Trivelle e danni ambientali

trivelle

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella perforazione di un pozzo alla ricerca di metano la piattaforma Paguro fora accidentalmente un giacimento di gas a pressione altissima. L’esplosione fa un cratere di 33 metri e divora letteralmente la struttura che 24 ore dopo cola a picco. Oggi il relitto è un sito d’immersione

Il rischio di un incidente nell’Adriatico, per quanto possibile, è assai remoto”, sostiene il premier Matteo Renzi quando definisce il referendum sulle trivelle del 17 aprile “una bufala”. Eppure nella storia nazionale della coltivazione di idrocarburi c’è almeno un precedente che dovrebbe indurre alla moderazione chi va in giro sbandierando la sicurezza degli impianti offshore. E’ la storia del Paguro, la piattaforma Agip installata al largo di Ravenna che il 29 settembre del 1965 si inabissò in mare avvolta da una nube di fuoco dopo essere stata consumata per 24 ore da fiamme alte decine di metri.

La tragedia portò alla morte di tre tecnici: Pietro PeriArturo Biagini e Bernardo Gervasoni e alla cifra record di tre miliardi e settecento milioni di lire pagata come risarcimento da Eni.

Ecco come le cronache dei tempi descrivevano la tragedia: “Una lingua di fuoco sul filo dell’orizzonte, una macchia rossa che taglia in due il grigio uniforme del cielo e del mare”. Il 30 settembre 1965 Aristide Selmi racconta ai lettori del Corriere dell’Informazione la scena che si trova davanti agli occhi: “Laddove l’isola galleggiante aveva piantato la sua base di ricerca, ora fiammate alte 40 metri sprizzano dall’acqua. Nessuno può avvicinarsi. Il calore è infernale. Si calcola che ogni minuto brucino cinquemila metri cubi di gas”.

Approfondisci qui: Trivelle e danni ambientali

Bimbi ‘drogati’ di tablet, davanti allo schermo 8 ore al giorno

Bimbi drogati da PC

Sempre più giovani e giovanissimi preda di un uso eccessivo e scorretto delle nuove tecnologie: per i bambini si arriva fino a 8 ore davanti i tablet, una vera e propria dipendenza che ha conseguenze sullo sviluppo cognitivo, sulla salute psichica (sbalzi di umore e tendenza all’isolamento). Ma anche di tipo più prettamente fisico, soprattutto problemi ortopedici, di postura, di vista e sovrappeso, quest’ultimo causato dalla sedentarietà.L’allarme arriva dai cardiologi e medici internisti italiani, fino al 19 marzo riuniti a Napoli per la XIV edizione del Congresso nazionale della Società italiana di prevenzione cardiovascolare(Siprec), presieduta dal Bruno Trimarco. “Ogni giorno i bambini passano otto ore al tablet – avvertono gli esperti – per loro è una droga”. Ma anche per gli adulti ossessionati dalle nuove tecnologie il rischio è alto. “A soffrire di ‘dipendenza da cellulare e Pc’ sono soprattutto le donne – spiega Trimarco -. In alcune persone sono riscontrabili gli stessi sintomi di chi abusa di sigarette o alcolici crisi di astinenza e euforia. Basti pensare alle persone che si incontrano in treno o in metropolitana, quindi per tragitti brevi, compagni di scuola o colleghi di lavoro che invece di parlare si accaniscono sui loro smartphone”.

In Italia – ricordano gli specialisti – l’81% dei tredicenni si collega a internet tutti i giorni. Per il 12% accedere a un social network è la prima attività dopo il risveglio e per il 35% l’ultima prima del sonno. Tra i temi affrontati anche quello relativo alle ‘Nuove dipendenze: segno dei tempi o segno della crisi? Quali segni sul cuore?’, che ha dato anche il nome ad una tavola rotonda a cura della dottoressa Grazia Modena, professore ordinario di Cardiologia e componente del Comitato scientifico della Siprec.

“Il  71% dei tredicenni si collega alla rete con il proprio telefonino – afferma la cardiologa – e lontano dal controllo dei genitori. Il 46% degli adolescenti passa da 1 a 3 ore al giorno sul web e il 26% supera le 3 ore. Per 6 giovani su 10 internet è ‘irrinunciabile’ e quasi uno su 4 senza i suoi amici virtuali “si sente solo. Non è tutto – rincara Modena – 88 ragazzi su 100  riconoscono nelle tecnologie  la prima causa di comportamenti di abuso, non correlati a sostanze. Una dipendenza, quella da apparecchi tecnologici, che oltre a scatenare  alterazioni dell’umore  (nell’uso dello strumento si prova un aumento dell’eccitazione o maggiore rilassatezza) è alla base di numerosi rischi per la loro salute”.

