CANCRO: Quello che ti circonda può farti ammalare o guarire

Cancro e stile di vitaIl biologo cellulare statunitense Bruce Lipton afferma che nel  95% dei casi il cancro è connesso all’ambiente (stile di vita, emozioni, relazioni, alimentazione), mentre nel 5% dei casi è connesso a fattori genetici.

La Società Americana per il Cancro ha recentemente pubblicato una statistica che afferma che il 60% dei tumori sono evitabili, cambiando stile di vita e dieta. Quest’informazione proviene da un’organizzazione che ha cercato per circa 50 anni i geni del cancro. Si sono focalizzati sul cancro come se fosse una questione genetica, ma solo il 5% dei cancri ha una connessione genetica. Il 95% dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni. L’epigenetica lo ha affermato 15 anni fa: è l’ambiente (alimentazione, stile di vita, emozioni, relazioni) a creare le condizioni per la salute o la malattia. Ecco come torna a noi il potere della nostra vita.

“Piuttosto che esser vittime dei nostri geni, lo siamo stati delle nostre percezioni.” afferma Bruce Lipton, conosciuto per le sue ricerche riguardanti le relazioni fra attività genetica, ambiente e pensiero.

E continua: “La medicina cerca di guarire le cellule dalla malattia andando a intaccare i meccanismi biochimici innescati dall’ambiente esterno. La medicina agisce sull’uomo mentre il problema è l’ambiente.” Non sorprende quindi che ci ammaliamo spesso sempre della stessa malattia o che dopo aver curato un cancro questo ritorna.

Al ricercatore Bruce Lipton è stata posta questa domanda: allora in un ambiente sano possiamo guarire spontaneamente? Ecco la risposta:

“In teoria sì ma in termini pratici è tutto più complesso perché la nostra mente interpreta l’ambiente esterno a suo modo. Magari noi siamo posti in un ambiente sano ma la nostra mente inizia a leggerlo come un ambiente negativo e dannoso, il nostro sistema nervoso genera così una sostanza chimica che ci renderà ugualmente malati.”

Quindi più che l’ambiente è la percezione dell’ambiente a decidere la nostra vita. La mente conscia e sopratutto quella subconscia, sono programmate secondo schemi mentali che risalgono ai primi anni di vita. Diventare consapevoli di questi schemi limitanti è il primo passo verso la riprogrammazione.

“E’ dimostrato che se un bambino adottato è cresciuto da una famiglia dove uno dei genitori ha un tumore, nella vita adulta il soggetto adottato ha più probabilità di sviluppare un cancro.

Quando si vibra ad una certa frequenza, tutto ciò che sta là fuori che vibra alla stessa frequenza sarà imbevuto della nostra energia. Così se noi abbiamo un pensiero positivo allora un evento positivo risonante risponderà e sarà imbevuto di quell’energia. Se manifestiamo un pensiero negativo allora anticiperemo qualunque cosa ci sia là fuori che potrà risuonare con quel tipo di energia. In pratica nutriamo l’ambiente con la nostra energia.” Così il Dott. Lipton spiega in un’intervista, arrivando anche a parlare di come non si può sperare di avere una relazione soddisfacente finché non siamo in grado di generare la nostra felicità:

“Se non si è in grado di ri-programmare da soli i vecchi modi di pensare si ha bisogno di qualcun altro che ci renda felici e, se si necessita di qualcuno per il proprio completamento, ci si trova in una relazione di reciproca dipendenza. Questo tipo di relazioni sono costellate di fallimenti poiché se un partner non viene incontro all’altro, l’altro si sente una vittima. In ogni caso in cui si è in grado di procurarsi felicità e gioia e di rispondere alle necessità da soli, allora si è liberi dalla esigenza di avere un partner che lo faccia al posto nostro. Di conseguenza, quando due persone indipendenti iniziano insieme una relazione, ricatti e manipolazioni non avranno alcun ruolo all’interno della loro storia d’amore. Questo è quanto ho imparato dalle mie precedenti relazioni che erano basate sul soddisfare dei bisogni. Nel momento in cui fui in grado di provvedere io stesso alla mia felicità la mia vita è cambiata improvvisamente. Sono diventato soddisfatto di me, potevo anche essere impegnato tutto il giorno, godermi il mondo e divertirmi.”

Alcuni ricercatori dell’Università di Tokushima, in Giappone, hanno studiato gli effetti di periodi difficili su un gruppo di studenti di medicina. Hanno prelevato loro del DNA nove mesi prima dell’ultimo esame e l’hanno confrontato con campioni prelevati due giorni prima del momento in cui lo stato ansioso era al massimo. Hanno dimostrato che uno stress psicologico cronico genera dei cambiamenti nei geni: si erano modificati 24 geni codificati, soprattutto per il sistema immunitario. In un altro studio il Dott. Dean Ornish ha modificato la dieta e le relazioni sociali di pazienti malati di cancro alla prostata: dopo 3 mesi erano cambiati 501 geni e la malattia stava regredendo.

Insomma la vita non può essere parcellizzata: tutto è connesso e interdipendente.

Cosa aggiungere? Non mi sorprende alla luce di queste informazioni, come un tempo quando qualcuno stava molto male gli si faceva cambiare aria e portare in un tranquillo posto nella natura con persone che se ne prendevano cura amorevolmente.

Insomma lo stesso ambiente degli ospedali di oggi.

 

(Dionidream)

L’AGLIO antibiotico naturale: salutare, reperibile, economico.

AglioConsumare ogni giorno un’intera testa d’aglio può fare miracoli al tuo corpo! Essa contribuisce a normalizzare la flora intestinale e stimola il sistema immunitario.

Sempre più persone utilizzano l’aglio come rimedio naturale per il primo soccorso in caso di una malattia o come medicina preventiva. L’aglio è un noto per essere un potente antibiotico naturale e nessuno mette in discussione i suoi poteri curativi. Può uccidere una varietà di batteri ed è ampiamente usato nella medicina tradizionale e popolare per il trattamento di molte malattie. 5000 anni fa, è stato utilizzato dagli egiziani, arabi, greci, romani, assiri, ebrei e molte altre culture. Pitagora definiva l’aglio “Il re delle spezie”. Lo sapevi che il consumo di aglio a stomaco vuoto è in realtà molto efficace nel trattamento e nella prevenzione di molte malattie? E’ stato scientificamente provato che quando l’aglio è consumato a stomaco vuoto, aumenta il suo potere e questo lo rende estremamente potente come antibiotico naturale. Questo processo avviene perché i batteri non possono difendersi dall’enorme potenza dell’aglio.

Invece di prendere antibiotici prova ad utilizzare l’aglio!

L’aglio è composto di sostanze azotate, potassio, silicio, acido fosforico, vitamina C, D, B, sodio, oli essenziali, selenio, calcio, magnesio, solforico, fitosteroli ed estrattivi. Inoltre, l’aglio è ricco di allicina, in composto solforganico più importante dell’aglio. L’allicina non si trova nello spicchio (o bulbo) integro, ma si forma quando gli spicchi (o bulbili) sono tagliati, macinati o triturati. Questa sostanza ha un enorme effetto batteriostatico, e secondo alcune ricerche, aiuta a curare le infezioni molto più velocemente. L’aglio può anche combattere le infezioni fungine, il che rende l’aglio una medicina molto più preziosa e potente di qualsiasi altro antibiotico esistente oggi.

L’Aglio: il Rimedio della Natura

Questo super-alimento ha più di 400 diversi elementi minerali e molti antiossidanti con un gran numero di positive proprietà terapeutiche.

