REPORT O.M.S. INQUINAMENTO: E’ UNA STRAGE

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Che l’aria della Terra fosse inquinata era un dato ormai assodato, ma stupisce sapere che nel mondo meno di una persona su dieci ha la fortuna di respirare aria buona: il 92% della popolazione mondiale vive in aree in cui l’inquinamento atmosferico supera il limite massimo stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Un’aria sporca che miete milioni di vittime ogni anno, soprattutto nei paesi poveri e più esposti ai fumi di combustibili, mezzi di trasporto inefficienti, centrali a carbone e rifiuti inceneriti. Sono tre milioni le morti associabili ogni anno all’inquinamento atmosferico all’aperto, ma anche l’aria che si respira al chiuso, in casa e nel luogo di lavoro, può essere ugualmente letale. Nel 2012 l’Oms stima che siano 6,5 milioni i decessi legati all’inquinamento indoor e outdoor: ogni nove persone che muoiono nel mondo, una cade anche per via di quello che ha inalato.

Ecco la triste classifica:

CINA, 1 milione di morti all’anno

INDIA, 621 mila morti all’anno

RUSSIA, 140 mila morti all’anno

ITALIA, 21 mila morti all’anno

FRANCIA, 11 mila morti all’anno

SPAGNA, 6 mila morti all’anno

Circa il 90% delle morti riguardano Paesi a reddito medio-basso, e i due terzi si registrano nel Sudest asiatico e nel Pacifico occidentale. Il 94% dei decessi, prosegue l’Oms, è dovuto a malattie non trasmissibili: malattie cardiovascolari, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva e cancro ai polmoni.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/27/inquinamento

Smog: studio schock ! Entra nel cervello, rischio Alzheimer

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Smog: studio shock su campioni da 37 persone fra Manchester e Città del Messico, si teme effetto su rischio Alzheimer

Milano, 6 set. (AdnKronos Salute) – Lo smog entra nel cervello. Lo ha dimostrato un team di ricercatori che ha rilevato milioni di minuscole particelle di inquinanti all’interno di campioni di tessuto cerebrale. Gli autori dello studio la definiscono una scoperta “estremamente scioccante”, che solleva una serie di nuove domande circa i rischi dell’inquinamento atmosferico per la salute. Finora, infatti, le indagini degli scienziati si erano concentrate sull’impatto che l”aria avvelenata’ può avere sui polmoni e sul cuore. Ma la nuova ricerca sembra suggerire come anche il cervello sia a rischio ‘intossicazione’ e fornisce la prima prova del fatto che microparticelle di magnetite, che possono derivare dall’inquinamento, riescono a farsi strada al suo interno.

Sospettate di tossicità, le particelle di ossido di ferro si ritiene possano contribuire a malattie come il morbo di Alzheimer, ma le evidenze a supporto di questa ipotesi sono ancora scarse. Di certo c’è l’allarme lanciato dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità sul legame fra inquinamento atmosferico e 3 milioni di morti premature l’anno. La ricerca su smog e cervello è stata condotta da scienziati della Lancaster University (Regno Unito) ed è pubblicata sulla rivista ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’ (Pnas).

Il team ha analizzato campioni di tessuto cerebrale di 37 persone. Fra queste, 29 di età compresa fra 3 e 85 anni hanno vissuto e sono morte a Città del Messico, notoriamente ‘zona calda’ per quanto riguarda i tassi di inquinamento. Le altre 8, con età da 62 a 92 anni, provenivano invece da Manchester e alcune erano morte con malattie neurodegenerative a diversi livelli di gravità.

Tutto nasce da un sospetto: l’autrice principale della ricerca, Barbara Maher, ha individuato particelle di magnetite in campioni di aria raccolti nei dintorni di una strada trafficata di Lancaster e fuori da una centrale elettrica e si è chiesta se particelle simili potessero trovarsi anche nel cervello. Così è successo. I campioni esaminati dal team contenevano tutti milioni di particelle di magnetite per grammo di tessuto cerebrale. “E scioccante studiare un tessuto e vedere che ci sono milioni di particelle, milioni in un solo grammo, cosa che equivale a un milione di opportunità di fare danno”, spiega Maher, citata dalla Bbc online.

Ma la sorpresa è arrivata quando gli scienziati hanno guardato da vicino con microscopi elettronici le particelle nella parte anteriore del cervello di 6 persone. Le più numerose non erano in cristalli (forma che caratterizza le particelle originate da fonti naturali) ma rotonde, come quelle che normalmente provengono dalla fusione del ferro ad alta temperatura, cosa che avviene quando il carburante viene bruciato. Il rapporto era di 1 a 100. Per Maher la forma di queste particelle è una chiara prova del fatto che arrivano dell’inquinamento atmosferico.

