SUPERBATTERI: negli USA il primo super batterio resistente a tutti gli antibiotici

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Isolato nell’urina di una paziente, è immune alla colistina, ultimo baluardo contro i microbi che sopravvivono alle altre terapie. Siamo entrati nell’era post-antibiotica?  

Il giorno tanto temuto dai microbiologi americani è arrivato: le autorità sanitarie statunitensi hanno segnalato, giovedì 26 maggio, la presenza sul loro territorio del primo caso di un super batterioresistente ad ogni antibiotico conosciuto.

NESSUNA CARTUCCIA RIMASTA. Nell’urina di una donna di 49 anni della Pennsylvania è stato infatti isolato un ceppo di Escherichia coliimmune alla colistina, “l’ultima spiaggia” degli antibiotici, una sostanza utilizzata per annientare i batteri più difficili da neutralizzare. La colistina è fondamentale nel trattamento dei cosiddetti nightmare bacteria, i “batteri incubo” dal nome scientifico di CRE (batteri resistenti ai carbapenemi), che uccidono il 50% di chi viene contagiato, e si trasmettono soprattutto negli ospedali.

Batteri resistenti agli antibiotici: quello che c’è da sapere

EFFETTO DOMINO. La paziente statunitense sembra rispondere bene ad altri antibiotici, ma la preoccupazione degli scienziati è che il gene mcr-1, che rende quel batterio resistente alla colistina, possa trasmettersi ad altre specie batteriche che hanno già sviluppato resistenza ad altri trattamenti.

BATTERI POLIGLOTTI. È la prima volta che un ceppo batterico resistente alla colistina viene isolato negli Stati Uniti: la paziente, per giunta, non usciva dal territorio USA da almeno 5 mesi.

A novembre del 2015, batteri resistenti alla colistina erano stati isolati nei maiali (spesso purtroppo trattati con questa sostanza), nella carne cruda di maiale e in un piccolo numero di persone in Cina.

Nei mesi successivi sono stati riportati casi anche in Europa, Africa, Canada e Sud America. «La fine della strada degli antibiotici non è molto lontana», ha commentato amaro Tom Frieden, direttore dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie americani.

Vedi anche; http://lavavitae-italia-blog.fenixteam.eu/2016/05/25/superbatteri-nel-2050-10-milioni-di-persone-potrebbero-morire-per-una-semplice-infezione/

 

 

 

Fonte: FOCUS, 27/05/2016

SUPERBATTERI: nel 2050 10 milioni di persone potrebbero morire per una semplice infezione.

SUPERBATTERI

L’allarme degli esperti: nel 2050 i superbatteri uccideranno ogni 3 secondi

Lo rivela uno studio inglese sulla resistenza microbiotica. Nel 2050 dieci milioni di persone potrebbero morire per una semplice infezione ogni anno

NOTA: CONDIVIDO LA NOTIZIA:  OGNUNO VALUTI SE SI TRATTA DI TERRORISMO MEDIATICO PER “SPILLARE” SOLDI AI GOVERNI A TUTTO VANTAGGIO DELLE CASE FARMACEUTICHE OPPURE SE SI TRATTA DI REALTÀ.

I superbatteri, resistenti agli antibiotici, uccideranno una persona ogni tre secondi entro il 2050 se non saranno prese contromisure adeguate, effettuate campagne di informazione su scala globale contro l’uso eccessivo di antibiotici, e non verranno spesi migliaia di miliardi in ricerca. E’ l’allarme lanciato dal report “Review on Antimicrobial resistence” secondo cui è necessaria una vera e propria rivoluzione nella concezione e nell’uso degli antibiotici per non tornare al Medioevo.

La battaglia contro le più comuni infezioni, resistenti a qualsiasi cura oggi conosciuta, potrebbe causare più morti “del terrorismo”. Il problema principale è che non si stanno sviluppando nuovi antibiotici efficaci e si sta perdendo il potere curativo di quelli noti perché spesso l’abuso, e il cattivo uso, di questi farmaci sia nell’uomo sia negli animali, causa la resistenza dei batteri.

Il mondo, scrive la Bbc citando parte delle conclusioni del report, vacilla sul baratro di “un’era post-antibiotica”. E la situazione può soltanto peggiorare con il rischio che 10 milioni di persone possano morire per una semplice infezione ogni anno nel 2050. Il costo finanziario di questa lotta sarà altissimo: circa 100mila miliardi di dollari.

Il report quindi raccomanda una campagna di sensibilizzazione mondiale sul rischio da superbatteri, la creazione di un fondo da due miliardi di dollari, Global Innovation Fund, per avviare la ricerca su nuovi metodi di contrasto, migliorare le condizioni igienico-sanitarie e la pulizia negli ospedali per prevenire la diffusione delle infezioni, ridurre l’uso indiscriminato e spesso inutile di antibiotici in agricoltura e vietarlo nei settori “altamente critici” per la salute umana, incrementare la sorveglianza della diffusione della resistenza antimicrobica, retribuire con un miliardo di dollari le aziende per ogni nuovo antibiotico scoperto, incentivi finanziari per lo sviluppo di nuovi test sull’efficacia degli antibiotici su ogni soggetto per verificare se avrà effetto. Inoltre lo studio rilancia l’utilizzo di vaccini e farmaci alternativi.

