SUPERBATTERI: nel 2050 10 milioni di persone potrebbero morire per una semplice infezione.

SUPERBATTERI

L’allarme degli esperti: nel 2050 i superbatteri uccideranno ogni 3 secondi

Lo rivela uno studio inglese sulla resistenza microbiotica. Nel 2050 dieci milioni di persone potrebbero morire per una semplice infezione ogni anno

NOTA: CONDIVIDO LA NOTIZIA:  OGNUNO VALUTI SE SI TRATTA DI TERRORISMO MEDIATICO PER “SPILLARE” SOLDI AI GOVERNI A TUTTO VANTAGGIO DELLE CASE FARMACEUTICHE OPPURE SE SI TRATTA DI REALTÀ.

I superbatteri, resistenti agli antibiotici, uccideranno una persona ogni tre secondi entro il 2050 se non saranno prese contromisure adeguate, effettuate campagne di informazione su scala globale contro l’uso eccessivo di antibiotici, e non verranno spesi migliaia di miliardi in ricerca. E’ l’allarme lanciato dal report “Review on Antimicrobial resistence” secondo cui è necessaria una vera e propria rivoluzione nella concezione e nell’uso degli antibiotici per non tornare al Medioevo.

La battaglia contro le più comuni infezioni, resistenti a qualsiasi cura oggi conosciuta, potrebbe causare più morti “del terrorismo”. Il problema principale è che non si stanno sviluppando nuovi antibiotici efficaci e si sta perdendo il potere curativo di quelli noti perché spesso l’abuso, e il cattivo uso, di questi farmaci sia nell’uomo sia negli animali, causa la resistenza dei batteri.

Il mondo, scrive la Bbc citando parte delle conclusioni del report, vacilla sul baratro di “un’era post-antibiotica”. E la situazione può soltanto peggiorare con il rischio che 10 milioni di persone possano morire per una semplice infezione ogni anno nel 2050. Il costo finanziario di questa lotta sarà altissimo: circa 100mila miliardi di dollari.

Il report quindi raccomanda una campagna di sensibilizzazione mondiale sul rischio da superbatteri, la creazione di un fondo da due miliardi di dollari, Global Innovation Fund, per avviare la ricerca su nuovi metodi di contrasto, migliorare le condizioni igienico-sanitarie e la pulizia negli ospedali per prevenire la diffusione delle infezioni, ridurre l’uso indiscriminato e spesso inutile di antibiotici in agricoltura e vietarlo nei settori “altamente critici” per la salute umana, incrementare la sorveglianza della diffusione della resistenza antimicrobica, retribuire con un miliardo di dollari le aziende per ogni nuovo antibiotico scoperto, incentivi finanziari per lo sviluppo di nuovi test sull’efficacia degli antibiotici su ogni soggetto per verificare se avrà effetto. Inoltre lo studio rilancia l’utilizzo di vaccini e farmaci alternativi.

“Dobbiamo informare in vari modi, in tutto il mondo, perché è cruciale che si smetta di dare antibiotici come fossero caramelle. Se non risolviamo il problema torneremo al Medioevo e molte persone moriranno”, ha dichiarato alla Bbc Lord Jim O’Neill, economista che ha guidato la ricerca, spiegando che un semplice taglio potrebbe provocare infezioni mortali e sarebbe impensabile effettuare sia un’operazione di routine che trapianti di qualsiasi genere, perché sarebbe un’era senza antibiotici.

Fonte: http://www.today.it
19/05/2016

Farmaci : il 10% sollo contraffatti e fatturano oltre 1,1 miliardi di euro.

farmaci

La vendita di farmaci contraffatti è un fenomeno in costante aumento. A lanciare l’allarme sono gli esperti delle società scientifiche Sif (Società italiana di farmacologia) e Sitox(Società italiana di tossicologia) che con il Comando Carabinieri per la Tutela della salute hanno promosso a Bologna – nella cornice del Festival della scienza medica – un convegno congiunto sul tema.