Lo smog entra nel cervello e questa scoperta è “la pistola fumante”, secondo l’esperta. Che sottolinea: “C’è ferro nel carburante, come impurità, c’è ferro nel blocco motore dell’auto. E dunque lo si può respirare camminando per strada. Come potrebbe non entrare nell’organismo?”.

Il problema adesso, però, è capire quali sono le conseguenze. Le microparticelle osservate dagli esperti sono di diametro inferiore a 200 nanometri e possono spostarsi dall’aria alle terminazioni nervose nel naso e da qui al cervello, spiega il team che ha anche scoperto nei campioni di tessuto cerebrale nanoparticelle di metalli presenti nei motori, ma raramente nell’organismo, come il platino.

I timori legati alla scoperta riguardano il rischio di Alzheimer: da un lato lavori precedenti condotti su cellule cresciute in laboratorio hanno suggerito che l’ossido di ferro è presente nelle placche proteiche che si ritiene giochino un ruolo nella malattia ‘ruba-ricordi’, oltre a generare composti reattivi chiamati radicali liberi, in grado di uccidere le cellule nervose. Dall’altro, studi sulla popolazione hanno messo in evidenza che le persone che vivono vicino a strade trafficate hanno un rischio maggiore di declino cognitivo in età avanzata.

Ma le prove sono ancora carenti e gli esperti sono cauti su un eventuale correlazione. Lo studio in questione non entra nel merito. Ora però, osserva Maher, “abbiamo un nuovo campo di indagine su cui concentrare l’attenzione, per capire se queste particelle di magnetite stanno causando o accelerando malattie neurodegenerative”. Il coautore dello studio David Allsop, esperto di morbo di Alzheimer e altre malattie neurodegenerative, spiega che le particelle di inquinamento “potrebbero essere un fattore di rischio”, ma “non c’è alcun legame provato al momento, solo un sacco di osservazioni suggestive”. Altri esperti fanno notare che le cause della demenza sono complesse e non ci sono abbastanza dati per dire che il rischio sale per chi vive in aree inquinate.

 

06 SETTEMBRE 2016 | ADNKRONOS

Inquinamento ed effetti sul cuore

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Le particelle delle polveri sottili penetrano nel sangue, causano l’ispessimento della carotide e aumenta il rischio di aterosclerosi soprattutto in chi ha già il colesterolo alto

Polveri sottili e colesterolo elevato: una combinazione nemica dell’organismo e altamente pericolosa per cuore e cervello. Perché? Pochi sanno che l’inalazione del particolato fine, cioè l’inquinante atmosferico presente in tutte le aree urbane, provoca un processo di infiammazione nei polmoni e nel sangue che comporta una rapida occlusione dell’arteria principale, la carotide: questa alterazione induce e accelera l’insorgere di aterosclerosi, soprattutto nelle persone che hanno livelli di colesterolo troppo elevati.

Stando a quanto riportato dalla Sisa, la Società Europea per lo Studio dell’Aterosclerosi, sulla base dei dati raccolti da Ispra Ambiente, a Milano e a Torino le polveri sottili quadruplicano la velocità di invecchiamento di cuore e cervello rispetto a Roma, che ha un relativo minor tasso di inquinamento medio.

Alberico Catapano, Professore ordinario di Farmacologia all’Università di Milano e Presidente della Sisa, spiega quali sono le conseguenze a livello fisico di questa dannosa associazione.

 

Che relazione intercorre tra l’inquinamento da polveri sottili e colesterolo?

L’inquinamento da polveri sottili è un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Queste particelle presenti nell’aria sono in grado di penetrare nei polmoni ed entrare nel circolo sanguigno, infiammando i vasi. Questo processo può provocare e accelerare l’aterosclerosi, specialmente in quelle persone che presentano valori elevati di colesterolo Ldl che causa già di per sé un danno vascolare. La presenza di queste due condizioni concomitanti, quindi, aumenta sensibilmente il rischio di ammalarsi.

 

Ma quali sono le conseguenze a livello fisico?