“Dobbiamo informare in vari modi, in tutto il mondo, perché è cruciale che si smetta di dare antibiotici come fossero caramelle. Se non risolviamo il problema torneremo al Medioevo e molte persone moriranno”, ha dichiarato alla Bbc Lord Jim O’Neill, economista che ha guidato la ricerca, spiegando che un semplice taglio potrebbe provocare infezioni mortali e sarebbe impensabile effettuare sia un’operazione di routine che trapianti di qualsiasi genere, perché sarebbe un’era senza antibiotici.

Fonte: http://www.today.it
19/05/2016

Farmaci : il 10% sollo contraffatti e fatturano oltre 1,1 miliardi di euro.

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La vendita di farmaci contraffatti è un fenomeno in costante aumento. A lanciare l’allarme sono gli esperti delle società scientifiche Sif (Società italiana di farmacologia) e Sitox(Società italiana di tossicologia) che con il Comando Carabinieri per la Tutela della salute hanno promosso a Bologna – nella cornice del Festival della scienza medica – un convegno congiunto sul tema.

Secondo i dati diffusi, il 10% dei farmaci venduti nel mondo è contraffatto. Nel settore alimentare dei prodotti per la salute la contraffazione vale un fatturato ‘nero’ da 1,1 miliardi l’anno. I paesi più sviluppati hanno meno dell’1% del valore di mercato, ma il valore è in costante aumento. Mentre il fenomeno è già oggi più consistente in Africa, parte dell’Asia, e parti dell’America Latina, dove si rilevano aree in cui più del 30% dei medicinali in vendita può essere contraffatto. A livello mondiale invece, più del 50% delle medicine vendute da siti illegali sono contraffatte.

Il fenomeno, spiegano gli esperti, è in costante aumento a causa, soprattutto, della versatilità di Internet che permette di dispensare prodotti pericolosi per salute (ma apparentemente identici per confezione e aspetto) con sempre maggiore facilità. La contraffazione è un reato, “un problema planetario, una grande minaccia per la salute pubblica che interessa anche gli alimenti oltre ai farmaci“, avvertono. E un monito su questo tema è arrivato anche dall’Agenzia del farmaco.

L’Oms definisce come contraffatto “un farmaco la cui etichettatura sia stata deliberatamente e fraudolentemente preparata con informazioni ingannevoli circa il contenuto e/o l’origine del prodotto”. Ci sono casi in cui il principio attivo è assente o sottodosato (in che equivale a inefficacia terapeutica e rischio di sviluppare resistenza), in altri prodotti invece il principio attivo è sopradosato, con rischio di tossicità, lo stesso a cui si va incontro quando il farmaco non è autorizzato o quando un prodotto contraffatto risulta di scarsa qualità per impurità e residui, o ancora quando è diverso da quello dichiarato (caso in cui si aggiunge anche l’inefficacia terapeutica). C’è poi anche il rischio di interazioni per la compresenza di principi attivi.

Gli esperti spiegano anche che la richiesta da parte dei Paesi in via di sviluppo riguarda soprattutto medicinali salvavita come antibiotici, antimalarici, antitubercolari, antiretrovirali, mentre dai Paesi industrializzatiriguarda o medicinali costosi che migliorano la qualità della vita come farmaci contro le disfunzioni erettili, steroidi, anoressizzanti e psicofarmaci, oppure ultimamente, come in Europa, anche costosi antitumorali.

E il cittadino cade nella trappola del mercato illegale perché in cerca di un medicinale non disponibile nel proprio Paese, o perché prova imbarazzo nell’acquistarlo nei canali ufficiali, per motivi di costo e di rifiuto alla prescrizione da parte del medico. Gli esperti ricordano che la contraffazione dei medicinali è “un vero e proprio crimine, e la sua gravità non è limitata al danno economico” ma diventa “un problema di salute pubblica: sia per i pazienti, sia per il Sistema sanitario che si ritrova a dovere gestire i costi derivati dai danni della contraffazione sui pazienti”.

Fonte: ADNKRONOS  Farmaci contraffatti  23/05/2016

Farmaci, ritiro immediato dello spray anti-sinusite : Locabiotal

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L’Agenzia italiana del farmaco ha disposto il ritiro del medicinale Locabiotal* (indicato nel trattamento delle patologie delle alte vie respiratorie come sinusiti, riniti, rinofaringiti) sul mercato italiano. Una decisione che arriva dopo che il Gruppo di Coordinamento per le procedure di mutuo riconoscimento e decentrate per i medicinali ad uso umano (CMDh) ha approvato all’unanimità la revoca in tutta l’Unione europea delle autorizzazioni all’immissione in commercio degli spray a base di fusafungina. Fra le problematiche, la possibile insorgenza di gravi reazioni allergiche.

La decisione, si legge in una nota, è avvenuta a seguito di una rivalutazione da parte del Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza dell’Ema (Prac), che ha concluso che i benefici di fusafungina non ne superano i rischi, “in particolare per la possibile insorgenza di gravi reazioni allergiche”. Inoltre, l’evidenza degli effetti benefici della fusafungina è debole e, in considerazione della natura lieve e auto-limitante delle infezioni delle vie aeree superiori, come la rinofaringite, i benefici non sono stati considerati superiori ai rischi.