Tra questi pericoli – indicano gli esperti – c’è il sovrappeso, causato dalla vita sedentaria, la difficoltà nell’apprendimento scolastico dovuta al poco tempo dedicato allo studio e alla scarsa concentrazione, perché distratti dal gioco, l’ isolamento e la tendenza all’introversione. Sempre più i videogiochi, infatti, sostituiscono i rapporti personali e le relazioni sociali. Tocca ai genitori inventare attività e giochi per staccare i loro figli dagli schermi – suggeriscono i cardiologi e gli internisti – anche se proprio i genitori sembrano aver ormai abdicato al loro ruolo di controllo: due su tre non impongono neanche una regola sull’uso di tablet, tv, telefonini e videogiochi.

adnkronos

AG. EUROPEA AMBIENTE e INQUINAMENTO ATMOSFERICO: 84.400 MORTI IN ITALIA

 

AEA

Molti cittadini europei sono ancora esposti ad i pericoli dell’inquinamento atmosferico.

L’inquinamento atmosferico è il principale fattore di rischio ambientale per la salute in Europa; riduce la durata di vita delle persone e contribuisce alla diffusione di gravi patologie quali malattie cardiache, problemi respiratori e cancro. Secondo una nuova relazione pubblicata oggi dall’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), l’inquinamento atmosferico continua ad essere responsabile di oltre 430 000 morti premature in Europa.

La relazione dell’AEA “Qualità dell’aria in Europa — relazione 2015”en (in inglese) studia l’esposizione della popolazione europea agli inquinanti atmosferici e fornisce un’istantanea sulla qualità dell’aria basata su  dati provenienti da stazioni di monitoraggio ufficiali di tutta Europaen. Secondo lo studio , la maggior parte degli abitanti delle città continua ad essere esposta a livelli di inquinanti atmosferici che l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) non ritiene sicuri.

Gli inquinanti più problematici per la salute umana sono il particolato (PM), l’ozono troposferico (O3) e il biossido di azoto (NO2). Le stime dell’impatto sulla salute associato all’esposizione di lungo termine al PM2,5 mostrano che questo inquinante è responsabile di 432 000 morti premature in Europa nel 2012, un livello analogo alle stime degli anni precedenti. Gli impatti stimati dell’esposizione a NO2 e O3 erano rispettivamente di circa 75 000 e 17 000 decessi prematuri. La relazione fornisce stime relative alle morti premature anche a livello nazionale.

“Nonostante i miglioramenti continui degli ultimi decenni, l’inquinamento atmosferico incide ancora sulla salute degli europei, riducendo la qualità e l’aspettativa di vita” ha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA. “Inoltre, ha un impatto economico notevole, poiché aumenta i costi sanitari e riduce la produttività con la perdita di giorni lavorativi in tutti i settori dell’economia”.

Oltre alla salute, gli inquinanti atmosferici hanno un effetto nocivo sulla vita vegetale e sugli ecosistemi. Tali problemi, unitamente all’eutrofizzazione provocata dall’ammoniaca (NH3) e dall’ossido di azoto (NOx) e ai danni causati dall’O3 sulle piante, sono ancora diffusi in Europa.