10 incredibili benefici dell’aglio per la salute

  1. Uccide un gran numero di batteri.
  2. Ha proprietà anti-infiammatorie e abbassa la pressione sanguigna.
  3. Impedisce l’intasamento e l’invecchiamento di entrambe le arterie periferiche e principali.
  4. Aiuta a uccidere le cellule tumorali maligne del cervello – glioblastoma multiforme.
  5. Agisce come anticoagulante, previene la formazione di coaguli pericolosi nel sangue rendendolo più fluido e contribuisce a ridurre il rischio d’infarto o ictus.
  6. E’ un rimedio efficace per il raffreddore e come antibiotico naturale.
  7. Riduce la sintesi dei trigliceridi nel fegato che aiutano a prevenire lo sviluppo di aterosclerosi, contribuendo così a proteggere il tuo corpo da malattie cardiache.
  8. Ha proprietà curative che consentono di ridurre il livello di colesterolo cattivo nel sangue.
  9. Aumenta la capacità del corpo di resistere alle influenze nocive dell’ambiente, perché rafforza il sistema immunitario.
  10. E’ efficace per tutti i disturbi del sistema nervoso.

N.B. Per aumentare l’efficacia e gli effetti dell’aglio, schiaccialo o trituralo bene, e mangialo dopo 15 minuti(il tempo necessario affinché tutti i principi vengano rilasciati). La Dr.ssa Kristy Nolfi – un medico olandese che ha curato da sola il suo cancro, ha mangiato un intero aglio a colazione, pranzo e cena.

E per eliminare l’alito da aglio ? qualche foglia di menta fresca da masticare per qualche minuto oppure un pò di succo di limone.

 

 

 

 

(frasideilibri.com)

 

PANE BIANCO: 109 additivi e relative problematiche

  • Pane bianco
  • Sapevate che la farina panificabile che arriva nelle panetterie comuni può contenere fino a 109 additivi diversi? La farina biologica, invece, non contiene assolutamente alcun additivo. Questo articolo riguarda non solo il pane, ma tutti i prodotti fatti con la farina bianca, ovvero dolci, pizze, ecc.  La porcheria che si consuma sotto il sinonimo di pane, è una combinazione di sostanze chimiche che sono utili solo per chi vende il pane ma che danneggiano chi lo consuma. Tutti abbiamo sentito dire che anticamente si sopravviveva a volte con solo pane e cipolla, ma chi pretende di fare una cosa simile oggi, sarebbe un suicida.

    Il pane che oggi ingeriamo, è una pasta di amido che non nutre, anzi, sovraccarica di calorie vuote e porta all’obesità e alla perdita di minerali. Chi non sa che il pane bianco produce stitichezza? Quello che non tutti sanno è che produce molte altre malattie tra le quali:

    • Obesità
    • Cancro al colon
    • Mancanza di minerali (osteoporosi, artrosi, etc.)
    • Emorroidi
    • Colesterolo
    • Diverticoli

    Gli additivi che per legge sono aggiunti alle farine sono l’acido ascorbico (E300), la L-cisteina (E920) e l’acido fosforico e i suoi fosfati (E338 – E452). Inoltre nell’estratto di malto contenuto ci sono additivi con effetto conservativo (E270, 280) e addittivi antiossidanti (E325, 326, 327). Questi additivi aumentano la forza della farina o la diminuiscono, e sono usati come agenti lievitanti e per panificare. Nei pani speciali ve ne sono molti di più perchè vengono aggiunti al latte in polvere. allo strutto, agli oli, ecc. per la conservazione, per il colore, per l’emulsione ecc. I mulini industriali usano prodotti chimici differenti per lo sbiancamento come: l’ossido di azoto, diossido di cloro e nitrosyl e perossido di benzoile miscelato con sali chimici vari. Un agente sbiancante, il diossido di cloro, combinato con le proteine qualunque siano, ancora rimaste nella farina, produce allossana. L’allossana è velenosa, ed è stata utilizzata per produrre il diabete in animali da laboratorio. Il diossido di cloro serve anche ad allungare la durata di conservazione della farina, ma non è propriamente salutare, infatti può uccidere la flora intestinale ed è usato anche nei detergenti.

    Il pane bianco e i falsi pani integrali (fatti con farina bianca e un po’ di crusca, lievito artificiale e prodotti chimici, e non ha importanza che la marca sia famosa), contengono molte delle seguenti sostanze chimiche:

    • gesso bianco
    • monogliceridi e digliceridi
    • stearoil-2-lactilato di sodio
    • azodicarbonamido
    • acido tartarico
    • diacetilo
    • glicol propileno
    • muschio d’Irlanda
    • farina di riso
    • pappa di amido
    • soia in polvere (residui di estratti di olio)
    • diossido di cloro
    • farina di pesce
    • farina di ossa
    • dose di calcio
    • fosfato de ammonio
    • bromato di calcio
    • azodicarbonato
    • polisorbato 60 e certo molto sale…

    Credete che tutto questo è aggiunto per il bene della vostra salute?

    Il gesso bianco, detto solfato di calcio, non è aggiunto per togliere le crepe dal vostro stomaco, ma perché è più facile impastare la massa da infornare pari a 250 Kg. in macchine gigantesche.

    Inoltre, nel processo di raffinazione che porta alla farina bianca, vengono persi all’incirca:

    • la metà dei preziosi acidi grassi polinsaturi (si perdono nel processo di fresatura)
    • quasi tutte le vitamine
    • il 98% del magnesio
    • l’80% del ferro
    • il 75% del manganese
    • il 70% del fosforo
    • il 50% del calcio
    • il 50% del potassioCome risultato, il resto della farina del pane bianco che si acquista, contiene solo proteine di scarsa qualità ( 9-13%) e amido modificato.

    L’osservazione di questi dati ci dice che consumare alimenti prodotti con farina integrale (meglio da agricoltura biologica) come la pasta ed il pane integrali, è una forma di alimentazione a più elevato valore nutritivo e meno dannosa all’organismo di una dieta ricca di cibi prodotti con farine raffinate.

    Per gli alimenti composti da farina bianca si parla opportunamente di “calorie vuote” in quanto assumendo troppi carboidrati semplici si giunge a:

    • aumento del glucosio nel sangue (ha lo stesso indice glicemico dello zucchero)
    • produzione di insulina (essenzialmente ormone dell’accumulo e immagazzinamento del grasso)
    • impedimento al riutilizzo del grasso
    • soppressione del glucagone (ormone che favorisce il consumo dei grassi e degli zuccheri)
    • soppressione dell’ormone della crescita (che è quello che favorisce l’aumento della massa muscolare a scapito di quella grassa)
    • aumento della sensazione di fame (per il calo del livello zuccherino nel sangue conseguente al picco di insulina).

    Infatti la farina bianca veniva usata, sciolta in acqua, per attaccare i manifesti o per rilegare i testi antichi. E’ proprio questa proprietà che, sopratutto nell’ultima parte dell’intestino, il colon, crea degli strati collosi che, col tempo possono diventare  incrostazioni molto spesse e restringere il passaggio intestinale.

    Secondo il professor Arnold Ehret, metà delle persone hanno un accumulo nell’intestino di parecchi chili di scorie mai eliminate. Anche il Dr. Jensen, sottolinea come tutto questo materiale determina un cattivo funzionamento dell’intestino, e provoca una contrazione eccessiva o insufficiente con possibile alterazione della flora batterica intestinale.

    Si possono verificare delle infiammazioni delle pareti intestinali con perdita dell’impermeabilità delle stesse a sostanze tossiche, parassiti o particelle di cibo non ben digerite che entrano così in circolo nel nostro corpo tramite il sangue o altri liquidi org]anici. Le conseguenze possono essere: emicranie croniche, allergie, acne, psoriasi ed altre malattie della pelle, disturbi alla prostata, diverticoli, gravi costipazioni, prolassi intestinali, artriti, reumatismi, disturbi cardiaci, asma, problemi respiratori, noduli al seno, perdita di vitalità, stanchezza, depressione, mancanza di concentrazione, aggressività, attacchi di panico, infezioni, infiammazioni, poliartrite, problemi ai capelli, parassitosi intestinale che porta a digrignare i denti nella notte e diverse altre ancora. [Vedi Dott. Berrino: ‘Farina 00, Il più grande veleno della storia]

    Una dieta basata sul pane bianco fatto con farina bianca che non mantiene vivi né gli insetti né gli animali da laboratorio, non può evidentemente mantenere in salute i nostri figli. L’alternativa è il pane biologico integrale.