Secondo i dati diffusi, il 10% dei farmaci venduti nel mondo è contraffatto. Nel settore alimentare dei prodotti per la salute la contraffazione vale un fatturato ‘nero’ da 1,1 miliardi l’anno. I paesi più sviluppati hanno meno dell’1% del valore di mercato, ma il valore è in costante aumento. Mentre il fenomeno è già oggi più consistente in Africa, parte dell’Asia, e parti dell’America Latina, dove si rilevano aree in cui più del 30% dei medicinali in vendita può essere contraffatto. A livello mondiale invece, più del 50% delle medicine vendute da siti illegali sono contraffatte.

Il fenomeno, spiegano gli esperti, è in costante aumento a causa, soprattutto, della versatilità di Internet che permette di dispensare prodotti pericolosi per salute (ma apparentemente identici per confezione e aspetto) con sempre maggiore facilità. La contraffazione è un reato, “un problema planetario, una grande minaccia per la salute pubblica che interessa anche gli alimenti oltre ai farmaci“, avvertono. E un monito su questo tema è arrivato anche dall’Agenzia del farmaco.

L’Oms definisce come contraffatto “un farmaco la cui etichettatura sia stata deliberatamente e fraudolentemente preparata con informazioni ingannevoli circa il contenuto e/o l’origine del prodotto”. Ci sono casi in cui il principio attivo è assente o sottodosato (in che equivale a inefficacia terapeutica e rischio di sviluppare resistenza), in altri prodotti invece il principio attivo è sopradosato, con rischio di tossicità, lo stesso a cui si va incontro quando il farmaco non è autorizzato o quando un prodotto contraffatto risulta di scarsa qualità per impurità e residui, o ancora quando è diverso da quello dichiarato (caso in cui si aggiunge anche l’inefficacia terapeutica). C’è poi anche il rischio di interazioni per la compresenza di principi attivi.

Gli esperti spiegano anche che la richiesta da parte dei Paesi in via di sviluppo riguarda soprattutto medicinali salvavita come antibiotici, antimalarici, antitubercolari, antiretrovirali, mentre dai Paesi industrializzatiriguarda o medicinali costosi che migliorano la qualità della vita come farmaci contro le disfunzioni erettili, steroidi, anoressizzanti e psicofarmaci, oppure ultimamente, come in Europa, anche costosi antitumorali.

E il cittadino cade nella trappola del mercato illegale perché in cerca di un medicinale non disponibile nel proprio Paese, o perché prova imbarazzo nell’acquistarlo nei canali ufficiali, per motivi di costo e di rifiuto alla prescrizione da parte del medico. Gli esperti ricordano che la contraffazione dei medicinali è “un vero e proprio crimine, e la sua gravità non è limitata al danno economico” ma diventa “un problema di salute pubblica: sia per i pazienti, sia per il Sistema sanitario che si ritrova a dovere gestire i costi derivati dai danni della contraffazione sui pazienti”.

Fonte: ADNKRONOS  Farmaci contraffatti  23/05/2016

COLDIRETTI: cibi tossici importati dall’estero

Cibi tossici

 

Arezzo, 22 aprile 2016 – Coldiretti Arezzo lancia l’allarme rosso: sulle nostre tavole arrivano prodotti alimentari con insetticidi, micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge previste dall’Unione Europea. Con gravi rischi insiti nel consumo, in particolare di broccoli dalla Cina, basilico dall’India, prezzemolo dal Vietnam, melagrane dall’Egitto, peperoncino dalla Thailandia, piselli dal Kenya ma anche frutta dal Sud America. “Sono questi – spiega Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo – i prodotti stranieri più contaminati. che condiscono piatti e finiscono sulle nostre tavole a nostra insaputa. Alcuni dei quali possono essere tossici, pericolosi e cancerogeni”.

