Inquinamento ed effetti sul cuore

Colesterolo (1)

 

Le particelle delle polveri sottili penetrano nel sangue, causano l’ispessimento della carotide e aumenta il rischio di aterosclerosi soprattutto in chi ha già il colesterolo alto

Polveri sottili e colesterolo elevato: una combinazione nemica dell’organismo e altamente pericolosa per cuore e cervello. Perché? Pochi sanno che l’inalazione del particolato fine, cioè l’inquinante atmosferico presente in tutte le aree urbane, provoca un processo di infiammazione nei polmoni e nel sangue che comporta una rapida occlusione dell’arteria principale, la carotide: questa alterazione induce e accelera l’insorgere di aterosclerosi, soprattutto nelle persone che hanno livelli di colesterolo troppo elevati.

Stando a quanto riportato dalla Sisa, la Società Europea per lo Studio dell’Aterosclerosi, sulla base dei dati raccolti da Ispra Ambiente, a Milano e a Torino le polveri sottili quadruplicano la velocità di invecchiamento di cuore e cervello rispetto a Roma, che ha un relativo minor tasso di inquinamento medio.

Alberico Catapano, Professore ordinario di Farmacologia all’Università di Milano e Presidente della Sisa, spiega quali sono le conseguenze a livello fisico di questa dannosa associazione.

 

Che relazione intercorre tra l’inquinamento da polveri sottili e colesterolo?

L’inquinamento da polveri sottili è un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Queste particelle presenti nell’aria sono in grado di penetrare nei polmoni ed entrare nel circolo sanguigno, infiammando i vasi. Questo processo può provocare e accelerare l’aterosclerosi, specialmente in quelle persone che presentano valori elevati di colesterolo Ldl che causa già di per sé un danno vascolare. La presenza di queste due condizioni concomitanti, quindi, aumenta sensibilmente il rischio di ammalarsi.

 

Ma quali sono le conseguenze a livello fisico?

Le carotidi, cioè le arterie che portano il sangue ossigenato al cervello, ci aiutano a scoprire cosa sta succedendo in altre parti del corpo, in quanto sono facilmente visibili con un banale esame ecodoppler. Le carotidi sono una “spia” di quello che sta avvenendo a livello delle coronarie: più le carotidi si ispessiscono e diventano “dure”, più le nostre coronarie stanno funzionando male e stanno subendo un danno. In presenza di inquinamento da polveri sottili e colesterolo alto, c’è quindi più probabilità che si verifichi un danno vascolare che a lungo andare può causare infarto e ictus. Non solo: il sangue che coagula più velocemente favorisce anche la trombosi.

 

Dai dati raccolti emerge che a Milano e Torino la velocità di usura del cuore è quattro volte superiore a quella di Roma: come mai? Dipende dai livelli di inquinamento?

I dati relativi alla presenza di polveri sottili nell’aria vengono per legge raccolti per ogni città. Analizzandoli emerge che l’area più a rischio in Italia è quella della Pianura Padana: a causa della barriera naturale delle Alpi e degli Appennini, c’è poco flusso d’aria e l’inquinamento ristagna. Se non si verifica un “rimescolamento” dell’atmosfera, o se non avviene in maniera adeguata, i livelli di particolato non possono abbassarsi. E quindi chi vive a Milano e Torino corre più rischi.

Fonte: http://www.ok-salute.it/

 

Cibo spazzatura, obesità e danni al fegato ai bambini

cibo spazzatura

Cibo spazzatura e zuccheri, danni al fegato per bambini

 