Ulteriori conclusioni

  • Il particolato può causare o aggravare le patologie cardiovascolari e polmonari, gli infarti cardiaci e le aritmie, e può provocare il cancro. Nel 2013, l’87 % della popolazione urbana nell’UE era esposto a concentrazioni di PM2,5 superiori ai valori definiti dall’OMS per proteggere la salute umana. Le norme dell’UE in materia di qualità dell’aria sono meno rigide e solo il 9 % era esposto al PM2,5 oltre il valore obiettivo dell’UE. Migliorare la qualità dell’aria in Europa presenta vantaggi evidenti: rispettare i valori limite dell’OMS in materia di qualità dell’aria porterebbe a un calo di un terzo delle concentrazioni di PM2,5, ossia 144 000 morti premature in meno rispetto alla situazione attuale. PM2,5 si riferisce a particelle di diametro pari o inferiore a 2,5 μm. Le particelle di piccole dimensioni possono penetrare in profondità nei polmoni.
  • L’esposizione all’ozono nelle città resta molto elevata: il 98 % della popolazione urbana nell’UE-28 è stato esposto a concentrazioni di O3 superiori ai valori previsti dalle linee guida dell’OMS nel 2013. Il 15 % è stato esposto a concentrazioni superiori al valore obiettivo dell’UE (meno rigido) per l’O3. Le concentrazioni di ozono danneggiano anche le colture agricole, le foreste e le piante riducendone velocità di crescita e resa. L’obiettivo a lungo termine per la protezione della vegetazione dall’O3 è stato superato in relazione all’86 % dell’intera superficie agricola dell’UE-28.
  • Il biossido di azoto colpisce direttamente il sistema respiratorio, ma contribuisce anche alla formazione di PM e O3. Nel 2013, il 9 % della popolazione urbana nell’UE-28 è stato esposto a concentrazioni di NO2 superiori ai valori limite fissati dall’OMS, e a valori analoghi dell’UE, con il 93 % dei superamenti avvenuti in prossimità di strade.
  • Il benzo(a)pirene è un inquinante organico cancerogeno che si forma solitamente dalla combustione del legno; l’esposizione al BaP è diffusa, soprattutto in Europa centrale e orientale. Nel 2013, un quarto della popolazione urbana nell’UE-28 è stato esposto a concentrazioni di BaP superiori al valore obiettivo e il 91 % è stato esposto a concentrazioni di BaP oltre il livello di riferimento stimato sulla base dei parametri di rischio dell’OMS.
  • Le emissioni dianidride solforosa (SO2) sono diminuite in modo significativo negli ultimi decenni grazie alla legislazione dell’UE, che richiede l’uso di tecnologie di depurazione delle emissioni e un ridotto contenuto di zolfo nei carburanti. Nel 2013 il valore limite di SO2 nell’UE è stato superato solo in alcuni casi.
  • Nel 2013 le concentrazioni dimonossido di carbonio, benzene e metalli pesanti (arsenico, cadmio, nichel e piombo) nell’aria esterna sono state generalmente basse nell’UE, con pochi casi di superamento dei rispettivi limiti e valori obiettivo fissati dalla normativa UE.

Ci nascondono la realtà. Assolutamente indispensabile tutelare la propria salute e quella dei propri cari.

La tabella completa con il triste primato italiano la trovi qui:

http://www.eea.europa.eu/it/pressroom/newsreleases/molti-cittadini-europei-sono-ancora/morti-premature-attribuibili-allinquinamento-atmosferico

 

 

TELEFONI CELLULARI E DANNI AL RIPOSO NOTTURNO

Cellulare

Sempre più esperti sono convinti che tenere il proprio cellulare in camera da letto durante la notte sia dannoso. Secondo alcuni studi il telefono in camera da letto genera “ipervigilanza”, e quindi non ci permette di avere un vero sonno ristoratore. Il cellulare può quindi provocare insonnia e altri disturbi. Il problema principale dei telefoni cellulari in camera da letto, secondo alcune ricerche, è la luce dello schermo perché interferisce con il ritmo naturale del corpo. In pratica questa luce inganna il nostro corpo e  “controlla il rilascio di melatonina che ci fa sentire assonnati”. La luce del telefono è peggiore delle altre perché è formata da diversi colori di lunghezze d’onda diverse e soprattutto ha una grande quantità di blu che rende più sensibili le cellule della retina che inviano messaggi al cervello. Come spiegano gli esperti quindi se leggiamo qualcosa su un telefono o un tablet prima di dormire è più probabile che si faccia fatica ad addormentarsi che se leggiamo un libro con la luce sul comodino accesa o se guardiamo la tv. Gli esperti del sonno, infatti, consigliano di non usare questi strumenti almeno 2-3 ore prima di andare a letto.

(fanpage)

L’ALLUMINIO A CONTATTO COL CIBO: E’ SICURO ?

Alluminio e cibo

L’alluminio è un elemento presente in natura, sia nell’acqua, che nell’aria e nel suolo. Può essere presente in tracce nel nostro corpo che può entrare in contatto con esso soprattutto attraverso l’utilizzo di utensili da cucina, come pentole, mestoli, padelle, vaschette, pellicole, caffettiere, borracce e contenitori per alimenti.

Utilizzarli può essere rischioso? L’Istituto Nazionale della Nutrizione(INRAN) ha condotto uno studio con l’obiettivo di appurare quali siano i reali livelli di ingestione di alluminio nella popolazione italiana, per comprendere quali possano essere i rischi sanitari correlati alla presenza di questo elemento nell’alimentazione.

Lo studio ha preso il via da un’ampia indagine condotta su 10 mila famiglie di diverse regioni italiane e si è concentrato soprattutto sugli alimenti sottoposti a preparazione culinaria, ma anche sul cibo semplicemente conservato in contenitori di alluminio. I dati ottenuti grazie alla sperimentazioni hanno permesso un confronto tra ingestioni di alluminio potenziali e reali nella popolazione.

Le ingestioni potenziali sono state ricavate dalla concentrazione di alluminio presente negli alimenti riferita dalla letteratura scientifica. Le ingestioni reali sono state invece ottenute da campioni di diete riferiti a gruppi di popolazione adulta con abitudini alimentari e di vita differenti.