Le carotidi, cioè le arterie che portano il sangue ossigenato al cervello, ci aiutano a scoprire cosa sta succedendo in altre parti del corpo, in quanto sono facilmente visibili con un banale esame ecodoppler. Le carotidi sono una “spia” di quello che sta avvenendo a livello delle coronarie: più le carotidi si ispessiscono e diventano “dure”, più le nostre coronarie stanno funzionando male e stanno subendo un danno. In presenza di inquinamento da polveri sottili e colesterolo alto, c’è quindi più probabilità che si verifichi un danno vascolare che a lungo andare può causare infarto e ictus. Non solo: il sangue che coagula più velocemente favorisce anche la trombosi.

 

Dai dati raccolti emerge che a Milano e Torino la velocità di usura del cuore è quattro volte superiore a quella di Roma: come mai? Dipende dai livelli di inquinamento?

I dati relativi alla presenza di polveri sottili nell’aria vengono per legge raccolti per ogni città. Analizzandoli emerge che l’area più a rischio in Italia è quella della Pianura Padana: a causa della barriera naturale delle Alpi e degli Appennini, c’è poco flusso d’aria e l’inquinamento ristagna. Se non si verifica un “rimescolamento” dell’atmosfera, o se non avviene in maniera adeguata, i livelli di particolato non possono abbassarsi. E quindi chi vive a Milano e Torino corre più rischi.

Fonte: http://www.ok-salute.it/

 

Cellulari e danni alla postura

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A risentire di chiamate chilometriche al cellulare non sono solo l’udito e il credito. I ricercatori dell’Istituto di Neurologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma hanno infatti dimostrato che parlare al cellulare – specie nel caso di lunghe telefonate – può mettere a dura prova il nervo ulnare con fastidi, formicolii e difficoltà di movimento che possono estendersi anche alle dita della mano.

Il lavoro, condotto dal gruppo di Luca Padua, docente di Medicina fisica e Riabilitazione della Cattolica e neurologo presso l’Uoc di Neurologia del Gemelli, è stato pubblicato sulla rivista Clinical Neurophysiology e mostra che stare al telefono a lungo può alterare la trasmissione dei segnali nervosi del nervo del braccio.

L’uso del cellulare negli ultimi decenni è aumentato esponenzialmente. Gli effetti positivi sono inequivocabili nella vita quotidiana, ma ci sono anche effetti collaterali indesiderati. Il gruppo di ricerca coordinato da Padua ha studiato gli effetti meccanici determinati dalla postura normalmente assunta durante le conversazioni, considerato che la durata di una chiamata può variare da alcuni minuti a qualche ora – nei casi più estremi. Il gomito piegato per tempi lunghi causa stress meccanico sul nervo ulnare, che normalmente si trova proprio dietro al gomito. Questo nervo si allaccia alle ultime due dita della mano e quando soffre, per esempio per una compressione all’altezza del gomito, causa come minimo formicolii.

Partendo da questo presupposto, il gruppo del professor Padua ha reclutato 58 persone con sintomi di sofferenza del nervo ulnare e 56 soggetti senza sintomi per uno studio neurofisiologico con tecniche neurografiche per rilevare la velocità di conduzione sul nervo ulnare nel tratto del gomito, durante una simulazione di chiamata con cellulare di durata fino a 18 minuti.

È emerso che, nei pazienti con sofferenza del nervo ulnare, questo riduce la sua velocità di conduzione del segnale nervoso. Un dato che suggerisce che il nervo comincia a soffrire già dopo pochi minuti di chiamata. I risultati indicano che la postura prolungata a gomito flesso durante l’uso di cellulare andrebbe quindi evitata.

«Se abbiamo necessità di usare il cellulare per parecchi minuti di seguito», commenta Padua, «dobbiamo porre attenzione alla postura del gomito, per esempio usando un auricolare o alternando le due mani per reggere il cellulare durante la chiamata.» Dai risultati ottenuti si può supporre che anche l’uso del cellulare per inviare messaggi, leggere/scrivere mail, chattare e così via possa causare un danno al nervo ulnare, seppure di entità inferiore rispetto a quello causato dalle chiamate, poiché la flessione del gomito è meno pronunciata.

LUGLIO 2016 | ADNKRONOS

 

GLISOFATO: il veleno del secolo è stato legalizzato ancora per due anni, VERGOGNA !

GLIFOSATO !!!!