L’Agenzia italiana del farmaco ha pertanto avviato la procedura di revoca per il medicinale “Locabiotal 50 mg/5 ml soluzione per via orale e nasale – flacone da 15 ml”, che è l’unico contenente fusafungina autorizzato in Italia. In attesa che la procedura di revoca si concluda entro il termine concordato a livello europeo, l’Aifa ha disposto il ritiro immediato delle confezioni presenti sul mercato italiano.

ADNKRONOS 01/04/2016

USA: i farmaci che uccidono 300 milioni di persone. La mente ci guarisce più dei farmaci

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Lo scienziato Bruce Lipton milita in ambito medico dagli anni ’60 e ha impiegato gran parte delle sue energie per rispondere a una semplice domanda: “chi controlla il destino delle cellule?”. Tutte le cellule sono identiche, come spiega Bruce Lipton “se si prendono cellule sane e si collocano in un ambiente sfavorevole, le cellule si ammalano e muoiono”. Quando una cellula è malata i medici iniziano la loro opera di prescrizione.

Quando ingeriamo un farmaco questo scatena una serie di reazioni biochimiche che coinvolgono tutto il corpo e non solo la sezione anatomica da guarire. Quelli che noi chiamiamo “effetti collaterali” sono degli effetti diretti del farmaco, in farmacologia non esistono “effetti collaterali”, ma solo effetti diretti. Quando prendiamo un farmaco diamo per scontato che la sua efficacia circa il nostro scompenso possa creare più benefici rispetto ai danni che quel farmaco sta causando con gli altri effetti diretti.

Secondo le statistiche, negli USA, i farmaci uccidono oltre 300.000 persone all’anno! La conclusione sorge spontanea: c’è qualcosa di sbagliato nella farmacologia moderna. Se a far ammalare le cellule è l’ambiente, eliminando un ambiente nocivo e spostando le nostre cellule in un ambiente sano e salutare, si arriverebbe a una guarigione spontanea.

Gli esseri umani sono composti da circa 50 trilioni di cellule, per spiegare meglio il concetto, lo scienziato Lipton paragona il corpo umano a una comunità dove ogni cellula rappresenta un individuo e ogni organo una collettività. Da qui ritorniamo alla domanda iniziale: da cosa dipende il destino delle nostre cellule?

A cambiare il destino delle cellule è il nostro flusso sanguigno. Il sangue dipende dal sistema nervoso e il suo modo di interagire con l’ambiente esterno. Come spiega Bruce:

“La medicina cerca di guarire le cellule dalla malattia andando a intaccare i meccanismi biochimici innescati dall’ambiante esterno. La medicina agisce sull’uomo quando il problema è l’ambiente.”

Al ricercatore Bruce Lipton è stata posta questa domanda: allora in un ambiente sano possiamo guarire spontaneamente? Ecco la risposta:

“In teoria sì ma in termini pratici è tutto più complesso perché la nostra mente interpreta l’ambiente esterno a suo modo. Magari noi siamo posti in un ambiente sano ma la nostra mente inizia a leggerlo come un ambiente negativo e dannoso, il nostro sistema nervoso genera così una sostanza chimica che ci renderà ugualmente malati.”

Bruce Lipton, durante le sue ricerche, ha analizzato una grande quantità di dati relativi all’effetto placebo: molti farmaci che assumiamo, con la sperimentazione, si sono dimostrati addirittura meno efficaci del placebo. Gli esperimenti classici consistono nell’individuare un grosso campione di ricerca che lamenta una certa patologia, questo campione viene diviso in due gruppi. Al primo gruppo si somministra un medicinale vero, al secondo gruppo viene dato un placebo, ovvero una “falsa pillola” che non ha più potere di una mentina. Quando l’individuo era predisposto alla guarigione, si sentiva meglio e il corpo reagiva bene anche dopo aver assunto un inerte placebo.

Con questa premessa si arriva a parlare dei principi di guarigione spontanea legati al controllo mentale. Anche in questo caso, per spiegare una marea di saggi complicati, ci rifaremo a un esempio pratico:

se chiudete gli occhi e pensate a una persona amata, il vostro sistema nervoso inizierà a produrre dopamina, serotonina, ossitocina… Questa miscela biochimica coinvolgerà l’intero organismo e voi potrete sentirne i benefici nel vostro corpo, la biochimica porterà un grosso bagaglio di benessere alle vostre cellule. Ecco perché se ci innamoriamo stiamo così bene in compagnia del nostro amato. Al contrario, se pensiamo a qualcosa che ci turba o ci spaventa o affrontiamo la vita frenetica con una continua ansia di sottofondo, questo ci fa ammalare, il nostro sistema nervoso secerne gli ormoni dello stress e alle nostre cellule non arriverà di certo una miscela chimica benigna!

Le persone non sanno che ogni giorno cresciamo. Sì, ogni giorno centinaia e centinaia di cellule muoiono e sono soppiantate da cellule nuove. Il nostro apparato gastrointestinale effettua un turnover di cellule ogni tre giorni. Se il nostro organismo viene “distratto” da farmaci, da “stress” da “pensieri negativi” o da centinaia di altre cose superflue,  nel turnover potrebbe andare storto qualcosa e così potremmo ammalarci. I virus dannosi potrebbero subito attecchire.