E’ quanto emerge dalla “Black list dei cibi più contaminati” presentata da Coldiretti nazionale – sulla quale Coldiretti Arezzo richiama con forza l’attenzione di tutti i cittadini consumatori – sulla base delle analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel Rapporto 2015. “Il quadro dipinto dal rapporto è più che preoccupante – analizza ancora Marcelli – poiché molti dei prodotti analizzati sono di larga diffusione: vedi i broccoli, il peperoncino, i piselli e la menta utilizzata in particolare nei cocktail. E’ per questa ragione che non c’è più tempo da perdere e occorre rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri”. Insomma l’invito forte che viene da Coldiretti Arezzo, anche attraverso le parole dei direttore Mario Rossi, e quello di “controllare al massimo etichette, provenienze e scadenze dei cibi, e poi bisogna liberare le imprese – spiega ancora Rossi – dalla concorrenza sleale delle produzioni straniere realizzate in condizioni di dumping sociale, ambientale con rischi concreti per la sicurezza alimentare dei cittadini”. L’invito forte è anche quello alla valorizzazione del prodotto tipico: “valorizzazione possibile anche e soprattutto – insiste il direttore Rossi – attraverso l’acquisto consapevole presso i mercati di Campagna Amica, cibo a km zero, senza rischi e a prezzi ragionevoli.

Sull’educazione alimentare, sulla nuova cultura che il cittadino deve acquisire quando acquista e consuma cibo, noi come Coldiretti Arezzo stiamo portando avanti una vera e propria battaglia quotidiana che coinvolge scuole, giovani, docenti, famiglie, imprenditori agricoli, educatori, fattorie didattiche: tutti insieme nella promozione della Corretta e Sana alimentazione”. Tornando ai dati diffusi da Coldiretti, appare evidente che, con la quasi totalità (92%) dei campioni risultati irregolari per la presenza di residui chimici, sono i broccoli provenienti dalla Cina il prodotto alimentare meno sicuro, ma a preoccupare è anche il prezzemolo del Vietnam con il 78% di irregolarità e il basilico dall’India che è fuori norma in ben 6 casi su 10.
La conquista della vetta della classifica da parte della Cina non è un caso poiché il gigante asiatico – ricorda la Coldiretti – anche nel  2015 ha conquistato il primato nel numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari a cominciare dal pomodoro da salsa.

Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati Rapporto EFSA 2015

MAGGIO 2016 – www.lanazione.it/arezzo

 

EMICRANIA e metalli pesanti

Emicrania e metalli pesanti

Per  chi soffre di emicrania l’unica soluzione è prendere dei farmaci che sopprimono il sintomo senza riuscire a capire quale è la vera ragione di questo disturbo.

Uno studio recente ha dimostrato che questa patologia invalidante che affligge milioni di persone può essere causata dalla propria dalla presenza di alcuni metalli pesanti nel corpo e dalla mancanza di alcuni nutrienti essenziali.

I ricercatori dell’Università di Yuzuncu Yil hanno sviluppato uno strumento diagnostico per analizzare la composizione del sangue. La loro ipotesi era che chi soffre di emicrania potrebbe essere intossicato da metalli pesanti, o ha carenza di nutrienti, o una combinazione di entrambe. Si è scoperto che avevano ragione.

Il gruppo di ricerca ha testato 50 pazienti: 25 erano stati diagnosticati come affetti da emicrania cronica, mentre l’altra metà era in salute ed è stato usato come gruppo di controllo. Hanno raccolto campioni di sangue da entrambi i gruppi e condotto una analisi di questi campioni utilizzando la spettrofotometria di assorbimento atomico.

Nessuno dei pazienti stava assumendo integratori, antiossidanti o multivitaminici. Inoltre, nessuno fumava, era alcolizzato, faceva uso di droghe, aveva malattie epatiche o renali, patologie al cuore o un condizioni infiammatorie.

I risultati: il gruppo che soffriva di emicrania avevano livelli sostanzialmente elevati di alcuni metalli pesanti nel sangue rispetto al gruppo di controllo. Questi metalli sono: cadmio, ferro, piombo e manganese. Allo stesso tempo, il gruppo di emicrania è risultato essere carente in alcuni oligoelementi benefici, tra cui rame, magnesio e zinco.

La ragione è chiara, infatti è risaputo che i metalli pesanti prendono il posto dei minerali essenziali impedendo il corretto svolgimento delle reazioni biochimiche essenziali per il corretto funzionamento dell’organismo. Inoltre questi metalli si accumulano nel corpo creando danni sempre più gravi con il passare del tempo.