     

    (dionidream)

    Il metodo France Guillan, France Guillan 

    Flour treatment agent 

    Scary Ingredients Used in Bread Manufacturing 

    Bread And Why Avoid Most Of It

ALLERGIE ALIMENTARI: 4.000.000 di esami inutili

Allergie alimentari

In un mondo sempre più attento al cibo, si moltiplica a dismisura il popolo dei presunti ‘allergici’ a qualche alimento. Persone che, dopo essersi sottoposti a diffusissimi ma a volte ‘fantasiosi’ test, hanno rinunciato a uno o più cibi. Ma se i veri allergici sono oltre 2 milioni, fra cui 600 mila bambini, e gli intolleranti al lattosio, al nichel o ad altre sostanze sono complessivamente non oltre 10 milioni, a questi si aggiungono però circa 8 milioni di persone perfettamente sane che, per un condizionamento psicologico e per suggestione, imputano un malessere a qualche cibo. A fare i conti sono gli esperti della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic).

Moltissimi italiani dunque, a torto o a ragione, spendono centinaia di euro in test non validati con i criteri della medicina basata sulle evidenze, e che dunque hanno la stessa attendibilità del lancio di una monetina: “ogni anno sono 3-4 milioni gli esami inutili eseguiti per diagnosticare ipotetiche intolleranze e allergie, con uno spreco di ben 300 milioni di euro. Il ricorso a test come quelli del capello o della forza muscolare, privi di fondamento scientifico, cresce al ritmo del 10% all’anno e rischia di non far individuare i veri pazienti”. Per arginare il fenomeno e indicare cosa fare se si sospetta un’allergia, in occasione di Expo Milano 2015 la Siaaic presenta le prime linee guida per l’interpretazione diagnostica dei test validati, dedicate ai medici e in corso di pubblicazione su ‘Clinical Molecular Allergy’.

Mettendo al bando gli esami più ‘fantasiosi’, Siaaic offre inoltre ai cittadini un nuovo vademecum, utile per capire come riconoscere una reale ipersensibilità e non cadere nelle costose trappole dei test inutili, e ai ristoratori un documento-guida, perché possano accogliere senza rischi i clienti allergici.

Purtroppo le intolleranze alimentari, confuse per di più dalla maggioranza con le allergie vere e proprie, sono ormai una moda con cui si spiegano i sintomi più disparati: chi non riesce a dimagrire spesso si convince che sia per colpa di un’intolleranza, mentre nessuna di quelle reali può far ingrassare – osserva G. Walter Canonica, presidente Siaaic – Orticaria acuta, sintomi gastrointestinali e anafilassi sono i segni distintivi delle allergie, ma oggi basta avere una stanchezza inspiegabile, qualche difficoltà digestiva, mal di testa, dolori alle articolazioni o altri disturbi aspecifici e non facilmente inquadrabili per autodiagnosticarsi un’intolleranza alimentare prendendo di mira un cibo quasi a caso”.

I danni sono molteplici: se da un lato “si spendono centinaia di euro per sottoporsi a esami senza alcuna corretta validazione scientifica che hanno un costo variabile dai 90 ai 400-500 euro, proposti ampiamente attraverso i più diversi canali di vendita, dall’altro esiste anche il rischio di sottovalutare condizioni cliniche reali come un’eventuale vera allergia o una celiachia. Ne deriva che il processo diagnostico deve essere rigoroso, secondo un iter ben preciso che non può essere improvvisato”, aggiunge Canonica.

Gli esperti, mettendo al bando esami come il Vega test, il test della forza e del capello e la biorisonanza, sottolineano l’inaffidabilità di esami ‘alternativi’, che in 9 casi su 10 danno un verdetto positivo per dare al paziente l’illusione di una diagnosi, ma che in realtà hanno la stessa affidabilità del lancio di una monetina. Per aiutare i medici nell’interpretazione dei test validati e consentire anche chi non è uno specialista allergologo di indicare al proprio paziente i passi giusti da fare, dove farli e a chi rivolgersi per i test, gli esperti hanno appena pubblicato le linee guida per la diagnosi delle allergie alimentari.

“Le metodiche diagnostiche attuali sono molto raffinate e ci consentono, nel caso delle allergie alimentari, di individuare con precisione a quale porzione, proteina, dell’alimento si è realmente ipersensibili – interviene Mario Di Gioacchino, vicepresidente Siaaic e coordinatore delle linee guida – Questi strumenti sono essenziali, perché permettono di dare indicazioni ai pazienti più accurate rispetto al passato, migliorando nettamente la loro qualità di vita: in alcuni casi ad esempio è possibile consumare un frutto a cui si è allergici togliendone la buccia, oppure un alimento si può mangiare una volta cotto. Dipende dalle proteine specifiche che sono coinvolte nell’allergia, conoscerle oggi è possibile e significa anche sapere se il paziente è a maggiore o minor rischio di reazioni severe fino allo shock anafilattico”.

Le linee guida vogliono indicare ai medici il corretto percorso diagnostico, mentre “il vademecum dedicato ai pazienti vuole invece essere una ‘guida’ per riconoscere i sintomi di possibili allergie e per trovare le risposte che servono davvero”. Un semplice diario alimentare, ad esempio, è un primo e utilissimo passo per riuscire ad associare il consumo di un alimento a un’eventuale reazione. Poi, occorre rivolgersi a un allergologo evitando il fai da te con i test per le intolleranze. “Sarà lo specialista a sottoporre il paziente agli esami adeguati per capire se si tratta di un’allergia o di un’intolleranza o se pure non c’è nulla di tutto questo di cui preoccuparsi – osserva Donatella Macchia, responsabile dell’Area allergie Alimentari Siaaic – Il vademecum indica anche quali risposte ci si devono attendere da un medico qualificato e quali sono i comportamenti ‘virtuosi’ se ci si scopre allergici o intolleranti: primo su tutti, attenersi alle indicazioni dietetiche date senza cedere al fai da te”.

“Abbiamo realizzato anche un vademecum per i ristoratori – aggiunge – Oggi non è più pensabile che in un ristorante non vi sia almeno una persona in grado di rispondere ai dubbi e alle richieste di un cliente che dichiari un’allergia. Il nostro documento dà indicazioni per evitare contaminazioni nella preparazione, conservazione e nel servizio e fornisce utili informazioni per l’acquisto di materie prime sicure, tracciabili e ben etichettate. Tutto questo per rendere la vita di chi è realmente allergico sempre più semplice, sgombrando il campo dai troppi equivoci che ci sono in questo settore”.

(Adnkronos)

 

PRESTAZIONI SANITARIE A PAGAMENTO: ecco la lista completa


Prestazioni sanitarie2Tac, test, risonanze: 208 prestazioni a rischio. Se inappropriati, sanzioni ai medici e costi a carico del cittadino

Cure dentistiche, interventi su denti, gengive e alveoli, analisi di laboratorio (controlli del livello dei trigliceridi, del ferro, delle anemie) ma anche esami specialistici come Tac, PET, risonanze magnetiche, con e senza contrasto: sono solo alcune delle prestazioni sanitarie oggetto delle revisioni della spesa da parte del Governo. Una lista di 208 prestazioni mediche, ora gratuite, che sarà sottoposta ai sindacati dei medici e degli operatori di settore, prima del via libera dell’Istituto superiore della Sanità e del parere definitivo del Parlamento.

Come vi abbiamo raccontato, con il beneplacito del ministero della Sanità, il mese scorso il Governo ha ottenuto il via libera, con la fiducia, al decreto “Misure finanziarie per gli enti territoriali”, meglio noto come decreto Enti Locali. Si trattava di un provvedimento che conteneva misure di vario genere, fra le quali hanno trovato spazio anche dei “tagli” al settore della Sanità. Sostanzialmente stiamo parlando delle norme introdotte durante l’esame in Commissione, che andavano a modificare l’articolo 9 del decreto, dando attuazione al patto per la Salute 2014 – 2016, già firmato da Regioni e ministero nel luglio scorso.