A chi è capitato di ammalarsi senza aver preso freddo?
Se vi è successo, probabilmente perché il vostro organismo era distratto da altro e ha concesso l’ingresso di un virus. Discorso analogo anche per il cancro, così come spiega il ricercatore:

Effettuando delle analisi a campione si è scoperto che le cellule tumorali albergano in tutti noi. Queste cellule ci sono sempre, in tutti, solo che il sistema immunitario è funzionante quindi ne impedisce la crescita.” 

La scienza ci dice che il corpo risponde alla fisica quantistica mentre la medicina odierna è basata sulla fisica di Newton. La farmacologia vuole stravolgere la biochimica dell’organismo aggiungendo altra chimica. Secondo la logica dettata dalla fisica dei quanti, più che somministrare altra chimica bisognerebbe innescare un cambiamento dell’energia. Secondo la fisica quantistica è tutto energia, quindi anche i nostri pensieri lo sono.

La mentre è energia. Quando si pensa s’innesca un potenza di trasmissione che si traduce in segnali biochimici che si propagano in armonia con il nostro corpo.

Poiché le aziende farmaceutiche non potrebbero vendere i pensieri, non investono neanche un centesimo per dimostrare la stretta correlazione tra “mente-corpo” in termini di “segnale-risposta”. Il segnale dettato dalla mente potrebbe costantemente essere di benessere così come la risposta.

I pensieri generano un campo di energia che viene convertito in un segnale biochimico capace di curarci in modo del tutto naturale.

Bruce Lipton, ex professore universitario -ha abbandonato la cattedra perché sapeva che ciò che insegnava non corrispondeva a realtà-, ha deciso di concentrare tutte le sue energie nella medicina quantistica.

Purtroppo non è così facile riuscire a gestire il flusso dei pensieri. Questo perché gran parte del potere risiede nel subconscio. Noi umani usiamo il subconscio per il 95% dei nostri processi mentali, solo il 5% dei nostri processi mentali è dettato dalla mente cosciente.

La trama del subconscio è stata costruita nei primi 6 anni di vita. Cosa è stato appreso in questi primi delicatissimi anni, diventa il punto cardine della nostra vita da adulti fino a condizionare il nostro comportamento e la nostra salute. Purtroppo non possiamo controllare il subconscio ma possiamo “riprogrammarlo”. Come spiega l’ex docente:

“Molti studi mostrano che le malattie degli adulti che hanno, come il cancro, hanno a che fare con la programmazione e l’ambiente in cui viviamo nei primi sei anni di vita.”

In altre parole, da bambini “assorbiamo” gli atteggiamenti negativi che abbiamo intorno e così programmiamo il subconscio predisponendolo a fattori come preoccupazioni, sensi di colpa, ansie…

“E’ dimostrato che se un bambino adottato è cresciuto da una famiglia dove uno dei genitori ha un tumore, nella vita adulta il soggetto adottato ha più probabilità di sviluppare un cancro”.

Per gli addetti ai lavori

Chi lavora in ambito medico non sa come approcciarsi a studi del genere, eppure è perfettamente consapevole dei danni alla salute che può causare una mera emozione come lo stress (per approfondire i danni dello stress), sa che molte persone tendono a somatizzare dei sintomi (la dermatite atopica e l’alopecia sono i classici esempi) quindi… perché non potrebbe esserci dell’altro? Nella realtà dei fatti, anche le antologie mediche insegnano che le emozioni sono degli attivatori biochimici.

 

tecnologia-ambiente.it/

ALZHEIMER – 600.000 casi in Italia

Alzheimer

 

Portare in tavola la dieta mediterranea può ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza. Del ruolo preventivo dell’alimentazione, che insieme ad attività fisica e ‘ginnastica’ per il cervello aiuta a tenere lontano l’Alzheimer, si è parlato all’Expo di Milano, in uno degli appuntamenti organizzati dal ministero della Salute.

Attualmente 25 milioni di persone nel mondo sono affette da demenza, con 4,6 milioni di nuovi casi l’anno. La malattia di Alzheimer è la più diffusa, rappresenta il 50-60% di tutte le forme. In Italia colpisce circa 600.000 persone, soprattutto donne. Un dato, alla luce del continuo aumento dell’aspettativa di vita, che potrebbe triplicare nei prossimi 50 anni. “L’identificazione e l’eliminazione dei fattori di rischio nelle fasi prodromiche della demenza è quindi l’approccio migliore, per ridurre il numero di pazienti affetti da tale patologia”, ha sottolineato Giuliano Binetti, della Memory Clinic dell’Irccs S. Giovanni di Dio Fatebenefratelli a Brescia.

In particolare, la dieta mediterranea “è ricca di elementi che servono al cervello per invecchiare meglio, come olio di oliva, antiossidanti, omega 3 e vitamine, è povera di carne e derivati del latte e ricchissima di cibi provenienti dal mondo vegetale. Gli studi – ha spiegato – dicono che quanto prima iniziamo questo approccio dietetico, tanto pù il nostro cervello può invecchiare meglio”.

Diversi studi sulla nutrizione e la demenza, ha ricordato l’esperto, “hanno dimostrato un’importante implicazione di alcuni nutrienti, sia micronutrienti, come vitamine B correlate al metabolismo dell’omocisteina, vitamine antiossidanti C ed E, flavonoidi, acidi grassi polinsaturi omega-3, vitamina D, sia macronutrienti come pesce e verdura, nella prevenzione del declino cognitivo”. E’ anche noto che “le diete con una restrizione calorica potrebbero essere utilizzate per promuovere con successo l’invecchiamento del cervello, vi è infatti una crescente evidenza del legame tra adiposità totale (Bmi) e adiposità centrale nella malattia di Alzheimer”.

