifico. Esattamente quei metalli pesanti di cui parla l’AISLA. Inoltre la Sardegna è sede di basi militari dalle quali come è noto provengono, a causa dei poligoni di tiro, nano particolati di uranio impoverito. Sempre più malattie vengono messe in relazione con irrorazioni chimiche di ogni tipo, provenienti dal basso o rilasciate da aerei (le cosiddette scie chimiche) e che finiscono nei campi nei quali si registrano, test alla mano, sterilità e danni a causa di questi silenziosi e mortali veleni. Un’altra patologia molto discussa e non riconosciuta dalla comunità scientifica, il morbo di Morgellons, è sempre più messo in relazione con irrorazioni chimiche. Ciò che non si vede può sembrare innocuo, ma questa impennata di SLA in Sardegna non può non allarmare, perchè i danni all’organismo iniziano a manifestarsi. Intanto arrivano speranze di cura, sebbene ancora in fase sperimentale.

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MAGNESIO: carenza e integrazione da ZEOLITE

MagnesioSapevate che la carenza di magnesio può provocare seri danni al nostro organismo? Questo minerale è necessario per il corretto funzionamento dei meccanismi metabolici e del sistema nervoso, è un fattore importante nel processo di produzione di energia e regola il ritmo cardiaco. Il magnesio, inoltre, aiuta a allevia tensioni e crampi riducendo la produzione di adrenalina. Perdite di magnesio consistenti possono portare a sindromi di carenza, come diarrea e del vomito protratti, così come a malattie della tiroide o delle paratiroidi. Se siamo carenti possiamo avvertire questo problema riconoscendo alcuni sintomi caratteristici e intervenire consultando uno specialista.

I sintomi da carenza di magnesio

Leggiamo su Mypersonaltrainer: “I sintomi da carenza di magnesio sono piuttosto variegati e possono includere: confusione mentale, variabilità dell’umore, iperreflessia osteo-tendinea, incoordinazione muscolare, tremori, parestesie, tetania non differenziabile da quella presente nell’ipocalcemia, crampi muscolari, aritmie cardiache ed ipertensione arteriosa. Nelle donne in età fertile la carenza di magnesio è stata associata alla sindrome premestruale.
DIAGNOSI: difficoltosa, specie nelle carenze più lievi. Può basarsi sul dosaggio del magnesio nel sangue, con ricerca di ipomagnesiemia, sulla riduzione del contenuto di magnesio negli eritrociti oppure sulla scomparsa del minerale nelle urine. Assai utili risultano le prove da carico di magnesio per via intramuscolare, seguite dal monitoraggio dell’escrezione urinaria: in caso di deplezione gran parte del magnesio iniettato viene ritenuto, mentre quando il bilancio è positivo la maggior parte del minerale viene eliminata con le urine
“.

Il trattamento della carenza di magnesio

Spiega Mypersonaltrainer:“Il magnesio può essere somministrato per via orale tramite integratori contenenti uno o più dei suoi sali, come il magnesio citrato, il magnesio carbonato, l’ossido di magnesio (scarsamente assorbibile), il magnesio solfato, il magnesio aspartato od il cloruro di magnesio. Un eccesso di questi integratori può avere un effetto lassativo. Nel caso la carenza sia lieve, questa può essere facilmente colmata aumentando l’assunzione di alimenti ricchi di magnesio, come i vegetali – specie quelli a foglia verde – le arachidi ed i cereali integrali. Nei casi più gravi, quando gli integratori potrebbero risultare insufficienti, si ricorre alla somministrazione di magnesio solfato per via intramuscolare“.