Alluminio e cibi: il contatto e’ sicuro?

Le diverse diete seguite dai gruppi di persone inseriti nello studio hanno evidenziato come le differenze nei contenuti di alluminio emerse fossero imputabili ad alcuni fattori principali, come le modalità di preparazione culinaria dei cibi (cottura con o senza recipienti di alluminio) e la presenza nella dieta di alimenti trattati con additivi contenenti alluminio.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stabilisce una dose giornaliera massima accettabile per l’alluminio pari a 60 mg al giorno. I livelli riscontrati direttamente in varie diete regionali italiane risultano compresi tra i 3 e i 6 mg al giorno, dati che, accanto a quanto calcolato teoricamente per l’ingestione potenziale, mostrano un livello di esposizione compreso in una fascia di sicurezza.

COTTURA E CONSERVAZIONE DEI CIBI NELL’ALLUMINIO

Resta comunque chiaro che una delle possibili cause di apporto di allumino nella dieta è costituita dai materiali di imballaggio e di confezionamento degli alimenti e dalla cottura dei cibi, soprattutto se essa avviene in recipienti di alluminio.

Cosa stabilisce la legge in proposito? Non vengono fissate norme specifiche per l’alluminio per quanto riguarda i materiali e gli oggetti destinati al contatto con gli alimenti (Decreto Ministeriale 21 marzo 1973). Si fa dunque riferimento ai principi di carattere generale previsti dalla Legge n. 283 del 1962. che prescrive che i materiali a contatto con gli alimenti non devono cedere ad essi sostanze nocive e non devono alterarne le caratteristiche organolettiche.

Gli esperti hanno condotto delle indagini in proposito, prendendo in considerazione vaschette, pellicole e pentole in alluminio da una parte, e caffettiere (articoli fusi in alluminio) dall’altra. Le prove sono state condotte con il ricorso a liquidi per verificare la cessione di alluminio dal contenitore al contenuto, con particolare riferimento a acqua, olio di girasole o acido acetico. La migrazione di sostanze dal contenitore al contenuto è risultata vicina allo zero con l’impiego di acqua o olio di girasole. Diverso il caso dell’acido acetico, che ha confermato l’ipotesi di formazione di acetato di alluminio e di qualche altra sostanza estranea.

In conclusione, la migrazione di alluminio negli alimenti, causata dalla loro permanenza in contenitori per la conservazione o durante la cottura, risulterebbe in generale minima, ad eccezione che per le sostanze più acide, come l’aceto e i pomodori . Inoltre, è stato riscontrato che l’utilizzo di sale contribuisce a incrementare la migrazione di alluminio verso gli alimenti. Presumibilmente proprio per la presenza di sali, durante gli esperimenti l’acqua potabile ha estratto più alluminio rispetto all’acqua distillata.

I risultati ottenuti ribadiscono che i contatti prolungati a temperatura ambiente, o comunque non refrigerata, con alimenti acidi debbano essere, per prudenza, evitati, e che in generale, ipotizzando un pasto normale per un italiano medio, si può arrivare ad una contaminazione di meno di 1 ppm (parte per milione) per pasto, nel caso ipotetico che tutto venga preparato in contenitori di alluminio. L’alterazione di sapore degli alimenti si verificherebbe soltanto nei prodotti sott’aceto conservati a lungo in contenitori di alluminio a temperatura non refrigerata.

Di norma, difficilmente una famiglia italiana preparerà i propri pasti utilizzando esclusivamente pentole, vaschette e contenitori in alluminio. In caso di particolari preoccupazioni o problemi di salute, è comunque molto semplice aggirare il problema, evitando il contatto dei cibi con l’alluminio, ad esempio, ricorrendo a pentole in vetro pirex per la cottura e a contenitori e barattoli di vetro per la conservazione degli alimenti.

Ecco infine, alcuni consigli pratici.

  1. Se possedete pentole o padelle in alluminio, ricordate di non utilizzarle per preparare il sugo di pomodoro, per cuocere i pomodori o per ricette che prevedono tra gli ingredienti sostanze acide, come l’aceto.
  2. Per quanto riguarda le vaschettee le pellicole in alluminio, non è difficile farne a meno, ma se proprio dobbiamo utilizzare, ricordiamo di non metterle a contatto con i cibi ancora caldi e con quelli acidi, come pomodori, limoni e altri agrumi. Per quanto riguarda la caffettiera, esistono dei modelli con rivestimenti che evitano la presenza di alluminio a contatto con l’acqua. E’ bene non pulire le caffettiere con sostanze acide, come l’aceto, ma semplicemente lavarle e risciacquarle con acqua, e se serve, con un po’ di sapone.
  3. Attenzione anche allalavastoviglie: le pentole in acciaio possono rovinarsi e macchiarsi a causa del detersivo utilizzato e per via dell’ossidazione.