Sulla base dei risultati di questo studio, chi soffre di emicrania tende ad avere non solo squilibri minerali e carenze, ma anche livelli in eccesso di elementi nocivi all’interno del loro corpo. Tali anomalie possono portare a squilibri ormonali, neurotossicità, o in questo caso, il dolore lancinante alla testa in forma di emicrania.

È interessante anche notare che, quando il corpo è carente di un particolare tipo di minerale essenziale il nostro metabolismo tipicamente lo sostituisce con un altro tipo di minerale per quella funzione che ha una configurazione atomica simile. Questa sostituzione porta spesso ad avere un metabolismo lento– che può portare a una maggiore quantità di infiammazione e maggiore fatica, lo stress – e ora possiamo dire – un maggiore rischio di emicrania.

Altri studi hanno confermato che molte patologie sono legate alla tossicità dei metalli pesanti che includono demenzatumori, disturbi dello spettro autisticodisturbi cerebrali e tante altre. La ricerca ha collegato i metalli pesanti anche ad un crescente danno ossidativo – causando invecchiamento precoce, danni al DNA e squilibrio acido-base.

I metalli pesanti sono nel cibo, nell’aria, nell’acqua e anche nei farmaci e vaccini. E’ quindi importante considerare questi fattori. Di recente ho pubblicato l’analisi del Dott. Montanari che ha trovato pezzi di metalli pesanti nel pane in commercio.

Più info: prevenzione e disintossicazione  Disintossicarsi dai Metalli Pesanti

 

dionidream.com Marzo 2016

Gravidanza: eccesso di vitamine e rischio autismo (studio)

vitamine

La carenza di alcune vitamine causa malformazioni nel feto. Ma uno studio recente ha evidenziato che l’assunzione eccessiva di queste vitamine è correlata con il rischio di autismo.

La ricerca da molti anni consiglia alle donne che vogliono concepire un figlio di aumentare la quota di folati (vitamine del gruppo B) dell’alimentazione, per garantire al proprio bimbo uno sviluppo sano del sistema nervoso. I folati si assumono con frutta e verdura, oltre che con gli integratori alimentari. Ma, come dice il proverbio, ogni troppo è troppo.

Lo studio è stato presentato il 13 maggio, alla conferenza sulla ricerca nell’Autismo tenutasi a Baltimora. I ricercatori della School of Public Health della Johns Hopkins University hanno misurato la quantità di folati e di vitamina B12 nel sangue delle mamme che hanno partorito fra il 1998 e il 2013 e poi hanno seguito per parecchi anni lo sviluppo dei neonati. Ecco in sintesi i risultati dello studio:

# se i folati erano quattro volte quelli considerati ottimali, il rischio che il neonato sviluppasse i sintomi di autismo raddoppiava;

# se invece era molto alta la vitamina B12, il rischio triplicava;

# se poi erano alti entrambi (sia i folati, sia la vitamina B12) il rischio per il bambino aumentava di 17,6 volte.

Molte mamme affermavano di aver assunto in gravidanza dei complessi multivitaminici (integratori alimentari).

CHE COSA SONO I FOLATI. Nell’alimentazione quotidiana i folati sono vitamine del gruppo B, presenti in molti cibi (verdure come asparagi, broccoli, carciofi, cavoli, cereali da colazione; frutti come gli agrumi, e i legumi, ma anche le uova), mentre la vitamina B12 è nelle carni rosse: difficile quindi eccedere, se si mantiene una dieta equilibrata.

È invece più facile eccedere con i supplementi alimentari, acquistabili al supermercato e in farmacia: questi sono di origine sintetica, e sempre più frequentemente, soprattutto negli Usa, anche i comuni alimenti vengono “fortificati” con l’aggiunta di questi micronutrienti, e a questo punto tener conto delle dosi assunte può diventare difficile.

Un’alimentazione molto ricca di frutta e verdura non può essere responsabile di queste alterazioni.