La quantità minima giornaliera di magnesio

Stress, insonnia, dolori allo stomaco: chi soffre a causa di una carenza di magnesio ha in tutta probabilità uno o più di questi sintomi. Il magnesio è infatti uno dei minerali che più servono al nostro corpo per funzionare bene. Per molti è un rimedio miracoloso, e di vero c’è che ha effetti su molte delle funzioni vitali: dalla testa a i piedi, un buon apporto di magnesio è indispensabile. Ne abbiamo parlato con Simona Vignali, naturopata e nutrizionista: “Una quantità minima di magnesio è indispensabile per condurre una vita in salute. Il valore che si dovrebbe assumere ogni giorno – dice – è di circa 300mg. (Huffington Post)

Addio stanchezza e nervosismo con il magnesio

Soprattutto durante il cambio di stagione, quando il metabolismo attraversa una fase di cambiamento, può essere utile integrare il magnesio per via orale. Puoi evitare l’acquisto di dispendiosi integratori combinati: come consigliato da molti esperti del settore, il semplice magnesio supremo, disponibile in barattolo, è sufficiente per rispondere ai bisogni dell’organismo in modo appropriato. Agendo sul sistema nervoso questo minerale si rivela prezioso anche per il dolore cervicale: per avvertire gli effetti benefici è importante assumere magnesio regolarmente, ogni giorno. Ti basta sciogliere un cucchiaino di magnesio in mezzo bicchiere d’acqua, attendere che l’acqua torni trasparente e… bere! Una curiosità: se sei il tipo di persona che non sa aspettare, sappi che è assolutamente necessario attendere che l’acqua torni limpida altrimenti berrai citrato di sodio sommato a carbonato di magnesio. Affinché si formi il magnesio puro c’è bisogno di una reazione chimica. Il momento migliore? Dipende. Se desideri combattere l’insonnia meglio assumerlo di sera, prima di andare a dormire, invece quando hai bisogno di una marcia in più privilegia la mattina. (Tgcom 24)

La Zeolite clinoptilolite attivata di LavaVitae, minerale naturale al 100% , oltre a disintossicare l’organismo in modo naturale, fornisce al corpo importanti Sali minerali, tra i quali anche il Magnesio.

GRASSI IDROGENATI (merendine, snack, patatine). Stop dalla FDA entro 3 anni

Grassi idrogenatiDa un po’ di tempo a questa parte esperti e nutrizionisti stanno mettendo in guardia i consumatori riguardo i pericoli di assumere prodotti che contengano grassi idrogenati. Si tratta di lipidi che possiedono, come vantaggio,una maggiore capacità di conservazione e una migliore stabilità termica a fronte di un costo basso: esempio principale di prodotto che contiene questi composti è la margarina, ma anche i prodotti da forno, le merendine, gli snack, le patatine, non ne sono privi. Il problema di queste sostanze è che aumentano a dismisura i livelli di colesterolo cattivo, quello LDL, a fronte di un’azione di diminuzione del colesterolo buono, o HDL: cosa che significa un grosso incremento delle probabilità di patologie cardiovascolari quali infarto del miocardio e ictus.

Il pericolo legato all’assunzione di grassi idrogenati ha convinto la Food and Drugs Administration, ente governativo americano che regolamenta i prodotti alimentari e farmaceutici, a bandirne l’utilizzo entro tre anni. Qualunque agenzia alimentare voglia utilizzare queste sostanze dovrà chiedere il permesso alla FDA: con tutta probabilità, tra l’altro, se lo vedrà negare. Si tratta di un giro di vite piuttosto duro da parte del governo statunitense, che già dal 2006 aveva introdotto la norma, obbligatoria per qualsiasi prodotto in commercio, di segnalare la quantità di grassi idrogenati al suo interno.

Per la verità, questo divieto era atteso già da tempo, ed è stato accolto con molto favore dall’opinione pubblica: uno studio americano ha infatti evidenziato come questa nuova regolamentazione contribuirà a prevenire 7 mila morti e 20 mila attacchi di cuore l’anno solo negli USA, paese da sempre funestato dai decessi per infarto del miocardio dovuti ad una alimentazione ricca di acidi grassi trans. Ovviamente una brutta notizia per le multinazionali del cibo, a cui questa nuova legge costerà circa 6 miliardi di dollari: ma un’ottima notizia per le casse dello stato, che risparmierà 140 miliardi di dollari, utilizzati oggigiorno per curare ed informare i cittadini, nei prossimi vent’anni.