 

(GREENME.IT)  Marta Albè

PESTICIDI e DIABETE: gravidanze a rischio

Pesticidi e diabetePesticidi sul banco degli imputati al congresso dei diabetologi europei. L’esposizione a questi inquinanti ambientali è associata a un aumento di oltre il 60% del rischio di sviluppare la patologia metabolica che le autorità sanitarie mondiali considerano ormai pandemica.

Non solo. Se ad ‘assorbire’ residui organici sono le future mamme, si moltiplica la probabilità di diabete in gravidanza: un’esposizione 10 volte maggiore nei primi 3 mesi di attesa corrisponde a un pericolo almeno 4 volte più alto di sviluppare la forma gestazionale della malattia del sangue dolce.

La lista dei nemici è lunga: si chiamano clordano, ossiclordano, trans-nonacloro, Ddt, Dde, dieldrina, eptacloro, Hcb, Pcb. A metterli alla sbarra sono 2 studi presentati al 51esimo Congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (Easd), in corso a Stoccolma. Il primo lavoro è una revisione di 21 ricerche per un totale di quasi 67 mila persone, condotta da Giorgios Ntritsos dell’università di Ioannina in Grecia, e Ioanna Tzoulaki ed Evangelos Evangelou dell’Imperial College di Londra. Il secondo, ancora a firma greca, è stato illustrato da Leda Chatzi dell’università di Creta a Heraklion e ha coinvolto circa 640 donne arruolate mentre aspettavano un bambino.

Fra gli studi esaminati nella metanalisi, 12 riguardavano il diabete 2 mentre gli altri non specificavano il tipo considerato; quasi in tutti l’esposizione ai pesticidi è stata valutata con l’esame di sangue o urine. Questo fattore di rischio ambientale è risultato correlato a un +61% delle chance di ammalarsi di una forma diabete, e a un +64% delle probabilità di diabete tipo 2.

“Questa revisione sistematica – commentano gli scienziati – sostiene l’ipotesi che l’esposizione a vari pesticidi aumenti il rischio di diabete”, e ciò vale indipendentemente dall’entità dell’esposizione o dal tipo di studio esaminato.”Alcuni pesticidi sono risultati più pericolosi di altri, in particolare clordano, ossiclordano, trans-nonacloro, Ddt, Dde, dieldrina, eptacloro e Hcb”.

La seconda ricerca, quella sugli inquinanti organici persistenti (Pop) e le madri in gravidanza, è nata perché lavori condotti sugli animali mostravano che l’esposizione a queste sostanze è legata al diabete 2 ed altri disturbi metabolici, ma non al diabete gestazionale. Correlazione che risulta invece dallo studio sugli esseri umani: con la spettrometria di massa gli autori hanno dosato le concentrazioni di Pcb, Dde e Hcb nel siero delle donne nel primo trimestre di attesa, e un’eventuale condizione di diabete gestazionale è stata valutata nelle future mamme dalla 24esima alla 28 settimana. Il 7% del campione aveva sviluppato la malattia, e gli scienziati hanno calcolato che “un aumento di 10 volte nell’esposizione totale a Pcb si associa a un rischio di diabete gestazionale 4,4 volte maggiore”. Nessun incremento significativo è emerso dall’esposizione a Dde e Hcb. “Considerando che vari Paesi del mondo stanno assistendo a una sempre maggiore prevalenza di diabete gestazionale – osservano i ricercatori – queste evidenze sono importanti in un’ottica di salute pubblica, per migliorare la conoscenza dei fattori di rischio sui quali agire per cercare di invertire il trend. Il nostro prossimo passo – annunciano – sarà valutare se l’esposizione ai Pop ‘nel pancione’ è associata ad alterazioni nel metabolismo del glucosio e a diabete tra i bimbi nei primi anni di vita”.

 

adnkronos

COSMETICI e sostanze tossiche: riconoscerle per evitarle.

