SINDROME DELLA STANCHEZZA CRONICA: cause e rimedi

Stanchezza cronicaLa sindrome della stanchezza cronica è una malattia complessa, caratterizzata da una estrema e inspiegabile sensazione di fatica, che può peggiorare con l’attività fisica e mentale ma che non migliora con il riposo. Le cause non sono note, ma esistono svariate teorie che vanno dalle infezioni virali allo stress psicologico.Alcuni esperti credono che questo disturbo può scaturire da una combinazione di fattori.

Sintomi

La sindrome della stanchezza cronica ha ufficialmente otto sintomi (oltre ovviamente alla sensazione di stanchezza) e sono:

– scarsa memoria e concentrazione;

– gola infiammata;

– ingrossamento dei linfonodi nel collo o sotto le ascelle;

– dolore muscolare inspiegabile;

– dolore alle articolazioni;

– mal di testa;

– stanchezza estrema che dura più di 24 ore dopo l’esercizio fisico o mentale.

Cause

Gli scienziati non sono ancora riusciti a capire quale possa essere l’esatta causa di questo disturbo, ma è molto accreditata l’ipotesi che possa essere innescata da una serie di fattori, soprattutto in persone che nascono con una certa predisposizione a questo disturbo.

Alcuni fattori sono:

– infezioni virali: alcune persone sviluppano la sindrome della stanchezza cronica proprio dopo aver avuto un’infezione di questo tipo. Per questo motivo, i ricercatori si chiedono se e quali virus possono dare il via alla sindrome;

– problemi al sistema immunitario: le persone con sindrome della stanchezza cronica hanno delle difese immunitarie più deboli, ma non è chiaro se questo tipo di problemi può far sviluppare la malattia;

– squilibri ormonali: le persone con sindrome della stanchezza cronica hanno a volte valori anormali degli ormoni prodotti dall’ipotalamo o dalle ghiandole surrenali. Il motivo di queste anomalie è ancora sconosciuto.

Fattori di rischio

I fattori che possono aumentare il rischio di sindrome della stanchezza cronica sono:

  • età: la malattia può verificarsi a qualsiasi età, ma colpisce maggiormente le persone tra i 40 – 50 anni;
  • sesso: la malattia viene diagnosticata con maggiore frequenza alle donne. Secondo i ricercatori, il motivo può essere semplicemente perché le donne tendono a consultare un medico con più facilità rispetto agli uomini;
  • stress: le difficoltà di gestione dello stress possono contribuire allo sviluppo di tale sindrome.

Complicanze

Le possibili complicanze della sindrome della stanchezza cronica sono:

– depressione;

– isolamento sociale;

– restrizioni nello stile di vita;

– aumento delle assenze al posto di lavoro.

Quando è necessario consultare un medico?

La sensazione di fatica fa parte dei sintomi di molte malattie, come infezioni o disturbi psicologici. In genere, è necessario consultare il medico se il malessere persiste e diventa eccessivo e insopportabile. Se noti sintomi della sindrome della stanchezza cronica, è meglio consultare un medico quanto prima possibile. Prima dell’appuntamento puoi fare una lista che comprenda:

  • segni e sintomi. Sii accurata nella descrizione; annota se hai avuto problemi di memoria o mal di testa. Questi dettagli possono essere interessanti per il tuo medico;
  • informazioni personali importanti: annota se hai affrontato qualche cambiamento recentemente o se sei stato sottoposto a stress che può aver influito sul tuo benesserefisico;
  • informazioni sanitarie: annota le patologie che soffri o hai sofferto e il nome di tutti i farmaci e integratori che assumi regolarmente.

In più puoi aggiungere alla lista una serie di domande da porre al medico. Per esempio:

– Quali possono essere le cause della sindrome?

– Quali sono gli esami consigliati in questo caso?

– Come si possono trattare i sintomi?

– Bisogna effettuare cambiamenti nello stile di vita?

– Sarebbe opportuno consultare un medico di salute mentale?