PERCHÉ SI PRESCRIVONO IN GRAVIDANZA. Si sa che aumentare la quantità di folati prima della gravidanza è protettivo per la salute neurologica dei bimbi. L’Organizzazione mondiale della sanitàconsiglia alle mamme nel primo trimestre di gravidanza di tenere i folati tra 13,5 e 45,3 nanomoli per litro di sangue, mentre non ci sono indicazioni sulla quantità consigliata di vitamina B12. L’Aifa, l’agenzia di controllo dei farmaci italiana, ha inserito 400 microgrammi di acido folico al giorno nell’elenco dei farmaci totalmente rimborsabili in gravidanza, per prevenire i circa 600 casi all’anno di bimbi che nascono con la disfunzione del tubo neurale (una malformazione), ai quali si aggiungono i casi di labbro leporino, prematurità, basso peso neonatale eccetera. Finora si pensava che l’eccesso di folati venisse eliminato con le urine, ma forse non è così.

CHE COSA FARE.  Attenzione, però: lo studio è preliminare, in altre parole è la prima volta che viene segnalata una associazione fra eccesso di integrazione e autismo.

Inoltre lo studio è stato presentato a una conferenza, quindi il controllo degli altri ricercatori (referee) è inferiore rispetto al vaglio cui viene sottoposto uno studio pubblicato su una rivista scientifica.

Infine si tratta della segnalazione di una associazione, cioè di due fattori che compaiono insieme (troppi folati, maggior rischio di autismo): non c’è al momento alcuna prova di un rapporto di causa-effetto fra questi due fattori.

Ciò nonostante è bene che le mamme sappiano che prima del concepimento e nei primi tre mesi di gravidanza è bene assumere gli integratori consigliati dal ginecologo, e non fare di testa propria aumentando la dose.

 

Focus  13 MAGGIO 2016

 

ISPRA: acque inquinate nel 64% di fiumi e laghi.

Pesticidi

Rispetto al precedente rapporto la situazione è peggiorata: la situazione era già stata segnalata qui: Ispra relazione 2011-2012. Al tempo la percentuale di inquinamento era al 57%.

Cresce la percentuale di pesticidi nelle acque: +20% in quelle superficiali, +10% in quelle sotterranee. Lo afferma l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) nell’edizione 2016 del Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque (contenente dati relativi al biennio 2013-2014)  spiegando che le acque superficiali (fiumi, laghi, torrenti) “ospitano” pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio (nel 2012 era 56,9%); quelle sotterranee nel 31,7% dei 2.463 punti (31% nel 2012). La contaminazione è più ampia nella pianura padano-veneta.

L’analisi dei dati di monitoraggio non evidenzia una diminuzione della contaminazione, spiega l’Ispra precisando che l’aumento di punti contaminati “si spiega in parte col fatto che in vaste aree del centro-sud, solo con ritardo, emerge una contaminazione prima non rilevata”. Durante i controlli sono state trovate 224 sostanze diverse, “un numero sensibilmente più elevato degli anni precedenti (erano 175 nel 2012)”, dice l’Ispra, che indica “una maggiore efficacia delle indagini condotte”.

Secondo l’Ispra, 274 punti di monitoraggio delle acque di superficie hanno “concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali” e fra le sostanze off-limit c’è il glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo su cui si è in attesa di capire se sia cancerogeno o meno visto che c’è divergenza di opinioni e di cui l’autorizzazione al commercio in Europa scade a fine giugno. Ci sono poi i neonicotinoidi, ritenuti fra i principali responsabili della moria di api.

Gli erbicidi sono ancora le sostanze più rinvenute, mentre è aumentata notevolmente la presenza di fungicidi e insetticidi. Nelle acque superficiali, 274 punti di monitoraggio (21,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali mentre in quelle sotterranee 170 punti (6,9% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientale.