L’obesità nei bambini mette a rischio il fegato: con una dieta a base di “junk food” – il cibo spazzatura – e di zuccheri è infatti in agguato l’insorgenza della sindrome metabolica, con le relative implicazioni a carico di quest’organo, che non è più in grado di smaltire l’eccesso di grasso. E’ il risultato di una ricerca condotta dalla Fondazione italiana fegato (Fif) nei laboratori dell’Area Science Park di Trieste, pubblicata sulla rivista “Plos One”, che analizza la cattiva alimentazione e le conseguenze patologiche dell’obesità infantile. Lo studio prende le mosse da ricerche su roditori condotte dalla Fondazione: è stato in particolare sviluppato un modello che riproduce l’insorgenza della sindrome metabolica in età infantile con le sue implicazioni a carico del fegato, le cui cellule a un certo punto non sono più in grado di smaltire l’eccesso di grasso. Il risultato è il manifestarsi della steatosi epatica non alcolica (Nafld) e della steatoepatite non alcolica (Nash).

I ricercatori della Fif hanno riscontrato che nell’età pediatrica la progressione della malattia è più veloce, con prognosi generalmente più grave rispetto agli adulti. È inoltre emersa una differenza di genere nella velocità di sviluppo della malattia, che vede nei maschi di topo una progressione più rapida nella fase iniziale, anche se il danno finale risulta equivalente tra maschi e femmine.

Più in dettaglio, lo studio è consistito nell’alimentare sei topi con una dieta ad alta percentuale di grassi e aggiunta di fruttosio nell’acqua, cominciata subito dopo lo svezzamento (tre anni umani) e proseguita per 16 settimane, fino all’età adulta (30 anni umani). Il 100% dei soggetti di entrambi i sessi ha sviluppato la steatosi epatica in quattro settimane e un certo grado di fibrosi (“cicatrici”) in otto settimane, con l’86% dei maschi e il 15% delle femmine con fibrosi di stadio 2 (il “punto di non ritorno”) in sedici settimane. “Considerando che l’obesità infantile è in esplosione anche da noi – commenta il professor Claudio Tiribelli, direttore della Fondazione Italiana Fegato e tra gli autori del paper – e che il danno al fegato da sindrome metabolica diventerà nei prossimi anni la principale causa di trapianto, il modello sarà un’ottima piattaforma per studiare i meccanismi che portano al danno, capire le differenze maschio/femmina e testare farmaci e nuovi approcci diagnostici”.

Fonte: ANSA

Cenare dopo le 19….fa male al cuore ?

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Cenare dopo le 19 mette a rischio la salute del nostro cuore. E questo perché consumare il pasto entro due ore dal momento di coricarsi lascia il corpo in uno stato di allerta, non consentendo alla pressione arteriosa di abbassarsi correttamente durante la notte, e aumentando in questo modo il rischio cardiovascolare. A rilevarlo, e a promuovere dunque l’abitudine anglosassone di mettersi a tavola prima del tramonto, un team di scienziati guidati da Ebru Ozpelit, professore associato di Cardiologia della Dokuz Eylul University di Imir (Turchia), che ne ha parlato al congresso della Società europea di cardiologia di Roma.

Gli esperti hanno studiato più di 700 uomini e donne affetti da ipertensione per analizzare come la differenza negli orari dei pasti e la composizione della loro dieta influisse sulla loro salute. Sulla base dei risultati hanno raccomandato di cenare sempre prima delle 19, per permettere al corpo di avere il tempo per rilassarsi e riposare. Altrimenti i danni possono essere anche superiori rispetto a quelli creati da una dieta troppo ricca di sale, avvertono: la pressione sanguigna deve diminuire del 10% durante la notte, ma quasi il 25% di coloro che hanno cenato entro due ore dal momento di andare a letto non ha giovato di questo calo, contro il 14,2% di chi ha mangiato prima delle 19. “Dobbiamo definire la frequenza ideale e la tempistica dei pasti perché come mangiamo può essere altrettanto significativo rispetto a quello che mangiamo”, conclude Ozpelit.

 

Fonte: ADNKRONOS: 01/09/2016

SUPERBATTERI: negli USA il primo super batterio resistente a tutti gli antibiotici

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Isolato nell’urina di una paziente, è immune alla colistina, ultimo baluardo contro i microbi che sopravvivono alle altre terapie. Siamo entrati nell’era post-antibiotica?  