Anche il medico ti farà una serie di domande, come:

– Quali sono i sintomi e da quanto tempo hai cominciato a notarli?

– Cosa migliora/peggiora i sintomi?

– Hai problemi di memoria o concentrazione?

– Hai difficoltà a prendere sonno?

– Con che frequenza ti senti depresso o ansioso?

– I sintomi limitano le tue capacità? Per esempio, sei mai mancato al lavoro o a scuola a causa dei tuoi sintomi?

– Hai cercato di trattare la patologia in qualche modo? Ha funzionato?

Con che tipo di tests è possibile diagnosticare la sindrome della stanchezza cronica?

Non esiste un unico test per poter diagnosticare tale sindrome. Siccome i sintomi possono far pensare a diversi tipi di problemi di salute, bisogna avere molta pazienza prima di poter ricevere una diagnosi definitiva. Infatti il medico deve escludere diversi tipi di malattie, come:

  • disturbi del sonno: la stanchezza cronica può essere causata da disturbi del sonno. Uno studio sul sonno può determinare se il riposo è stato disturbato da disordini, come l’apnea notturna ostruttiva, la sindrome delle gambe senza riposo o l’insonnia;
  • problemi di salute mentale: la fatica è anche un sintomo di vari problemi di salute mentale, come la depressione, l’ansia, il disturbo bipolare e la schizofrenia;
  • altri problemi di salute: la stanchezza può essere causata da varie patologie, come l’anemia, il diabetee l’ipotiroidismo. Un esame del sangue può essere utile al medico per determinare la diagnosi.

Trattamento e farmaci

Il trattamento per la sindrome della stanchezza cronica mira ad alleviare i sintomi.

Farmaci

La sindrome della stanchezza cronica può colpire le persone in tanti modi diversi, quindi il trattamento deve essere specifico per trattare determinati sintomi. I farmaci possono essere:

– antidepressivi: molte persone che soffrono di questa sindrome sono anche depresse. Trattare la depressione può facilitare il trattamento dei problemi associati alla sindrome. Basse dosi di antidepressivi possono anche migliorare il sonno e alleviare il dolore;

– sonniferi: se rimedi casalinghi (come evitare la caffeina) non ti aiutano a conciliare il sonno per la notte, il medico può prescriverti un sonnifero.

Terapia

Il trattamento più efficace per la sindrome della stanchezza cronica sembra essere una combinazione tra ginnastica graduata e consulenza psicologica.

– Ginnastica graduata: un fisioterapista può determinare quali sono gli esercizi più adatti alle tue esigenze. Le persone poco attive iniziano a fare esercizi di stretching solo per qualche minuto al giorno. Gli esercizi si fanno più intensivi e dureranno di più nel corso del tempo;

– consulenza psicologica: parlare con uno psicologo può essere utile per capire quali sono i limiti che ti pone la sindrome della stanchezza cronica. In questo modo riuscirai a prendere il controllo della tua vita e a migliorare il tuo stato d’animo.

Rimedi casalinghi e cambiamenti dello stile di vita

In certa misura, la sindrome della stanchezza cronica può essere trattata con semplici cambiamenti dello stile di vita e rimedi casalinghi. In questo senso, è importante:

  • ridurre lo stress: elaborare un piano per evitare o limitare sovraffaticamento e stress emozionale. Ogni giorno concediti qualche minuto di relax. È fondamentale per imparare a dire “no” senza sentirsi in colpa;
  • migliorare le abitudini di sonno: andare a dormire e alzarsi alla stessa ora ogni giorno, evitare il pisolino, evitare caffeina, alcool e nicotina.

Medicina alternativa

Per il trattamento della sindrome della stanchezza cronica vengono proposte molte terapie alternative. È difficile stabilire se funzionano davvero, perché i sintomi della sindrome sono spesso legati all’umore e possono cambiare ogni giorno. Il dolore associato alla sindrome può essere alleviato con agopuntura, massaggi, yoga e tai chi.