E ancora, “recenti studi hanno inoltre evidenziato un chiaro legame tra alterazioni a carico del pathway della vitamina D e dell’omocisteina, dovuti a fattori genetici, e una maggior suscettibilità al deterioramento cognitivo”, ha concluso Binetti.

adnkronos

BATTERI E VIRUS IN CASA: individuati 9.000 “alieni”

9000 Alien in casa9.000 “Alieni” in casa: nella polvere germi e batteri. Studio sui 1.200 case americane. ‘Coinquilini’ diversi se ci abitano donne o uomini, con o senza pet.

Ogni casalinga lo sospetta da sempre e ora la scienza lo conferma: la polvere di casa non è materia inerte, ma brulica di vita. Animata in media da 9 mila ‘coinquilini’ invisibili tra funghi (almeno 2 mila tipi) e batteri (7 mila). Li hanno stanati, catalogati e mappati i ricercatori dell’università del Colorado di Boulder, in uno studio su 1.200 abitazioni americane, pubblicato su ‘Proceedings of the Royal Society B’. I risultati che rimbalzano sui media internazionali fotografano un ‘universo indoor’ colonizzato dai germi più svariati. Diversi a seconda del luogo in cui sorge l’edificio, ma anche da chi ci vive: donne o uomini, con o senza animali. Gli effetti di questa miriade di microbi sulla salute è ancora da capire: “Alcuni rischiano di veicolare malattie o scatenare allergie, la maggior parte sono probabilmente innocui e altri ancora potrebbero addirittura essere benefici”, spiegano gli esperti. Il lavoro, parte del progetto ‘The Wild Life of Our Homes’, è stato coordinato da Noah Fierer, professore associato di ecologia e biologia dell’evoluzione. I proprietari delle case passate ‘ai raggi X’, volontari, hanno fornito al suo teamcampioni di polvere prelevati in vari punti della loro abitazione, compresi anfratti in genere trascurati durante le pulizie. Per esempio i bordi delle porte. Gli scienziati li hanno quindi sottoposti ad analisi genetica, scoprendo una miriade di creature microscopiche alle quali hanno dato un nome: Aspergillus, Penicillium, Alternaria e Fusariumsono funghi e muffe più comuni, mentre nell’esercito dei batteri dominano stafilococchi e streptococchi normalmente presenti sulla pelle umana, ma anche germi contenuti negli escrementi (Bacterioides e Faecalibacterium).

“La maggior parte dei funghi trovati sembra provenire dall’esterno delle case”, sottolinea Fierer. “Entrano trasportati dagli abiti, oppure passano da porte, finestre e fessure. Quindi l’elemento chiave che condiziona la composizione fungina della polvere domestica è il luogo in cui sorge l’abitazione”.

Per i batteri, invece, più della location conta l’inquilino. “Abbiamo trovato microrganismi diversi nelle case abitate solo da donne o solo da uomini. Alcuni batteri sono infatti più comuni sul corpo femminile e altri sul corpo maschile”, ricorda lo studioso. Ma il fattore che più di tutti orienta la popolazione batterica casalinga è la presenza di un cane, un gatto o un altro pet: “L’influenza che può avere ci ha sorpresi – dice Fierer – perché è maggiore di qualunque altro elemento, come le caratteristiche dell’abitazione o del posto in cui si trova”.

Il ricercatore tranquillizza: “Non dobbiamo preoccuparci dei germi che popolano le nostre case, sono un dato di fatto. Stanno intorno a noi, sulla nostra pelle e nell’ambiente che ci circonda, e per la maggior parte sono innocui”. E poco importa che lo studio abbia riguardato gli Stati Uniti: “In qualunque altra parte del mondo non cambierebbe gran che”, assicura Fierer. Casa che vai, germi che trovi. L’indirizzo non conta.

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FARMACI E LORO PERICOLOSITA’

Farmaci dannosiEcco perché molti farmaci sono inutili e dannosi, e nessuno te lo dice.

La campagna Alltrials si batte per la pubblicazione di tutti i risultati della sperimentazione clinica di un farmaco, anche e soprattutto di quelli negativi che evidenziano scarsa efficacia o pericoli per la salute. Potremmo accettare una ricerca medica che, pur di dimostrare l’efficacia di un farmaco, renda pubbliche solo le sperimentazioni (trial) che mostrano dati a favore, nascondendo quelle che evidenziano scarsa efficacia e gravi conseguenze per la salute delle persone?  Un’eventualità del genere non sarebbe tollerata da nessuno. Anzi sarebbe duramente condannata, viste le conseguenze negative che potrebbe avere sulla salute di ognuno di noi. Purtroppo non si tratta di una malaugurata ipotesi ma di un’inquietante realtà di cui si parla raramente sui mezzi di informazione. A diventarne consapevoli, sono stati proprio gli esperti indipendenti della ricerca medica che hanno definito la parziale pubblicazione delle sperimentazioni cliniche con il termine di under-reporting; un fenomeno che rappresenta una grave negligenza nella conduzione della ricerca, e che porta a sovrastimare l’efficacia e a sottostimare gli effetti avversi dei trattamenti. Tutto ciò espone i pazienti a rischi inutili, determina uno spreco di risorse destinate all’assistenza sanitaria e danneggia la fiducia riposta nella medicina. Finora i provvedimenti presi per cercare di arginare l’under-reporting hanno avuto solo un effetto parziale e non hanno risolto il problema alla radice. Ricerche indipendenti hanno evidenziato che ancora oggi il 50% delle sperimentazioni cliniche non è stato pubblicato.