Il giorno tanto temuto dai microbiologi americani è arrivato: le autorità sanitarie statunitensi hanno segnalato, giovedì 26 maggio, la presenza sul loro territorio del primo caso di un super batterioresistente ad ogni antibiotico conosciuto.

NESSUNA CARTUCCIA RIMASTA. Nell’urina di una donna di 49 anni della Pennsylvania è stato infatti isolato un ceppo di Escherichia coliimmune alla colistina, “l’ultima spiaggia” degli antibiotici, una sostanza utilizzata per annientare i batteri più difficili da neutralizzare. La colistina è fondamentale nel trattamento dei cosiddetti nightmare bacteria, i “batteri incubo” dal nome scientifico di CRE (batteri resistenti ai carbapenemi), che uccidono il 50% di chi viene contagiato, e si trasmettono soprattutto negli ospedali.

Batteri resistenti agli antibiotici: quello che c’è da sapere

EFFETTO DOMINO. La paziente statunitense sembra rispondere bene ad altri antibiotici, ma la preoccupazione degli scienziati è che il gene mcr-1, che rende quel batterio resistente alla colistina, possa trasmettersi ad altre specie batteriche che hanno già sviluppato resistenza ad altri trattamenti.

BATTERI POLIGLOTTI. È la prima volta che un ceppo batterico resistente alla colistina viene isolato negli Stati Uniti: la paziente, per giunta, non usciva dal territorio USA da almeno 5 mesi.

A novembre del 2015, batteri resistenti alla colistina erano stati isolati nei maiali (spesso purtroppo trattati con questa sostanza), nella carne cruda di maiale e in un piccolo numero di persone in Cina.

Nei mesi successivi sono stati riportati casi anche in Europa, Africa, Canada e Sud America. «La fine della strada degli antibiotici non è molto lontana», ha commentato amaro Tom Frieden, direttore dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie americani.

Vedi anche; http://lavavitae-italia-blog.fenixteam.eu/2016/05/25/superbatteri-nel-2050-10-milioni-di-persone-potrebbero-morire-per-una-semplice-infezione/

 

 

 

Fonte: FOCUS, 27/05/2016

L’AMALGAMA TOSSICA NEI DENTI: come eliminarla senza rischi

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L’amalgama, il famoso composto usato a base di mercurio usato dai dentisti per “otturare le carie, è dannoso per la salute e quindi oggi quasi tutti i dentisti hanno scelto di usare alternative più sicure e meno inquinanti per l’ambiente. Tuttavia ci sono milioni di persone solo in Italia che hanno una o addirittura una decina di amalgami in bocca con seri rischi per la salute.

In diversi articoli ho esposto i pericoli per la salute associati alla presenza dell’amalgama in bocca che attacca principalmente il cervello, il sistema nervoso e le vie urinarie, e che possono essere così riassunti:

  • schizofrenia
  • anemia
  • anoressia
  • colite
  • depressione
  • dermatite
  • instabilità emotiva
  • mal di testa, cefalea ed emicrania
  • calo dell’udito
  • ipertensione
  • mancanza di concentrazione
  • deficit della memoria
  • sapore metallico
  • tremori
  • infiammazione vie urinarie
  • danni renali

Il mercurio viene RILASCIATO in bocca sebbene ci abbiano detto che sia sicuro perché:

  • Qualsiasi lega metallica basata su legami di ossigeno, introdotta nel corpo, è pericolosa in quanto l’ossigeno, potente ossidante, permette ai metalli della lega il rilascio di ioni che interferiscono con le reazioni biochimiche dell’organismo. L’ossidazione dell’amalgama dentale, rende possibile il sopraggiungere di infezioni soprattutto alle vie urinarie.
  • Il Dott. Grant Layton della Layton Dental in California ha fatto un video in cui mostra come gli amalgami rilascino mercurio tossico nell’organismo continuamente quando mangiamo, laviamo i denti e beviamo (soprattutto cibi acidi come il caffè).
  • Uno studio intitolato Intra-oral air mercury released from dental amalgamdimostra che chi ha gli amalgami ha una concentrazione di mercurio in bocca 9 volte superiore a chi non ha una amalgama.