L’Ispra indica che la contaminazione è più ampia nella pianura padano-veneta dove le indagini sono generalmente più efficaci. Nelle cinque regioni dell’area, infatti, si concentra poco meno del 60% dei punti di monitoraggio dell’intera rete nazionale. In alcune regioni la contaminazione è molto più diffusa del dato nazionale, arrivando a oltre il 70% dei punti delle acque superficiali in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, con punte del 90% in Toscana e del 95% in Umbria.
Nelle acque sotterranee la diffusione della contaminazione è particolarmente elevata in Lombardia 50% dei punti, in Friuli 68,6%, in Sicilia 76%. Più che in passato, avverte l’Ispra, sono state trovate miscele di sostanze nelle acque, fino a 48 in un singolo campione, quindi con una tossicità più alta rispetto a quella dei singoli componenti.

Maggio 2016

Fonte: Ansa

ISPRA PDF: Rapporto completo in pdf

 

27 alimenti più alcalini che rinforzano il nostro sistema immunitario

PH

 I  cibi  che consumiamo ogni giorno giocano un ruolo fondamentale nell’aumento o nella riduzione del pH del corpo: alcuni alimenti sono più alcalini di altri, di seguito ti elenchiamo i migliori. Il corpo umano è un organismo che deve essere alcalino. Consumando alimenti acidi, il pH del sangue può alterare i livelli alcalini, influendo negativamente sul sistema immunitario ed esponendoci a vari rischi, fra cui il cancro. Per mantenere i livelli di pH del sangue negli intervalli adeguati, è importante condurre un’alimentazione sana. Consumare più alimenti alcalini aiuta a cambiare il pH del corpo, dando ossigeno al sistema.

Gli alimenti più alcalini

  1. Bietola: oltre ad essere alcalina, possiede proprietà antibatteriche e antivirali
  2. Melone: ottima anche per la pulizia del colon
  3. Grano saraceno: molto utile per prevenire malattie cardiovascolari
  4. Olio d’oliva: ricco di acidi grassi monoinsaturi e vitamina E
  5. Semi di lino: ricchi di fibra e vitamina E
  6. Avocado: ottimo per la salute del cuore
  7. Banane: danno energia, sono ricche di potassio e minerali
  8. Bacche: hanno un grande contenuto di antiossidanti
  9. Carote: ricche di beta-carotene, proteggono la vista
  10. Aglio: aiuta a regolare la pressione sanguigna
  11. Broccoli: ottimi per abbassare il colesterolo
  12. Uva: ricche di vitamine e antiossidanti
  13. Ananas: contribuisce alla perdita di peso
  14. Germogli di erba medica: ricchi di enzimi che ristabiliscono l’equilibrio ormonale
  15. Limoni: uno degli alimenti più alcalini, ricco di vitamina C
  16. Cavoli di Bruxelles: collaborano nella prevenzione del cancro
  17. Crauti: gli alimenti fermentati sono ricchi di probiotici
  18. Cavolfiore: ottimo sostituto naturale del pane
  19. Pompelmo: ottima fonte di vitamine A e C
  20. Alghe: ricche di ferro
  21. Quinoa: ristabilisce i livelli di glucosio nel sangue
  22. Cetriolo: ricchissimo d’acqua
  23. Prezzemolo: depura l’intestino
  24. Mango: eccellente per depurare il colon
  25. Spinaci: sono ricchi di vitamine
  26. Arance: ricche di vitamina C
  27. Papaia: ottima per depurare il colon.

Fonte: rimedionaturale

 

Olio di Palma: utilizzato per merendine, biscotti, craker, grissini e simili. E’ ufficiale (EFSA), è tossico

EFSA2

Lo ha comunicato la EFSA,  l’Autorità per la sicurezza alimentare europea, e come riporta Il FattoAlimentare.it :

“L’olio di palma contiene tre sostanze tossiche (una delle quali classificata come genotossica e cancerogena) per cui il consumo di prodotti alimentari con discrete quantità di grasso tropicale viene sconsigliato soprattutto a bambini e adolescenti.” 

Il consumo che in Italia si fa di alimenti che contengono questo olio è davvero spropositato, decisamente oltre le dosi massime sopportate dal nostro organismo. Si tratta di 12 grammi al giorno pro capite, visto che l’olio di palma è il grasso usato da una moltitudine di aziende che producono merendine, biscotti, grissini, cracker, fette biscottate, prodotti da forno e decine di altri alimenti.