In Francia due rinomati medici, Philippe Even e Bernard Debré, in un libro accusa che ha fatto tanto scalpore, sono riusciti a dare un’idea delle gravi conseguenze che l’occultamento delle sperimentazioni cliniche produce. La loro ricerca ha evidenziato che la metà dei prodotti sul mercato è inutile, il 20 per cento è scarsamente tollerato dai malati e il 5 per cento è addirittura potenzialmente pericoloso per la salute.

È un problema di una gravità inaudita. Non è ammissibile che le aziende farmaceutiche (che conducono la stragrande maggioranza delle sperimentazioni sui farmaci), le università e i centri di ricerca tendano ad occultare sistematicamente gli studi che potrebbero pregiudicare l’autorizzazione di un farmaco o le posizioni di prestigio acquisite nell’ambito della ricerca medica. Purtroppo, tra tutti questi soggetti si crea una perversa convergenza di conflitti d’interessi, sia economici che personali, che produce le pesanti distorsioni citate in precedenza. A pregiudicare ulteriormente l’accesso a tutte le evidenze scientifiche in ambito medico, c’è un altro fenomeno, definito con il termine di publication bias, che riguarda la pubblicazione degli studi sulle riviste medico scientifiche che tendono a dare spazio soprattutto alle ricerche che presentano prevalentemente dati positivi. In un quadro del genere diventa sempre più difficile prendere decisioni mediche informate, efficaci e il più possibile sicure. Il prezzo più alto viene pagato soprattutto da chi è meno consapevole dell’esistenza di questo fenomeno, le persone comuni sottoposte ai trattamenti medici.

Fortunatamente, esistono centri di ricerca indipendenti (come la Cochrane Collaboration*, ilCentre for Evidence Based Medicine*) e importanti riviste scientifiche, che già da tempo hanno preso una posizione netta e si sono impegnate per portare all’attenzione dell’opinione pubblica questo grave problema. Ad esempio, il British Medical Journal non accetta di pubblicare ricerche per cui non ci sia una completa diffusione dei dati per consentire un riesame indipendente e ha lanciato la campagna OPEN DATA, per la completa trasparenza dei dati delle sperimentazioni cliniche. Uno degli ultimi atti in tale direzione, ha visto ancora il British Medical Journal, insieme a tanti altri organismi indipendenti, lanciare la petizione internazionale ALLTRIALS, per richiedere che qualsiasi sperimentazione clinica sia registrata presso un ente pubblico indipendente e che ci sia l’obbligo di pubblicazione di tutti i risultati, il tutto nella completa trasparenza. L’iniziativa sta creando un grosso clamore, soprattutto in Gran Bretagna, dove si è guadagnata la presenza sulle pagine dei maggiori quotidiani britannici (The Guardian, The Indipendent, The Times, Reuters) dopo che il gigante farmaceutico GlaxoSmithKline ha dichiarato pubblicamente il suo supporto alla campagna ALLTRIALS, impegnandosi alla pubblicazione di tutti gli studi clinici relativi ai suoi farmaci.

La richiesta della campagna Alltrials va dritta al cuore del problema che ha minato la base della credibilità della medicina ufficiale. Non è possibile parlare di responsabilità sociale dei giganti dell’industria farmaceutica o dell’etica della ricerca medica se non si pone alla base la completa trasparenza dei dati e dei metodi usati per condurre le sperimentazioni farmaceutiche. Solo in questo modo chi deve decidere se un farmaco deve essere autorizzato o meno, ha a disposizione tutte le informazioni per valutare efficacia e sicurezza dello stesso. Se una cosa simile accadesse ne beneficeremmo tutti: cittadini, medici, ricercatori onesti, enti regolatori pubblici e anche quelle aziende farmaceutiche animate da un minimo di etica.

In un contesto del genere, diventa un dovere civico di ogni cittadino impegnarsi in prima persona per la salvaguardia della propria salute, informandosi e sostenendo iniziative come la campagna Alltrials. …….

Si tratta di importanti realtà della ricerca medica indipendente, attivamente impegnate nella revisione critica delle sperimentazioni cliniche disponibili per fornire la migliore evidenza scientifica a chi deve prendere decisioni mediche.
di Giulio Cesare Senatore

 

http://www.panecirco.com

 

SINDROME DELLA STANCHEZZA CRONICA: cause e rimedi

Stanchezza cronicaLa sindrome della stanchezza cronica è una malattia complessa, caratterizzata da una estrema e inspiegabile sensazione di fatica, che può peggiorare con l’attività fisica e mentale ma che non migliora con il riposo. Le cause non sono note, ma esistono svariate teorie che vanno dalle infezioni virali allo stress psicologico.Alcuni esperti credono che questo disturbo può scaturire da una combinazione di fattori.