Consiglio

La sindrome della stanchezza cronica può colpire le persone in modo diverso e i sintomi possono essere particolarmente fastidiosi all’inizio della malattia e poi diminuire gradualmente. L’aiuto di uno psicologo può aiutare te e le persone che ti circondano a capire quali sono i limiti che ti pone la sindrome. Potrebbe essere interessante far parte di un gruppo di persone affette dalla stessa sindrome. In questo caso però devi essere in grado di smettere se noti che il tuo stress aumenta, invece di essere alleviato. Il tuo giudizio è fondamentale per determinare cosa è meglio per te.

http://www.salute-e-benessere.org/

DIETA sgonfia pancia: alimenti da limitare

Dieta SGONFIA PANCIA

Pancia piatta e addio gonfiore addominale.

Promette di realizzare il sogno di molti, che trattengono il fiato per superare la prova costume, una dieta sottoposta per la prima volta a uno studio scientifico, come quelli per valutare le medicine. La ricerca, tutta italiana, indica i cibi da preferire e quelli da limitare, perché fermentano troppo nell’organismo. Estate a parte, la pancia gonfia è un problema quotidiano che colpisce almeno il 20% degli italiani: circa 12 milioni di persone.

“Per oltre due anni abbiamo sottoposto a una dieta personalizzata quasi un centinaio di persone, che hanno evitato di mangiare determinati alimenti ad alta capacità fermentativa (Fodmap), come legumi e lattosio”, spiega all’Adnkronos Salute Enrico Stefano Corazziari, dell’unità di Gastroenterologia A dell’Università Sapienza di Roma, che presenterà nuovi dati di questo studio al congresso dell’Associazione per la neurogastroenterologia e la motilità gastrointestinale, in programma dal 24 al settembre a Roma. I primi risultati sono stati presentati di recente all’Expo di Milano.

Lo studio, precisa l’esperto, “è stato condotto su persone con intestino irritabile ma la dieta è consigliabile a tutti coloro che hanno problemi di pancia gonfia”. Dai dati emerge un 40% in meno di giorni di pancia gonfia dopo un mese di dieta, valore che cresce nel follow up, soprattutto nella percezione del paziente. Si registra una diminuzione del gonfiore del 50% che, dopo 16 mesi, raggiunge il 66%. Inoltre, il dolore addominale si riduce del 40% già dopo un mese e la sua percezione è più che dimezzata anche dopo 16 mesi (-56,6%, contro il -10% della dieta dei controlli).

Una dieta personalizzata – dimostra lo studio – oltre a sgonfiare, migliora la salute generale se si evitano gli alimenti ad alta capacità fermentativa. Contengono oligosaccaridi, come i legumi, alcune verdure (carciofi, broccoli, aglio), frutti (cachi e anguria) e cereali (frumento e segale), e poi fruttosio (come mela, pere, pesche, mango), lattosio (latte e formaggi morbidi e freschi), e infine polioli, che si trovano in frutta (come ciliegie, susine), verdura (cavolfiori, funghi) e dolcificanti (mannitolo, sorbitolo e xilitolo).

“La fermentazione dei cibi, in certe persone predisposte – avverte Corazziari – può determinare un accumulo di gas che, insieme a un concomitante maggior afflusso di acqua, causano una distensione del lume intestinale. Questo, complice l’ipersensibilità che caratterizza tali soggetti, causa distensione e dolore addominale. Le nuove conoscenze scientifiche ci permettono di lasciarci alle spalle il detto ‘noi siamo quello che mangiamo’, oramai superato, per fare posto a un nuovo concetto: noi siamo il cibo che assorbiamo e soffriamo per quello che non assorbiamo e che la flora fermenta”.

Questi i consigli per l’estate, con la precisazione che “la creazione di una dieta tanto complessa richiede l’esperienza di un medico competente in materia, ma si possono dare suggerimenti alla portata di tutti”.