Il livello complessivo del finanziamento del Servizio sanitario nazionale è stato ridotto di circa 7 miliardi complessivi, per la precisione 2,35 miliardi di euro l’anno, a partire dal 2015 e fino al 2017. Per recuperare le entrate tagliate dallo Stato centrale, le Regioni hanno così a disposizione una serie di strumenti, fra cui la possibilità di rinegoziare contratti per beni e forniture, bloccare le indennità per i dipendenti e mettere un tetto ai rimborsi per cliniche e strutture private (qui abbiamo spiegato nel dettaglio la norma).

Ma soprattutto, è stata annunciata una “stretta” nei confronti degli esami, delle visite specialistiche e delle prestazioni mediche, quelle in generale ritenute “inappropriate”. Chiariamo subito che ciò non significa affatto che tutti gli esami diventeranno “a pagamento”, bensì che il Governo si doterà di strumenti per stabilire l’appropriatezza di esami, visite e controlli. A disciplinare nello specifico criteri ed esami dovrà essere un decreto ministeriale, che, come da comma 8 articolo 9 del decreto, dovrà determinare “i criteri di appropriatezza dei suddetti ricoveri, tenendo conto della correlazione clinica del ricovero con la tipologia di evento acuto, della distanza temporale tra il ricovero e l’evento acuto e, nei ricoveri non conseguenti ad evento acuto, della tipologia di casistica”. Insomma, non è corretto dire che “tutti questi esami diventeranno a pagamento”, ma bisognerebbe dire che si pagheranno quegli esami ritenuti “non necessari” (non rispondenti ai criteri impostati dal decreto, appunto).

Una prima bozza del decreto è stata sottoposta ai sindacati di categoria, che ora dovranno fare le loro osservazioni, prima che la palla passi nuovamente al Consiglio superiore della Sanità. Ricordiamo infatti che saranno anche i medici a pagare nel caso in cui prescriveranno esami ritenuti “non necessari ed eccessivi”, con una decurtazione dallo stipendio. Per questo motivo i camici bianchi sono sul piede di guerra e minacciano scioperi, anche se il ministro ha spiegato: “Non stiamo facendo la caccia al medico. La sanzione scatta sulla parte accessoria dello stipendio dopo un contraddittorio, ma non parliamo di un singolo caso di errore, ma dopo una serie di casistiche che non sono dimostrabili”.

Quali saranno le prestazioni specialistiche che si pagheranno?

Le prestazioni mediche riguarderanno soprattutto l’odontoiatria, la radiologia diagnostica e molte prestazioni di laboratorio. In molti casi saranno tutelati i ragazzi al di sotto dei 14 anni e gli esami specialistici resteranno gratuiti in determinate condizioni, tra cui anche la “particolare vulnerabilità sociale e sanitaria del paziente”, l’età del paziente, le patologie pregresse e via discorrendo. Il documento va solo a definire esplicitamente i criteri da utilizzare per ogni tipo di prestazione chiarendo, naturalmente, i soggetti che beneficeranno della gratuità della prestazione (come i soggetti vulnerabili sia per motivi sociali che sanitari o i minori). Le Regioni avranno il compito di stabilire le soglie di Isee da considerare “vulnerabili”. Molti esami specialistici di diagnostica per immagini, come TAC e RMN degli arti e della colonna, non saranno completamente gratuiti e tutto questo, secondo il ministero, potrebbe addirittura ridurre i tempi di attesa.

Per quanto riguarda, invece, gli esami di laboratorio, il provvedimento prevede esami a basso costo ma anche alcune specialistici per determinate patologie, come l’analisi di polimorfismi. Comprese nella lista alcune riabilitazioni, visite dermatologiche (relative ad allergie) e specifici esami specialistici.

Estrazione e ricostruzione di denti

Estrazione di dente deciduo (gratuita fino a 14 anni)

Estrazione di dente permanente (gratuita fino a 14 anni)

Altra estrazione chirurgica dente (gratuita fino a 14 anni)

Ricostruzione dente con otturazione (gratuita fino a 14 anni solo in caso di evento traumatico)

Ricostruzione dente mediante otturazione a tre o più superfici

Ricostruzione dente mediante intarsio

Applicazione di corona

Applicazione di corona in lega aurea

Altra applicazione corona

Applicazione corona e perno

Altra applicazione corona e perno

Inserzione di ponte fisso

Inserzione di protesi rimovibile

Altra inserzione di protesi

Inserzione di protesi provvisoria

Altra riparazione dentaria

Impianto di dente (gratuita fino a 14 anni)

Impianto di protesi dentaria

Terapia canalare in monoradicolato

Terapia canalare in pluriradicolato

Apicectomia

Interventi su denti, gengive e alveoli

Gengivoplastica

Asportazione di tessuto della gengiva (gratuita fino a 14 anni)

Levigatura delle radici

Intervento chirurgico preprotesico

Asportazione di lesione dentaria della mandibola (gratuita fino a 14 anni)

Trattamento ortodontico con apparecchi mobili

Trattamento con apparecchi fissi

Trattamento con apparecchi funzionali

Riparazione di apparecchio ortodontico

Radiologia diagnostica

Tomografia computerizzata del rachide

Tomografia computerizzata con contrasto

Tomografia computerizzata dell’arto superiore (solo con patologia traumatica acuta)

Tomografia computerizzata dell’arto superiore senza e con contrasto (patologia o sospetto oncologico)

Tomografia computerizzata dell’arto inferiore (patologia traumatica)

Tomografia computerizzata dell’arto inferiore senza e con contrasto (patologia o sospetto oncologico)

Risonanza magnetica nucleare (RM) della colonna cervicale

Risonanza magnetica nucleare (RM) della colonna senza e con contrasto

Risonanza magnetica nucleare (RM) muscoloscheletrica

Risonanza magnetica nucleare (RM) muscoloscheletrica senza e con contrasto

Densitometria ossera

Prestazioni di laboratorio

Deossicortisolo

Acido 5 idrossi 3 indolacetico

Acido delta

Ala deidrasi

Alanina

Albumina

Aldolasi

Alfa amilasi

Alfa amilasi isoenzimi

Androstenediolo

Aspartato aminotrasferiasi

Calcio totale

Colesterolo HDL

Colesterolo LDL

Colesterolo totale

Creatinchinasi

Creatinina

Cromo

Enolasi

Ferro

Fosfatasi acida

Fosfatasi alcalina

Fosfatasi alcalina isoenzima osseo

Fosfato inorganico

Lattato

lipasi

Magnesio

Mioglobina

Potassio

Proteine

Sodio

Sudore

Trigliceridi

Urato Urea

Alfa 2

Anticorpi anti microsomi

Antigene carboidratico 125

Antigene carboidratico15.3

Antigene carboidratico 19.9

Antigene carcino embrionario

Antigeni HLA

beta tromboglobulina

cyfra

Eparina

Fenotipo RH

Glicoproteina

Gruppo sanguigno ABO e RH (D)

Ige specifiche allergologiche

Ige specifiche allergologiche screening qualitativo

Ige specifiche allergologiche

inibitore attivatore del plasminogeno

Tempo di protrombina

Tempo di tromboplastina

Test aggregazione piastrinica

Test resistenza proteina C

Tipizzazione genomica

Tipizzazione genomica HLA – A sequenziamento diretto

Tipizzazione genomica HLA – B

Tipizzazione genomica HLA – B sequenziamento diretto

Tipizzazione genomica HLA – C

Tipizzazione genomica HLA – C seq. diretto

Tipizzazione genomica HLA – DP seq. diretto

Tipizzazione genomica HLA – DP alta risoluzione

Tipizzazione genomica HLA – DQ seq. diretto

Tipizzazione genomica HLA – DQ alta risoluzione

Tipizzazione genomica HLA – DQB1 bassa risoluzione

Tipizzazione genomica HLA – DQB1 alta risoluzione

Tipizzazione genomica HLA – DR seq. diretto

Tipizzazione genomica HLA – DRB bassa risoluzione

Tipizzazione genomica HLA – DRB alta risoluzione

Tipizzazione sierologica HLA classe I

Tipizzazione sierologica HLA classe II

Trombossano B2

Viscosità ematica

Campylobacter antibiogramma

Campylobacter da coltura

Campylobacter esame colturale

Chlamydie ricerca diretta (EIA)