Se avete qualcosa che è stata messa nella vostra bocca e che non potete gettare nel cestino dei rifiuti senza violare le leggi sulla protezione ambientale, non c’è motivo di portarsela in giro. Non c’è motivo di rischiare tanto. Non c’è motivo di esporre la gente ad un qualsiasi livello di mercurio se non necessario.

Dottor Boyd Haley, Università del Kentucky

 Come rimuovere l’amalgama dalla bocca

Su internet stanno nascendo come funghi siti di studi odontoiatrici che dichiarano di essere specializzati in rimozione protetta dell’amalgama. Il problema è che nella maggior parte dei casi, è tutto un grosso abbaglio e quello che fanno è soltanto una classica rimozione non protetta, forse qualcuno usa la diga, ma non sanno evitare la contaminazione da vapori e polveri quando trapanano, neanche per loro stessi: la maschera non li salverà.

Effettuare una rimozione dell’amalgama non protetta mette in pericolo la salute del paziente, del dentista e del suo assistente.

ULTERIORI CONSIGLI SULLA RIMOZIONE DELL’AMALGAMA

  • Gli amalgami vanno a rimossi in protocollo protetto, non più di 1 al mese, a prescindere dall’intossicazione cronica, perchè dopo 7-10 anni al massimo, si ossidano e possono creare infezioni croniche specialmente alle vie urinarie, comunque 4 amalgami potrebbero già creare problemi, perché l’avvelenamento cronico avviene a causa dell’accumulo, nel tempo, di piccole quantità di elementi tossici che non possono essere espulsi dal corpo.
  • E’ importante sapere e capire perchè, secondo il prof. Daunderer,è necessario farsi estrarre i denti devitalizzati dopo aver tolto gli amalgami, senza dimenticare poi che sono quasi tutti restaurati in amalgama, ma in quelli incapsulati non si può vedere. Ho discusso del pericolo dei denti devitalizzati in “Il tumore è scomparso dopo aver rimosso il dente devitalizzato 5 anni prima”Le Devitalizzazioni possono causare il cancro?Il 97% dei malati di cancro ha avuto questo trattamento dentistico.
  • E’ necessario seguire una terapia chelante, ovvero una disintossicazione dai metalli pesanti. Esistono rimedi naturali di efficacia comprovata ma può essere molto utile rivolgersi ad un professionista che poi al termine della bonifica della bocca, riuscirà a disintossicare l’organismo completamente, in modo naturale, senza assumere farmaci, riequilibrando gli oligoelementi, che opera anche a distanza sempre presentarsi in sede.
  • Un bravo dentista non deve fare assumere chelanti o altre sostanze prima e durante la rimozione, per evitare di peggiorare la situazione, dato che i metalli non possono essere eliminati finché ci sono fonti tossiche, insomma bisogna evitare di farli andare in circolo, perché poi, nella maggior parte, vanno ad accumularsi nelle cellule perennemente.
  • Qualche dentista dice di fare rimozione protetta usando gli ultrasuoni, ma è una falsità, anzi è più pericoloso: si tratta soltanto di un sistema nuovo di frantumazione dell’amalgama, cioè’ invece del classico trapano, usano gli ultrasuoni.
  • Come materiale sostitutivo all’amalgama il più usato è il cosiddetto “composito”, forse meno bello esteticamente della ceramica o porcellana che sono indubbiamente i materiali migliori, ma molto meno costoso, comunque non è vero che non è resistente, non è vero che contiene elementi tossici … tutte chiacchiere messe in giro da chi si ostina a difendere l’amalgama al mercurio.

 

 

FONTE: dionidream 06/06/2016

 

Farmaci : il 10% sollo contraffatti e fatturano oltre 1,1 miliardi di euro.