1) Scegliere tra i cereali, il farro e i prodotti senza glutine

2) Preferire i formaggi duri e stagionati, e il latte delattosato, di soia o di riso

3) Mettere nel piatto sempre la frutta e in particolare la banana, il mirtillo, il pompelmo, il kiwi, il mandarino, il limone, l’arancia, l’uva, il lampone, la fragola

4) Spazio alla verdura in particolare il sedano, i peperoni, le melanzane, la lattuga, i fagiolini e la zucca

5) Mangiare il pomodoro ricco di licopene

6) Come dolcificanti preferire saccarosio, glucosio, sciroppo d’acero e dolcificanti che non terminano in ‘olo’.

Da evitare o limitare, invece, perché ad alto potere fermentante:

1) Frumento e segale (pane, pasta, couscous, crackers, biscotti)

2) Mele, pere, albicocche, ciliegie, pesche, mango, anguria, cachi, susine, prugna

3) Miele, fruttosio e sciroppo di mais, sorbitolo, mannitolo, xilitolo

4) Latte e formaggi morbidi e freschi (come la ricotta)

5) Carciofi, asparagi, barbabietole, cavoletti di Bruxelles, broccoli, cavolo, cavolfiore, finocchio, aglio, scalogno, funghi, piselli

6) Ceci, lenticchie, fagioli, fave.

 

Fonte: www.adnkronos.com

DIETE: vietati per decreto diversi principi attivi ritenuti non sicuri.

Diete Alimentari1Al bando sette sostanze dimagranti. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha firmato il decreto che vieta le preparazioni magistrali per dimagrire, contenenti i principi attivi triac, clorazepato, fluoxetina, furosemide, metformina, bupropione e topiramato.

Di queste sostanze, autorizzate singolarmente per diverse indicazioni terapeutiche come trattamento per ansia, depressione, diabete, ipertensione e epilessia – spiega il ministero in una nota – viene spesso fatto un abuso, utilizzando varie associazioni, per finalità meramente estetiche.

Il decreto è stato adottato su impulso dell’Agenzia italiana del farmaco, che ha trasmesso al ministero segnalazioni di sospetta reazione avversa della Rete nazionale di farmacovigilanza. Dalla segnalazione dell’Aifa è emerso che “le preparazioni magistrali contenenti i citati principi attivi singolarmente, ma più spesso in associazione combinata tra di loro quando utilizzati a scopo dimagrante, hanno un rapporto beneficio-rischio estremamente sfavorevole e possono essere pericolose per i soggetti che ne fanno uso”.

Il rischio che insorgano reazioni avverse, si sottolinea, “aumenta, poi, in relazione al numero di principi attivi associati nella preparazione, che possono causare anche disturbi psichiatrici e reazioni a carico del sistema cardiovascolare”. Con l’aggravante che “tali combinazioni non sono mai state studiate secondo sperimentazioni cliniche regolari, risultano sprovviste di foglietto illustrativo e scheda tecnica a cui il paziente possa fare riferimento per informarsi sulle caratteristiche del prodotto e la documentazione disponibile sui singoli principi attivi non ne garantisce la sicurezza, quando sono somministrati in associazione tra loro. E’ noto inoltre che le reazione avverse da preparazioni magistrali sono meno segnalate di quelle dei farmaci”.

Due i divieti introdotti dal decreto:

– Medici e farmacisti non potranno rispettivamente prescrivere e allestire preparazioni magistrali a scopo dimagrante contenenti i principi attivi vietati, usati singolarmente o in combinazione associata tra loro

– Non potranno, inoltre, essere prescritte o allestite preparazioni magistrali che, a prescindere dall’obiettivo terapeutico perseguito, contengano i predetti principi attivi in combinazione associata.

Per evitare comportamenti elusivi finalizzati all’assunzione contestuale di più principi attivi”, viene inoltre proibito a medici e farmacisti di “prescrivere o allestire per lo stesso paziente più preparazioni magistrali singole, contenenti ciascuna uno dei principi attivi segnalati”. Il provvedimento segue altri due decreti adottati dalla Lorenzin, dopo segnalazione dell’Aifa, con cui sono state bandite altre due sostanze utilizzate nelle preparazioni magistrali a scopo dimagrante: la fenilpropanolamina/norefedrina e la pseudoefedrina.