Chlamydie ricerca diretta (IF)

Chlamydie ricerca diretta (ibridazione)

Miceti anticorpi

Miceti lieviti

Salmonelle da coltura

Shigelle

Virus epatite B (HBV) Anticorpi Hbeag

Virus epatite B (HBV) Antigeni Hbeag

Analisi citogenetica per fragilità cromosomica

Analisi citogenetica per ricerca siti fragili

Analisi citogenetica per scambi di cromatidi

Analisi citogenetica per studio mosaicismo

Analisi citogenetica per studio riarrangiamenti

Analisi DNA e ibridazione con sonda

Analisi DNA per polimorfismo

Analisi mutazione del DNA con reazione polimerasica a catena

Analisi mutazione del DNA con ibridazione sonde non radiomarcate

Analisi mutazione del DNA con ibridazione sonde radiomarcate

Analisi mutazione del DNA con reverse dot blot

Analisi di polimorfismi

Analisi di segmenti di DNA

Cariotipo ad alta risoluzione

Cariotipo da metafasi di fibroblasti

Cariotipo da metafasi linfocitarie

Cariotipo da metafasi spontanee di villi corali

Cariotipo da metafasi di midollo osseo

Colorazione aggiuntiva in bande: Actinomicina D

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio C

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio G

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio G alta ris.

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio NOR

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio Q

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio R

Colorazione aggiuntiva in bande: bandeggio T

Colorazione aggiuntiva in bande: distamicina A

Coltura di amniociti

Coltura di cellule o tessuti

Coltura di fibroblasti

Coltura di linee cellulari stabilizzate con virus

Coltura di linee linfocitarie stabilizzate con virus o interleuchina

Coltura di linfociti fetali

Coltura di linfociti periferici

Coltura di materiale abortivo

Coltura semisolida di cellule emopoietiche

Coltura di villi coriali a breve termine

Coltura di cilli coriali

Coltura per studio del cromosoma X

Conservazione campioni DNA RNA

Crioconservazione in azoto liquido di colture cellulari

Crioconservazione in azoto liquido di cellule e tessuti

Digestione DNA con enzimi

Estrazione DNA o RNA

Ibridazione con sonda molecolare

Ibridazione in SITU (Fish)

Ricerca Mutazione (DGGE)

Ricerca mutazione (SSCP)

Analisi DNA studio citometrico

Dermatologia allergologica

Orticarie fisiche

Inalanti

Test epicutanei a lettura ritardata

Test a lettura immediata

Tomoscintigrafia miocardica (PET)

Tomoscintigrafia Cerebrale (PET)

Radioterapia stereotassica

Irradiazione cutanea

Terapie e riabilitazioni

Esercizi respiratori per seduta collettiva

Esercizi respiratori per seduta individuale

Tomoscintigrafia globale

Irradiazione cutanea

Terapia del dolore da metastasi ossee

Altre procedure ed esami specialistici

Ablazione tartaro

Sigillatura solchi e fossette

Rimozione protesi dentarie

Immunizzazione allergia

Immunizzazione malattia autoimmune

Terapia luce ultravioletta

Splintaggio per gruppi di 4 denti

Trattamento applicazioni protesi semovibili

 

(fanpage)

La lista la trovi qui: Elenco prestazioni

IL PANE NERO: una moda che potrebbe farci del male

Pane nero

Il pane al carbone vegetale, detto pane nero, è diventato una moda: ma ci sono dubbi sulle sue proprietà benefiche

Da qualche anno i panettieri sfornano pizza e panini neri come la pece e sono sempre più quelli che li acquistano in virtù dei potenziali effetti benefici sulla salute. L’idea di mangiare un cibo nero non è di per sé attraente. Abbiamo imparato da tempo a scartare la parte carbonizzata della pizza, delle bruschette o della carne cotta al barbecue perché gli epidemiologi ci hanno informato del suo potere cancerogenico. Le parti bruciate contengono infatti benzopirene e altri idrocarburi policiclici aromatici altamente nocivi per la salute umana.

Però nel caso del pane nero l’iniziale repulsione viene presto annullata dai claims salutistici che dilagano sul web. La preparazione del pane al carbone vegetale è molto semplice. La ricetta assomiglia a quella classica ma prevede l’aggiunta del carbone vegetale che conferisce all’impasto l’intenso colore scuro. A questo punto il pane o la pizza, che conservano il sapore a cui tutti noi siamo abituati, si arricchiscono delle proprietà normalmente attribuite al carbone vegetale.

Il carbone vegetale si ottiene dal legno di diverse essenze (pioppo, salice, betulla ecc.) o dai gusci e dai noccioli di frutta per esposizione ad elevate temperature (500/600 °C) in atmosfera povera di ossigeno. Si realizza in tal modo una combustione senza fiamma. Dal carbone così ottenuto per ulteriori passaggi si ricava una polvere finissima e estremamente porosa, inodore e insapore.

I benefici in ambito medico sono legati proprio alla porosità e alla capacità adsorbente di questa polvere. Un’infinità di microscopici pori catturano i liquidi, i gas, i batteri, i virus e le tossine presenti nel tratto gastrointestinale. In virtù di questa sua proprietà il carbone vegetale viene ad esempio impiegato nel trattamento degli avvelenamenti acuti per contrastare l’assorbimento della sostanza ingerita o in caso di meteorismo per contenere la formazione di gas a livello intestinale. Una volta ingerito il carbone vegetale ha la capacità di legare qualsiasi cosa transiti lungo il canale digerente, si comporta cioè come un entero-adsorbente aspecifico. Si comprende bene dunque che un importante limite al suo utilizzo va posto in caso di assunzione di farmaci. Il medicinale preso in una finestra temporale che va da 30 minuiti prima a 2 ore dopo aver assunto del carbone vegetale non verrà assorbito oppure verrà assorbito solo parzialmente. Così ad esempio se dopo aver assunto l’eutirox si fa colazione con del pane al carbone vegetale si rischia di veder svanire gli effetti del farmaco.

Il carbone vegetale ad uso medico viene prescritto in quantità pari a 1-2 g al dì; nella preparazione dei prodotti da forno si consiglia l’impiego di 10-15 g per kg di farina. Così mangiando pizza e panini si potrebbe assumere una quantità di carbone vegetale sovrapponibile a quella di 2-4 compresse, la stessa quantità che vi prescriverebbe il medico!

Quando impiegato come additivo alimentare il carbone vegetale si identifica con la sigla E153. Il suo utilizzo nei Paesi dell’Unione Europea è autorizzato dal Regolamento CE n. 1333/2008.

Fa riflettere però il fatto che in America ne viene vietato l’uso alimentare a causa della potenzialità cancerogena. Non si esclude infatti in maniera assoluta la presenza di benzopirene.

Si tratta ovviamente di una moda nata nelle cucine degli chef (pensate all’effetto scenico legato al contrasto del nero con il bianco di una farcitura o con il rosso intenso di una salsa) e poi approdata nelle panetterie per discorsi di marketing. L’utilità per il consumatore finale è scarsa mentre alti potrebbero essere i rischi, soprattutto quelli legati alla farmacocinetica.

Mi sento di concludere dunque che se il problema è il meteorismo le soluzioni potrebbero essere altre!

 

 

A cura della Dottoressa Roberta Martinoli (FB)

ARITMIE: scacco alla “sindrome di Brugada”, 500.000 italiani malati (anche a loro insaputa).