Il commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitas ha confermato che “verrà estesa” l’autorizzazione Ue al glifosato, il discusso erbicida più utilizzato al mondo. “Noi seguiamo gli obblighi giuridici – ha spiegato in conferenza finale del Consiglio dei ministri dell’agricoltura Ue a Lussemburgo – e dobbiamo rispettare la scadenza del 30 giugno, quando si adotterà l’estensione all’autorizzazione del glifosato”. Andriukaitas non ha nascosto “di essere sorpreso della reazione degli Stati membri, soprattutto – ha sottolineato – del loro silenzio”.  I partner Ue infatti, nonostante due successive riunioni, non sono riusciti a pronunciarsi – in favore o contro – sul dossier del glifosato. Fonti della Commissione europea intanto, confermano che all’interno dell’Esecutivo “una procedura scritta è stata lanciata sulla decisione di estendere l’attuale autorizzazione del glifosato al 31 dicembre 2017, in attesa del parere dell’Agenzia europea per la chimica, l’Echa”.

Secondo la prassi, se nessun commissario reagisce negativamente al testo, l’Esecutivo può varare la decisione entro domani, il 30 giugno, quanto scade l’autorizzazione Ue per il rinnovo. La questione posta sul piatto è di tipo scientifico:

  • il glifosato infatti è stato classificato come  probabilmente cancerogeno dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc),
  • stato definito probabilmente non cangerogeno dall’Efsa.
  • per il Comitato di esperti sui residui di pesticidi nei cibi e nell’ambiente di Fao e Oms invece, è “improbabile che l’assunzione di glifosato attraverso la dieta sia cancerogena per l’uomo”.

A CHI DOBBIAMO CREDERE ?

Fonte: REPUBBLICA.IT (01/07/2016)

 VERGOGNA: giocano con la nostra salute.

L’AMALGAMA TOSSICA NEI DENTI: come eliminarla senza rischi

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L’amalgama, il famoso composto usato a base di mercurio usato dai dentisti per “otturare le carie, è dannoso per la salute e quindi oggi quasi tutti i dentisti hanno scelto di usare alternative più sicure e meno inquinanti per l’ambiente. Tuttavia ci sono milioni di persone solo in Italia che hanno una o addirittura una decina di amalgami in bocca con seri rischi per la salute.

In diversi articoli ho esposto i pericoli per la salute associati alla presenza dell’amalgama in bocca che attacca principalmente il cervello, il sistema nervoso e le vie urinarie, e che possono essere così riassunti:

  • schizofrenia
  • anemia
  • anoressia
  • colite
  • depressione
  • dermatite
  • instabilità emotiva
  • mal di testa, cefalea ed emicrania
  • calo dell’udito
  • ipertensione
  • mancanza di concentrazione
  • deficit della memoria
  • sapore metallico
  • tremori
  • infiammazione vie urinarie
  • danni renali

Il mercurio viene RILASCIATO in bocca sebbene ci abbiano detto che sia sicuro perché:

  • Qualsiasi lega metallica basata su legami di ossigeno, introdotta nel corpo, è pericolosa in quanto l’ossigeno, potente ossidante, permette ai metalli della lega il rilascio di ioni che interferiscono con le reazioni biochimiche dell’organismo. L’ossidazione dell’amalgama dentale, rende possibile il sopraggiungere di infezioni soprattutto alle vie urinarie.
  • Il Dott. Grant Layton della Layton Dental in California ha fatto un video in cui mostra come gli amalgami rilascino mercurio tossico nell’organismo continuamente quando mangiamo, laviamo i denti e beviamo (soprattutto cibi acidi come il caffè).
  • Uno studio intitolato Intra-oral air mercury released from dental amalgamdimostra che chi ha gli amalgami ha una concentrazione di mercurio in bocca 9 volte superiore a chi non ha una amalgama.

Se avete qualcosa che è stata messa nella vostra bocca e che non potete gettare nel cestino dei rifiuti senza violare le leggi sulla protezione ambientale, non c’è motivo di portarsela in giro. Non c’è motivo di rischiare tanto. Non c’è motivo di esporre la gente ad un qualsiasi livello di mercurio se non necessario.

Dottor Boyd Haley, Università del Kentucky

 Come rimuovere l’amalgama dalla bocca

Su internet stanno nascendo come funghi siti di studi odontoiatrici che dichiarano di essere specializzati in rimozione protetta dell’amalgama. Il problema è che nella maggior parte dei casi, è tutto un grosso abbaglio e quello che fanno è soltanto una classica rimozione non protetta, forse qualcuno usa la diga, ma non sanno evitare la contaminazione da vapori e polveri quando trapanano, neanche per loro stessi: la maschera non li salverà.

Effettuare una rimozione dell’amalgama non protetta mette in pericolo la salute del paziente, del dentista e del suo assistente.