Qui vi riportiamo una lista non completa di alcuni marchi più famosi che ne fanno uso, ma per la vostra salute è sempre bene verificare sulle etichette riportate sui prodotti che state per acquistare:

  • NESTLÉ:tutti i suoi prodotti, compresi quelli della MOTTA(Buondì, Girelle, etc.)
  • MULINO BIANCO: pane, cracker, biscotti, merendine
  • KNORR: dadi da brodo
  • STAR: dadi da brodo
  • LINEA COOP: dadi da brodo, cracker, merendine
  • KRAFT: tutti i prodotti della SAIWA (compresa la linea VitaSnella)
  • BARILLA: i sughi freschi che trovate nel banco frigo (sulla confezione scrivono con olio extravergine di oliva, ma se leggete gli ingredienti il primo a comparire è proprio l’olio di palma)
  • PAVESI: biscotti, cracker
  • WAFER LOACKER
  • CROSTINI BARILLA

Pubblicato il 04/05/2016

Fonte: Qui

 

PIZZA: in due pizze su tre, mozzarella lituana e salsa cinese (COLDIRETTI).

pizza

Nel 2015 sono infatti aumentate del 379% le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina che hanno raggiunto circa 67 milioni di chili nel 2015, pari a circa il 10 per cento della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente, ma a crescere del 279% sono state anche le importazioni di olio di oliva dalla Tunisia –

Dalla mozzarella lituana al concentrato di pomodoro cinese, ma c`è anche l`olio tunisino e il grano canadese nelle quasi due pizze su tre servite in Italia che sono ottenute da un mix di ingredienti provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori. E` quanto emerge dal Dossier Coldiretti presentato in occasione della mobilitazione degli agricoltori italiani con i trattori a Napoli a difesa della dieta mediterranea dove è stato fatto il confronto con la vera pizza 100% italiana. Nel 2015 sono infatti aumentate del 379% le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina che hanno raggiunto circa 67 milioni di chili nel 2015, pari a circa il 10 per cento della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente, ma a crescere del 279% sono state anche le importazioni di olio di oliva dalla Tunisia mentre c`è stato un incremento del 17% dei prodotti caseari destinati alla trasformazione industriale e, tra queste, soprattutto le cagliate provenienti dalla Lituania e destinate a produrre mozzarelle senza alcuna indicazione sulla reale origine in etichetta. Ed i primi dati del gennaio 2016 non sono incoraggianti con l`aumento di mille tonnellate delle importazioni di grano tenero straniero. In particolare – precisa la Coldiretti – è stata proprio la Campania la regione principale di destinazione del concentrato cinese e delle cagliate industriali per sfruttare impropriamente l`immagine di qualità conquistata nell’alimentare. La pizza sviluppa un fatturato di 10 miliardi di euro in Italia, dove ogni giorno si sfornano circa 5 milioni di pizze per un totale di 1,8 miliardi all’anno che in termini di ingredienti significa – stima la Coldiretti – 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro. “Il riconoscimento dell`UNESCO avrebbe dunque un valore straordinario per l’Italia che è il Paese dove più radicata è la cultura alimentare e la pizza rappresenta un simbolo dell`identità nazionale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “è chiaro che garantire l`origine nazionale degli ingredienti e le modalità di lavorazione significa difendere un pezzo della nostra storia, ma anche la sua distintività nei confronti della concorrenza sleale”. La petizione a sostegno della candidatura dell`arte dei pizzaioli napoletani a patrimonio immateriale dell`UNESCO ha superato l`obiettivo record di un milione di firme raccolte in tutti i continenti, quasi la metà delle quali raccolte grazie all`impegno della rete dei mercati degli agricoltori di Campagna Amica lungo tutta la Penisola, ma anche in occasione di Expo dove il 25 giugno 2015 l`Italia ha conquistato il record mondiale ufficiale di lunghezza della pizza di 1595,45 metri che è stato iscritto nel Guinness World Records.

 

Fonte: http://www.rainews.it

 

 

Aprile 2016