Anche i medici ed esperti italiani hanno accolto la decisione con grande entusiasmo, e sperano ovviamente che anche l’Italia finalmente seguirà l’esempio degli Stati Uniti: nel nostro paese, infatti, non è obbligatorio per le compagnie alimentari specificare i livelli di grassi idrogenati all’interno di un prodotto, sebbene la maggior consapevolezza ed attenzione verso la nutrizione ha spinto molte agenzie a specificarne l’assenza attraverso etichette apposite.  

http://www.sanihelp.it/

 

CARIE E BAMBINI

Carie

 

Negli ultimi cinque anni la carie è aumentata di circa il 15% in età pediatrica. Un dato che chiama in causa la lunga crisi economica del Paese con i suoi effetti sulla prevenzione.

Un quadro sconfortante sul piano della salute dei denti, che tra l’altro si allarga includendo anche i ragazzi più grandi. Basti pensare alla costante crescita della percentuale di 25enni con problemi di carie. A ricordare i dati la Sioi, Società italiana odontoiatria infantile che ha come obiettivo principale proprio sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione e delle terapie odontoiatriche dei bambini. E per rispondere al meglio a questa mission, la società presieduta dalla Raffaella Docimo nel 2015 ha proposto diverse iniziative.

La II edizione del ‘Dental Baby Day’ – ricorda la società in una nota – ha avuto successo, così come l’alleanza con Save The Children di cui Sioi è diventata partner strategico unico a livello nazionale. Un ampio programma di informazione tra genitori, insegnanti, medici e pediatri che acquisisce ancor più significato in considerazione dei dati che testimoniano la presenza in Italia di 1.400.000 bimbi che vivono in stato di povertà assoluta.

A incidere sul deficitario stato di prevenzione è sempre più la crisi economica, come confermato dal rapporto Istat ‘Il ricorso alle cure odontoiatriche e la salute dei denti in Italia 2013’, che certifica come nel 2013 il 12% degli italiani non si sia potuto curare i denti per motivi economici. In merito ai rilevatori dello studio Istat, che interessano nello specifico le fasce più giovani d’età, colpisce il dato secondo cui oltre il 75% dei bambini tra i 3 e i 5 anni non è mai stato dal dentista. Fortunatamente, a partire dai 6 anni la statistica si inverte.

“In questi ultimi anni – afferma Docimo – la prevenzione odontoiatrica infantile è entrata nei programmi di Governo dedicati alla salute pubblica e le iniziative in tal senso stanno aumentando. Anche quest’anno medici chirurghi specializzati e odontoiatri aderenti alla Sioi hanno reso possibile una concreta risposta alle problematiche odontoiatriche dei più piccoli, grazie a un’attività svolta su tutto il territorio nazionale”.

La Sioi, ricorda la nota, offre un contributo che parte dalla fondamentale prevenzione, ma si occupa anche della cura clinica delle patologie più frequenti come la carie e i traumi. Tutti temi al centro del XVIII Congresso nazionale della società, in programma il 3 e 4 dicembre al Maxxi di Roma.

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RADICALI LIBERI: fattori responsabili della loro crescita e danni alla struttura cellulare.

Radicali liberi

Un radicale libero è una molecola o un atomo particolarmente reattivo che contiene almeno un elettrone spaiato nel suo orbitale più esterno. A causa di questa caratteristica chimica i radicali liberi sono altamente instabili e cercano di tornare all’equilibrio rubando all’atomo vicino l’elettrone necessario per pareggiare la propria carica elettromagnetica. Questo meccanismo dà origine a nuove molecole instabili, innescando una reazione a catena che, se non viene arrestata in tempo, finisce col danneggiare le strutture cellulari.

I radicali liberi più conosciuti sono quelli a contenuto d’ossigeno (ROS da Reacting Oxygen Species) come l’anione superossido (O2) ed il perossido d’idrogeno (H2O2). In presenza di metalli di transizione liberi (soprattutto ferro e rame) questi danno origine al radicale ossidrile (OH), particolarmente tossico e responsabile della perossidazione lipidica. La produzione di radicali liberi è un evento fisiologico e si verifica normalmente nelle reazioni biochimiche cellulari, soprattutto in quelle che utilizzano ossigeno per produrre energia. Gli stessi radicali liberi possono essere prodotti anche a causa di fattori esterni.