ULTERIORI CONSIGLI SULLA RIMOZIONE DELL’AMALGAMA

  • Gli amalgami vanno a rimossi in protocollo protetto, non più di 1 al mese, a prescindere dall’intossicazione cronica, perchè dopo 7-10 anni al massimo, si ossidano e possono creare infezioni croniche specialmente alle vie urinarie, comunque 4 amalgami potrebbero già creare problemi, perché l’avvelenamento cronico avviene a causa dell’accumulo, nel tempo, di piccole quantità di elementi tossici che non possono essere espulsi dal corpo.
  • E’ importante sapere e capire perchè, secondo il prof. Daunderer,è necessario farsi estrarre i denti devitalizzati dopo aver tolto gli amalgami, senza dimenticare poi che sono quasi tutti restaurati in amalgama, ma in quelli incapsulati non si può vedere. Ho discusso del pericolo dei denti devitalizzati in “Il tumore è scomparso dopo aver rimosso il dente devitalizzato 5 anni prima”Le Devitalizzazioni possono causare il cancro?Il 97% dei malati di cancro ha avuto questo trattamento dentistico.
  • E’ necessario seguire una terapia chelante, ovvero una disintossicazione dai metalli pesanti. Esistono rimedi naturali di efficacia comprovata ma può essere molto utile rivolgersi ad un professionista che poi al termine della bonifica della bocca, riuscirà a disintossicare l’organismo completamente, in modo naturale, senza assumere farmaci, riequilibrando gli oligoelementi, che opera anche a distanza sempre presentarsi in sede.
  • Un bravo dentista non deve fare assumere chelanti o altre sostanze prima e durante la rimozione, per evitare di peggiorare la situazione, dato che i metalli non possono essere eliminati finché ci sono fonti tossiche, insomma bisogna evitare di farli andare in circolo, perché poi, nella maggior parte, vanno ad accumularsi nelle cellule perennemente.
  • Qualche dentista dice di fare rimozione protetta usando gli ultrasuoni, ma è una falsità, anzi è più pericoloso: si tratta soltanto di un sistema nuovo di frantumazione dell’amalgama, cioè’ invece del classico trapano, usano gli ultrasuoni.
  • Come materiale sostitutivo all’amalgama il più usato è il cosiddetto “composito”, forse meno bello esteticamente della ceramica o porcellana che sono indubbiamente i materiali migliori, ma molto meno costoso, comunque non è vero che non è resistente, non è vero che contiene elementi tossici … tutte chiacchiere messe in giro da chi si ostina a difendere l’amalgama al mercurio.

 

 

FONTE: dionidream 06/06/2016

 

COLDIRETTI: cibi tossici importati dall’estero

Cibi tossici

 

Arezzo, 22 aprile 2016 – Coldiretti Arezzo lancia l’allarme rosso: sulle nostre tavole arrivano prodotti alimentari con insetticidi, micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge previste dall’Unione Europea. Con gravi rischi insiti nel consumo, in particolare di broccoli dalla Cina, basilico dall’India, prezzemolo dal Vietnam, melagrane dall’Egitto, peperoncino dalla Thailandia, piselli dal Kenya ma anche frutta dal Sud America. “Sono questi – spiega Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo – i prodotti stranieri più contaminati. che condiscono piatti e finiscono sulle nostre tavole a nostra insaputa. Alcuni dei quali possono essere tossici, pericolosi e cancerogeni”.

E’ quanto emerge dalla “Black list dei cibi più contaminati” presentata da Coldiretti nazionale – sulla quale Coldiretti Arezzo richiama con forza l’attenzione di tutti i cittadini consumatori – sulla base delle analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel Rapporto 2015. “Il quadro dipinto dal rapporto è più che preoccupante – analizza ancora Marcelli – poiché molti dei prodotti analizzati sono di larga diffusione: vedi i broccoli, il peperoncino, i piselli e la menta utilizzata in particolare nei cocktail. E’ per questa ragione che non c’è più tempo da perdere e occorre rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri”. Insomma l’invito forte che viene da Coldiretti Arezzo, anche attraverso le parole dei direttore Mario Rossi, e quello di “controllare al massimo etichette, provenienze e scadenze dei cibi, e poi bisogna liberare le imprese – spiega ancora Rossi – dalla concorrenza sleale delle produzioni straniere realizzate in condizioni di dumping sociale, ambientale con rischi concreti per la sicurezza alimentare dei cittadini”. L’invito forte è anche quello alla valorizzazione del prodotto tipico: “valorizzazione possibile anche e soprattutto – insiste il direttore Rossi – attraverso l’acquisto consapevole presso i mercati di Campagna Amica, cibo a km zero, senza rischi e a prezzi ragionevoli.