Sintomi

La sindrome della stanchezza cronica ha ufficialmente otto sintomi (oltre ovviamente alla sensazione di stanchezza) e sono:

– scarsa memoria e concentrazione;

– gola infiammata;

– ingrossamento dei linfonodi nel collo o sotto le ascelle;

– dolore muscolare inspiegabile;

– dolore alle articolazioni;

– mal di testa;

– stanchezza estrema che dura più di 24 ore dopo l’esercizio fisico o mentale.

Cause

Gli scienziati non sono ancora riusciti a capire quale possa essere l’esatta causa di questo disturbo, ma è molto accreditata l’ipotesi che possa essere innescata da una serie di fattori, soprattutto in persone che nascono con una certa predisposizione a questo disturbo.

Alcuni fattori sono:

– infezioni virali: alcune persone sviluppano la sindrome della stanchezza cronica proprio dopo aver avuto un’infezione di questo tipo. Per questo motivo, i ricercatori si chiedono se e quali virus possono dare il via alla sindrome;

– problemi al sistema immunitario: le persone con sindrome della stanchezza cronica hanno delle difese immunitarie più deboli, ma non è chiaro se questo tipo di problemi può far sviluppare la malattia;

– squilibri ormonali: le persone con sindrome della stanchezza cronica hanno a volte valori anormali degli ormoni prodotti dall’ipotalamo o dalle ghiandole surrenali. Il motivo di queste anomalie è ancora sconosciuto.

Fattori di rischio

I fattori che possono aumentare il rischio di sindrome della stanchezza cronica sono:

  • età: la malattia può verificarsi a qualsiasi età, ma colpisce maggiormente le persone tra i 40 – 50 anni;
  • sesso: la malattia viene diagnosticata con maggiore frequenza alle donne. Secondo i ricercatori, il motivo può essere semplicemente perché le donne tendono a consultare un medico con più facilità rispetto agli uomini;
  • stress: le difficoltà di gestione dello stress possono contribuire allo sviluppo di tale sindrome.

Complicanze

Le possibili complicanze della sindrome della stanchezza cronica sono:

– depressione;

– isolamento sociale;

– restrizioni nello stile di vita;

– aumento delle assenze al posto di lavoro.

Quando è necessario consultare un medico?

La sensazione di fatica fa parte dei sintomi di molte malattie, come infezioni o disturbi psicologici. In genere, è necessario consultare il medico se il malessere persiste e diventa eccessivo e insopportabile. Se noti sintomi della sindrome della stanchezza cronica, è meglio consultare un medico quanto prima possibile. Prima dell’appuntamento puoi fare una lista che comprenda:

  • segni e sintomi. Sii accurata nella descrizione; annota se hai avuto problemi di memoria o mal di testa. Questi dettagli possono essere interessanti per il tuo medico;
  • informazioni personali importanti: annota se hai affrontato qualche cambiamento recentemente o se sei stato sottoposto a stress che può aver influito sul tuo benesserefisico;
  • informazioni sanitarie: annota le patologie che soffri o hai sofferto e il nome di tutti i farmaci e integratori che assumi regolarmente.

In più puoi aggiungere alla lista una serie di domande da porre al medico. Per esempio:

– Quali possono essere le cause della sindrome?

– Quali sono gli esami consigliati in questo caso?

– Come si possono trattare i sintomi?

– Bisogna effettuare cambiamenti nello stile di vita?

– Sarebbe opportuno consultare un medico di salute mentale?

Anche il medico ti farà una serie di domande, come:

– Quali sono i sintomi e da quanto tempo hai cominciato a notarli?

– Cosa migliora/peggiora i sintomi?

– Hai problemi di memoria o concentrazione?

– Hai difficoltà a prendere sonno?

– Con che frequenza ti senti depresso o ansioso?

– I sintomi limitano le tue capacità? Per esempio, sei mai mancato al lavoro o a scuola a causa dei tuoi sintomi?

– Hai cercato di trattare la patologia in qualche modo? Ha funzionato?

Con che tipo di tests è possibile diagnosticare la sindrome della stanchezza cronica?

Non esiste un unico test per poter diagnosticare tale sindrome. Siccome i sintomi possono far pensare a diversi tipi di problemi di salute, bisogna avere molta pazienza prima di poter ricevere una diagnosi definitiva. Infatti il medico deve escludere diversi tipi di malattie, come:

  • disturbi del sonno: la stanchezza cronica può essere causata da disturbi del sonno. Uno studio sul sonno può determinare se il riposo è stato disturbato da disordini, come l’apnea notturna ostruttiva, la sindrome delle gambe senza riposo o l’insonnia;
  • problemi di salute mentale: la fatica è anche un sintomo di vari problemi di salute mentale, come la depressione, l’ansia, il disturbo bipolare e la schizofrenia;
  • altri problemi di salute: la stanchezza può essere causata da varie patologie, come l’anemia, il diabetee l’ipotiroidismo. Un esame del sangue può essere utile al medico per determinare la diagnosi.

Trattamento e farmaci

Il trattamento per la sindrome della stanchezza cronica mira ad alleviare i sintomi.

Farmaci

La sindrome della stanchezza cronica può colpire le persone in tanti modi diversi, quindi il trattamento deve essere specifico per trattare determinati sintomi. I farmaci possono essere:

– antidepressivi: molte persone che soffrono di questa sindrome sono anche depresse. Trattare la depressione può facilitare il trattamento dei problemi associati alla sindrome. Basse dosi di antidepressivi possono anche migliorare il sonno e alleviare il dolore;

– sonniferi: se rimedi casalinghi (come evitare la caffeina) non ti aiutano a conciliare il sonno per la notte, il medico può prescriverti un sonnifero.