Fattori responsabili della produzione di radicali liberi
FATTORI AMBIENTALI
Inquinamento
Droghe, fumo attivo e passivo, alcol e farmaci
Raggi ultravioletti e radiazioni ionizzanti
Stress psicofisico prolungato (attività fisica intensa)
Alcuni additivi e sostanze tossiche presenti negli alimenti o sviluppate durante la loro cottura
FATTORI ENDOGENI
Trasporto di elettroni nei mitocondri (produzione aerobica di energia)
B-ossidazione (metabolismo degli acidi grassi)
Reazioni del citocromo P450 (metabolizzazione di farmaci, sostanze tossiche ecc.)
Attività delle cellule fagocitarie (sistema immunitario)

Dato che non è possibile impedirne la formazione, il nostro organismo ha elaborato un proprio sistema di difese in grado di neutralizzare buona parte degli effetti negativi associati alla produzione di radicali liberi.

I meccanismi di detossificazione

La superossidodismutasi converte l’anione superossido in perossido di idrogeno (acqua ossigenata). Quest’ultima molecola è particolarmente dannosa per le cellule poiché, in presenza di ferro, libera il radicale ossidrile che risulta particolarmente lesivo e difficile da controllare.

Il nostro organismo, fortunatamente, possiede un enzima in grado di impedire tale processo. Questa proteina, chiamata catalasi è infatti in grado di convertire il perossido di idrogeno in acqua ed ossigeno.

Il glutatione, infine, può agire da solo o diventare il substrato di vari enzimi come la glutatione perossidasi (GPX) ed agire in modo analogo alla catalasi

Qualora tali difese risultassero insufficienti esistono comunque dei sistemi di riparo in grado di attenuare i danni causati dai radicali liberi.

Sport e radicali liberi

Durante il metabolismo energetico la maggior parte dell’ossigeno si combina con gli ioni H+ per formare acqua. Una piccola percentuale di O2, normalmente compresa tra il 2 ed il 5%, sfugge a questo processo e contribuisce alla formazione dei radicali liberi.

Durante un esercizio fisico il consumo di ossigeno può aumentare fino a 20 volte rispetto alla condizione di riposo; in particolare nei muscoli in attività tale incremento può essere addirittura 100 volte superiore. Se da un lato l’aumentato flusso di ossigeno è fondamentale per soddisfare le richieste energetiche, dall’altro fa crescere notevolmente anche la produzione di agenti ossidanti. La quantità di radicali liberi prodotti durante uno sforzo è direttamente proporzionale alla durata e all’intensità dell’esercizio ed inversamente proporzionale al grado di allenamento di chi lo pratica. Il condizionamento fisico migliora infatti la capacità antiossidante dell’organismo e consente agli atleti allenati di contrastare con maggiore efficienza i radicali liberi prodotti.

Può comunque succedere che, per il scarso grado di preparazione fisica o per l’eccessiva intensità e frequenza di allenamento, la produzione di radicali liberi finisca col superare le capacità di difesa dell’organismo. Per questo motivo l’assunzione di vitamine ed antiossidanti sottoforma di integratori è una strategia sottovalutata ma particolarmente efficace nel migliorare la performance e lo stato di salute generale dell’atleta.

La categoria degli antiossidanti è piuttosto ampia ed ogni anno, grazie al crescente entusiasmo verso queste sostanze, viene ulteriormente ampliata.

Combattere i radicali liberi

 L’azione antiossidante delle sostanze sopraelencate non è isolata ma sinergica con le altre. Uno squilibrio, sia in eccesso che in difetto, potrebbe quindi essere dannoso. L’azione antiossidante della vitamina E necessita, per esempio, di adeguate quantità di vitamina C, così come il glutatione ha bisogno del selenio per bloccare l’azione lesiva dei radicali liberi. Inoltre, considerata l’esistenza di vari agenti ossidanti, ogni singola sostanza è efficace nel contrastare radicali liberi specifici, direttamente o indirettamente (potenziando l’azione dei sistemi antiossidanti endogeni).