Cosmetici e parabeniI parabeni sono sostanze molto diffuse nella cosmetica, dalle creme ai deodoranti, penetrano nella pelle e vengono assorbiti dal corpo. Questo studio mostra un collegamento tra il cancro al seno e questi composti derivati dal petrolio. del Dr. Mercola

Una nuova ricerca ha rilevato la presenza di esteri parabeni nel 99% dei tessuti di cancro al seno testati [1]. Lo studio ha esaminato 40 donne che erano state trattate per cancro al seno al primo stadio. I parabeni sono ingredienti chimici con proprietà simil-estrogene, e l’estrogeno è uno degli ormoni coinvolti nello sviluppo del cancro al seno. La fonte del parabene non può essere identificata, ma il parabene è stato trovato anche in 7 pazienti su 40 che affermavano di non aver mai usato prodotti sotto le ascelle nella propria vita”. [2]

Fonti e pericoli dei parabeni

Deodoranti e antitraspiranti sono alcune delle fonti principali di parabeni, ma il fatto che anche le donne che dicevano di non averli mai usati avevano parabeni nei tessuti dimostra chiaramente che questi ingredienti chimici, a seconda del prodotto a cui sono aggiunti, possono, e apparentemente lo faranno, accumularsi nei tessuti del seno. E’ importante capire che qualunque cosa tu metta sulla tua pelle può essere assorbita dal tuo corpo e potenzialmente provocare seri danni, come dimostra questa ricerca.

I parabeni inibiscono la crescita di batteri, lieviti e muffe e sono usati come conservanti. Sull’etichetta puoi trovarli come:

  • Methyl paraben
  • Propyl paraben
  • Isobutyl paraben
  • Ethyl paraben
  • Butyl paraben
  • E216

Questi ingredienti sono comunemente usati in:

  • Deodoranti e antitraspiranti
  • Shampoo e balsamo
  • Bagnoschiuma
  • Dentifrici
  • Creme e protezioni solari
  • Cosmetici
  • Medicinali
  • Additivi alimentari

Studi hanno evidenziato che i parabeni possono influenzare il tuo corpo tanto quanto gli estrogeni, che possono ridurre la massa muscolare, far accumulare più grassi, e portare a ginecomastia maschile (crescita del seno). Altri studi, oltre a quello che abbiamo citato, hanno collegato i parabeni al cancro al seno. La US Environmental Protection Agency (EPA) ha collegato i metil parabeni, in particolare, a disordini metabolici, dello sviluppo, ormonali e neurologici, così come a vari tumori.

Attenzione: C’è una nuova categoria di “Estrogeni” cancerogeni

Una recente ricerca ha anche confermato l’esistenza di una categoria di materiali cancerogeniprima sconosciuti, che sono stati trovati in migliaia di prodotti di consumo. Alcuni di questi sono anche aggiunti a integratori e cibi come “nutrienti”. Questi composti simil-estrogeni sono metalli. Proprio così, un largo spettro di metalli ha mostrato di agire come “metalloestrogeni” con il potenziale di aggiungersi agli estrogeni del seno, aumentando così i rischi di cancro.

I seguenti metalli sono stati identificati come capaci di legarsi ai recettori cellulari degli estrogeni e imitare l’azione degli estrogeni fisiologici [3]:

  • Alluminio
  • Antimonio
  • Arsenite
  • Bario
  • Cadmio
  • Cromo
  • Cobalto
  • Rame
  • Piombo
  • Mercurio
  • Nickel
  • Selenite
  • Stagno
  • Vanadate

In accordo con GreenMedInfo: “…L’esposizione al Sodium selenite (e sodium selenate) è difficile da evitare, dato che è la prima fonte di selenio in supplementi presente in vitamine, cibi e bevande… Lo stesso vale per forme inorganiche di cromo, rame, nickel, stagno e vanadio, che puoi trovare sulle etichette di molti multivitaminici sul mercato. Un’altra fonte di esposizione ai metalloestrogeni per milioni di consumatori sono gli antitraspiranti con alluminio” [4].

Il tuo deodorante contiene parabeni e altre pericolose sostanze chimiche?

Evitare i parabeni e gli altri pericolosi ingredienti chimici richiede una buona conoscenza delle etichette e la capacità di leggerle e comprenderle.

Ecco, come esempio, un elenco di alcune delle sostanze chimiche più comuni presenti nei normali deodoranti. Se il tuo deodorante contiene questi ingredienti, buttalo via.

Alluminio

I normali deodoranti contengono alti livelli di sali di alluminio. Questo da solo già basta per rendere un deodorante poco sano, soprattutto per noi occidentali, che radiamo le ascelle, assorbendone quindi tutte le sostanze nocive. L’alluminio è anche stato associato al morbo di Alzheimer.

Parabeni

I parabeni possono essere indicati sulle etichette come: parabeni di metile, etilparabeni di propile, di butile, parabeni di isobutile o E216. Spesso il nome sull’etichetta è in inglese (es. metil parabens)

Glicole propilenico

E’ stato trovato in migliaia di prodotti cosmetici. È anche un ingrediente utilizzato nel liquido dei freni, quindi non è affatto sorprendente che potrebbe causare anomalie del fegato e danni renali.