 

GRASSI IDROGENATI (merendine, snack, patatine). Stop dalla FDA entro 3 anni

Grassi idrogenatiDa un po’ di tempo a questa parte esperti e nutrizionisti stanno mettendo in guardia i consumatori riguardo i pericoli di assumere prodotti che contengano grassi idrogenati. Si tratta di lipidi che possiedono, come vantaggio,una maggiore capacità di conservazione e una migliore stabilità termica a fronte di un costo basso: esempio principale di prodotto che contiene questi composti è la margarina, ma anche i prodotti da forno, le merendine, gli snack, le patatine, non ne sono privi. Il problema di queste sostanze è che aumentano a dismisura i livelli di colesterolo cattivo, quello LDL, a fronte di un’azione di diminuzione del colesterolo buono, o HDL: cosa che significa un grosso incremento delle probabilità di patologie cardiovascolari quali infarto del miocardio e ictus.

Il pericolo legato all’assunzione di grassi idrogenati ha convinto la Food and Drugs Administration, ente governativo americano che regolamenta i prodotti alimentari e farmaceutici, a bandirne l’utilizzo entro tre anni. Qualunque agenzia alimentare voglia utilizzare queste sostanze dovrà chiedere il permesso alla FDA: con tutta probabilità, tra l’altro, se lo vedrà negare. Si tratta di un giro di vite piuttosto duro da parte del governo statunitense, che già dal 2006 aveva introdotto la norma, obbligatoria per qualsiasi prodotto in commercio, di segnalare la quantità di grassi idrogenati al suo interno.

Per la verità, questo divieto era atteso già da tempo, ed è stato accolto con molto favore dall’opinione pubblica: uno studio americano ha infatti evidenziato come questa nuova regolamentazione contribuirà a prevenire 7 mila morti e 20 mila attacchi di cuore l’anno solo negli USA, paese da sempre funestato dai decessi per infarto del miocardio dovuti ad una alimentazione ricca di acidi grassi trans. Ovviamente una brutta notizia per le multinazionali del cibo, a cui questa nuova legge costerà circa 6 miliardi di dollari: ma un’ottima notizia per le casse dello stato, che risparmierà 140 miliardi di dollari, utilizzati oggigiorno per curare ed informare i cittadini, nei prossimi vent’anni.

Anche i medici ed esperti italiani hanno accolto la decisione con grande entusiasmo, e sperano ovviamente che anche l’Italia finalmente seguirà l’esempio degli Stati Uniti: nel nostro paese, infatti, non è obbligatorio per le compagnie alimentari specificare i livelli di grassi idrogenati all’interno di un prodotto, sebbene la maggior consapevolezza ed attenzione verso la nutrizione ha spinto molte agenzie a specificarne l’assenza attraverso etichette apposite.  

http://www.sanihelp.it/

 

Mangiamo ma siamo sempre affamati

Un importante studio con dei consigli interessanti per imparare a “nutrirsi” oltre che “alimentarsi” 

“LA DIETA MEDITERRANEA IERI ED OGGI” – Indagine Eta Meta per Federsalus

SALUTE: I CIBI NON SONO PIÙ QUELLI DI UNA VOLTA. ALIMENTI OGGI MENO NUTRIENTI DEL 50%.

Esperti di nutrizione e di tecnologie agroalimentari denunciano: la perdita della stagionalità, inquinamento e politiche agrarie di alcuni Paesi hanno ridotto di più del 50% le proprietà nutritive dei cibi “amici della salute”. Corretta alimentazione, apporto vitaminico bilanciato, principi nutritivi equilibrati con la giusta quantità di fibre e di grassi. In una parola i principi alla base della dieta mediterranea, indicata in tutto il mondo come il modello più sano di alimentazione.

Almeno fino a ieri. Oggi rischia di non essere più così. L’allarme arriva da nutrizionisti ed esperti del settore agroalimentare: “Rispetto a 15 – 20 anni fa la maggior parte degli alimenti ha perso oltre il 50% dei propri valori nutritivi”.