E’ quindi scorretto enfatizzare le proprietà antiossidanti di una singola sostanza tralasciando le altre; bisognerebbe invece cercare di assumerle tutte nelle giuste proporzioni. Non a caso la maggior parte dei nutrizionisti sottolinea l’importanza di seguire una dieta equilibrata e di assumere ogni giorno frutta e verdura in abbondanza. Solo in questo modo è infatti possibile apportare le giuste dosi di antiossidanti.

Un integratore multivitaminico a basso dosaggio, meglio se arricchito con acido lipoico, selenio e coenzima Q10, da assumere quotidianamente a colazione, rappresenta un’ottima strategia per tenere sotto controllo i radicali liberi. Un simile piano di integrazione è indicato soprattutto nei periodi di maggiore impegno psicofisico e per tutte quelle persone che non riescono ad assumere ogni giorno le giuste dosi di frutta e verdura fresca.
Fonte: http://www.my-personaltrainer.it/salute

I NOSTRI ORGANI devono mantenersi “puliti”.

Corpo Acqua

L’ambiente cellulare deve restare pulito.

Tutto nel nostro corpo scorre. Se i liquidi, che costituiscono circa il 70% del nostro organismo, sono puri come acqua di fonte, allora siamo sani. Se sono torbidi come un pozzo nero, i nostri ca. 70 miliardi di cellule corporee devono lottare per sopravvivere: si ammalano, muoiono o diventano maligne.

Il liquido in cui sono immerse le nostre cellule si chiama “matrice extracellulare”. Essa percorre tutto l’organismo e circonda ogni cellula.

La matrice o ambiente cellulare è un reticolato di proteoglicani che formano un setaccio molecolare in cui si trovano fibre collageniche, elastiche e nervose. I cosiddetti neurotrasmettitori creano il collegamento con il nostro cervello. L’intero metabolismo, che va dai capillari alle cellule e viceversa, si svolge qui. La matrice rimuove le scorie e convoglia alle cellule le sostanze nutritive e immunitarie nonché gli ormoni.

Se questo setaccio molecolare non funziona più a dovere, i liquidi corporei si intorbidiscono e possono insorgere malattie. Nei tumori si hanno disturbi di regolazione della matrice.

Un’intossicazione non più gestibile porta a uno shock e con ciò all’ incapacità di regolazione, e infine alla morte.

La matrice extracellulare dei mammiferi, come quella dell’uomo, ha dimensioni enormi. Anche la matrice dell’uomo deriva tra l’altro evolutivamente dall’acqua marina. La matrice in cui scorrono le sostanze nutritive e pulsano i nervi, è il sistema più grande che attraversa l’intero organismo. Per esempio la pelle ha un’estensione di 2-3 metri quadrati, la superficie respiratoria polmonare di 80 metri e la mucosa del tratto intestinale di circa 300 metri quadrati.

La disintossicazione del corpo assume quindi un ulteriore importante significato. Soprattutto dopo una chemioterapia, occorre disintossicare il setaccio molecolare della matrice extracellulare e ripristinare la funzione immunitaria, altrimenti si avrà certamente una metastatizzazione, cioè la diffusione del tumore.

cfr: LA PIETRA DELLA VITA – Dott. Med. Ilse Triebnig – I. Schwelz

ZEOLITE e batteri presenti su smartphone

Batteri-Smartphone

Li tocchiamo circa 150 volte al giorno, e sono più sporchi dell’asse del wc: stiamo parlando dei cellulari, fedeli compagni di viaggio e costanti dispenser di microbi. Studi scientifici hanno dimostrato che vi dimora l’80% dei più comuni batteri umani. Vediamo quali.