Fragrance

Si trova in molti deodoranti. Anche se può sembrare innocuo, dovrebbe essere evitato in quanto può causare allergie e problemi polmonari.

Fai attenzione alle etichette dei prodotti reclamizzati come “Naturali”, perchè anche questi spesso contengono pericolosi additivi chimici, inclusi i parabeni. Leggi l’etichetta in ogni caso e assicurati che almeno non ci siano gli ingredienti che ti ho mostrato.

Fonte 40 Women With Breast Cancer Had Parabens in Their Tissues – Traduzione http://www.energytraining.it

Quindi evitare i parabeni! Lo stesso Wikipedia riporta che “Centinaia di studi[9] hanno indagato sulla loro capacità di interferire con il sistema endocrino ottenendo diverse risposte, e comunque confermando che essi, e i loro principali metaboliti come l’acido p-idrossibenzoico stesso, possiedonoattività interferente con il sistema ormonale[10].”

L’articolo del Dr. Mercola continua spiegando anche la correlazione tra Cadmio e cancro al seno. [6] Il Cadmio viene usato nei campi come fertilizzante. Cereali, patate e inquinamento atmosferico sono tra le principali fonti di cadmio. Consiglio quindi un mineralogramma per valutare l’intossicazione di metalli pesanti nel corpo e la scelta di cibi biologici per evitare questi dannosi composti.

 

BIBLIOGRAFIA

[1] Journal of Applied Toxicology March 2012; 32(3): 219-232

[2] Vedi rif 1

[3] Clean Cures: The Humble Art of Zen-Curing Yourself, Michael DeJong

[4] Journal of Applied Toxicology December 12, 2011 [Epub ahead of print]

[5] Green Med Info March 18, 2012

[6] Los Angeles Times March 15, 2012

 

Diomidream

 

ALZHEIMER – 600.000 casi in Italia

Alzheimer

 

Portare in tavola la dieta mediterranea può ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza. Del ruolo preventivo dell’alimentazione, che insieme ad attività fisica e ‘ginnastica’ per il cervello aiuta a tenere lontano l’Alzheimer, si è parlato all’Expo di Milano, in uno degli appuntamenti organizzati dal ministero della Salute.

Attualmente 25 milioni di persone nel mondo sono affette da demenza, con 4,6 milioni di nuovi casi l’anno. La malattia di Alzheimer è la più diffusa, rappresenta il 50-60% di tutte le forme. In Italia colpisce circa 600.000 persone, soprattutto donne. Un dato, alla luce del continuo aumento dell’aspettativa di vita, che potrebbe triplicare nei prossimi 50 anni. “L’identificazione e l’eliminazione dei fattori di rischio nelle fasi prodromiche della demenza è quindi l’approccio migliore, per ridurre il numero di pazienti affetti da tale patologia”, ha sottolineato Giuliano Binetti, della Memory Clinic dell’Irccs S. Giovanni di Dio Fatebenefratelli a Brescia.

In particolare, la dieta mediterranea “è ricca di elementi che servono al cervello per invecchiare meglio, come olio di oliva, antiossidanti, omega 3 e vitamine, è povera di carne e derivati del latte e ricchissima di cibi provenienti dal mondo vegetale. Gli studi – ha spiegato – dicono che quanto prima iniziamo questo approccio dietetico, tanto pù il nostro cervello può invecchiare meglio”.

Diversi studi sulla nutrizione e la demenza, ha ricordato l’esperto, “hanno dimostrato un’importante implicazione di alcuni nutrienti, sia micronutrienti, come vitamine B correlate al metabolismo dell’omocisteina, vitamine antiossidanti C ed E, flavonoidi, acidi grassi polinsaturi omega-3, vitamina D, sia macronutrienti come pesce e verdura, nella prevenzione del declino cognitivo”. E’ anche noto che “le diete con una restrizione calorica potrebbero essere utilizzate per promuovere con successo l’invecchiamento del cervello, vi è infatti una crescente evidenza del legame tra adiposità totale (Bmi) e adiposità centrale nella malattia di Alzheimer”.

E ancora, “recenti studi hanno inoltre evidenziato un chiaro legame tra alterazioni a carico del pathway della vitamina D e dell’omocisteina, dovuti a fattori genetici, e una maggior suscettibilità al deterioramento cognitivo”, ha concluso Binetti.

adnkronos

L’ACIDOSI PRECEDE E PROVOCA LE MALATTIE

Acidosi

 

Negli ultimi anni la roccia di lava naturale ha trovato sempre maggior impiego come rimedio dolce, ma per questo tanto più efficace, nella medicina umana e veterinaria. Nella prevenzione viene utilizzata nella lotta contro:

  • tossine ambientali
  • metalli pesanti
  • prodotti metabolici dannosi
  • radicali liberi
  • acidosi
  • stress fisico o psichico (negli sportivi e nelle persone convalescenti).