Sull’educazione alimentare, sulla nuova cultura che il cittadino deve acquisire quando acquista e consuma cibo, noi come Coldiretti Arezzo stiamo portando avanti una vera e propria battaglia quotidiana che coinvolge scuole, giovani, docenti, famiglie, imprenditori agricoli, educatori, fattorie didattiche: tutti insieme nella promozione della Corretta e Sana alimentazione”. Tornando ai dati diffusi da Coldiretti, appare evidente che, con la quasi totalità (92%) dei campioni risultati irregolari per la presenza di residui chimici, sono i broccoli provenienti dalla Cina il prodotto alimentare meno sicuro, ma a preoccupare è anche il prezzemolo del Vietnam con il 78% di irregolarità e il basilico dall’India che è fuori norma in ben 6 casi su 10.
La conquista della vetta della classifica da parte della Cina non è un caso poiché il gigante asiatico – ricorda la Coldiretti – anche nel  2015 ha conquistato il primato nel numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari a cominciare dal pomodoro da salsa.

Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati Rapporto EFSA 2015

MAGGIO 2016 – www.lanazione.it/arezzo

 

EMICRANIA e metalli pesanti

Emicrania e metalli pesanti

Per  chi soffre di emicrania l’unica soluzione è prendere dei farmaci che sopprimono il sintomo senza riuscire a capire quale è la vera ragione di questo disturbo.

Uno studio recente ha dimostrato che questa patologia invalidante che affligge milioni di persone può essere causata dalla propria dalla presenza di alcuni metalli pesanti nel corpo e dalla mancanza di alcuni nutrienti essenziali.

I ricercatori dell’Università di Yuzuncu Yil hanno sviluppato uno strumento diagnostico per analizzare la composizione del sangue. La loro ipotesi era che chi soffre di emicrania potrebbe essere intossicato da metalli pesanti, o ha carenza di nutrienti, o una combinazione di entrambe. Si è scoperto che avevano ragione.

Il gruppo di ricerca ha testato 50 pazienti: 25 erano stati diagnosticati come affetti da emicrania cronica, mentre l’altra metà era in salute ed è stato usato come gruppo di controllo. Hanno raccolto campioni di sangue da entrambi i gruppi e condotto una analisi di questi campioni utilizzando la spettrofotometria di assorbimento atomico.

Nessuno dei pazienti stava assumendo integratori, antiossidanti o multivitaminici. Inoltre, nessuno fumava, era alcolizzato, faceva uso di droghe, aveva malattie epatiche o renali, patologie al cuore o un condizioni infiammatorie.

I risultati: il gruppo che soffriva di emicrania avevano livelli sostanzialmente elevati di alcuni metalli pesanti nel sangue rispetto al gruppo di controllo. Questi metalli sono: cadmio, ferro, piombo e manganese. Allo stesso tempo, il gruppo di emicrania è risultato essere carente in alcuni oligoelementi benefici, tra cui rame, magnesio e zinco.

La ragione è chiara, infatti è risaputo che i metalli pesanti prendono il posto dei minerali essenziali impedendo il corretto svolgimento delle reazioni biochimiche essenziali per il corretto funzionamento dell’organismo. Inoltre questi metalli si accumulano nel corpo creando danni sempre più gravi con il passare del tempo.

Sulla base dei risultati di questo studio, chi soffre di emicrania tende ad avere non solo squilibri minerali e carenze, ma anche livelli in eccesso di elementi nocivi all’interno del loro corpo. Tali anomalie possono portare a squilibri ormonali, neurotossicità, o in questo caso, il dolore lancinante alla testa in forma di emicrania.

È interessante anche notare che, quando il corpo è carente di un particolare tipo di minerale essenziale il nostro metabolismo tipicamente lo sostituisce con un altro tipo di minerale per quella funzione che ha una configurazione atomica simile. Questa sostituzione porta spesso ad avere un metabolismo lento– che può portare a una maggiore quantità di infiammazione e maggiore fatica, lo stress – e ora possiamo dire – un maggiore rischio di emicrania.

Altri studi hanno confermato che molte patologie sono legate alla tossicità dei metalli pesanti che includono demenzatumori, disturbi dello spettro autisticodisturbi cerebrali e tante altre. La ricerca ha collegato i metalli pesanti anche ad un crescente danno ossidativo – causando invecchiamento precoce, danni al DNA e squilibrio acido-base.