1) Pseudomonas aeruginosa.Questo batterio molto aggressivo è in cima alla lista di quelli presenti sui cellulari. Il motivo è semplice: il patogeno in questione ha bisogno di pochissime risorse nutritive e spopola, così, sulle superfici più disparate, da quelle dei dispositivi ospedalieri ai lavandini, agli smartphone, appunto. Lo Pseudomonas è anche tra i batteri più resistenti agli antibiotici: un motivo in più per limitare l’uso dei cellulari in ospedale. 2) Clostridium difficile.Secondo uno studio dell’American Journal of Infection Control pubblicato nel 2013 questo batterio sarebbe tra i più persistenti su tablet e smartphone, nonché particolarmente difficile da debellare con una semplice passata di panno. Il patogeno è tra i principali responsabili di diarrea e irritazione al colon, e colpisce soprattutto gli anziani o chi ha difese immunitarie basse. 3) Staphylococcus aureus.Alcuni ceppi di questo batterio normalmente presente sulla cute possono provocare manifestazioni morbose e aggressive del patogeno, sotto forma di infezioni più o meno gravi. Uno studio turco del 2009 l’ha identificato sul 52% dei cellulari maneggiati dal personale sanitario. 4) Staffilococchi coagulasi negativi.Questi batteri responsabili del 30% delle infezioni sanguigne contratte in ospedale è risultato presente sul 15% dei cellulari esaminati in uno studio ghanese. Anche in questo caso si tratta di patogeni resistenti a molti farmaci, difficili da debellare. 5) Si trova in genere in due forme: quello di tipo A, responsabile di una delle più frequenti faringo-tonsilliti in età pediatrica; e quello di tipo B, che può causare una vasta gamma di infezioni anche in età adulta, dalle polmoniti alle infezioni del tratto urinario. Entrambi i ceppi sono stati rintracciati sulle ditate presenti sui cellulari, così come gran parte dei microbi che più comunemente ci portiamo appresso. 6) Escherichia coli.È un batterio normalmente presente nel nostro intestino, e necessario al processo digestivo. Si tratta, pertanto, di un batterio fecale, e il problema sta proprio in questo: il fatto che sia finito sul cellulare potrebbe essere una spia di contaminanti ben peggiori che avvolgono lo schermo del caro smartphone. Un ceppo particolare, l’O157:H7, o Escherichia coli enteroemorragico, associato all’assunzione di cibi contaminati o poco cotti, è particolarmente pericoloso, perché provoca diarrea emorragica, anemia e insufficienza renale. 7) Coliformi. Sono normalmente presenti in piante, terriccio e feci. Come per l’Escherichia coli, il fatto che siano presenti sul cellulare non è preoccupante di per sé (per lo meno, se si tratta di piccole quantità). Ma potrebbe essere sintomo di contaminazioni più pericolose. 8) Corynebacterium.Ricercatori dell’Università dell’Oregon ne hanno trovati campioni su alcuni cellulari nel 2014, ma probabilmente si trattava di versioni non infettive. Questo batterio è infatti all’origine della difterite, una malattia infettiva acuta e contagiosa delle vie aeree superiori che può causare problemi respiratori e complicazioni al cuore e ai nervi cranici. Fortunatamente le vaccinazioni hanno drasticamente ridotto il numero di infezioni da nei paesi occidentali. Ecco perché gli esemplari trovati sugli smartphone erano probabilmente innocui. 9) Lieviti.Alcuni, come la Candida albicans, responsabile di infezioni al cavo orale e alla vagina, sono normalmente presenti nel corpo umano e limitati, nella diffusione, dal sistema immunitario. Uno studio turco condotto su 200 cellulari utilizzati da personale sanitario negli ospedali ha evidenziato che lieviti e funghi sono presenti sull’11,9 % dei dispositivi mobili. La buona notizia è che difficilmente si contrae un’infezione di questo tipo dai cellulari: ma il dato è sufficiente a farci capire quanto poco puliti siano.10) Muffe. Non si trovano solo sulla frutta dimenticata in frigorifero, ma anche sul 10% dei cellulari. a lungo andare, se inalate possono causare difficoltà respiratorie, come respiro corto, naso chiuso e – in rari casi – infezioni polmonari.

 Fonte: http://www.focus.it/

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