Terapia

Il trattamento più efficace per la sindrome della stanchezza cronica sembra essere una combinazione tra ginnastica graduata e consulenza psicologica.

– Ginnastica graduata: un fisioterapista può determinare quali sono gli esercizi più adatti alle tue esigenze. Le persone poco attive iniziano a fare esercizi di stretching solo per qualche minuto al giorno. Gli esercizi si fanno più intensivi e dureranno di più nel corso del tempo;

– consulenza psicologica: parlare con uno psicologo può essere utile per capire quali sono i limiti che ti pone la sindrome della stanchezza cronica. In questo modo riuscirai a prendere il controllo della tua vita e a migliorare il tuo stato d’animo.

Rimedi casalinghi e cambiamenti dello stile di vita

In certa misura, la sindrome della stanchezza cronica può essere trattata con semplici cambiamenti dello stile di vita e rimedi casalinghi. In questo senso, è importante:

  • ridurre lo stress: elaborare un piano per evitare o limitare sovraffaticamento e stress emozionale. Ogni giorno concediti qualche minuto di relax. È fondamentale per imparare a dire “no” senza sentirsi in colpa;
  • migliorare le abitudini di sonno: andare a dormire e alzarsi alla stessa ora ogni giorno, evitare il pisolino, evitare caffeina, alcool e nicotina.

Medicina alternativa

Per il trattamento della sindrome della stanchezza cronica vengono proposte molte terapie alternative. È difficile stabilire se funzionano davvero, perché i sintomi della sindrome sono spesso legati all’umore e possono cambiare ogni giorno. Il dolore associato alla sindrome può essere alleviato con agopuntura, massaggi, yoga e tai chi.

Consiglio

La sindrome della stanchezza cronica può colpire le persone in modo diverso e i sintomi possono essere particolarmente fastidiosi all’inizio della malattia e poi diminuire gradualmente. L’aiuto di uno psicologo può aiutare te e le persone che ti circondano a capire quali sono i limiti che ti pone la sindrome. Potrebbe essere interessante far parte di un gruppo di persone affette dalla stessa sindrome. In questo caso però devi essere in grado di smettere se noti che il tuo stress aumenta, invece di essere alleviato. Il tuo giudizio è fondamentale per determinare cosa è meglio per te.

http://www.salute-e-benessere.org/

GRASSI IDROGENATI (merendine, snack, patatine). Stop dalla FDA entro 3 anni

Grassi idrogenatiDa un po’ di tempo a questa parte esperti e nutrizionisti stanno mettendo in guardia i consumatori riguardo i pericoli di assumere prodotti che contengano grassi idrogenati. Si tratta di lipidi che possiedono, come vantaggio,una maggiore capacità di conservazione e una migliore stabilità termica a fronte di un costo basso: esempio principale di prodotto che contiene questi composti è la margarina, ma anche i prodotti da forno, le merendine, gli snack, le patatine, non ne sono privi. Il problema di queste sostanze è che aumentano a dismisura i livelli di colesterolo cattivo, quello LDL, a fronte di un’azione di diminuzione del colesterolo buono, o HDL: cosa che significa un grosso incremento delle probabilità di patologie cardiovascolari quali infarto del miocardio e ictus.

Il pericolo legato all’assunzione di grassi idrogenati ha convinto la Food and Drugs Administration, ente governativo americano che regolamenta i prodotti alimentari e farmaceutici, a bandirne l’utilizzo entro tre anni. Qualunque agenzia alimentare voglia utilizzare queste sostanze dovrà chiedere il permesso alla FDA: con tutta probabilità, tra l’altro, se lo vedrà negare. Si tratta di un giro di vite piuttosto duro da parte del governo statunitense, che già dal 2006 aveva introdotto la norma, obbligatoria per qualsiasi prodotto in commercio, di segnalare la quantità di grassi idrogenati al suo interno.

Per la verità, questo divieto era atteso già da tempo, ed è stato accolto con molto favore dall’opinione pubblica: uno studio americano ha infatti evidenziato come questa nuova regolamentazione contribuirà a prevenire 7 mila morti e 20 mila attacchi di cuore l’anno solo negli USA, paese da sempre funestato dai decessi per infarto del miocardio dovuti ad una alimentazione ricca di acidi grassi trans. Ovviamente una brutta notizia per le multinazionali del cibo, a cui questa nuova legge costerà circa 6 miliardi di dollari: ma un’ottima notizia per le casse dello stato, che risparmierà 140 miliardi di dollari, utilizzati oggigiorno per curare ed informare i cittadini, nei prossimi vent’anni.

Anche i medici ed esperti italiani hanno accolto la decisione con grande entusiasmo, e sperano ovviamente che anche l’Italia finalmente seguirà l’esempio degli Stati Uniti: nel nostro paese, infatti, non è obbligatorio per le compagnie alimentari specificare i livelli di grassi idrogenati all’interno di un prodotto, sebbene la maggior consapevolezza ed attenzione verso la nutrizione ha spinto molte agenzie a specificarne l’assenza attraverso etichette apposite.  

http://www.sanihelp.it/