Ad essere sotto accusa soprattutto frutta e verdura, ma anche gli altri “ingredienti” della dieta mediterranea non sono più quelli di un tempo. I motivi? I procedimenti di produzione e di conservazione dei prodotti che arrivano da tutte le parti del mondo, la richiesta di prodotti fuori dalla loro naturale stagione e, non da ultimo, l’inquinamento. Ecco allora che a parità di calorie rispetto ad un tempo, sulle tavole arrivano molte meno vitamine, sali e fibre. E’ quanto emerge da uno studio che Eta Meta Research ha condotto per Federsalus intervistando esperti di nutrizione (dietologi, dietisti, nutrizionisti) ed esperti di tecnologie e biotecnologie alimentari. Eccesso di prodotti chimici, inquinamento, tempi e modalità di conservazione: sulle nostre tavole oltre 50% in meno di vitamine e sali minerali.

Cereali, legumi, carne, pesce, latte, uova, olio, frutta e verdure: tutti gli alimenti base della dieta mediterranea sono ben diversi da quelli che consumavano i nostri nonni. Quasi otto esperti su dieci (76%) non hanno dubbi: oggi gli alimenti presenti sulle tavole degli italiani contengono molte meno sostanze nutritive.

Il risultato? A parità di consumo calorico, rimasto invariato negli anni, in media, sostiene il 37% degli esperti, la perdita di vitamine e sali minerali rispetto agli stessi alimenti di 15-20 anni fa ammonterebbe ad oltre il 50%. Di conseguenza, come indicano gli intervistati, spesso attraverso i normali pasti si assimilano meno principi nutritivi di quanto si pensi e soprattutto di quanto sia necessario alla salute. Una carenza che si fa sentire secondo il 31% sul fronte delle vitamine, ma anche dei sali minerali (23%) degli aminoacidi e delle proteine (rispettivamente ha risposto così il 19% e il 15%) .

“I moderni sistemi di produzione da un lato e i mutamenti ambientali dall’altro hanno portato a notevoli modificazioni nei confronti di quello che ogni giorno mettiamo sulle nostre tavole. Sicuramente i prodotti hanno un aspetto migliore rispetto a quanto accadeva solo 20 anni faconferma Andrea Strata, Professore di nutrizione clinica all’Università di Parma – ma al loro interno hanno perso più del 50% in termini di principi nutrizionali”.

Quali sono, a parere degli esperti, gli alimenti che hanno subito una maggior degradazione in termini nutritivi rispetto ad un tempo? Al primo posto, naturalmente, sostiene il 71%, la frutta e la verdura, alimenti amici del benessere e a cui ci si dovrebbe affidare per il necessario apporto di fibre, di vitamine e di sali minerali. Non sono solo loro però a rappresentare l’unico punto dolente della dieta mediterranea e del giusto apporto di elementi nutritivi. Una diminuzione si riscontra anche in altri prodotti, come le farine e i cereali (49%) , ma anche nei “prodotti lavorati” (35%) .

Le cause di questa perdita di elementi nutritivi? Numerose e tutte dovute all’uomo. Ad influire, infatti, è stata la richiesta di prodotti fuori dalla loro naturale stagione (31%) , cosa che ha portato a doverli importare da altri paesi dove la loro coltivazione-produzione non è controllata come nel nostro paese. A questo si aggiungono gli effetti portati dall’inquinamento (26%) . Non solo, ben il 38% degli intervistati parla di “inadeguate condizioni di trasporto e conservazione”, sempre in riferimento a prodotti che il continuo mutare di richieste da parte dei consumatori costringe ad importare. I prodotti che provengono dall’altra parte del globo vengono colti quando ancora non sono maturi, vengono trattati per resistere a lunghi viaggi e non sempre vengono conservati alle temperature ottimali. Ad influire, poi, soprattutto per quanto riguarda i prodotti “lavorati”, sono proprio la loro preparazione e gli ingredienti usati (33%) .