Sindrome di Brugada

Successo italiano senza precedenti al mondo nella lotta alle aritmie cardiache maligne responsabili della morte improvvisa, un fulmine a ciel sereno che solo nel nostro Paese uccide almeno 50 mila persone all’anno. Vite stroncate sul nascere, a volte sotto i riflettori di una partita di calcio come è successo al centrocampista Piermario Morosini, 25 anni, crollato in campo il 14 aprile 2012 al 31esimo minuto di Pescara-Livorno. Displasia aritmogena del ventricolo destro il nome del killer inchiodato dall’autopsia, una patologia genetica ‘cugina’ della Sindrome di Brugada che oggi trova alle porte di Milano una cura definitiva. Venticinque pazienti guariti, liberati per sempre dall’angoscia di svegliarsi ogni giorno sapendo di portare nel petto una bomba a orologeria. Vivono così oltre mezzo milione di connazionali, molti dei quali malati senza saperlo.

L’autore della scoperta destinata a entrare nella storia della medicina si chiama Carlo Pappone, nome ben noto alla comunità aritmologica mondiale: in curriculum 150 mila cuori operati, 295 pubblicazioni, 12 mila citazioni, impact factor superiore a 1.200. Beneventano, classe 1961, dal 1 marzo dirige l’Unità operativa di Elettrofisiologia e Aritmologia dell’Irccs Policlinico San Donato, inaugurata oggi alla presenza del governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni e del cardiologo spagnolo Josep Brugada. Nel 1992 è stato lui, insieme al fratello Pedro, a fornire sul ‘Journal of American College of Cardiology’ la descrizione più completa della sindrome che porta il cognome di famiglia e causa il 15-20% delle morti improvvise fra gli under 40.

E ora è proprio Brugada a firmare insieme a Pappone l’articolo della svolta, che apparirà in ottobre su ‘Circulation EP’ dopo un’anticipazione pubblicata in agosto sulla versione online della rivista. Una tecnica di ablazione ‘al bersaglio’, che con una corrente elettrica a radiofrequenza brucia selettivamente le cellule cardiache responsabili della patologia genetica ereditaria, dopo averle individuate attraverso un mappaggio elettromagnetico del ventricolo destro.Quattordici i pazienti protagonisti dello studio, maschi come praticamente tutti i malati di Brugada, età media 39 anni, già portatori di un defibrillatore impiantabile. Dal giorno dell’intervento (il primo è stato eseguito lo scorso novembre) hanno l’elettrocardiogramma normale e nessun segno clinico di malattia, e possono sperare nell’espianto del defibrillatore. I medici lo ritengono fattibile “dopo un anno senza sintomi e con Ecg normale”.

Per gli esperti non si può che chiamarla “rivoluzione”. La notizia, afferma Pappone, “sarà molto importante per tutti quei pazienti che, consapevoli di avere la Sindrome di Brugada, vivono nel terrore delle conseguenze della loro malattia. Altri tentativi per eliminarne i sintomi, e in particolare le aritmie, erano stati eseguiti nel passato con buona percentuale di successo. Ma non avevano come obiettivo l’eliminazione completa della malattia. Questo – precisa l”elettricista del cuore’ – è il primo studio al mondo in cui una malattia genetica può scomparire applicando una speciale corrente elettrica attraverso un sondino che raggiunge la superficie del ventricolo destro”.

L’intervento è in anestesia generale e prevede un ricovero di 3-4 giorni. “Con un ago, pungendo la parte inferiore dello sterno – spiega Pappone – introduciamo un sondino che viene spinto fino a raggiungere la superficie esterna del cuore (l’epicardio) e ne rileva i segnali elettrici. In questo modo ricostruiamo l’anatomia e l’attività elettrica dell’organo, individuando con precisione il punto esatto del ventricolo destro in cui si esprime la malattia. Quella è la zona da bruciare” e a seconda dei casi può essere più o meno estesa: “Da alcuni centimetri quadrati a molti, fino ad arrivare a un terzo dell’intero ventricolo. In base all’estensione della patologia potranno quindi essere necessarie da 5 a 30 applicazioni di energia a radiofrequenza. Nelle forme più aggressive, poi, oltre alla Brugada possiamo trovare una displasia del ventricolo destro. Nel 15% dei pazienti le 2 condizioni coesistono e si potenziano l’una con l’altra, aumentando ulteriormente il rischio di morte improvvisa”.

Dei 25 guariti (dopo i 14 casi pubblicati gli interventi sono proseguiti), 8 sono stati operati nel Ravennate al Maria Cecilia Hospital di Cotignola, dove Pappone ha lavorato prima di arrivare a San Donato Milanese e dopo gli anni trascorsi all’Irccs San Raffaele di Milano. Gli altri 17 sono stati curati al Policlinico San Donato dove tutta l’équipe del medico si è trasferita. “La tecnica che abbiamo messo a punto – puntualizza l’ideatore – richiede mezzi (l’intervento costa all’ospedale circa 10 mila euro a fronte di un rimborso regionale-Drg di 6 mila, quindi vuol dire che per ogni procedura perdiamo 4-5 mila euro), ma soprattutto esperienza e competenza. La nostra intenzione, dunque, è quella di creare un centro di eccellenza per la diagnosi e la cura della Sindrome di Brugada. Un polo per attrarre pazienti da tutto il mondo”.

I numeri non sono piccoli. “In Europa la Sindrome di Brugada ha una diffusione relativa – riferisce Pappone – e in Italia si stima nascano da 0,4 a 1,7 bimbi malati ogni 10 mila, con una prevalenza dello 0,7-2,5%. Ma questo dato sale al 6% in Francia, all’11% nelle nazioni del Medio Oriente e al 12% in Thailandia”.

I ‘bambini Brugada’ vengono alla luce con dentro “un orologio che indica l’ora in cui il loro cuore un giorno si fermerà, e la grande sfida è identificarli prima che accada. Dei pazienti italiani, uno su 3 è ad alto rischio di morte improvvisa e un terzo di questi non sa di avere la patologia. O perché non ha mai fatto un Ecg, o perché inizialmente nel tracciato l’alterazione non compariva. Oppure perché la prima manifestazione clinica della malattia è stata la morte per arresto cardiaco”. Una verità scoperta troppo tardi, magari da una scritta sull’autopsia.

“In genere – continua lo specialista – questi pazienti muoiono in concomitanza con una febbre alta, una malattia infettiva o un”overdose’ alimentare. La malattia è scritta nel Dna e in particolare è legata al sesso maschile. Tanto che in alcuni Paesi del mondo, ad esempio in Thailandia o nelle Filippine, quando in una famiglia segnata da altri casi di morte improvvisa viene alla luce un maschietto lo vestono da femmina”. Un disperato tentativo di ‘depistare’ la sorte, di sfuggire a quella che si considera “una maledizione, una malattia oscura. La Brugada è infatti una patologia autosomica dominante, il che vuol dire che se il padre ce l’ha anche il figlio ha il 50% di probabilità di soffrirne”.

“Oggi siamo in grado di identificare solo un gene responsabile, positivo nel 25% pazienti – prosegue Pappone – ma resta scoperto l’altro 75% e l’ipotesi è che siano coinvolti tanti punti del Dna. In molti casi alla Brugada si associano altre patologie come displasie aritmogene o sindromi del QT lungo e corto”, con un effetto moltiplicativo sul pericolo di morte improvvisa.

“Finora – ricorda ancora l’esperto – l’unica terapia possibile per i pazienti con una diagnosi era l’impianto di un defibrillatore, una sorta di pacemaker che eroga la sua scarica quando il cuore si ferma”. Non una cura bensì un palliativo, il tentativo di prevenire l’irreparabile. “Oggi nel mondo vivono molte migliaia di uomini portatori di un defibrillatore impiantabile perché affetti da Sindrome di Brugada ad alto rischio di morte improvvisa”. Per questi, e per l’esercito di malati che ancora devono scoprire di esserlo, è da oggi disponibile la prima vera cura. “L’unica che ha dimostrato di eliminare la patologia” fulminandola al cuore.