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La vendita di farmaci contraffatti è un fenomeno in costante aumento. A lanciare l’allarme sono gli esperti delle società scientifiche Sif (Società italiana di farmacologia) e Sitox(Società italiana di tossicologia) che con il Comando Carabinieri per la Tutela della salute hanno promosso a Bologna – nella cornice del Festival della scienza medica – un convegno congiunto sul tema.

Secondo i dati diffusi, il 10% dei farmaci venduti nel mondo è contraffatto. Nel settore alimentare dei prodotti per la salute la contraffazione vale un fatturato ‘nero’ da 1,1 miliardi l’anno. I paesi più sviluppati hanno meno dell’1% del valore di mercato, ma il valore è in costante aumento. Mentre il fenomeno è già oggi più consistente in Africa, parte dell’Asia, e parti dell’America Latina, dove si rilevano aree in cui più del 30% dei medicinali in vendita può essere contraffatto. A livello mondiale invece, più del 50% delle medicine vendute da siti illegali sono contraffatte.

Il fenomeno, spiegano gli esperti, è in costante aumento a causa, soprattutto, della versatilità di Internet che permette di dispensare prodotti pericolosi per salute (ma apparentemente identici per confezione e aspetto) con sempre maggiore facilità. La contraffazione è un reato, “un problema planetario, una grande minaccia per la salute pubblica che interessa anche gli alimenti oltre ai farmaci“, avvertono. E un monito su questo tema è arrivato anche dall’Agenzia del farmaco.

L’Oms definisce come contraffatto “un farmaco la cui etichettatura sia stata deliberatamente e fraudolentemente preparata con informazioni ingannevoli circa il contenuto e/o l’origine del prodotto”. Ci sono casi in cui il principio attivo è assente o sottodosato (in che equivale a inefficacia terapeutica e rischio di sviluppare resistenza), in altri prodotti invece il principio attivo è sopradosato, con rischio di tossicità, lo stesso a cui si va incontro quando il farmaco non è autorizzato o quando un prodotto contraffatto risulta di scarsa qualità per impurità e residui, o ancora quando è diverso da quello dichiarato (caso in cui si aggiunge anche l’inefficacia terapeutica). C’è poi anche il rischio di interazioni per la compresenza di principi attivi.

Gli esperti spiegano anche che la richiesta da parte dei Paesi in via di sviluppo riguarda soprattutto medicinali salvavita come antibiotici, antimalarici, antitubercolari, antiretrovirali, mentre dai Paesi industrializzatiriguarda o medicinali costosi che migliorano la qualità della vita come farmaci contro le disfunzioni erettili, steroidi, anoressizzanti e psicofarmaci, oppure ultimamente, come in Europa, anche costosi antitumorali.

E il cittadino cade nella trappola del mercato illegale perché in cerca di un medicinale non disponibile nel proprio Paese, o perché prova imbarazzo nell’acquistarlo nei canali ufficiali, per motivi di costo e di rifiuto alla prescrizione da parte del medico. Gli esperti ricordano che la contraffazione dei medicinali è “un vero e proprio crimine, e la sua gravità non è limitata al danno economico” ma diventa “un problema di salute pubblica: sia per i pazienti, sia per il Sistema sanitario che si ritrova a dovere gestire i costi derivati dai danni della contraffazione sui pazienti”.

Fonte: ADNKRONOS  Farmaci contraffatti  23/05/2016

Gravidanza: eccesso di vitamine e rischio autismo (studio)

vitamine

La carenza di alcune vitamine causa malformazioni nel feto. Ma uno studio recente ha evidenziato che l’assunzione eccessiva di queste vitamine è correlata con il rischio di autismo.

La ricerca da molti anni consiglia alle donne che vogliono concepire un figlio di aumentare la quota di folati (vitamine del gruppo B) dell’alimentazione, per garantire al proprio bimbo uno sviluppo sano del sistema nervoso. I folati si assumono con frutta e verdura, oltre che con gli integratori alimentari. Ma, come dice il proverbio, ogni troppo è troppo.