Tutto questo, naturalmente non vuol dire che i prodotti che oggi entrano nelle case degli italiani siano dannosi per la salute, precisa il 79%, anzi, sotto certi aspetti, proprio grazie alle moderne tecnologie alimentari sono molto più controllati.

La dieta mediterranea? Ancora la più corretta. Bisogna però rivedere le quantità e i rapporti tra calorie, vitamine, fibre e sali minerali. Uno scenario non certo incoraggiante, anche se la dieta mediterranea resta comunque il modello di alimentazione più corretto e completo, almeno per il 67% degli esperti intervistati. Diventano però sempre più necessari alcuni accorgimenti, volti a rivedere e aggiornare questo modello.
“I parametri e le tabelle di riferimento si basano sulle necessità caloriche di un contadino degli anni ’50, più elevate e di proporzioni diverse rispetto a quelle che servono oggi – continua il professor Strata –  oggi il modello sociale industriale ci impone una variazione delle proporzioni, altrimenti si rischia che un modello positivo come la dieta mediterranea si trasformi in un vero boomerang”.

Secondo il 38% degli esperti, infatti, il tipo di alimentazione proposto dalla dieta mediterranea andrebbe rivisto nelle “dosi” di cibo assunte, anche considerando la vita sedentaria che caratterizza la maggior parte degli italiani, intervenendo quindi sull’apporto di carboidrati e di lipidi.

Sicuramente, aggiunge il 31%, durante quei periodi dell’anno in cui l’organismo è sottoposto a maggiori stress diviene necessario integrare le vitamine, i sali e gli altri elementi assunti attraverso i cibi. E se è sicuramente poco percorribile la strada dell’orticello privato e auto gestito, che rappresenterebbe l’unica soluzione, anche se parziale, è molto importante la scelta di cosa acquistare, preferendo i prodotti nazionali nella loro naturale stagione (16%) e la conservazione dei cibi (11%) .

Ecco allora che da Federsalus arrivano 5 semplici regole per rivedere e attualizzare, adattandola alle nuove esigenze ed ai moderni stili di vita, la dieta mediterranea:

  1. regolare l’assunzione di carboidrati sulla base della propria reale attività fisica e dello stile di vita. Le tabelle di riferimento della dieta mediterranea risalgono ad un periodo dove la vita era molto meno sedentaria: oggi può essere necessario rivedere il numero di volte alla settimana in cui ci si concede un piatto di pasta.
  2. incrementare il consumo di frutta e verdura, consumo non solo in diminuzione, ma anche caratterizzato da una minor quantità di principi nutritivi necessari all’organismo. Fondamentale quindi consumare in quantità maggiori questi cibi e non solo, come accade sempre più spesso, nel contesto del pasto serale.
  3. aiutare il proprio organismo tramite l’integrazione di principi nutritivi. Soprattutto in determinati periodi dell’anno, come quello che segna l’arrivo del freddo e dell’influenza, può essere di valido aiuto al proprio sistema immunitario assumere integratori di vitamine, così come di sali minerali durante i periodi più caldi.
  4. scegliere, per quanto possibile, cibi dove l’utilizzo di pesticidi sia stata minima e maturati sulla pianta. In questo modo non solo si riduce la quantità di elementi potenzialmente nocivi che si ingeriscono, ma si fronteggia anche la perdita in termini di sostanze “buone” e utili all’organismo, ecco perché vanno sempre preferiti prodotti provenienti dall’Italia, dove i controlli e l’attenzione nella coltivazione e produzione sono sempre ai massimi livelli.
  5. per quanto riguarda i prodotti lavorati, informarsi bene sugli ingredienti che li compongono e sulla loro preparazione. Dalla qualità delle farine ai metodi di preparazione: tutti elementi da verificare per essere sicuri che ciò che pensiamo di mangiare corrisponda alla realtà.

Tratto da: Alimenti oggi meno nutrienti del 50% | AutodifesAlimentare.it