Il gol è frutto di un ‘assist’ Italia-Spagna, la cui traiettoria incrocia anche i Caraibi. “Era un giorno di giugno del 2014 e mi trovavo a Cuba – racconta l”uomo dei 150 mila cuori’ – Anche Josep (Brugada, ndr) stava provando a entrare nel Paese dagli Usa, ma ha avuto un problema con il visto. Quando gli hanno riferito che mi trovavo lì mi ha telefonato e la sua chiamata mi ha raggiunto mentre avevo di fianco il ministro degli Interni. Pochi minuti dopo Josep passava la frontiera. Allora gli ho detto che avevo un’idea per guarire la ‘sua’ sindrome, e che il modo migliore per ringraziarmi sarebbe stato quello di farmi provare. Lui era scettico, ma in ottobre è venuto a Cotignola e ha dovuto ricredersi”.

 

 

adnkronos

STOP ALLO ZUCCHERO: disintossicati in soli 10 giorni grazie a questi preziosi consigli

Zucchero

Mark Hyman è un celebre nutrizionista e medico canadese, in un suo studio 600 persone hanno provato una sua particolare dieta, il risultato è stato la perdita di 4.000 chili in soli 10 giorni. Quando è stata l’ultima volta che hai perso 7 chili in meno di due settimane? E quanti sacrifici hai dovuto affrontare? Questa dieta non si basa su linee guida ferree e restrittive, non ci sono particolari menù noiosi da seguire. Semplicemente verrà “resettata” la concezione che si ha del cibo.

Il Dott Hyman ha creato questa dieta per dare una netta sterzata dalla dipendenza, sia fisica che psicologica, dagli alimenti ricchi di zuccheri. Un vero e proprio reset del corpo e del cervello che migliorerà la qualità della tua vita.

Disintossicati dallo Zucchero in soli 10 giorni

Ecco qui di seguito i 9 indispensabili consigli per disintossicarti da zuccheri raffinati e carboidrati in 10 giorni.

Stop Immediato!

Il miglior modo per bloccare una dipendenza fisiologica è quello di “fermarsi”. Un alcolista non si può permettere di bere ogni tanto. Zuccheri richiamano altri zuccheri, perciò evita tutti i prodotti che contengono zuccheri, farine bianche e dolcificanti artificiali per 10 giorni.

Non bere le Calorie

Il Dott Hyman dice: “Qualsiasi caloria dello zucchero in forma liquida è sicuramente peggiore di quella in forma solida.” Questo perché lo zucchero in forma liquida è più facilmente assimilabile dal fegato. Succhi di frutta, bibite gasate, bevande sportive, caffè e tè zuccherati sono la principale fonte calorica di zuccheri nella dieta di molte persone.

Un ragazzo che beve una lattina di coca cola al giorno (o un’altra bevanda gassata) avrà il 60% in più di possibilità di diventare obeso, mentre una donna avrà l’80% in più di possibilità di ammalarsi di diabete del tipo 2.

L’Aiuto delle Proteine

Le proteine aiutano a equilibrare i livelli di zuccheri e insulina nel sangue. Inizia la giornata con delle uova o un frullato di proteine. Inserisci a ogni pasto noccioline, semi, uova, pesce, pollo o carne di animali allevati al pascolo.

Carboidrati (buoni) a volontà

Sapevi che un sacco di verdure sono ricche di carboidrati? Sentiti libero di mangiarne quante ne desideri, non solo quelle ricche di amidi come le patate, la zucca o le barbabietole. Abbonda anche con quelle verdi come i broccoli, cavolfiori, cavoli, asparagi, peperoni, fagiolini, zucchine e carciofi per 10 giorni.

Grassi contro Zuccheri

I grassi non ti rendono grasso, ti rendono completo. Inoltre riequilibrano la glicemia e sono una parte necessaria della nostra struttura cellulare. Integra grassi buoni a ogni pasto, come la frutta secca, l’olio extra vergine di oliva e il burro di cocco. I grassi ti aiuteranno a tenere gli zuccheri alla larga.

Preparati alle Emergenze

Quando il livello degli zuccheri nel sangue è in calo, nella tua testa potrebbe scattare un meccanismo che in tanti conoscono: “La voglia di schifezze”! In questo caso il Dott. Hyman consiglia:

“Avrai bisogno di un “kit di emergenza”. Prepara degli snack facili da portare sempre con te, in questo modo non sarai tentato dal primo distributore automatico. Anche un po’ di frutta secca sarebbe l’ideale.”

Meno Stress, Meno Appetito

Molti non sanno che il Cortisolo, l’ormone dello stress, molto spesso aumenta l’appetito, facilita l’accumulo di grasso nella pancia e, in alcuni casi, può portare al diabete di tipo 2. Alcuni studi dimostrano che respirare profondamente per pochi minuti riduce i livelli di stress e stimola il metabolismo nel bruciare più grassi anziché accumularli. In questo caso il Dott. Hyman consiglia:

“Esegui cinque respiri lenti e profondi: inspira e conta fino a cinque, espira e conta fino a cinque, fallo per cinque volte di seguito..Esegui quest’operazione prima di ogni pasto e guarda cosa succede!”

Infiammazioni nascoste

Le infiammazioni all’intestino possono provocare squilibri di zuccheri nel sangue, insulino-resistenza e diabete di tipo 2. Glutine e latticini sono due intolleranze alimentari nascoste che tantissime persone non sanno di avere. Potresti fare una prova eliminando dalla tua dieta questi alimenti, almeno per 10 giorni. Vedrai come energia e vitalità aumenteranno notevolmente.

L’importanza di un sonno regolare

Sono stati condotti degli studi su degli studenti universitari ai quali è stato detto di dormire 2 ore in meno rispetto alle 8 ore standard. I risultati hanno mostrato un netto aumento degli ormoni della fame, soprattutto voglia di carboidrati e zuccheri raffinati. Quando si dorme poco il nostro corpo richiede degli alimenti capaci di dare un supporto energetico, quindi alimenti che contengono zuccheri. Un sano riposo terrà a bada questo bisogno.

 

 

 

(panecirco.com)

EMICRANIA: le cause più comuni.

Mal di testa

Il mal di testa può venire in tutte le forme e intensità, uno dei più diffusi è denominato emicrania.

L’emicrania è generalmente classificata come un forte mal di  testa spesso accompagnato da disabilità sensoriale e problemi alla vista.

Alcune persone affette da emicrania cronica spesso soffrono anche di nausea, dolori a braccia e gambe, vomito e una maggiore sensibilità alla luce e al suono. Le emicranie variano da persona a persona; alcuni ne soffrono per un paio d’ore, mentre altri possono portarselo per diversi giorni.

Ci sono innumerevoli fattori che causano l’emicrania: il livello di stress, dieta, peso, fattori ambientali e livelli ormonali. In questo caso analizzeremo in modo specifico la relazione tra l’emicrania cronica e i livelli di serotonina nel corpo.

Soffri di emicrania? Le informazioni riportate qui sotto ti saranno utili.  Emicrania e Serotonina

La serotonina è una sostanza chimica prodotta naturalmente dal nostro corpo. La serotonina funziona come neurotrasmettitore, popolarmente è conosciuta come “ormone della felicità.” Si pensa che la serotonina sia responsabile del nostro equilibrio emotivo e mentale. Una carenza di questo ormone può causare ansia e depressione.

Essendo la serotonina un neurotrasmettitore, la sua azione può interessare tutto il corpo. Ecco un breve elenco delle zone negativamente più colpite in seguito a una carenza di serotonina:

  • Umore e comportamento sociale
  • Abitudini del sonno
  • Memoria
  • Desiderio e attività sessuale
  • Appetito
  • Digestione

Ci sono 3 zone all’interno del nostro corpo con una maggiore concentrazione di serotonina:

  • Le pareti del nostro intestino (90%)
  • Le piastrine nel sangue
  • Il sistema nervoso centrale

Ora, in connessione con le emicranie, la serotonina gioca un ruolo primario.

La serotonina agisce sui vasi sanguigni, compresi i vasi intracranici all’interno del cranio; l’ormone ha la capacità di costringere i vasi a causa della sua azione sul muscolo liscio. La dilatazione di questi vasi intracranici spesso si traduce in mal di testa ed emicrania.