Lo studio è stato presentato il 13 maggio, alla conferenza sulla ricerca nell’Autismo tenutasi a Baltimora. I ricercatori della School of Public Health della Johns Hopkins University hanno misurato la quantità di folati e di vitamina B12 nel sangue delle mamme che hanno partorito fra il 1998 e il 2013 e poi hanno seguito per parecchi anni lo sviluppo dei neonati. Ecco in sintesi i risultati dello studio:

# se i folati erano quattro volte quelli considerati ottimali, il rischio che il neonato sviluppasse i sintomi di autismo raddoppiava;

# se invece era molto alta la vitamina B12, il rischio triplicava;

# se poi erano alti entrambi (sia i folati, sia la vitamina B12) il rischio per il bambino aumentava di 17,6 volte.

Molte mamme affermavano di aver assunto in gravidanza dei complessi multivitaminici (integratori alimentari).

CHE COSA SONO I FOLATI. Nell’alimentazione quotidiana i folati sono vitamine del gruppo B, presenti in molti cibi (verdure come asparagi, broccoli, carciofi, cavoli, cereali da colazione; frutti come gli agrumi, e i legumi, ma anche le uova), mentre la vitamina B12 è nelle carni rosse: difficile quindi eccedere, se si mantiene una dieta equilibrata.

È invece più facile eccedere con i supplementi alimentari, acquistabili al supermercato e in farmacia: questi sono di origine sintetica, e sempre più frequentemente, soprattutto negli Usa, anche i comuni alimenti vengono “fortificati” con l’aggiunta di questi micronutrienti, e a questo punto tener conto delle dosi assunte può diventare difficile.

Un’alimentazione molto ricca di frutta e verdura non può essere responsabile di queste alterazioni.

PERCHÉ SI PRESCRIVONO IN GRAVIDANZA. Si sa che aumentare la quantità di folati prima della gravidanza è protettivo per la salute neurologica dei bimbi. L’Organizzazione mondiale della sanitàconsiglia alle mamme nel primo trimestre di gravidanza di tenere i folati tra 13,5 e 45,3 nanomoli per litro di sangue, mentre non ci sono indicazioni sulla quantità consigliata di vitamina B12. L’Aifa, l’agenzia di controllo dei farmaci italiana, ha inserito 400 microgrammi di acido folico al giorno nell’elenco dei farmaci totalmente rimborsabili in gravidanza, per prevenire i circa 600 casi all’anno di bimbi che nascono con la disfunzione del tubo neurale (una malformazione), ai quali si aggiungono i casi di labbro leporino, prematurità, basso peso neonatale eccetera. Finora si pensava che l’eccesso di folati venisse eliminato con le urine, ma forse non è così.

CHE COSA FARE.  Attenzione, però: lo studio è preliminare, in altre parole è la prima volta che viene segnalata una associazione fra eccesso di integrazione e autismo.

Inoltre lo studio è stato presentato a una conferenza, quindi il controllo degli altri ricercatori (referee) è inferiore rispetto al vaglio cui viene sottoposto uno studio pubblicato su una rivista scientifica.

Infine si tratta della segnalazione di una associazione, cioè di due fattori che compaiono insieme (troppi folati, maggior rischio di autismo): non c’è al momento alcuna prova di un rapporto di causa-effetto fra questi due fattori.

Ciò nonostante è bene che le mamme sappiano che prima del concepimento e nei primi tre mesi di gravidanza è bene assumere gli integratori consigliati dal ginecologo, e non fare di testa propria aumentando la dose.

 

Focus  13 MAGGIO 2016

 

PIZZA: in due pizze su tre, mozzarella lituana e salsa cinese (COLDIRETTI).