Nella terapia trova tra l’altro applicazione in individui che soffrono di:

  • osteoporosi
  • malattie del fegato
  • infezioni delle mucose, gastriti o sindrome del colon irritabile
  • nel corso di chemioterapia o radioterapia
  • patologie connesse a stress ossidativo, come arteriosclerosi, tumore, diabete, cataratta, malattie reumatiche, invecchiamento precoce, malattie neurodegenerative e infettive.

 

cfr: DER STEIN DES LEBENS – Dr. I. Triebnig – I. Schwelz

Ftalati: banditi dal 1999 ma ancora in circolazione.Uno studio dice dove

Ftalati

L’allarme ftalati non cessa di suonare. Le sostanze chimiche, accusate di danneggiare il sistema riproduttivo, sono presenti nella dieta di tutti i giorni. In misura doppia rispetto ai livelli di sicurezza.

Ricordate il problema degli ftalati nei giocattoli? Nel rapporto del 2012 “Attenzione agli ftalati,” il ministero della Salute italiano dichiarava: “Gli ftalati sono prodotti chimici che vengono aggiunti alle materie plastiche per migliorarne la flessibilità e la modellabilità. Sono sostanze tossiche per la riproduzione, soggette a restrizione europea: il loro utilizzo non è consentito a concentrazioni superiori allo 0,1%, né nei giocattoli, né negli articoli destinati all’infanzia; il motivo della restrizione è dovuto al pericolo di esposizione che può derivare dal masticare o succhiare per lunghi periodi di tempo oggetti che contengono ftalati”.

Queste sostanze, infatti, migrano con facilità dai prodotti all’organismo dei bambini, attraverso il semplice contatto, ancor più se vengono messi in bocca. Gli ftalati sono stati banditi nel 1999 nei prodotti per la dentizione a livello europeo perché possono causare danni al fegato, ai reni e ai testicoli. Sono considerati interferenti endocrini che agiscono sul testosterone e sullo sperma.

Un nuovo studio americano ha ora scoperto che un bambino che segue una dieta comune consuma il doppio del livello di ftalati che l’Environmental Protection Agency ritiene sicuro. Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista Envirnmental Health, le carni, in particolare il pollame, il latte intero, la panna, le margarine e alcuni oli da cucina contengono alte concentrazioni di queste sostanze pericolose.

La ricercatrice Sheela Sathyanarayana, professoressa associata di pediatria presso la University of Washington School of Medicine, e il suo team hanno esaminato 17 studi che hanno misurato le concentrazioni di ftalati nei prodotti alimentari negli Stati Uniti e all’estero, analizzando diversi modelli di dieta. Come previsto, il regime alimentare a base di frutta e verdura si è dimostrato quello che non espone i consumatori a livelli eccessivi di ftalati, mentre quello ad alto contenuto di carne e latticini è risultato pericoloso per i bambini e gli adolescenti. La dieta tipica degli Stati Uniti si è mostrata sicura per gli adulti, ma i ricercatori sono rimasti sorpresi quando hanno rilevato che nei bambini supera di gran lunga il limite di 20 microgrammi di ftalati per chilo di peso corporeo al giorno che l’Epa ha fissato come livello di sicurezza.

Ma come avviene la contaminazione degli alimenti? Gli studiosi ipotizzano che gli ftalati possano migrare dai materiali in PVC come i tubi utilizzati nel processo di mungitura, i film per l’imballaggio alimentare, i guanti utilizzati nella preparazione degli alimenti, i nastri trasportatori. Questi composti si trovano anche negli inchiostri da stampa e negli adesivi sugli involucri alimentari.

I ricercatori hanno stilato una serie di consigli per ridurre al minimo l’esposizione dei bambini: acquistare prodotti a basso contenuto di grassi, come latte scremato e formaggi “magri”; evitare panna, latte intero e carni grasse. Acquistare frutta e verdura fresche o congelate. Evitare cibi in scatola e trasformati. Ridurre al minimo l’uso di prodotti per la cura personale che contengono ftalati (ad esempio le creme cosmetiche). Utilizzare vetro, acciaio inossidabile, ceramica o legno per conservare alimenti invece di materie plastiche; non utilizzare materie plastiche in policarbonato per contenere liquidi caldi. Ridurre al minimo l’acquisto di prodotti che contengono sostanze chimiche. Togliere le scarpe prima di entrare in casa per evitare di introdurre polvere contaminata da sostanze chimiche; mantenere tappeti e davanzali puliti.

(lifegate.it)