I metalli pesanti sono nel cibo, nell’aria, nell’acqua e anche nei farmaci e vaccini. E’ quindi importante considerare questi fattori. Di recente ho pubblicato l’analisi del Dott. Montanari che ha trovato pezzi di metalli pesanti nel pane in commercio.

Più info: prevenzione e disintossicazione  Disintossicarsi dai Metalli Pesanti

 

dionidream.com Marzo 2016

ISPRA: acque inquinate nel 64% di fiumi e laghi.

Pesticidi

Rispetto al precedente rapporto la situazione è peggiorata: la situazione era già stata segnalata qui: Ispra relazione 2011-2012. Al tempo la percentuale di inquinamento era al 57%.

Cresce la percentuale di pesticidi nelle acque: +20% in quelle superficiali, +10% in quelle sotterranee. Lo afferma l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) nell’edizione 2016 del Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque (contenente dati relativi al biennio 2013-2014)  spiegando che le acque superficiali (fiumi, laghi, torrenti) “ospitano” pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio (nel 2012 era 56,9%); quelle sotterranee nel 31,7% dei 2.463 punti (31% nel 2012). La contaminazione è più ampia nella pianura padano-veneta.

L’analisi dei dati di monitoraggio non evidenzia una diminuzione della contaminazione, spiega l’Ispra precisando che l’aumento di punti contaminati “si spiega in parte col fatto che in vaste aree del centro-sud, solo con ritardo, emerge una contaminazione prima non rilevata”. Durante i controlli sono state trovate 224 sostanze diverse, “un numero sensibilmente più elevato degli anni precedenti (erano 175 nel 2012)”, dice l’Ispra, che indica “una maggiore efficacia delle indagini condotte”.

Secondo l’Ispra, 274 punti di monitoraggio delle acque di superficie hanno “concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali” e fra le sostanze off-limit c’è il glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo su cui si è in attesa di capire se sia cancerogeno o meno visto che c’è divergenza di opinioni e di cui l’autorizzazione al commercio in Europa scade a fine giugno. Ci sono poi i neonicotinoidi, ritenuti fra i principali responsabili della moria di api.

Gli erbicidi sono ancora le sostanze più rinvenute, mentre è aumentata notevolmente la presenza di fungicidi e insetticidi. Nelle acque superficiali, 274 punti di monitoraggio (21,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali mentre in quelle sotterranee 170 punti (6,9% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientale.

L’Ispra indica che la contaminazione è più ampia nella pianura padano-veneta dove le indagini sono generalmente più efficaci. Nelle cinque regioni dell’area, infatti, si concentra poco meno del 60% dei punti di monitoraggio dell’intera rete nazionale. In alcune regioni la contaminazione è molto più diffusa del dato nazionale, arrivando a oltre il 70% dei punti delle acque superficiali in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, con punte del 90% in Toscana e del 95% in Umbria.
Nelle acque sotterranee la diffusione della contaminazione è particolarmente elevata in Lombardia 50% dei punti, in Friuli 68,6%, in Sicilia 76%. Più che in passato, avverte l’Ispra, sono state trovate miscele di sostanze nelle acque, fino a 48 in un singolo campione, quindi con una tossicità più alta rispetto a quella dei singoli componenti.

Maggio 2016

Fonte: Ansa

ISPRA PDF: Rapporto completo in pdf

 

Tracce di sostanze tossiche nel sangue, le analisi allarmano 250 mila veneti.

Sangue avvelenato

Studio della Regione e dell’Iss su un campione di residenti nei 29 Comuni dell’area tra Vicenza, Padova e Verona

VENEZIA Ricordate la storia di Erin Brockovich, che valse l’Oscar a Julia Roberts? Ecco, qui non c’è una segretaria precaria che trascina in giudizio la Pacific Gas & Electric per la contaminazione trentennale del cromo esavalente nelle acque di Hinkley, costringendo il colosso dell’energia a pagare il più ingente risarcimento nella storia degli Stati Uniti d’America. O almeno, questa è una pagina che dev’essere ancora scritta, visto che siamo soltanto ai primi risultati dello studio di biomonitoraggio realizzato dalla Regione con l’Istituto superiore di sanità (Iss).

Ma tali esiti sono comunque allarmanti: nel sangue di 507 veneti esposti all’inquinamento delle falde acquifere da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas), dovuto ai quarantennali sversamenti dell’azienda chimica Miteni di Trissino, sono state rilevate concentrazioni «significativamente superiori» rispetto al resto della popolazione, al punto che ora scatterà una maxi-campagna sanitaria dedicata a 250 mila residenti fra le province di Vicenza, Verona e Padova.