Ecco perché la serotonina aiuta ad alleviare l’emicrania inibendo la dilatazione e favorendo la costrizione.

Gli studi hanno dimostrato il collegamento tra l’emicrania e i bassi livelli di serotonina all’interno dei tessuti delle cellule. Questo legame è molto forte, a tal punto che i ricercatori hanno cominciato a chiamare l’emicrania come “sindrome da bassa serotonina.”

Come se non bastasse, durante un’emicrania, il corpo espelle per via urinaria il principale metabolita della serotonina. Quindi non solo l’emicrania è causata da livelli bassi di serotonina, ma il disturbo stesso causerà un’ulteriore perdita di questo ormone…un circolo vizioso dal quale è difficile uscirne.

Inoltre, si pensa che la serotonina sia in grado di aumentare la soglia di dolore del nostro corpo rendendo l’emicrania più gestibile. Coloro che hanno bassi livelli di serotonina hanno anche una soglia di dolore più sensibile, enfatizzando ancora di più il dolore causato dall’emicrania.

Fattori che causano bassi livelli di serotonina.

Bassa assunzione di proteine

La serotonina viene convertita dal triptofano (amminoacido), che possiamo integrare attraverso la nostra dieta. Possiamo trovare il triptofano negli alimenti ricchi di proteine come la carne rossa, pollo, fagioli, formaggi, lenticchie e uova.

Carenza di sostanze nutritive

La vitamina B6, lo zinco, il magnesio e la vitamina C sono essenziali nel processo di conversione da triptofano a serotonina. Quando il nostro corpo ha una carenza nutrizionale, non è in grado di adempiere a questo meccanismo. Per ovviare a questa carenza bisognerebbe integrare nella nostra dieta molta frutta e verdura (specialmente verdure dalla foglia verde), grassi sani e proteine.

Cattivo stato di salute dell’apparato gastro-intestinale

Come accennato in precedenza, il 90% della serotonina si trova nel nostro tratto intestinale. Infiammazioni e altri tipi di traumi possono influire sui livelli dell’ormone rendendo difficile per il vostro corpo la sua normale regolarizzazione. Bisogna tenere presente che un intestino non perfettamente funzionante farà più fatica ad assorbire quei nutrimenti necessari per produzione della serotonina stessa.

Altri fattori

Stress cronico e scarso riposo notturno.

TRE  SEMPLICI PASSI PER AUMENTARE I LIVELLI DI SEROTONINA IN MODO NATURALE.

1.      Aumentare gli alimenti ricchi di triptofano e vitamina B6

  • Carne rossa
  • Uova
  • Pesce
  • Fagioli
  • Lenticchie
  • Pollo
  • Avocado
  • Spinaci

2.      Passare più tempo all’aperto

Numerosi studi dimostrano che camminare all’aperto sotto la luce naturale del sole è un ottimo modo per aumentare la produzione di serotonina nel nostro corpo in modo naturale.

3.      Meno Stress

Fare più spesso le cose cha amiamo e che ci fanno sentire meglio. Anche qui la scienza ha ampiamente dimostrato che il nostro umore è strettamente correlato con i livelli di serotonina nel sangue. Provare emozioni positive e star bene con se stessi contribuiranno a una maggiore produzione di serotonina nel nostro corpo.
Fonti:

1) Pizzorno J, Murray, M. Textbook of Natural Medicine, 4th Ed. Churchill Livingstone. 2012. Chapter 190: 1614-1627.

2) Hamel E. Serotonin and Migraine: biology and clinical implications. Cephalgia. 2007 Nov;27(11):1293-300.. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17970989

3) Young S. How to increase serotonin in the human brain without drugs. J Psychiatry Neurosci. 2007 Nov; 32(6): 394–399.http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2077351/

4) Burtis CA, Ashwood ER, Bruns DE. Textbook of Clinical Chemistry and Molecular Doagnostics, 5th Ed. Elsevier Ltd. 2012. Chapter 30: 851-894.

5) Rang HP, Ritter JM, Flower RJ, Henderson G. Rang and Dale’s Pharmacology, 8th Ed. Elsevier,Ltd. 2015. Chapter 15: 197-20

6) http://www.medicalnewstoday.com/articles/232248.php

7) panecirco

PESTICIDI e DIABETE: gravidanze a rischio

Pesticidi e diabetePesticidi sul banco degli imputati al congresso dei diabetologi europei. L’esposizione a questi inquinanti ambientali è associata a un aumento di oltre il 60% del rischio di sviluppare la patologia metabolica che le autorità sanitarie mondiali considerano ormai pandemica.

Non solo. Se ad ‘assorbire’ residui organici sono le future mamme, si moltiplica la probabilità di diabete in gravidanza: un’esposizione 10 volte maggiore nei primi 3 mesi di attesa corrisponde a un pericolo almeno 4 volte più alto di sviluppare la forma gestazionale della malattia del sangue dolce.

La lista dei nemici è lunga: si chiamano clordano, ossiclordano, trans-nonacloro, Ddt, Dde, dieldrina, eptacloro, Hcb, Pcb. A metterli alla sbarra sono 2 studi presentati al 51esimo Congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (Easd), in corso a Stoccolma. Il primo lavoro è una revisione di 21 ricerche per un totale di quasi 67 mila persone, condotta da Giorgios Ntritsos dell’università di Ioannina in Grecia, e Ioanna Tzoulaki ed Evangelos Evangelou dell’Imperial College di Londra. Il secondo, ancora a firma greca, è stato illustrato da Leda Chatzi dell’università di Creta a Heraklion e ha coinvolto circa 640 donne arruolate mentre aspettavano un bambino.

Fra gli studi esaminati nella metanalisi, 12 riguardavano il diabete 2 mentre gli altri non specificavano il tipo considerato; quasi in tutti l’esposizione ai pesticidi è stata valutata con l’esame di sangue o urine. Questo fattore di rischio ambientale è risultato correlato a un +61% delle chance di ammalarsi di una forma diabete, e a un +64% delle probabilità di diabete tipo 2.

“Questa revisione sistematica – commentano gli scienziati – sostiene l’ipotesi che l’esposizione a vari pesticidi aumenti il rischio di diabete”, e ciò vale indipendentemente dall’entità dell’esposizione o dal tipo di studio esaminato.”Alcuni pesticidi sono risultati più pericolosi di altri, in particolare clordano, ossiclordano, trans-nonacloro, Ddt, Dde, dieldrina, eptacloro e Hcb”.

La seconda ricerca, quella sugli inquinanti organici persistenti (Pop) e le madri in gravidanza, è nata perché lavori condotti sugli animali mostravano che l’esposizione a queste sostanze è legata al diabete 2 ed altri disturbi metabolici, ma non al diabete gestazionale. Correlazione che risulta invece dallo studio sugli esseri umani: con la spettrometria di massa gli autori hanno dosato le concentrazioni di Pcb, Dde e Hcb nel siero delle donne nel primo trimestre di attesa, e un’eventuale condizione di diabete gestazionale è stata valutata nelle future mamme dalla 24esima alla 28 settimana. Il 7% del campione aveva sviluppato la malattia, e gli scienziati hanno calcolato che “un aumento di 10 volte nell’esposizione totale a Pcb si associa a un rischio di diabete gestazionale 4,4 volte maggiore”. Nessun incremento significativo è emerso dall’esposizione a Dde e Hcb. “Considerando che vari Paesi del mondo stanno assistendo a una sempre maggiore prevalenza di diabete gestazionale – osservano i ricercatori – queste evidenze sono importanti in un’ottica di salute pubblica, per migliorare la conoscenza dei fattori di rischio sui quali agire per cercare di invertire il trend. Il nostro prossimo passo – annunciano – sarà valutare se l’esposizione ai Pop ‘nel pancione’ è associata ad alterazioni nel metabolismo del glucosio e a diabete tra i bimbi nei primi anni di vita”.

 

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