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Nel 2015 sono infatti aumentate del 379% le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina che hanno raggiunto circa 67 milioni di chili nel 2015, pari a circa il 10 per cento della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente, ma a crescere del 279% sono state anche le importazioni di olio di oliva dalla Tunisia –

Dalla mozzarella lituana al concentrato di pomodoro cinese, ma c`è anche l`olio tunisino e il grano canadese nelle quasi due pizze su tre servite in Italia che sono ottenute da un mix di ingredienti provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori. E` quanto emerge dal Dossier Coldiretti presentato in occasione della mobilitazione degli agricoltori italiani con i trattori a Napoli a difesa della dieta mediterranea dove è stato fatto il confronto con la vera pizza 100% italiana. Nel 2015 sono infatti aumentate del 379% le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina che hanno raggiunto circa 67 milioni di chili nel 2015, pari a circa il 10 per cento della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente, ma a crescere del 279% sono state anche le importazioni di olio di oliva dalla Tunisia mentre c`è stato un incremento del 17% dei prodotti caseari destinati alla trasformazione industriale e, tra queste, soprattutto le cagliate provenienti dalla Lituania e destinate a produrre mozzarelle senza alcuna indicazione sulla reale origine in etichetta. Ed i primi dati del gennaio 2016 non sono incoraggianti con l`aumento di mille tonnellate delle importazioni di grano tenero straniero. In particolare – precisa la Coldiretti – è stata proprio la Campania la regione principale di destinazione del concentrato cinese e delle cagliate industriali per sfruttare impropriamente l`immagine di qualità conquistata nell’alimentare. La pizza sviluppa un fatturato di 10 miliardi di euro in Italia, dove ogni giorno si sfornano circa 5 milioni di pizze per un totale di 1,8 miliardi all’anno che in termini di ingredienti significa – stima la Coldiretti – 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro. “Il riconoscimento dell`UNESCO avrebbe dunque un valore straordinario per l’Italia che è il Paese dove più radicata è la cultura alimentare e la pizza rappresenta un simbolo dell`identità nazionale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “è chiaro che garantire l`origine nazionale degli ingredienti e le modalità di lavorazione significa difendere un pezzo della nostra storia, ma anche la sua distintività nei confronti della concorrenza sleale”. La petizione a sostegno della candidatura dell`arte dei pizzaioli napoletani a patrimonio immateriale dell`UNESCO ha superato l`obiettivo record di un milione di firme raccolte in tutti i continenti, quasi la metà delle quali raccolte grazie all`impegno della rete dei mercati degli agricoltori di Campagna Amica lungo tutta la Penisola, ma anche in occasione di Expo dove il 25 giugno 2015 l`Italia ha conquistato il record mondiale ufficiale di lunghezza della pizza di 1595,45 metri che è stato iscritto nel Guinness World Records.

 

Fonte: http://www.rainews.it

 

 

Aprile 2016

In arrivo dal Giappone la “pelle elettronica” per misurare le condizioni di salute

Pelle

Scienziati giapponesi hanno sviluppato uno strato ultrasottile di ‘pelle elettronica‘ in grado di misurare i livelli di ossigeno nel corpo. Una soluzione che, fanno sapere gli esperti dell’Università di Tokyo sulla rivista ‘Science Advances‘, potrà essere utile nel monitoraggio delle condizioni di salute dei pazienti sottoposti a interventi chirurgici delicatissimi, come i trapianti. In cui è essenziale un controllo costante dei valori di ossigenazione.

I test eseguiti su volontari hanno dimostrato che la ‘pelle elettronica’ può fornire una misurazione stabile delle concentrazioni di ossigeno nel corpo. Il device contiene componenti micro-elettronici che si illuminano di rosso, blu o verde e si sta lavorando anche a un sistema per inserire numeri e lettere. “Il dispositivo, sistemato sulle dita del paziente, misura in maniera non intrusiva i livelli di ossigeno e un giorno potrà essere anche sistemato attorno agli organi”, assicura il ricercatore Tomoyuki Yokota.

Approfondisci qui: http://www.theverge.com