L’annuncio è stato dato mercoledì a Venezia, dal tavolo che per l’appunto ha riunito Regione e Iss, ma anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Premessa di Luca Coletto, assessore regionale alla Sanità: «In questa vicenda i cittadini del Veneto sono parte lesa. Per questo non abbiamo lesinato impegno e risorse». Così dopo la (casuale) scoperta dell’anomalia idrica, avvenuta nel corso di una ricerca condotta dal Cnr nel 2013, Palazzo Balbi ha avviato due linee di sorveglianza: ambientale e sanitaria. Sul primo fronte «è stata identificata la fonte contaminante ed è stata delimitata l’estensione della contaminazione», mettendo in sicurezza l’acqua potabile già da luglio di quell’anno attraverso filtri a carboni attivi e promuovendo nel 2014 la mappatura dei pozzi privati a uso potabile, tanto che l’indagine dell’Arpav ha riguardato un’area di oltre 300 chilometri quadrati e ha comportato l’analisi di più di 1.800 prelievi d’acqua. Sul secondo piano è stato invece avviato con un monitoraggio sierologico sulla popolazione, nella consapevolezza che gli elementi incriminati sono «molto persistenti, molto bioaccumulabili, tossici» e caratterizzati da una «eliminazione lenta con riassorbimento a livello renale» (traduzione di Loredana Musmeci, direttore del Dipartimento ambiente dell’Iss: «Per smaltirli l’organismo, soprattutto per i maschi, ha bisogno di due-quattro anni»).

Per questo sono stati arruolati 257 residenti nei centri ad alto impatto (Montecchio Maggiore, Lonigo, Brendola, Creazzo, Altavilla Vicentina, Sovizzo e Sarego) e altri 250 abitanti in località scelte per un raffronto (Mozzecane, Dueville, Carmignano, Fontaniva, Loreggia, Resana e Treviso). Inoltre sono stati selezionati 120 dipendenti di aziende zootecniche. Se per questi ultimi l’esame è ancora in corso, per la popolazione generale le analisi iniziate ad ottobre sono state ultimate una settimana fa. Ebbene: la ricerca di una dozzina di biomarcatori, appartenenti alla famiglia delle Pfas, soprattutto per gli analiti Pfos e Pfoa si è conclusa con risultati maggiori nel campione dei Comuni sotto attacco ri spetto a quelli di confronto («il rapporto è di 10 a 1») e, all’interno dell’area più a rischio, con esiti più rilevanti nel territorio dell’Usl 5, quella dello stabilimento Miteni, piuttosto che nell’Usl 6 («la superiorità è di 60-70 volte»). Domanda: quanto nocive sono queste sostanze? Marco Martuzzi, epidemiologo del Centro ambiente e salute dell’Oms a Bonn, prende a riferimento la scala dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro: «Sono classificate come “2B”, dunque potenzialmente cancerogene. Questo significa che, allo stato, i loro effetti sulla salute non sono conclamati, ma nell’incertezza occorre agire prontamente, come ha ben fatto il Veneto. I sindaci sono preoccupati per danni economici, ma purtroppo il principio del “chi inquina, paga” non ha trovato applicazione, visto che la materia non è completamente normata».

I limiti sono previsti dalla legge solo per le acque superficiali e potabili, non per quelle di scarico. «Su richiesta della Regione abbiamo indicato una soglia di 0,03-0,05 microgrammi per litro, come per la potabilità, ma il nostro parere non è cogente, deve intervenire il ministero dell’Ambiente», sottolinea Musmeci. La giunta Zaia valuterà comunque «l’azione di responsabilità e la promozione dell’area a sito di bonifica di interesse nazionale». Ma all’opposizione non basta. Pd, Moretti Presidente, M5S e tosiani ritengono «uno sgarbo istituzionale incomprensibile» la mancata divulgazione dei dati nella recente seduta straordinaria del consiglio regionale. «Avevamo ragione noi», rivendica il pentastellato Manuel Brusco. «Ho già coinvolto anche la commissione parlamentare di inchiesta sugli ecoreati perché si affianchi alla magistratura e faccia da pungolo nella ricerca dei responsabili», anticipa il deputato dem Federico Ginato.

 

Fonte: corrieredelveneto

 

Il problema delle falde acquifere inquinate era già stato segnalato da tempo. Vedi qui. Siamo sempre e costantemente avvelenati a nostra insaputa e cosa facciamo per tutelare la nostra salute ? Niente  Adesso se ne sono accorti nel Veneto e quello che succede nella nostra Regione ? Che cosa sappiamo ?